Archive for the ‘Tradizione’ category

3° Premio Patuasia-Artisanat

31 gennaio 2015
Terzo Premio Patuasia-Artisanat 2015

Terzo Premio Patuasia-Artisanat 2015

Anche Patuasia, come ogni anno, consegna i suoi premi simbolici alle migliori prime tre opere, esposte nella Fiera di sant’Orso 2015.

Il terzo Premio va allo scultore Roberto Lunardi per “La classe”. Un’opera curiosa, composta da diversi moduli simili legati fra loro da una cinghia di cuoio che permette una chiusura a bozzolo. Ma non è questo il particolare più interessante, piuttosto la reiterazione di un soggetto: la coppia di alunni sorpresa in pose differenti durante una lezione, che determina un insieme piuttosto singolare. Il segno è essenziale, appena abbozzato; l’assenza di cura conferisce ai personaggi una carica espressiva grossolana, quasi primitiva e per questo energica. La semplicità del disegno che corrisponde ai tratti infantili è propria del “fare” valdostano. Una peculiarità che contraddistingue il nostro artigianato da quello trentino più levigato e rispondente alla natura. Da noi si è da sempre preferita l’espressione alla rappresentazione del reale. Purtroppo un linguaggio che va perdendosi in favore della banalità del vero.

Aosta è morta, ciao!

7 ottobre 2014

Fra sette mesi, più o meno, ci saranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Aosta, la domanda che pongo non è quindi così in anticipo. Cosa ha fatto la Giunta del programma che avrebbe dovuto rivoluzionare la città? L’ha messo nel cassetto! E, per un certo verso, è stato un bene, per il resto è il nulla a parte un costoso quanto orribile e obsoleto sito del Comune. Quello che contraddistingue l’intera legislatura è la candidatura di Aosta a Capitale europea della Cultura per il 2019. In quella sgangherata proposta si riassume tutta l’incompentenza, il provincialismo, l’ignoranza e l’arroganza che hanno gestito il capoluogo in questi ultimi anni. Per essere corretti, questa Giunta capitanata dal sindaco Bruno Giordano, condensa in sé tutta la pochezza intellettuale che il Palazzo comunale ha ospitato negli ultimi venti anni e pure prima non brillava. Cosa ha imparato Aosta dalla gestione di  questo suo ultimo condottiero? Che valore ha portato sul territorio e che esempio ha dato? Come ha affrontato la crisi e con quali progetti di sviluppo? Come ha utilizzato il suo patrimonio storico e culturale? E che tipo di turismo ha voluto implementare? Quale identità cittadina è stata riscoperta e quali i valori condivisi e ritrovati? Domande impegnative a cui questa Giunta sa rispondere con un’unica sintetica risposta: BOH! (altro…)

Siamo barbari

30 maggio 2014

Il 19 agosto dell’anno 14 D.C. moriva l’imperatore Augusto, fondatore della nostra città. Non mi sono giunte alle orecchie notizie di un qualche evento che ne ricordasse la figura. Che ne so un convegno, una manifestazione, una mostra… mi sembra di intuire che del nostro non importi un fico secco a nessuno. Sarà perché era un romano e non un salasso? Una qualsiasi città della vicina Francia ne avrebbe approfittato per dare slancio al turismo culturale del suo territorio, ne sono certa. Campioni del mondo nel saper vendere se stessi, i cugini francesi avrebbero creato un evento commisurato all’importanza dell’anniversario. Noi no. Noi ci vantiamo delle nostre tradizioni solo se rientrano in alcuni parametri politici. I romani invasori e colonialisti non meritano attenzione. I monumenti li trattiamo con la superficialità tipica di chi non ne capisce il potenziale culturale ed economico. Nessuna reale e costante valorizzazione. Anzi li trattiamo come novelli barbari.

