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Una cicala stonata

29 gennaio 2012

Ai dirigenti unionisti proprio non va giù che i giornalisti parlino male della Valle d’Aosta. Ancora sull’ultimo numero del Peuple, in un articolo in prima pagina e non firmato, si lamentano di Aldo Grasso che non viene neppure citato, ma definito un “quidam”, un tizio del Corriere della Sera. Le “sparate” del “Grand Réformateur”, altro titolo che sostituisce il nome del giornalista (semplice constatazione: è una tradizione dei mafiosi non citare mai il nome dei propri nemici), sono alimentate dai geni locali che si lamentano di una “Vallée d’Aoste trop riche”. In verità nessuno si è mai lamentato di questo, ma dello spreco vergognoso di risorse che si è tradotto e si traduce in progetti faraonici mai decollati e che mai decolleranno (trenino di Cogne e aeroporto commerciale per fare solo due esempi). Il caio del Peuple aggiunge una bizzarra teoria e cioè quella della formichina valdostana a cui lo Stato cattivo chiede sacrifici abnormi (in realtà piuttosto blandi) per favorire le cicale italiane. Sarebbe opportuno fare la lista della spesa di tutti gli studi di fattibilità, progetti mai eseguiti o, nel caso lo fossero stati, mai utilizzati o assolutamente non necessari. Basterebbe questa per sfatare il mito di una Regione operosa e attenta alle risorse come l’Union ci vuol disperatamente far credere.