Posted tagged ‘Bernardo Clos’

Le regine del fondo perduto

22 ottobre 2013

Tutti i media e molti giornalisti da Apt oggi intingono la penna nell’incenso per celebrare la “bataille des reines” bovine. E’ la festa della più potente lobby valdostana (con quella dei calabresi di san Giorgio Morgeto…), che per circa 40 anni ha fatto incetta di miliardoni a fondo perduto, a scapito di altre attività più produttive. Il settore produce il 2% scarso del Pil valdostano, ma circa l’80% dei programmi televisivi della Rai di Aosta e il 50-60% dei libri e delle mostre/foto pubblicate in Valle. Notizie del processo ai 75 allevatori imputati di reati contro la pubblica amministrazione e la salute pubblica, gli inventori della Fontina Tbc? Procede spedito? Riuscirà ad arrivare alla felice prescrizione grazie alla lenta traduzione delle intercettazioni in patois? I solerti traduttori dal patois sono i signori Eliseo Lumignon, Liliana Bertolo in “Trouveurs valdotains”, Félicie Charrey e Jeanette Bondaz. Se non erro il tribunale ha nominato altri tre periti, di cui non ricordo il nome. Mi scuso con loro. Sono sicuro che nessuno di loro abbia legami equivoci con la politica (ehm…) e con la lobby degli allevatori, e dunque che tutti siano in grado di lavorare con operosa solerzia. Per onestà professionale aggiungo alcune ovvietà: gli allevatori sono imputati, dunque non colpevoli. Questa è solo l’ipotesi accusatoria, potrebbero essere innocenti. Il processo dovrebbe appunto appurare se si tratti di truffatori pericolosi per la salute dei consumatori, oppure di persone per bene. Dunque dovrebbero essere i primi a sollecitare un processo veloce. Appare dunque incomprensibile in proposito il silenzio di Bernard Clos, allevatore di Jovencan e presidente della potentissima congregazione degli “ Amis des batailles des reines”. Dovrebbe essere il più interessato ad un veloce processo. Pure lo stesso Clos era stato fulmineo nel disapprovare le indagini. ” Come cittadino non comprendo quella che considero un’ingerenza. Una destabilizzazione del nostro autogoverno. Ma come, non si è forse capaci in Valle di far controlli sanitari o inchieste giudiziarie? Nonostante i torti che stiamo subendo, siamo galantuomini”. (roberto mancini)

Esempio di autonomia

7 febbraio 2012

Sembrerebbe che il presidente degli “Amis de la Bataille de Reines”, Bernardo Clos, sia stato messo in minoranza nella votazione riguardo al doping alle vacche durante gli scontri. Gli allevatori hanno voluto, a larga maggioranza, il controllo veterinario affinché nessun animale possa essere trattato con sostanze dopanti. E’ un buon segnale, non solo per la salute delle bovine, è sempre un buon segnale quando ci si rende autonomi dal capo in questione.

La banalità della mela

13 novembre 2009

La cosa più sorprendente (termine appropriato, se fossimo in un Paese normale, ma in realtà ad essere sorpresi siamo rimasti in pochi), è il modo con cui alcuni dirigenti delle diverse istituzioni-associazioni degli allevatori, argomentano l’ennesimo scandalo. Giuseppe Isabellon, assessore all’Agricoltura invita alla prudenza e da buon politico prende tempo; Bernardo Clos invece se la prende, ancora una volta, con i media e afferma che: «Utilizzare il seme elvetico non inquina la razza bovina valdostana. La bovina elvetica e quella valdostana sono della medesima razza». Chissà perché allora viene importato clandestinamente? Forse perché falsifica l’albero genealogico degli animali? Forse perché alterare l’anagrafe bovina rende impossibile la tracciabilità dei prodotti, di fondamentale importanza sia dal punto di vista sanitario sia commerciale, e quindi illegale? Ecco, la candida affermazione, detta senz’altro in buona fede dal Presidente dell’Associazione “Amis de la Bataille de Reines“, è la controprova di quanto il settore sia intimamente inquinato. L’ingenuità della sua uscita che di fatto giustifica un’azione illegale, dimostra quanto sia lontana la legge dagli affari di famiglia. E quella degli allevatori è una grande famiglia! Non si è reso conto, il buon Clos, della gravità della sua esternazione che, dal suo punto di vista, considererà assolutamente banale. Una “banalità” che pesa ancor di più considerato il suo ruolo. Altra deduzione pericolosamente innocente è quella del direttore dell’Arev, Edy Henriet: “Da quanto sono riuscito a capire il coinvolgimento del presidente riguarda la sua azienda e non la nostra associazione…” , come se qualsiasi comportamento scorretto di Gabriele Viérin, non sia da considerare tale per l’Arev, se questo viene praticato “fuori”. (Berlusconi docet!). Chi ne esce con dignità è, vera sorpresa, Gerardo Beneyton che non si nasconde dietro a un dito e rileva, senza falsi pudori, il grave danno di immagine che lo scandalo porterà a casa.

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