Archive for the ‘Memoria storica’ category

Sotto il segno del Leone

5 maggio 2015

Di Roberto Mancini.

Per anni mi sono arrovellato: perché la Sinistra non capiva che la difesa del francese era una sofisticata strategia politica? Un geniale strumento non per includere i cittadini, ma per escluderli?
Un marchio identitario, per creare divisione? Un muro di Carema, mascherato da “carrefour”?
Il recente libro dello storico Andrea Désandré. “Sotto il segno del Leone”, genesi dell’autonomia valdostana 1945-1949”, ricostruisce con minuzia le ragioni politiche, le tappe e gli strumenti della costruzione di un “movimento indigenista”, inteso a creare un “piccolo mondo antico basato sul culto degli antenati, l’incanto paesaggistico e la mistica agro-pastorale” (cit).

Pagine memorabili.

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Il Maestro Abbé!

26 aprile 2015

Articolo di Roberto Mancini.

L’Abbé Treves, maestro politico di Chanoux, un reazionario clericale, nemico di ogni libertà.

La presentazione del prezioso libro di Andrea Désandré ( “Sotto il segno del Leone”- Musumeci editore) è stata funestata da un intervento di Francois Stevenin, ex presidente del Consiglio regionale. Costui ha sostenuto essere l’abbé Treves “un liberale”: ecco dunque qualche documento in proposito. Le riflessioni politiche dell’ abate, un fiero ultra-reazionario che del liberalismo e di ogni libertà fu sempre nemico, sono tratte dal libro “Storia della Vda contemporanea 1919-1945” di Elio Riccarand.
Le potete leggere a pagina 104:
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Cari amici…

17 aprile 2015

Articolo di Roberto Mancini.

Cari amici immigrati,

proverò a spiegarvi il mio Paese, questa Italia in cui vi trovate di passaggio, oppure in cerca di salvezza, di stabilità e di lavoro. L’Italia e gli italiani sono come il cinema: raccontano belle storie, ma la realtà è un’altra cosa, guai a chi crede a questi film. Gli italiani di se stessi amano dire “italiani brava gente”: amano rappresentarsi come persone di buon cuore, generosi, amichevoli, solidali. Una volta forse, quando noi italiani eravamo i pezzenti d’Europa, ed insieme agli irlandesi abbiamo inondato di emigranti le due Americhe e l’Australia. Si calcola che dal 1880 al 1930 circa 20 milioni di italiani abbiamo abbandonato la Penisola. In cerca di cosa? Di lavoro, di pane e di dignità, quello che mancava a casa loro. Però adesso la situazione è cambiata, noi italiani siamo famosi per la smemoratezza, che da noi non è naturale o innata, no, da secoli viene coltivata dai governi, che così possono comandare su gente distratta ed ignorante.  (altro…)

Troppa carne sul fuoco

12 aprile 2015

E’ vero si tratta di tanto tempo fa, ma io credo che nell’amministrazione sia pubblica sia privata sarebbe opportuna una costante prudenza, un costante pudore e un certo buon senso. Sempre. Ma prudenza, pudore e buon senso non abitano più qui, se mai avessero preso asilo un dì. Eccoci fresca la candidatura nel Consiglio di Amministrazione della Bcc Valdostana dell’imprenditore titolare della Bruno Tex 2, Graziano Dominidiato, anche vice presidente di Ascom-Confcommercio Valle d’Aosta. Secondo Pierantonio Genestrone, Presidente di Confcommercio, la candidatura esprime “le forze sane dell’imprenditoria valdostana” (AostaCronaca.it), nessun dubbio al riguardo, ma dati i tempi di così scarso affetto verso le banche, forse la presenza nel Consiglio di amministrazione di un ex assessore allo Sport e Turismo del comune di Aosta arrestato per concussione, non sarebbe esattamente il modo per riconquistare la simpatia dei clienti.

Per ricordare l’accaduto dell’aprile 1990:  (altro…)

Bandiera bianca

7 aprile 2015

Passare accanto alle macerie della ex caserma Testafochi è un colpo al cuore. Quei mattoni, quella calce erano impastati della storia della nostra città. Città di alpi e di alpini. L’architetto che ha messo al mondo il progetto millefoglie della futura università e che ha ridisegnato il tessuto urbano, non possiede la nostra memoria storica e giustamente se ne fotte. Ma gli amministratori no, non dovevano fottersene. Invece cancellano. La città se ne va via con le ruspe, sparisce con le gru e l’identità collettiva segue la via del cemento. E non è una nuova classe dirigente aggressiva e affamata e smemorata che genera lo squallore contemporaneo; sono i vecchi, quelli che la memoria ce l’hanno e che dovrebbero preservare per le generazioni future. Ma la loro città non è figlia della storia, piuttosto è figlia della cabina elettorale. Totale disamore. Squisito interesse. Questi mediocri impiegati di una democrazia rabberciata che vuoi che se ne facciano della memoria di una città? Eppure senza, un luogo si svuota di contenuto diventa terra di scontenti. Come lo sono i nostri giovani.

Un Palmiro nel PD

28 marzo 2015

Articolo di Roberto Mancini.

La probabile candidatura nelle fila PD del pubblicitario creativo, Palmiro Peaquin, mi evoca alcuni ricordi.
Ricordo con commozione lo straordinario godimento di tutta la redazione della Gazzetta-Matin, allora diretta da Enrico Romagnoli, nell’ avere come editori il trio Carrara-Peaquin-Baccega.
Sopratutto il piacere di essere regolarmente retribuiti da imprenditori così puntuali e scrupolosi, rispettosi dei diritti e del lavoro altrui. Voglio invece dedicare queste righe al signor Fiorentino Peaquin, padre di Palmiro, che incontrai in gioventù. Operaio della Cogne di provata fede comunista, Fiorentino vedeva nella cultura e nella comunicazione uno strumento di miglioramento sociale e emancipazione personale: per questa ragione era singolarmente attratto, ma nel contempo anche respinto, da chi maneggiava la penna. (altro…)

Disturbo bipolare

22 marzo 2015

I niveaux différents tradotti in italiano rappresentano la sindrome bipolare che affligge i nostri politici, tutti quanti. Un disturbo che presenta gravi oscillazioni dell’umore politico e che nella maggior parte dei casi diventa cronico con episodi ricorrenti. In occasione delle prossime elezioni comunali abbiamo l’opportunità di verificare quanto dico grazie ai numerosi casi clinici che ci vengono presentati soprattutto nell’area sinistra del cervello politico valdostano. Uno i questi casi è rappresentato da Raimondo Donzel che nel 2012 attaccava furiosamente la cooperativa Leone rosso considerata a ragione “un minestrone di interessi, incarichi, intrecci tra pubblico e privato che non lascerà scampo nell’assegnazione di gare d’appalto o subappalto.” Si preoccupava circa “la creazione di un disegno monopolistico anti-liberale che, dietro l’apparente esigenza di abbattere inizialmente i costi degli appalti, getta le basi per un controllo diretto e indiretto pressoché totale del sistema cooperativistico regionale.” (la Stampa 3-08-12). Oggi la gestione della cooperativa vede gli stessi presidenti e gli stessi soci, ma non vede lo stesso Donzel.

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