Posted tagged ‘Associazione artisti valdostani’

Pensieri Vizzi!

30 gennaio 2015

La caratteristica più rilevante della nostra Petite Patrie è che chiunque si può improvvisare a fare qualsiasi cosa: dall’albergatore al ristoratore, dal poeta allo storico, dal commerciante al critico d’arte… le competenze non servono, tanto va sempre bene. Leggo l’articolo a firma di un militare in pensione che si cimenta in acrobazie letterarie per descrivere una collettiva di artisti valdostani a nome Re-Tour. Volteggia tra le parole come un paraplegico e il risultato non può che essere quello di un clown. Risate! Giuro che era da un po’ che non ridevo così di gusto! Sentite qua. Antonio Vizzi, presidente del cospicuo pacchetto di voti che si riassume nell’etichetta “Associazione Croste valdostane”, così scrive degli artisti sulle pagine del Corriere della Valle. “Cesare Marguerettaz, scultore che ha scoperto la vocazione dell’artista al servizio del mondo animale per modellarlo elegantemente”. Uhaaa uhaaa! Artista al servizio del mondo animale? E chi dipinge le nature morte è un artista al servizio della frutta?! (altro…)

Il coraggio di osare…

19 giugno 2014

Così dichiara dalle pagine della Stampa, il presidente dell’associazione Art&Incontro: ” Queste associazioni servono a incoraggiare i tanti che coltivano l’hobby della pittura, convincendoli a esporre. Perché spesso agli inizi manca il coraggio di osare. Bisogna invece “osare”, “osare”, “osare”…”. Non è il caso della città di Aosta che vede una aguerritissima associazione di autodefiniti “artisti valdostani” che il verbo osare l’ha applicato da sempre ricevendone innumerevoli vantaggi. Forte di un alto numero di iscritti, in un posto dove ciò che conta è la quantità che si tramuta in voto e non la qualità più impermeabile alla metamorfosi, la lobby, presieduta da Antonio Vizzi, ha di fatto conquistato quasi tutti gli spazi espositivi del capoluogo. La Saletta comunale vede esposti i risultati del loro tempo libero, così come la Saletta san Grato che, umiliando un piacevole affresco del ‘500, è diventata addirittura la loro galleria. Anche la Saletta Finaosta non ha resistito al fascino dell'”osare”: cinque mesi l’anno ospita  il diletto hobbystico di un centinaio di appassionati. Spesso anche la saletta dell’Hotel de Ville con mostre a tema, apre le sue porte agli amanti del pigmento a olio. Sono tanti, tengono famiglia e hanno amici, con loro il successo è assicurato e non solo quello legato alle esposizioni. Mario Sposito, il presidente di cui sopra, si lamenta che in Italia i piccoli eventi, considerati dei sottoprodotti, vengono snobbati. Non so esattamente come ci si comporta fuori dai confini dell’autonomia, ma di certo i sottoprodotti qui trovano spazi aperti e finanziamenti calorosi.

Comodo il comodato!

