Come l’Armando…


E’ cretino demonizzare l’assenza di Centoz alla serata organizzata da Andrione, candidato sindaco per UVP, sul tema dell’autonomia. Primo non sono questi gli incontri appropriati per stilare un documento sul tema. E primo, perché mai un candidato dovrebbe porgere la guancia al suo avversario? Recitare una parte in un film girato da un altro? Sarebbe stato logico se l’incontro fosse stato proposto da terzi, ma da un concorrente … altro non si farebbe che portare acqua al suo mulino. Dunque, perché dare visibilità a una iniziativa che non è propria? Centoz ha fatto benissimo a declinare l’invito! Ma l’ingenua Alpe, invece, ancora una volta ha abboccato all’amo e firmato, insieme alla Lega e agli amici suoi che puzzano di fascio e razzismo da tenersi le narici tappate, un documento inutile. Infatti che senso ha quel documento? E’ necessario adesso e in quel modo? No, è solo un’idea propagandistica, una trovata elettorale, uno sketch pubblicitario di cui si è beneficiata l’UVP e gli altri a far da palo. Come l’Armando…

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3 commenti su “Come l’Armando…”

  1. giancarlo borluzzi Says:

    Questa parte d’Italia fa ridere i trichechi anche per colpa di Patrizia

    Nuvolari in arte Patuasia. Questa sua discussione lo conferma.

    La Nostra è intelligente, istruita, ha piglio e fantasia, è sincera, non è opportunista, ha coraggio.
    Fa parte di una partita di merce rara ma non inesistente in Valle. Però resta sull’uscio del tema, quello delle storture locali che vanno focalizzate secondo una gerarchia delle importanze che vede al top il paravento dell’interpretazione strumentale del concetto di autonomia.
    Sull’uscio direi per una cortomiranza non più figlia della nascita politica dal grembo di Roberto (non Robert) Louvin, bensì da una ridotta propensione al guardare ampio (in un senso che, se evidenziato a suo tempo al Louvin, le avrebbe comportato il cartellino rosso).

    Quanto qui scritto da Patuasia su Andrione/Centoz è da me condiviso al 100%, ma la sua trattazione riguarda aspetti puramente formali/comportamentali.

    Patuasia sarebbe invece effettivamente entrata nella stanza degli orrori valdostani, contribuendo a smascherarli agli occhi della stragrande maggioranza indolente degli utenti del blog che mettono il naso ma senza endovene testosteroniche mai si evidenzierebbero commentando, se avesse sottolineato il cretinismo intrinseco all’interpretazione del concetto di autonomia regionale.

    Autonomia che è doverosa relativamente a scelte legate alla gestione di un territorio anche di montagna, ma non può essere il trucco per considerare deficienti i residenti, polli allevati in batteria e quindi tutti uguali tra loro, dai pollivendoli della pollitica (due elle) localista che necessita della finzione di un’uniformità dei residenti accomunati dal culto per le idiozie chanousiane e dintorni per contrapporsi a Roma.

    L’autonomia per ragioni geografiche non satolla i pallonar-integralisti valdostani perchè pretendono di far passare la deificazione di un concetto distorto di autonomia quale premessa per tenere lontano lo Stato e continuare nelle consuete bestialità in nome della difesa di specificità che o non esistono o interessano quanto i lasciti canini lungo le strade.

    Questa parte d’Italia funzionerebbe meglio se, a livello regionale, fosse guidata da un team di bavaresi o tirolesi o sudcoreani, non dalle macchiette della politica nostrana che esistono e prosperano proprio per la malintesa interpretazione del concetto di autonomia che qui Patuasia non ha attaccato.

    Patuasia, anziché prendertela con quel niente culturale che definisci fascisti nella Lega VdA, dovevi stigmatizzare, ad esempio, che questo contenitore di nullità pollitiche (due elle) si è vantato di rappresentare la difesa più sicura per un maleodorante status quo chiamato autonomia.

    Quell’autonomia che, per perpetuare le finzioni, ha mandato a Roma a “rappresentare” questa parte d’Italia un Rudi Marguerettaz adeguato al compito quanto la lettura del Decamerone per imparare a cucinare le melanzane ripiene.

    Col che saluto e fino a giugno inoltrato mi eclisso andando ove il francese è necessario quanto Paron e Manfrin per cambiare questa Valle.

  2. giancarlo borluzzi Says:

    Non avevo capito il disguido causato dal mio aver battuto una lettera in più nel mio cognome.

  3. patuasia Says:

    Signor Borluzzi, su come la penso in fatto di autonomia credo di averlo estrinsecato con chiarezza nei numerosissimi post che ho scritto al riguardo.
    Buon viaggio (beato lei).


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