Posted tagged ‘Antifascismo’

La noia per il XXV Aprile

27 aprile 2013

L’Uv nasce nell’Ottobre 1945, ossia quando la Resistenza è ben conclusa. Dal 1943 -1945 la Francia gollista, con ottime e comprensibili ragioni, finanzia bande minoritarie di ispirazione filo-francese e separatista, che spaccano il CLN. Per fortuna, grazie a Federico Chabod e agli anglo-americani che fermano De Gaulle, rimaniamo Italia. Sennò diventavamo un dipartimento francese, retto da un prefetto, niente autonomia per Paperoni e nel 1960 les valdotains potevano fare i guerrieri alpini in Algeria, torturando i fellagha. Essendo andata diversamente, il giovane Viérin (da figlio di Prefetto…) può  giocare al guerrigliero scrivendo “merde à l’Italie” sui muri… Disgusto per queste manipolazioni unioniste, che però delineano una strategia culturale: “chi è padrone del passato, disegna il futuro”. Il concetto gramsciano di egemonia culturale, concepito e realizzato dalla Vierin – family per 40 anni, si è estrinsecato in manifestazioni del XXV Aprile così formulate: “oggi la corale Emile Chanoux si esibirà al teatro Emile Chanoux, in piazza Emile Chanoux. Repertorio: canto “in morte di Emile Chanoux”. Alla fine del concerto la fondazione Emile Chanoux distribuirà premi agli studenti delle medie, autori di un tema su “la figura di Emile Chanoux.” La serata sarà allietata da danze in costume del gruppo folkloristico “Emile Chanoux”. Ad ogni spettatore verrà fatto omaggio di una medaglia ricordo con l’effigie di Emile Chanoux”. E mai nessuno a Sinistra, che di morti antifascisti in Vda ne ha avuti moltissimi (Aurora Vuillerminaz, Emile Lexert, Giorgio Elter, Guido Saba, l’ing Pollio Salimbeni ecc…), li ha mandati a defecare sulle ortiche…
Tanta retorica interessata mi disgusta. (roberto mancini)

Annunci

La schiena diritta!

6 maggio 2009
La schiena del Mouvement!

La schiena del Mouvement!

Si dice che i montanari abbiano la schiena diritta, non in senso figurato è chiaro, ma simbolico. La schiena diritta infatti è metafora di qualità quali la coerenza nei propri valori tradizionali. Oltre alla pazienza, alla solidità, alla cooperazione che la geografia difficile ha saggiamente suggerito, nel recente passato se ne è aggiunto uno: l’antifascismo. L’allora Stato mussoliniano aveva mutilato la cultura valdostana, costringendo la lingua francese a far fagotto; così facendo si fece nemici anche coloro che nel francese riconoscevano una loro intrinseca unicità. Il partito etnico che ne derivò: l’UV, giurò guerra ad oltranza al fascismo: nemico giurato delle minoranze. Dunque, dopo sessant’anni la schiena diritta di quel partito si è incurvata apparentandosi con il PdL, partito di centro-destra che annovera al suo interno numerose personalità provenienti da aeree di destra-destra, nemiche dei piccoli popoli. E allora quale candidato migliore e coerente di un Marguerettaz poteva personificare la piega verso il basso che ha preso la spina dorsale del Mouvement?