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Tanto tuonò che non piovve

15 aprile 2014

Dunque forse è tempo di raccontarsi le cose come stanno. Entrambi gli schieramenti, i 18 della maggioranza rollandiniana come i 15+2 dell’opposizione, per avere il sopravvento hanno bisogno di due-tre Scilipotiz che passino nello schieramento avverso. Con Rollandin in sella e attento e marziale come un carabiniere a cavallo , per ora non avviene alcuna transumanza. Bisogna attendere il risultato delle europee: un eventuale trionfo renziano può innescare una frana, con circa mezza dozzina di Scilipotiz in veloce mutazione “progressista.” . Tenete conto che gli unionisti, di entrambi gli schieramenti (perché entrambi sostanzialmente unionisti, anche se pentiti…) , in genere posseggono l’infallibile istinto del salmone per risalire i torrenti di chi comanda a Roma. O vince a Bruxelles. Una vittoria di Renzi può sbloccare i giochi, far emergere eventuali congiurati all’interno dell’Union, dar loro il coraggio di andare dall’Empereur invitandolo a smammare. Uguale considerazione per i disgustosi SA: di fronte ad un eventuale dilagare renzista nelle europee, la loro vocazione alle intese col vincitore fiorentino non avrà freni. Diverso se invece Grillo avrà un botto elettorale, diventando il secondo partito italiano. In questo caso prevedo defezioni difficili tra i 18. Capitolo Centoz e Floris: che i segretari dei partiti sostengano la tesi per cui la politica non si decide solo in piazza Déffeyes mi sembra normale. Sopratutto nel caso di Centoz, che nelle assembleee elettive è ancora debole. I due poveri segretari si trovano alle prese con i rispettivi gruppi regionali ingrifati ed eccitati dalle crepe del rollandinismo, che vendono come già spacciato, un po’ per propaganda e un po’ per interesse.
Però non è ancora il momento del ko, per gli equilibri regionali tocca aspettare il 25 maggio, data delle europee.
Che fare intanto? Ispirarsi all’intelligente osservazione della sempre acuta Viviana Rosi, la prima a notare come l’italiano venga ritenuto inadatto ad esprimere programmi epocali, o pretesi tali: il fiscal compact, la renaissance, il job act. Pure la escort… (roberto mancini)

Europa chi?

8 aprile 2014

Siccome I know my chickens e presto si leveranno lamentazioni da profeta Geremia, alti lai localisti, montagnardi e rossoneri sulla “pauvre Vda”, per la prima volta lontana da Bruxelles, marònna che vergogna, marònna che affronto, marònna che attentato contro le autonomie, solo un memento: Luciano Caveri fu parlamentare a Bruxelles dal 21 gennaio 2002 al 17 luglio 2003. Ebbe la carica di presidente della Commissione Affari regionali, trasporti e turismo. Il 17 luglio 2003 dimissionò per partecipare alle regionali (mancavano ancora due anni alla scadenza del mandato europeo!), divenne assessore al Turismo sotto la presidenza Perrin e poi presidente della Giunta, il 4 luglio 2005.
Dunque allora piazza Deffeyes era più importante di palazzo Charlemagne.
Brisa per critichèr, eh? (roberto mancini)

Caro Manuel, ti scrivo

7 aprile 2014

Caro Manuel Voulaz,
mi rivolgo a te perchè presumibilmente sarai il più giovane candidato “valdostano” alle europee. Poi il sistema con cui sei stato designato ti ha reso oggetto di pesanti riserve, già prima che inizi la gara. Tu però non scoraggiarti eh? Ti faccio l’elenco delle cose che mi aspetto dalla tua generazione: ragazzi portateci in Europa, portateci in Italia, portateci in Piemonte.
Prima richiesta: voglio un treno veloce Torino-Aosta ( meglio Caselle-Torino-Aosta-Courmauyeur ) che porti i turisti in 40 minuti dall’aereoporto (serio, come Caselle, non immaginario come quello di Aosta…) alla città.
Ai peracottari localisti che ci governano (e ai timidissimi albergatori valdostani, cautissimi verso l’Esecutivo…) ci sono voluti 30 anni per capire che la velocità di trasferimento tra vettore volante e albergo è fondamentale per la scelta dell’utente. Consequenza: i trasporti (pubblici e su rotaia) non sono un corollario, ma il cuore del turismo moderno. Secondo: prendete contatto con la regione Piemonte, per l’ ovvia ragione che è l’unica interessata ad una linea Aosta-Torino, ovviamente da realizzare insieme. Okkio ai localisti anti-italiani alla Grimod: per ragioni ideologiche gli unionisti ti proporranno una ferrovia (finanziata dai baschi e dai catalani?) dalla tratta “federalista”: Arrasate-Agurain- Amorabieta-Extano, San Sebastian, Santa Coloma de Queralt , Esparreguera, Barceleona, Igualda, Chatillon- Aosta. (altro…)

