Archive for the ‘Sacra Grolla Unita’ category

Lo straniero

5 dicembre 2014

Il bilancio 2015 prevede soli 102 milioni per gli investimenti! Il restante di 872 milioni di euro è destinato alla spesa corrente. Basterebbero queste due cifre per provare, oggi, l’assoluta inadeguatezza della classe dirigente di sempre. Una classe politica che non ha mai avviato un’economia autonoma, anzi ha acquistato l’acquistabile per poterlo meglio controllare. Sperperando risorse in contributi a pioggia senza mai indagare quanto questi fossero produttivi o meno. Una gestione che culturalmente trova molte affinità con quella di stampo mafioso. Una gestione che, durante la stagione delle vacche grasse, ha trovato un’intera collettività complice: ognuno ha avuto il suo grande o piccolo tornaconto. I soldi non mancavano e l’abbondanza ha garantito a tutti la sua porzione chi più chi meno, ma sufficiente. Oggi il discorso cambia. Il parassita muore insieme al suo ospite. Senza un’economia dinamica, ma dipendente dalla politica, ci troviamo con pochi spiccioli da destinare agli investimenti che sono quelli che possono dare il via allo sviluppo. Di chi la colpa? Ma di chi “viene da fuori” è ovvio!

Abbasso l’autonomia!

12 novembre 2014

Io credo che la sperimentazione della scuola multilingue sia solo un pretesto politico per confermare la bufala della minoranza linguistica. Poi c’è anche il desiderio di qualche genitore che vede il proprio figlio già proiettato nelle varie cabine di regia che governano il mondo, ma questi deliri di onnipotenza sono solo il corollario di un disegno più concreto. L’autonomia è a rischio estinzione e l’unico appiglio è proprio quello che ci presenta come una minoranza culturale. Sappiamo bene che così non è, che il francese è lingua detestata e pochissimo parlata, che la Festa più vissuta dall’intera comunità non ci azzecca un piffero con la tradizione dei celti, ma preferisce i sapori del Mediterraneo. Dunque dobbiamo inventarci una prova che contraddica la realtà, almeno a livello ufficiale, Questa prova è la scuola. (altro…)

Il futuro che non c’è

5 novembre 2014

E’ ufficiale: le vacche grasse sono dimagrite al punto tale che non potremo più mungerle come prima. Lo dice l’Union tramite il suo sito internet: “A questo punto, diventa anche inutile appellarsi alla crisi e bisognerà prendere rapidamente e lucidamente atto che ci si trova di fronte a una definitiva, radicale e irreversibile modificazione del sistema economico e sociale al quale eravamo abituati”. Grazie ce ne eravamo accorti. La cosa che fa girare le palle è che, come sempre, la causa di questo declino di ricchezza debba essere imputato allo Stato. Un capro espiatorio che somma in sé tutta la responsabilità della politica regionale, vera causa del disastro economico valdostano. “Queste progressive riduzioni non sono però frutto di una cattiva gestione della Regione, bensì delle continue trasfusioni finanziarie che la Valle d’Aosta, così come le altre realtà regionali, è stata costretta a fare a favore dello Stato”. Roma cattiva e ladrona sempre, Valle d’Aosta esempio di virtù e saggezza amministrativa. La stragrande maggioranza del bilancio è sempre stata usata, anche in tempi di vacche grasse, per coprire le spese correnti, solo una minima parte veniva destinata agli investimenti e questo a causa di una visione miope e clientelare della politica. Acquisti inutili, assunzioni non necessarie, sprechi spaventosi… ci hanno accompagnati lungo questi trent’anni di lusso. Si è sempre pensato a consolidare il potere più che allo sviluppo economico; al controllo capillare più che alla libertà imprenditiva e adesso, parassiti quali siamo sempre stati, ce la prendiamo con chi ci ha abbondantemente foraggiati, reo di non poterlo più fare. Beh, se è questa l’analisi facilona, irresponsabile, idiota che i nostri politici unionisti sanno fare: è colpa dello Stato, c’è da disperare per il futuro.

Cilecca!

