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Lettera dalla Valle d’Aosta… 7

23 settembre 2011

Qui tutto è immobile, manca quasi l’aria. La regione è piccola, come la città e la gente che vi traffica. Tutti si conoscono e ognuno si affanna per sistemarsi. La vita non presenta pericoli e non riserva sorprese. La solita routine quotidiana. Ma intanto, da sotto, qualcosa si muove. L’amministrazione regionale pianifica, elargisce e controlla tutto per la collettività. L’Union Valdôtaine, il partito autonomista che governa incontrastato la regione da più di cinquant’anni circa, non fa altro che gestire risorse e distribuire favori. Al valligiano basta chiedere e sarà subito ricompensato, in cambio si pretende la sua fedeltà elettorale. Il motto dei valdostani è semplice: bien faire et laisser dire. Pensare e studiare sono una perdita di tempo. L’opposizione non esiste. A rotazione viene cooptata dalla banda di cacicchi che detiene il potere assoluto e tiene i cordoni della borsa. La destra è una volgare cricca di affaristi e legulei. Nel frattempo nei licei sono comparsi i giovanotti di Casa Pound. Il Partito Democratico si accontenta delle briciole. I professionisti si dividono appalti e consulenze. I notabili manovrano dietro le quinte. La borghesia cattocomunista si interessa di commercio equo e solidale. I ceti medi non sono più tanto riflessivi. Per chi annaspa c’è solo il volontariato. La Chiesa non si tocca. Della sinistra radicale è meglio tacere. Un gruppetto di bambocci, in preda all’isteria e al vaniloquio. (fine settima parte)