Il fil di ferro

2 aprile 2014

Qualche souvenir del “fil di ferro”, 1966. “Relata refero”, ma di ottima mano: non ero tanto importante da assistere di persona ai fatti che racconto, ma abbastanza per stare dietro ad una torinese porta chiusa, ad origliare dove si decideva. E per ricevere le confidenze dei protagonisti . La sciagurata decisione di resistere contro la nuova maggioranza di centrosinistra alla Regione fu di Severino Caveri, presidente della Giunta, inferocito contro i socialisti voltagabbana,“ meteci e levantini”, li definì Severino riferendosi al calabrese Franco Froio. Già allora i socialisti avevano il vizio di La Torre… Il presidente del Consiglio regionale dell’epoca era l’avv unionista Oreste Marcoz, uomo di diritto che immediatamente si oppose alla linea suicida di Caveri, presagendo lucidamente i guai giudiziari che lo avrebbero investito, qualora egli non avesse convocato il Consiglio. Dunque dimissionò dalla carica, lasciando il cerino acceso in mano ai due vicepresidenti: Celeste Perruchon veuve Chanoux (Union) e Renato Strazza (Pci). Madame Perruchon amava la resistenza strenua, soprattutto quella degli altri, e non amava affatto Caveri: così anche lei dimissionò dalla carica, con sprezzo del pericolo.
Restava Renato Strazza, il cui atteggiamento venne deciso in una importante riunione torinese, cui perteciparono alcuni big nazionali del Pci.
In quella sede (con me dietro la porta…), prevalse il disegno di sposare la linea Caveri, quella dura ed intransigente: bloccare il Consiglio, non convocarlo. Inutilmente Giorgione Amendola tuonò a pieni polmoni contro la decisione, qualificandola come “irresponsabile” e foriera di gravissime imputazioni per Strazza (“attentato agli organi costituzionali dello stato”). A lui si aggiunse l’avv Ugo Spagnoli, mente giuridica raffinatissima e futuro giudice costituzionale. Tutto vano, Giancarlo Pajetta e Ugo Pecchioli orientarono altrimenti il consesso.
Eroico, disinteressato ed ingenuo, Renato Strazza rispose “obbedisco”, come era costume del suo (nostro…) partito nelle decisioni importanti. Si giunse così alla sua decisione, come unico vicepresidente, di sbarrare con il filo di ferro le porte del Consiglio, atto che gli valse una condanna in contumacia a 12 anni di galera, esattamente con l’imputazione preconizzata da Giorgione Amendola e da Spagnoli.
Strazza fuggì prima in Jugoslavia, poi a Praga ed in Ungheria, un lungo e doloroso esilio che terminò solo molti anni dopo, con la grazia del presidente Saragat. Morale della favola: anche allora la Vda era in mano ai socialisti con la malattia del tergicristallo, anche allora la Sinistra faceva da tappetino dei piedi per l’Union valdotaine. (roberto mancini)

Comunion&Union senza Liberation

31 marzo 2014

Non so se sia il momento della liberazione dal rollandinismo. E se fosse il momento della Comunione& Liberazione interna alla Balena Rossonera? Nel dubbio, i miei rozzi sforzi di ateo e mangia-bambini hanno individuato alcuni risultati, presumibilmente prodotti dalla spiritualità applicata alla politica in Valle. Attenzione: i signori medici in questione non possono essere definiti “iscritti” al movimento di don Giussani. Trattandosi di persone influenti, la dizione corretta è “non sono esenti da affinità spirituali”. Oppure: “praticano un percorso religioso analogo”. Oppure ancora: “percorrono una strada spirituale con alterni punti di contatto”. Insomma, ci siamo capiti.
Primariati e simili non alieni da simpatie verso CL:
– Marco Sicuro, Primario cardiologia.
– Paolo Bonino, Primario geriatria.
– Pier Luigi Berti, Primario centro trasfusionale.
– Gianmauro Numico, Primario oncologia.
– Paolo Canzi, Primario otorinolaringoiatria.
– Mario Brocardo, Primario recupero e riabilitazione funzionale .
– Lorenzo Pasquariello, responsabile struttura semplice dipartimentale terapia del dolore
– Marinella Ciarlo, responsabile struttura semplice di terapia intensiva postoperatoria.
– Alessandro Albani, primario anestesia.
– Pippo Canizzo, Primario ginecologia.
Naturalmente posso sbagliarmi, per cui sicuramente alcuni degli interessati sono di orientamento culturale marxista-leninista. In questo caso chiedo anticipate scuse… (roberto mancini)

 