12 gennaio 2014

Siamo quattro gatti, ma il traffico del nostro capoluogo è quello di una metropoli. Non c’è dubbio che la gestione della viabilità ad Aosta non sia da prendere ad esempio per essere esportabile altrove (Europa?). Da quando c’è il parcheggio pluripiano, acquistato dalla Regione a peso d’oro e soggetto di inchieste giudiziarie, il casino intorno allì’ospedale pare raddoppiato. Molti cercano una sosta alternativa, magari meno cara e più comoda, infatti i posti auto coperti non sono mai al completo, al massimo arrivano alla metà di quelli disponibili. Provate a pensare a quando inizieranno i lavori per il nuovo ospedale, a come sarà la viabilità della zona già ora vistosamente compromessa. All’inquinamento atmosferico e sonoro a cui saranno sottoposti gli abitanti del quartiere e i degenti dell’ospedale. Al disordine delle auto in cerca di un parcheggio e alle strade impraticabili. Non c’è che dire, anche questa volta i nostri amministratori hanno fatto cilecca, così come per l’aeroporto, il parco archeologico, la Porta Pretoria, la segnaletica, il sito internet…

Les jeux sont faits

16 settembre 2013

Tempo addietro Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, disse che la Valle d’Aosta viveva nel benessere senza sviluppo. In Italia non aveva mai trovato un’altra regione così rinserrata nell’agio. Aggiunse che “una società ha bisogno di traguardi, per mettersi in cammino, altrimenti rinuncia alla progettualità, alla ricerca di un futuro migliore. Non è mai nata, qui, una pluralità di soggetti che, in autonomia dalla Regione, avesse dato impulso alla crescita. Non esiste qualcosa di analogo agli artigiani di Prato, che si costituiscono come soggetti, e semmai, successivamente, interloquiscono con il settore pubblico e amministrativo, esprimendo una domanda di politica disegnata sulle loro esigenze. Al contrario, in Valle, dalla Regione non giungono solamente le risposte, ma addirittura le domande.”. Noi che difendiamo il concetto sacro di autonomia, abbiamo creato un sistema sociale-culturale-economico totalmente dipendente dalla Regione. Mai avuto altro obiettivo oltre quello di salvaguardare i nostri privilegi in totale sudditanza da Roma. L’assenza di un’autonomia reale è il nostro tallone di Achille. Il parassita, se muore il suo ospite, ne condivide il destino. Abbiamo vissuto da miopi un’abbondanza che credevamo essere eterna. La politica ha cullato questa illusione imbottendo gli uffici di impiegati non così necessari ai servizi, ma utili per mantenere il potere. Le persone sono state piazzate. Le persone si sono lasciate pigramente piazzare. E oggi tutti i ruoli vengono al pettine. Quello del politico che si trova nell’imbarazzo di non sapere come gestire l’esubero di personale che assorbe quasi la totalità delle risorse; quella dei cittadini-elettori-custodi delle clientele che vedono rischiare il loro posto di lavoro acquisito in cambio di un pacchetto più o meno ricco di voti. Les jeux sont faits. Rien ne va plus. Solo Frigerio continua a sorridere dalle pagine della Stampa, nonostate gli incassi del Casinò siano crollati. (I suoi invece continuano a crescere: 72.000 euro di premio per gli ottimi risultati conseguiti.). Il Casinò aspetta una nuova iniezioni di liquidi per poter affrontare il futuro. Soldi nostri, ovviamente. Frigerio vorrebbe estendere l’orario di lavoro 24 ore su 24 per evitare i tagli del personale che conta 800 stipendi. Qualcuno ipotizza di ridurre il lavoro per poterlo distribuire…, come sempre si va avanti a tentoni. A conferma che la progettualità, non essendo mai stata necessaria, è una parola oscura. Sconosciuta. Licenziare non è popolare, assumere sì, così è stato per tutta la politica e fino a oggi andava bene. Ma adesso si deve scegliere: mantenere del personale inutile o tappare i buchi del tetto di una scuola?

