Archive for the ‘Degrado ambientale’ category

Nuovi barbari o sempre stati così?

4 marzo 2015

Fare merenda è una bella tradizione, se poi si sostituiscono il burro e la marmellata con salumi e formaggi ancora meglio. Nel Borgo di Bard, carino, ma niente a che vedere con i borghi francesi per dire, se vuoi fare merenda in una vecchia cantina ristrutturata non ti aspettare una certa atmosfera o qualcosa di particolare, di caratteristico, di unico… se vuoi mangiare il prosciutto di Saint-Marcel lo spazio che ti viene offerto è quello di un autogrill. Sedute e muri foderati di simil legno plasticoso e chiaro. Luce bianca. Nessun decoro. Nessun calore. Un qualsiasi bar della stazione di uno sfigato paese della piana è sicuramente più simpatico. Quando parlo di crisi di identità è anche a questi aspetti che mi rivolgo. A questa assenza di cultura che trasforma luoghi unici in improvvisazioni prive di storia. Prive di anima. L’gnoranza (nel senso di ignorare) diffusa genera banalità e bruttezza. Per fortuna che alcuni luoghi resistono con eroismo a questa invasione di nuovi barbari.

Riserva di caccia

24 febbraio 2015

Tutti a parlare di autonomia, tutti in sua difesa: bene sovrano della nostra comunità. Eppure non siamo autonomi affatto. Per prima cosa non lo saremo mai, se non riusciremo a stare in piedi con le nostre gambe. Intendo economicamente in piedi. E su cosa potremmo contare? Principalmente sul turismo e sull’energia. Il primo aspetto non riusciamo a gestirlo nel migliore dei modi: non abbiamo imparato a sfruttare appieno il potenziale che abbiamo, seguendo le linee guida di un turismo moderno e sostenibile. Nel secondo rapiniamo il territorio, costruendo centraline ovunque, anche là dove il paesaggio dovrebbe essere tutelato in quanto risorsa primaria del turismo. Abbiamo l’energia, ma, mi chiedo, dove sono i proventi della vendita della stessa? A cosa servono? Dove e come vengono investiti? La CVA è una partecipata della Regione che gestisce gli affari per conto suo. In quanto partecipata lo può fare e noi rimaniamo legalmente all’oscuro di tutto. Eppure l’acqua ci appartiene e ancora per un bel pezzo, ma sembra che invece sia di proprietà di un gruppo ristretto di persone che, gira e rigira, è sempre lo stesso e usa la Valle d’Aosta come il proprio terreno di caccia. L’autonomia ha arricchito politici e faccendieri  e dato le briciole a tutti gli altri che si sono accontentati di un posto, di un favore, di una casa, di promesse più o meno mantenute… di certo non ha garantito servizi di eccellenza come avremmo potuto avere. E adesso eccoci qui, incapaci di fare turismo e con un bene come l’acqua che ci sfugge da ogni controllo… come possiamo dirci autonomi? La difesa dell’autonomia è la difesa della riserva. La loro.

Con quali soldi?

28 gennaio 2015

C’è nell’aria il faraonico progetto delle Funivie delle Cime Bianche, 530 chilometri di piste, intorno al Monte Rosa. Le funivie collegheranno Alagna Valsesia, passando per Gressoney e Ayas fino a Zermatt, attraverso le piste e gli impianti di Valtournenche e Cervinia. Il progetto è finanziato dall’Europa, ma chi sarà il finanziatore degli impianti? La società Monterosaski spa e chi c’è dietro alla società? La Regione. Leggo su Ansa VdA: “L’attuale dissesto finanziario della Monterosaski spa impone importanti riflessioni che potrebbero potenzialmente tradursi in dolorose scelte strutturali, doverose, seppur impopolari all’interno della stessa”. Mi chiedo come si possa anche solo ipotizzare un nuovo complesso sciistico e di queste proporzioni, se l’esistente è in grave dissesto economico. Le dolorose scelte strutturali altro non sono che i licenziamenti del personale. Dunque la Società è in crisi e licenzia e poi investe (soldi nostri) su un progetto senza le garanzie di poterlo mantenere? Non sono le dimensioni che risolveranno i problemi, semmai renderanno giganti questi ultimi. Forse sarebbe il caso di pensare a un altro tipo di turismo che possa garantire un paesaggio intatto in tutte le stagioni. E che gli svizzeri imparino a fare il cappuccino!

Pane e satira

10 gennaio 2015
La satira lo fa ingrassare!

A qualcuno si allungava il naso a qualcun altro…

In un suo recente scritto, Luciano Caveri, ribadisce “il ruolo e la nobiltà della Satira politica, che pure può spingersi anche molto in là, ma è il prezzo della Libertà, che non esiste dove albergano logiche totalitarie di vario genere”. Per sua fortuna è cresciuto scoprendo cosa fosse la satira, prima sfogliando la raccolta dell’Asino poi Linus. La sua formazione politica si è costruita anche attraverso scrittori al curaro come Stefano Benni e Michele Serra, passando da Wolinski, Altan, Vauro. Per non parlare de Il Male, di cui ricorda le gesta clamorose e clamorose vignette. E come potrebbe mai dimenticare Giorgio Forattini, suo appuntamento immancabile. La sua testolina si formò anche con la satira politica televisiva di cui fecero spese personaggi come Dario Fo. E poi ancora Grillo e Begnini, insomma Caveri è cresciuto a pane e satira. Secondo lui “la satira politica è e resta una ginnastica mentale, che può dare fastidio, ma di cui in democrazia non si può fare a meno.” Una ginnastica che però Caveri non fa. Ricordo una querela che fece a me e al direttore del Travail per una vignetta satirica su di lui, querela archiviata con delle motivazione che avrebbero dovuto farlo arrossire. Invece il nostro bellimbusto (si fa per dire) non solo non arrossisce, ma si fa ritrarre con la scritta “Je suis Charlie” durante la Costituente valdostana. Una bestemmia che, se non fosse per la sua ridicola statura politica, farebbe rivoltare lo stomaco di tutti i vignettisti da lui citati.