Le brache calate

19 marzo 2014

Andrò a firmare per la presentazione della Lista Tsipras in Vda, ma non si tratta di un’indicazione politica.
Fra l’altro, qualora avessi nutrito entusiasmi in proposito, l’ennesimo corollario dei perpetui litigi, frazionismi, frizioni, spaccature e bisticci da condominio ormai connaturato alla galassia “alternativa” di Sinistra , mi avrebbe già fatto passare il ghiribizzo e l’entusiamo. Poi non mi piace la presenza in lista di Bifo (non ha combinato abbastanza danno con le le sue incomprensibili pisciate di marxismo creativo?) e la mancanza invece di Sonia Alfano. No, qui si tratta di difesa del pluralismo: la Lista Tsipras è auspicabile in Vda (così come quella, preziosa, del M5S) non per il suo programma, ma in sé, come garanzia di pluralismo. Temo alle europee il pensiero unico, un papocchio consociativo tra maggioranza Union e opposizione. Insomma la formalizzazione, grazie al nuovo gruppo dirigente renziano del Pd, di una candidatura unica per Bruxelles. La realizzazione da parte del Pd renziano del concetto di partito/vivandiera così lucidamente esposta da Alder Tonineau: compito dei partiti nazionali è solo dirottare fondi verso la Vda, in modo che i partiti localisti li amministrino, spernacchiando nel contempo lo Stato italiano. (altro…)

Scandali made in VdA

10 marzo 2014

Scandalo trasporti e voto di scambio 1993

Uno degli indagati dell’operazione“Lenzuolo” del 1999 è un anziano ebanista di Saint Vincent, Francesco Raso, che da tempo dimostra grande attenzione e passione per la politica, già nel 1978 siede nel comitato direttivo del Psi della VDA. Come precedentemente ricordato, è il pentito Salvatore Caruso, trasferitosi in Valle nel 1982, che nel novembre 1993 spiega alla Procura di Aosta come anche qui siano presenti ed operanti esponenti di ’ndrangheta. Caruso afferma che sin dal 1988 ha appreso dell’esistenza di una cosca in VDA ed indica quale capo-bastone Francesco Raso, sostenendo che questi è il successore di Santo Oliverio. È in seguito a questa deposizione che Raso verrà indagato nell’operazione “Lenzuolo” sopra descritta. Il Raso comunque, già nel 1993, sale agli onori della cronaca in occasione del cosiddetto scandalo dei trasporti, che coinvolge Augusto Rollandin e Ilario Lanivi, ex presidenti della giunta regionale. Si tratta di due distinte inchieste che hanno come unico punto in comune Augusto Rollandin, all’epoca capogruppo dell’Union in Consiglio regionale dopo aver dimissionato il 30 novembre 1992, perché inquisito per l’appalto del compattatore di Brissogne. Accusato di finanziamenti illeciti ad una società di trasporti che lo vedeva socio occulto, nel secondo filone di indagini Rollandin è accusato di voto di scambio nelle elezioni regionali del maggio 1993: avrebbe infatti pagato Domenico Cosentino con una somma di denaro contante consegnata da Rosina Rosset a Jean Barocco, suo ex segretario particolare.Quanto al Raso, egli avrebbe garantito un congruo pacchetto di voti ai candidati dell’Union in cambio di alcune assunzioni ad impieghi pubblici. (altro…)

Storie di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta (3°parte)

1 marzo 2014

Operazione “Lenzuolo”: foto del rituale di ’ndrangheta nel bar Ponte Romano, ma archiviazione per tutti gli indagati!

Sul piano processuale, si pone innanzitutto un problema di competenza territoriale, in quanto l’indagine è iniziata alla fine del 2000 dalla Procura di Reggio Calabria (RC). Il pm di questa città riteneva che il “locale” di Aosta costituisse una propaggine delle cosche operanti in RC, ma il Gip di RC ne rigettava l’istanza, ritenendo invece che “l’associazione oggetto di indagini fosse strutturalmente radicata in VDA e dunque un’autonoma ed originale cosca operante in quel territorio”. Risolto dunque in favore di Torino il conflitto di competenza con la procura di RC, nel merito delle accuse il pm torinese, dott. Padalino, ha ritenuto che “gli elementi acquisiti non consentono di ipotizzare la sussistenza di un quadro probatorio sufficiente a condurre ad un’affermazione di responsabilità a carico degli indagati”.

La sua conseguente richiesta di archiviazione rivolta al Gip, dott.essa Gambardella, è stata all’origine del decreto di archiviazione del procedimento nei confronti di tutti gli indagati. La parte più interessante del decreto è contenuta nell’ultimo capoverso, nel quale si sostiene che alle accuse manca il requisito contenuto nel comma III dell’art. 416 bis, ossia il vincolo associativo di associazione mafiosa.