13 ottobre 2013

Per sostenere una tesi ci vogliono delle prove o perlomeno dei documenti, così sono andata a cercare la delibera che mi serviva. Il suo codice è questo: n.26 del 12/04/2013. L’oggetto: Area A2 – Patrimonio – Gestione della sede espositiva denominata “Cappella di s. Grato” – Affidamento gestione/Indirizzi di Giunta. Nella premessa della delibera si legge che il restauro della Cappella è avvenuto nel corso dell’anno 2007 e che la sua destinazione d’uso era quella di punto informativo di tutte le iniziative a carattere culturale inerenti il territorio della Valle d’Aosta. Si auspica la collaborazione con la Regione in quanto la stessa e non il Comune, è in possesso della necessaria esperienza e capacità adatta a meglio valorizzare la qualità della saletta espositiva. (Evviva l’autonomia del Comune di Aosta!). Ma andiamo avanti. Si ricorda che in data 22.10.2007 veniva sottoscritta la Bozza di Convenzione tra Regione e Comune per la gestione anche della sede espositiva in oggetto con scadenza 31.12.2010, tacitamente rinnovabile. Si ricorda ancora che in una nota del 07.11.2012 a firma Paron e Baccega, si chiedeva alla RAVA di scorporare dalla Convenzione il sito di via De Tillier, richiesta che è stata accolta e formalizzata con determinazione dirigenziale il 26.02.2013. (Il Comune cinque anni dopo circa, si riprende la Cappella!). Perché? Perché, sempre scorrendo la premessa della delibera, si apprende che due settimane dopo il Presidente dell’Associazione artisti valdostani, Antonio Vizzi, chiede di poter avere in comodato d’uso la saletta espositiva al fine di organizzare mostre collettive e personali. E che il giorno prima, l’Assessorato Istruzione e Cultura ha comunicato di non aver programmato nulla per tale sito e che in data 08.04.2013 la Regione effettua formale restituzione al Comune della ex Cappella di san Grato. Giusto in tempo per le elezioni regionali. L’Associazione artisti valdostani conta un ragguardevole numero di iscritti: come si può non contentare un poteziale elettorale così copioso? Infatti oggi la saletta è stata concessa in comodato d’uso gratuito all’Associazione per ben sei anni! A sostegno della mia tesi aggiungo che non c’è stata nessuna pubblicità ed evidenza pubblica della concessione di questo spazio che è di tutti gli aostani. Nessuna valutazione comparativa e trasparente tra diversi progetti di utilizzo che invece non sono stati sollecitati come avrebbe dovuto essere in nome della tanto decantata meritocrazia. La mia tesi? Una ennesima marchetta elettorale.

La piccola bottega degli orrori

28 settembre 2013

Viene definito un nuovo spazio espositivo, in realtà è un bazar di carabattole appese su grate di ferro. Sto parlando della cappella di san Grato eretta nel XV secolo e ferita a morte nel XXI. Naturalmente la trasfigurazione da luogo sacro a piccola bottega degli orrori fa parte della solita Restitution. Infatti, secondo l’ufficialità espressa sia dai politici sia dai giornalisti, si tratta invece di un’opera di riqualificazione e abbellimento di un “tassello del vasto patrimonio monumentale” (ANSA). Bastava il restauro di ciò che era. Bastava la Madonna col Bambino della facciata, uno dei pochi affreschi votivi di inizio Cinquecento in Valle d’Aosta, per ridare alla cappella la sua importanza. Bastava la Pietà del XVI secolo posta nell’abside per far rinascire la sua bellezza. NO! Ci volevano gli artisti valdostani con le loro croste! Per farli felici e contenti non è sufficiente la saletta del Comune posta sotto i portici, ci vuole anche la cappella di san Grato! (Mi chiedo come mai quelli che hanno gridato allo scandalo per la Madonna dei gelati, non facciano lo stesso per quella delle griglie.). A suo tempo un orrendo pseudo altare aveva in parte nascosto e svilito l’affresco interno, oggi la nuova sensibilità estetica si esprime con ingordigia di forme. Quadri-quadretti-cornici-cornicette starnazzano volgarità cromatiche là dove il silenzio della sacra contemplazione era un obbligo riconosciuto. Questo vociare gradasso avrebbe la presunzione di destare interesse culturale quando invece esprime solo la puerile necessità di sentirsi padroni di un luogo. Il che non è necessariamente didiscevole se questo bisogno promuove la socialità fine a se stessa, meno se il luogo in questione è di importanza artistica e quindi aperto alla fruizione di tutti. Fruizione che deve essere sana e non inquinata dai narcisimi di chiunque. Confesso che tredici anni fa anch’io peccai e profanai il luogo con una mostricciattola spiritosa: “La mucca internet”; anch’io usai le famigerate grate, ma fu peccato veniale in quanto l’insulto durò tre giorni. In questo caso mi sembra di capire che il Comune abbia dato in comodato d’uso la cappella, ribattezzata così in Saletta san Grato: un peccato difficile da smacchiare.