Lo sciacquone!

10 gennaio 2015
Rollandin e Viérin tirano insieme lo sciacquone sull'identità valdostana. (Immagine tratta da La Stampa .it)

Rollandin e Viérin tirano insieme lo sciacquone sull’identità valdostana. (Immagine tratta da La Stampa.it)

Cos’è la “Costituente valdostana”? (A quelli dell’UVP ci piacciono i nomi: Restitution, Renaissance, Costituente… chissà perché per quest’ultimo non è stato usato il francese…). E’ una pagliacciata creata per colorare un po’ la scena del ritorno a casa del Figliol Prodigo (a Laurent ci piace tanto il teatro!). Il tema della sceneggiata è quello di serrare le fila per combattere uniti il nemico esterno: lo Stato. Balle! Il nemico dell’Autonomia è interno e porta i colori rossoneri dell’Union valdotaine! Ho letto ieri sulla Stampa che la Maison de Mosse di Avise, verrà chiusa a causa della penuria delle risorse: la Regione non pagherà più le spese di gestione. L’edificio ospita gli archivi sonori della memoria valdostana insieme a numerosi film, immagini e libri, materiale che contribuisce attivamente a mantenere viva la nostra identità. Non salvaguardare questo patrimonio significa non dare nessuna importanza a quella identità che viene spesso tirata in ballo durante le elezioni e in queste occasioni. In realtà il partito che si nutre abbondantemente di voti calabresi e ultimamente di voti marocchini, dell’identità valdostana non frega un tubo! Si teme di perdere l’autonomia, ma questa autonomia è un FALLIMENTO! La chiusura di Maison de Mosse è una prova tra le tante. Questa autonomia non ha saputo generare ricchezza materiale e meno che mai ricchezza culturale. Siamo forse una minoranza linguistica? NO! Abbiamo conservato tradizioni forti e sentite? NO! Noi non siamo la Catalogna, ma la sesta provincia calabrese! (altro…)

Benvenuta sia la regione alpina!

19 dicembre 2014

Prima si è pensato, a torto secondo me, a far saltare le province, ora si pensa, a ragione secondo me, a ridurre il numero delle regioni. Senza dubbio il sistema va ripensato. Necessita di una riorganizzazione regionale, soprattutto dopo l’esperimento fallito del federalismo che ha coinvolto i consigli regionali in numerose inchieste giudiziarie. Bisogna accorpare e quindi ridurre il numero delle Regioni, limitando lo spreco di denaro pubblico che è stato possibile grazie a formule create ad hoc per non essere controllabile dallo Stato. Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria, secondo la proposta del parlamentare democratico, Roberto Morassut, diventerebbero la Regione alpina. Per la difesa dell’autonomia, checché ne dica la nostra classe dirigente cocainomane e puttaniera, non disponiamo di argomenti validi da usare. Cosa abbiamo? Una forte identità da tutelare? NO! Una lingua che ci rende minoranza? NO! Un’amministrazione eccellente da presentarsi come modello virtuoso? NO! Un territorio gestito con capacità e lungimiranza? NO! Un’economia autonoma dalla politica? NO! Un benessere basato sullo sviluppo e sull’impresa? NO! Una burocrazia snella? NO! Un sistema scolastico di qualità? NO! Dei Beni culturali valorizzati al meglio? NO! Una cultura vivace e aperta? NO! Un’ospitalità esemplare? NO! Un ambiente naturale intatto? NO! Potrei continuare, ma credo che il ritratto dei nostri limiti, senza entrare nel merito della morale e dell’etica sia sufficiente. La nostra autonomia ha prodotto una casta di corrotti sostenuta da corrotti. E basta. Ha succhiato il sangue allo Stato, visto costantemente come un nemico perché giustificava e giustifica il muro che ci separa dal resto del mondo. Pompata a dismisura la nostra presunta diversità, per poter gestire in tutta tranquillità gli affaracci nostri. Affari che hanno prevalso su tutto. Sull’identità, sul patrimonio culturale, sulla lingua, sullo sviluppo e sull’autonomia. Corruzione e clientele. Sperperi e voti di scambio. Omertà assoluta. Paura di esprimersi. Bel risultato vero? Non so se con la macroregione le cose potrebbero andare meglio vista la natura degli italiani che noi valdostani ricalchiamo così bene, ma almeno le facce di merda non le incontrerei così facilmente al bar. E potrei digerire finalmente il mio cappuccino!

NB: Milanesio, si batte per l’Autonomia e sogna una rivoluzione popolare in sua difesa… avete presente chi è Milanesio?

Magico Natale2

13 dicembre 2014

 

La foto è stata gentilmente prestata dal giornalista Alessandro Mano.

La foto è gentilmente prestata dal giornalista Alessandro Mano.

L’uso dei blocchi di cemento non è un caso, ma una scelta “estetica” precisa. Questo è il secondo esempio di recinto armato. Senza dubbio, l’anima sensibile dei nostri amministratori e politici è foderata di calcestruzzo esattamente come quella dei loro amici.