La musica non crede alle lacrime

27 agosto 2013

Tempo fa pubblicai la lettera di un certo signor André che trovava clamorosa quella pubblicata sulla Stampa a firma dei Trouveur Valdotèn, che lamentavano di non aver potuto terminare, come tradizione e con un finanziamento pubblico, la Fiera di sant’Orso. Oggi a Etétrad concluso e, a detta degli organizzatori, con un bilancio positivo, ecco che torna l’ancestrale crisi di astinenza: voglia di mamma Regione!  “Tutto ha funzionato alla perfezione“, afferma Vincent Boniface. La gente è arrivata in massa e ha pagato il biglietto; la nuova edizione ha ricevuto l’entusiasmo del pubblico… dunque perché per i Trouveur è “indispensabile riallacciare i rapporti con la Regione?” (aostasera.it). A cosa servono “il bagaglio di esperienze, di conoscenze e di amicizie accumulato in trent’anni di attività”, se ancora quei musicisti sentono il bisogno del sostegno pubblico? Hanno dimostrato di farcela da soli e non è questo che importa a un professionista? Sono convinta che la cultura debba essere aiutata dall’amministrazione là dove non è possibile altro tipo di finanziamento; che è doveroso aiutare gli esordienti talentuosi e quando si affrontano temi di interesse sociale…, insomma mi pare che gli esordienti Trouveur non siano più tali, che abbiano dimostrato di aver imparato a camminare da soli, quindi, è giusto oltreché ovvio, che lascino ad altri quel sostegno che oggi non si può distribuire con l’abbondanza di ieri.

Trouveur e chiarezza

11 febbraio 2013

Cari utenti, il livello della discussione purtroppo non è quello che auspicavo, ma quello che temevo. Dunque voglio fare un po’ di chiarezza e riprenderò per questo i punti salienti della famigerata lettera di André, perché le reazioni scaturite sono davvero fuori misura. Le frasi più contestate: “Leggere, una settimana fa, sulla Stampa il rammarico e la protesta dei Trouveur Valdotèn, che quest’anno non hanno concluso come da vent’anni con un loro spettacolo la Fiera di sant’Orso, è veramente clamoroso!” Allora un tale trova clamoroso che un gruppo musicale che ha suonato per anni, grazie finanziamenti pubblici, usi la Stampa per esprimere il loro scontento e allora? Può farlo? Sì? No? Qui sembra di no! E allora se non si può fare vi chiedo dove cavolo viviamo.? Ma andiamo avanti. “La crisi ha toccato anche loro e allora? Cosa dovrebbero dire gli operai o i forestali o tutte quelle persone che hanno perso il posto di lavoro?” Siamo o non siamo in crisi? Siamo in crisi. Ci sono persone che hanno perso il posto? Sì, ci sono. E allora? E’ così sbagliato che uno si ponga questa domanda? E se è sbagliato perché? Ma andiamo avanti. ” Nessuno è stato ingozzato di soldi pubblici (Etetrad…) come questi scaltri suonatori di tarantella alpina che ora e senza vergogna, piangono miseria. Piangono perché il loro maggior finanziatore è uscito di scena, fondando un nuovo partito e chissà, temono, che non ritorni tanto facilmente.”. Questa è la frase più “dura”, analizziamola bene. Quanti altri compositori, musicisti, cantanti hanno beneficiato delle sovvenzioni pubbliche come i Trouveur? Non molti. Il verbo “ingozzare” è un po’ forte lo ammetto, ma credo che se André avesse usato un più mite “finanziare” le reazioni sarebbero state le stesse. “Suonatori di tarantella alpina“. La tarantella come sapete è una danza tradizionale del sud italia e i Trouveur non studiano la musica tradizionale del loro territorio? Alpino, appunto. Fino a qui cosa c’è di così maledettamente offensivo? Ma andiamo avanti. “Piangono perché il loro maggior finanziatore è uscito di scena, fondando un nuovo partito e chissà, temono, che non ritorni tanto facilmente. Dopotutto chi trova nel politico un mecenate dovrebbe sapere che non può essere per sempre. Il loro maggior finanziatore Viérin è o non è uscito di scena? Chi altri hanno finanziato i Trouveur? Un mecenate privato? Un industriale? Una casa discografica? E Viérin ha o non ha fondato un nuovo partito dando le dimissioni e quindi lasciando oltre che l’assessorato anche il portafoglio? E il timore che non torni tanto facilmente non può essere un dubbio legittimo? E far sì che sia soprattutto il pubblico e un determinato politico a finanziare il proprio lavoro non è per tutti quanti i professionisti un rischio da tenere ben presente? Ma andiamo avanti. “Un musicista può campare solo se è bravo, se è riconosciuto da un’ampia collettività, se vende dischi… mangiare dalla greppia comune ha i suoi limiti che sono i mandati elettorali.” Non è forse vero? Dunque se i Trouveur sono così bravi come dite non dovrebbero temere il futuro. Hanno un buon curriculum troveranno facilmente ingaggi per i concerti futuri. Perché dunque non lo hanno organizzato loro il concerto di chiusura della Fiera? Hanno un pubblico vasto che sicuramente avrebbe volentieri pagato il biglietto per ascoltarli, ma non lo hanno fatto, hanno preferito scrivere una lettera lamentandosi. Che non è la migliore scelta per un professionista. Ma arriviamo alla conclusione. “Non provo nessuna solidarietà per questo tipo di artisti, piuttosto condivido l’ansia e le preoccupazioni di chi la vita deve guadagnersela ogni giorno e senza santi in Paradiso.“. Il signor André non prova nessuna solidarietà verso i Trouveur, e allora? Dovrebbe provarla per forza? Non può avere una sensibilità diversa dalla vostra? Non può anche lui scrivere una lettera esprimendo il suo disappunto? Se vi siete resi conto, dalla lettera non c’è una riga che affronta il linguaggio musicale usato dai musicisti in questione. Non c’è un ” la loro musica mi fa schifo” o un ” la loro musica è un polpettone trito e ritrito” o frasi come quelle che mi sono arrivate del tipo: “avide sanguisughe (sanglier)” o “vi hanno dato in mano un mitra digitale dal grilletto facile (sanglier)” o ” pensiero tribale (Jean)” o “mordiamo, ma non azzoppiamo V.Boniface)” o “Sono invidiosi… negazione della meritocrazia (un altro di fuori)” o “critica immotivata… non c’è speranza… (L.Visconti)” o “Si vergognino tutti quelli che si permettono di parlare della mia famiglia, dei Trouveur… le malelingue i fenomeni della digitazione on-line, i nickname col mal di pancia e senza faccia a piantarla li (V.Boniface)” … ecc ecc. Per concludere, il succo della lettera si riassume in questa domanda: con che faccia un gruppo musicale che ha goduto del quasi monopolio (nessun altro gruppo ha mai avuto tanto), grazie alla politica dell’assessore Viérin che ama la tradizione valdostana, oggi che siamo in evidente crisi economica, invece di rimboccarsi le maniche e organizzare un concerto come si fa nel resto del mondo, si lamenta pubblicamente perché il politico sostituto gli toglie i finanziamenti? A questa domanda le risposte non ci sono state, si sono scatenate le più inverosimili reazioni che danno a me (sottolineo a me) un’immagine miserevole della nostra comunità. Una società ancora divisa in clan, neppure arrivata alle più organizzate corporazioni medioevali e rinascimentali. Qui siamo al villaggio tribale. Morsicano, ma non azzoppano (?).