Per capire meglio il senso del decreto di archiviazione, giova qui ricordarne il testo: (altro…)

Storie di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta (2°parte)

28 febbraio 2014

Operazione lenzuolo”. Le indagini nascono dall’omicidio di Gaetano Neri a Pont St Martin. È in seguito all’omicidio di Gaetano Neri, avvenuto a Pont Saint Martin il 13 giugno 1991, che suo cognato Salvatore Caruso, affiliato alla cosca Asciutto-Neri-Grimaldi di Taurianova, decide di collaborare con la Giustizia deponendo al processo Taurus in corte d’Assise di Palmi. Neri viene assassinato a Pont da Salvatore “Sasà” Belfiore, secondogenito di Domenico. I Belfiore di Gioiosa Ionica vivono presso Chivasso, in una cascina a San Benedetto Po: Domenico, il decano della famiglia, in seguito alla confessione del pentito catanese Francesco Miano viene condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Bruno Caccia, procuratore di Torino e già procuratore di Aosta.

Caruso, che si è trasferito in Valle nel 1982, il 23 novembre 1993 spiega alla Procura di Aosta che anche qui sono presenti ed operanti esponenti della ’ndrangheta; in quest’occasione indica quale capo-bastone Francesco Raso (membro del direttivo del PSI), sostenendo che questi era subentrato a Santo Oliverio.

Da queste indicazioni nasce l’operazione “Lenzuolo”, che nel 2000 porta ad indagare da parte della DDA e della Procura della Repubblica di Torino 16 persone per “aver fatto parte della associazione di tipo mafioso di matrice calabrese denominata ’ndrangheta e, in specie, dell’articolazione della medesima costituita in Aosta ed indicata come “locale” di Aosta.

Solo tre, Santo Oliverio, Francesco Cuzzocrea e Antonino Curatola risiedono in Calabria, gli altri tredici sono tutti residenti ad Aosta e dintorni:si tratta di Santo Pansera, Annunziato Cordì, Giacomo Gullone, Giuseppe Gullone, Domenico Macheda, Giuseppe Neri, Giuseppe Oliverio, Giuseppe Rao, Francesco Raso, Vincenzo Raso (che dieci anni dopo sarà protagonista dell’indagine Tempus Venit. E’ dipendente dell’Edil sud di Giuseppe Tropiano. Per le sue vicende processuali nell’estorsione mafiosa verso i Tropiano, cfr Patuasia “La ‘ndrangheta c’è” , parte III e IV, ndr). Rocco Seminara, Vincenzo Sergi, Giorgio Sorbara. A Santo Pansera, titolare di un autolavaggio in viale Partigiani, è contestata l’aggravante di svolgere nella ’ndrangheta un ruolo direttivo ed organizzativo, in qualità di incaricato, da esponenti di vertice della consorteria attivi in Calabria, e di supervisionare l’andamento e le attivitàdel “locale” di Aosta. (roberto mancini)

Storie di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta (1° parte)

27 febbraio 2014

‘ndrangheta in Valle: “ l’ Operazione Lenzuolo” del 1999.

Dalla lettura delle motivazioni della sentenza Tempus venit, emerge una notizia clamorosa: già tre pentiti di ‘ndrangheta, alla fine degli anni ’90, avevano rivelato la presenza di un’ organizzazione ‘ndranghetista in Vda. Si tratta Francesco Fonti, Salvatore Caruso e Annunziato Raso. Ecco le loro dichiarazioni.
Francesco Fonti: “sono arrivato a Torino nell’anno 1971 e da subito, ho saputo che in Valle d’Aosta vi era un Locale attivo. (Il “Locale” è la struttura di base della ‘ndrangheta che sorge in un determinato paese, allorché si supera il numero minimo di 49 affiliati a qualunque “copiata” a cui appartengono (per copiata si intende il nome di uno dei responsabili del Locale a cui i picciotti fanno riferimento. Tale nominativo viene comunicato all’affiliato dopo la cerimonia di affiliazione detto battesimo). Allorquando si forma un Locale si deve dare notizia alla “mamma” di San Luca, da dove viene inviato un rappresentante il quale organizza la riunione del Locale alla presenza di tutti gli affiliati di quel paese. Nel corso della riunione viene nominato il Capo Bastone, il Contabile ed il Crimine ndr).Continua Fonti: “responsabile del Locale di Aosta era tale Pansera Santo (deceduto ad Aosta il 2 Aprile 2003 per cause naturali. Alla sua morte, imponenti funerali con la partecipazione di Guido Grimod, sindaco di Aosta, dal 2000 al 2010, ndr), proprietario di un autolavaggio in Aosta e da noi ‘ndranghetisti veniva identificato come “Compare Santo”; dal Locale di Aosta dipendeva a sua volta il sottolocale di Ivrea. Questo sottolocale era gestito dalla famiglia Forgione;
Fonti riferiva inoltre: “…l’attività principale del locale di Aosta erano le estorsioni a imprenditori e la droga”. (altro…)