Gli indifferenti

13 agosto 2013

La ‘ndrangheta striscia silente e senza fare rumore,… allaccia rapporti con le imprese locali e molto lentamente le svuota e se ne appropria.” Così scrive il procuratore antimafia, Nicola Gratteri, nel suo libro Dire e non dire. E ancora “E se oggi spara meno è perché ha meno bisogno di farlo, potendo contare su una maggiore rete di professionisti, politici, imprenditori… un sistema di relazioni che le permette di infiltrarsi e radicarsi in tanti territori del Paese, anche quelli non tradizionalmente interessati dal fenomeno criminale.” Ecco, il nostro territorio non ha tradizione di mafia (?), ma è da decenni che il fenomeno si è incistato. Una cisti profonda, poco visibile anche se a toccarla si percepisce eccome. Il procuratore Giovanni Selis l’aveva toccata ed è saltato in aria (la prima autobomba italiana). Oggi spacciarsi immuni dal contagio è più difficile: incendi dolosi, estorsioni, intimidazioni, riciclaggio e usura ci raccontano un’altra storia. Raccontano di una ragnatela criminale che avvolge la Valle d’Aosta insieme alle altre regioni del nord: il Piemonte, la Lombardia, la Liguria, L’Emilia Romagna. Il buon senso invita a stare in guardia, ma i nostri politici non sono dotati di buon senso. Ecco cosa è successo nel Comune di Saint-Vincent. Nel mese di luglio è stato appaltato l’allargamento delle piste da sci al Col di Joux, aggiudicatario il raggruppamento temporaneo d’imprese formato da Cospef e Alloro. Il criterio è stato quello del massimo ribasso, quasi il 20%. Sconti troppo alti non possono che essere sospetti, infatti la ditta che li applica può permettersi di lavorare in perdita o risparmiare sul lavoro o sulle qualità dei materiali. L’amministratore delegato della Cospef è il calabrese Antonio Furfaro (in contatto con i Mamone, imprenditori coinvolti nell’inchiesta Pandora e con Ferdinando Gullace, imprenditore interdetto nell’ambito dell’indagine Entourage), è lui stesso a dire che partecipa alle gare con ribassi spaventosi perché non gli serve per guadagnare, ma solo per cambiare i soldi! Su questo imprenditore, già procuratore di una società valdostana: la Tour ronde, starebbe indagando la Direzione investigativa antimafia. Il sindaco di Saint-Vincent, Adalberto Perosino (Gradi di istruzione: non inserito – Categoria professionale: esercente di Alberghi, Ristoranti e Assimilati), non ha nulla da dire. Uguale a molti altri amministratori non sa. Forse. Pare che qualcuno lo abbia informato, ma che lui abbia fatto spallucce. Si sottovaluta il problema. Si minimizza. Eppure i segnali che dimostrano che anche in Valle il pericolo ‘ndrangheta esiste ci sono. La sentenza “Tempus venit” dovrebbe aprire gli occhi. Ma le amministrazioni sono cieche o non sanno leggere il proprio territorio e quindi non sanno difenderlo da una eventuale infiltrazione criminale. Ad Aosta il sindaco Bruno Giordano ha patrocinato e dato contributi alla Festa dei calabresi, nonostante il  presidente, Giuseppe Tropiano, sia stato condannato in primo grado per favoreggiamento con la ‘ndrangheta. Il parroco di Saint-Martin-de-Corléans, don Albino, ospita il Comitato organizzatore della suddetta manifestazione e le due statue dei santi Giorgio e Giacomo. Il parroco del quartiere Dora, don Danna, accoglie invece la Madonna di Polsi, quella che benedice gli ‘ndranghetisti. Il vescovo, disattento, tace. Si fa però sentire il Corriere della Valle, scandalizzato dall’uso di un altare sconsacrato in una gelateria! Scrive Giuseppe Gennari, giudice per le indagini preliminari di Milano: “L’impresa mafiosa ha raggiunto un preoccupante livello di accettazione sociale e questo atteggiamento della società non fa che accrescere la forza economica, il prestigio, il tessuto di omertà e perciò il potere dell’impresa mafiosa”. L’indifferenza è un’arma più efficace della lupara.

 

Ogni tanto ritorna…

25 luglio 2013

Ecco cosa cinguetta l’ex sindaco di Aosta, Guido Grimod: “La chance des valdotains? Vivre au marge de l’Italie mais au coeur de l’Europe. AUTODETERMINATION!“. Questo curioso pensiero è stato prontamente ritwittato da Roberto Domaine, sì proprio lui! Il responsabile insieme a Viérin figlio, della deturpazione della Porta Pretoria.