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3° Premio Patuasiartisanat

5 febbraio 2012

Le "allegre comari" di Bobo Pernettaz.

Anche quest’anno arriva il Premio Patuasiartisanat. Fiera non all’altezza, nonostante i numeri spropositati che sono stati denunciati. Qualità in ribasso: prolificano i nanetti, gli gnomi, gli “oggetti utili”. C’è poca ricerca, poca follia creativa, tanto conformismo. Si punta principalmente all’oggettino facile da vendere, si inseguono i gusti standardizzati. E’ il destino di una collettività che ha smarrito le tracce della propria tradizione e non è in grado di riproporla con contaminazioni salutari: quello che si fa in musica si fa anche in arte e, perché no, nell’artigianato. Patuasia ha identificato i tre premi e vi propone il terzo che ha attribuito a Bobo Pernettaz. Bobo conosce l’arte contemporanea, conosce la tradizione e sa miscelare le due componenti con gusto. Forse è ancora troppo ordinato nelle composizioni, attento a non sporcare l’insieme, legato al concetto di quadro, ma ha tempo e intelligenza per proseguire la sua strada con maggior pazzia.

Bobo

13 agosto 2011

Opera di Bobo Pernettaz - Archivio Patuasia

Bobo

12 agosto 2011

Particolare di un'opera di Bobo Pernettaz - Archivio Patuasia

Bravo bravo!

8 agosto 2011

Opera di Bobo Pernettaz - Archivio Patuasia

Scommessa difficile quella di cercare un linguaggio contemporaneo nell’ambito della tradizione, senza scivolare nella soluzione banale del liscio e delle teste a fiammifero. Credo che Bobo Pernettaz questa scommessa l’abbia vinta. Forse è l’unico. Belli il nudo e il ritratto presentati in questa Fiera. Frammenti di legni esausti creano figure armoniche dai colori slavati. Tracce di carte, smalti, tarli, chiodi… testimoniano il vissuto della materia. Composizioni sobrie, disegno sicuro creano opere di grande piacevolezza che lasciano intuire sviluppi interessanti. Le dimensioni dei manufatti attualmente sono ridotte, si spera nel coraggio di espanderle per dare vita a opere complesse di forte intensità: i materiali usati, così sofferti, sono perfetti.

Veterinart!

5 luglio 2011

Opera astratto-simbolica, logo della nuova corrente artistica valdostana: Veterinart!

Sgarbi diceva il vero. Oggi, al Forte di Bard si inaugura la mostra “Nuove forme nello spazio della tradizione”. Un’esposizione caduta dal cielo, privata di un comunicato stampa che ne anticipasse i disegni, le modalità e i costi. Eppure l’amministrazione regionale abbonda nella comunicazione: qualsiasi scemenza viene propagandata, ma non in questo caso, facile domandarsi il perché. Almeno per Patuasia, perché nessun altro, a dire il vero, se lo è chiesto (vedi il post: sono circondata da conigli!). Forse perché le scelte fatte sono tipiche di un regime che preferisce, in quanto tale, muoversi nell’ombra per poi presentare il fatto compiuto? Scelte fatte da chi? Per un artista contemporaneo essere selezionato da un veterinario non crea curriculum, se poi il veterinario è anche presidente del luogo espositivo e presidente della Regione che caccia i soldi, più che l’onore  si adatta meglio la vergogna. L’amministratore delegato del Forte di Bard, Gabriele Accornero, abbozza una linea selettiva che è quella che privilegia i linguaggi non figurativi “segni e tratti nuovi”. Fra gli artisti del contemporaneo valdostano troviamo l’illustrazione classica, appropriata per i libri dedicati all’infanzia, di Francesco Nex. Il segno figurativo di Franco Balan e quello grottesco di Dorino Ouvrier.  Salvatore Cazzato, specializzato in mobili, vinse l’anno scorso alla Mostra Concorso con una copia lignea dello schiavo di Michelangelo. Di Giulio Schiavon e Bobo Pernettaz non si può dire che i loro frammenti scomposti e ricomposti non siano legati alla realtà e neppure Chicco Margaroli se ne smarca con i suoi libri di foglie e cuori imbottiti e neanche Roberto Priod con i suoi espliciti riferimenti alla natura, già perché il non figurativo è tutto ciò che rimanda al linguaggio puro, all’essenza dell’espressione che trova in se stessa le ragioni del suo esistere e cioé: il piano, la superficie, il colore, il segno, la materia, il pigmento, la luce, le vibrazioni di ogni ordine e tipo…, insomma gli artisti che hanno intrapreso questa strada non sono certo fra quelli selezionati. La giustificazione di Accornero cade così nel vuoto e conferma l’unica volontà espressa: quella di un veterinario che di arte contemporanea e di arte in genere, non ne capisce un tubo!

Un italiano vero!

23 luglio 2009

Bobo Pernettaz è un italiano vero! Si iscrive a un concorso di scultura su legno e quindi ne accetta il regolamento; viene escluso in quanto non rispettoso del suddetto e si incazza. Così tanto da inscenare un teatrino mediatico dove sfogare il proprio narcisismo frustrato. Da vero italiano! Amante delle regole, se queste sono gli altri a rispettarle; povera vittima, se queste, qualche volta, sono più forti di lui. Applausi alla giuria!

NB: Se l’ordinamento di un concorso viene considerato stupido perché parteciparvi? è più leale criticarlo prima no?