Magna-magna!

7 dicembre 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Cara Pat, lo segnalo a te poiché  non so a chi dirlo. In tempi di crisi, soldi al fuoco. Alla recente festa di Santa Barbara, protettrice dei VVF, al Comando di Aosta hanno fatto la tradizionale festa: un super-pranzo a base di pesce con buon vino bianco (mi dicono diretti interessati). Naturalmente gli uffici – formalmente aperti – erano deserti: i dipendenti, cartellino timbrato, erano a far festa sin dal mattino. Quante persone… mah, 100? 200? Sono in tanti lì dentro e il clima è pre-elettorale. E chi ha pagato tutto ciò? Noi, come sempre. OK, dico io, poco male: serve pero’ un equilibrio. Propongo similmente di fare altrettanto a San Luca, protettore dei medici, organizzando un bel banchetto per ASL & co.; a San Giovanni Battista De La Salle tutti gli insegnanti con segretarie e bidelli (oltre ai dipendenti dell’omonimo comune); a San Francesco d’Assisi tutti gli allevatori, canile compreso. Alla fine la domanda: ma quanti santi ci sono?

 

Diritti o interessi?

28 ottobre 2012

Astenersi è ammissibile, nessuno è costretto a recarsi alle urne, ma nella vita collettiva di una democrazia farlo è un dovere, affinché non sia solo una ristretta cerchia di politici a decidere delle sorti di tutti. L’astensione la pratica chi, all’interno di un dibattito, di una proposta, di una decisione, non ha maturato una scelta. Si astiene chi non ha compreso. Chi non si è informato e, più in generale, chi non nutre interesse per la faccenda. Nel delicato referendum propositivo sul pirogassificatore, c’è il rischio che vinca chi non ha capito un tubo. Chi non si è messo a conoscenza. Chi se ne frega dell’argomento. Al non raggiungimento del quorum preferirei vincesse il NO. Non condivido le argomentazioni di chi sostiene che il trattamento a caldo sia la migliore soluzione possibile, ma si tratta di una proposta che si basa su un determinato punto di vista e, nel caso vincesse, che ha saputo rendersi più credibile e affidabile. Proporre l’astensione è da furbetti criminali. Questi hanno promosso il referendum propositivo, ma con un quorun altissimo e poi, al momento dei fatti, ecco che invitano a boicottarlo. Non è la prima volta, anzi si può dire che sempre è stato così. Allora in che democrazia viviamo? Oppure, questa democrazia che altro è se non un regime che maschera la sua natura corrotta? Come può essere possibile che la Regione non  si sia costituita in giudizio per difendere la propria Commissione? Nessuna posizione nei confronti dell’associazione Anida che ha presentato un nuovo ricorso per chiedere l’inammissibilità del referendum. Referendum che è espressione della nostra autonomia! Forse perché il sistema di potere unionista al diritto dei valdostani di esprimersi su un argomento che riguarda il loro territorio, preferisce gli interessi d’impresa?

Fare e disfare per rifare…

30 agosto 2012

Era stato presentato come il fiore all’occhiello della nuova Giunta comunale, Giordano-Follien; dopo appena due anni il fiore è appassito. Il sito del Comune di Aosta costato una fortuna è da rifare. Minimizza l’assessore all’Innovazione tecnologica (?), Andrea Paron: “è una normale manutenzione in base alle esigenze che si sono manifestate nel tempo, che richiedono un’home page più razionale e percorsi interni più snelli e veloci.” Già, perché due anni fa l’esigenza di “un’home page più razionale e percorsi interni più snelli e veloci” non era sentita e la sua soddisfazione tecnicamente impossibile? Alle critiche sollevate dalla sottoscritta se l’era presa a male e ricordo la veemenza con la quale difese il pessimo prodotto. Oggi dichiara che le risorse annuali per l’aggiornamento sono state concentrate per un intervento RADICALE! Chi prende per i fondelli il caro e giovane Paron? Noi! Che agli ottamila euro già versati per la realizzazione di quella schifezza di sito dobbiamo sborsarne altri 12.000! E la tradizione del fare e disfare per rifare continua…

Al peggio non c’è limite!

30 luglio 2012

C’è un posto dove migliaia fra educatori e genitori hanno sfilato per protestare contro il lavaggio del cervello voluto dal Governo centrale ed espletato nell’introduzione nelle scuole di una nuova materia di studio, prima facoltativa poi obbligatoria: “l’educazione nazionale”. No, non siamo ancora in Valle d’Aosta, siamo a Hong Kong, ma gli obiettivi educativi sono simili e sono imbarazzanti, almeno lo dovrebbero essere. Infatti non è poi così diversa l’educazione nazionale del partito unico cinese dalla civilisation valdotaine di un altro partito unico: l’UV. E gli integralisti unionisti non aspirano a fare della Valle una nazione? Intendiamoci, sono favorevolissima al rispetto e alla valorizzazione della tradizione culturale valdostana e sono stata fra i primi a pubblicare libri di civilisation, a organizzare eventi e mostre riguardanti il patrimonio del territorio e rimango ancora convinta che è sul particolare che si gioca la partita, ma con la consapevolezza di un’appartenenza più vasta con la quale colloquiare. Qui invece qualcosa stona. Il partito unico strumentalizza la cultura per i propri fini; inventa una neolingua e la imporrà presto, in un modo o nell’altro. La cultura manipolata si trasforma in propaganda finalizzata alla conservazione del potere. Si vocifera che Rollandin stia tramando con i Viérin (le due anime del partito uh uh uh!) per conferire il segno del comando al giovane rampollo, attuale assessore alla Cultura e Istruzione, sono chiacchiere, ma lo scenario politico si fa sempre più inquietante.

Identità in saldo

6 agosto 2011

Particolare di un'opera di Guido Diemoz - Archivio Patuasia

La Fiera di sant’Orso estiva è figlia minore di quella invernale, ma vale sempre la pena fare un giro per scoprire o riscoprire qualcosa di buono. Vi lascio in compagnia delle immagini delle sculture che mi hanno attratta, vuoi per i soggetti insoliti, vuoi per il virtuosismo, vuoi per la capacità di emozionare… . Purtroppo alcune opere importanti, come quella di Diemoz, saranno collocate in case private e quindi negate alla vista dei più; per una Regione che si dice legata alla tradizione e alla cultura del territorio, è sicuramente una perdita. Le sculture di Diemoz sono infatti delle testimonianze a tuttotondo di una vita contadina che resiste solo in parte, acquistarle per collocarle in un museo pubblico sarebbe quindi doveroso. Una salvaguardia molto più significativa e coerente con il principio nostrano di restitution di  quella adoperata per la scuoletta di musica di un tal Mogol.