Il Maestro Abbé!


Articolo di Roberto Mancini.

L’Abbé Treves, maestro politico di Chanoux, un reazionario clericale, nemico di ogni libertà.

La presentazione del prezioso libro di Andrea Désandré ( “Sotto il segno del Leone”- Musumeci editore) è stata funestata da un intervento di Francois Stevenin, ex presidente del Consiglio regionale. Costui ha sostenuto essere l’abbé Treves “un liberale”: ecco dunque qualche documento in proposito. Le riflessioni politiche dell’ abate, un fiero ultra-reazionario che del liberalismo e di ogni libertà fu sempre nemico, sono tratte dal libro “Storia della Vda contemporanea 1919-1945” di Elio Riccarand.
Le potete leggere a pagina 104:

il contadino forma, dopo il clero, la classe più ordinata di tutta la nazione, quella più seria e più fermamente fedele al suo dovere sociale. Lui lavora abitualmente da 12 a 14 ore al giorno, quando non arriva, se necessario anche a 16, 18.

Però da lui mai scioperi, mai rivoluzioni! Mentre nelle città soprattutto la classe operaia, e talvolta anche quella degli impiegati pubblici, questi ultimi pagati con i soldi pubblici di tutti noi, per il minimo contrattempo, per la minima banalità, abbandonano gaiamente il lavoro, il servizio pubblico! Sano, onesto, morigerato, il contadino finisce raramente in prigione. Quest’ultima invece, anch’essa pagata dai nostri soldi pubblici, per tre quarti del tempo è piena di abitanti della città, di cittadini. Il contadino è il primo soldato e il più fermo sostegno della patria. Egli ha per il suo terreno, che innaffia tutti i giorni col suo sudore, un attaccamento inviolabile. Si determina un cataclisma nazionale, uno spaventoso terremoto, una vasta rivolta popolare? Subito delle classi di coscritti vengono chiamate alle armi. E il figlio del contadino lascia l’aratro e il suo bastone di pastore e risponde velocemente all’appello della nazione in lacrime o in pericolo. La disgrazia è sanata, l’ordine pubblico è ristabilito. Senza il soldato-contadino, montanaro, le orgogliose città , sterili e vane, incapaci di difendersi da sole dalle fiamme della rivoluzione che si innalzano terribili e d inesorabili dal loro seno egoista, materialista e godereccio, già da tempo sarebbero precipitate dalla cima dell’Italia in un cumulo di rovine”.

Dunque riassumiamo il pensiero di questo campione di clericalismo reazionario, maestro politico di Chanoux e quindi esaltato dalla propaganda della Balena Rossonera?

1) il vero dovere sociale è quello di lavorare come bestie 18 ore al giorno,

2) la virtù è quella di non scioperare,

3) operai ed impiegati pubblici sono dei lieti perdigiorno che cercano ogni scusa per non lavorare,

4) la galera è piena di cittadini ma mai di contadini,

5) una vasta rivolta popolare è assimilata ad un cataclisma come il terremoto,

6) ll dovere del contadino-soldato è ristabilire l’ordine pubblico,

7) le città sono di animo egoista, materialista e godereccio.

8) Grazie a queste caratteristiche sono le città che generano le fiamme della rivoluzione, da cui poi sono incapaci di difendersi senza il montanaro-soldato, che spara nelle chiappe degli scioperanti.

9) il contadino è sano, onesto, morigerato.

10) il cittadino è una schifezza.

Liberale questo? Le rire, il m’ échappe…….

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9 commenti su “Il Maestro Abbé!”

  1. Andrea Says:

    … accidenti che testo !!! Un padre fondatore ? E’ nato ad Emarese, è morto ad Excenex, non avrà mai visto altro che autoctoni e parroci. “Il contadino è il primo soldato e il più fermo sostegno della patria.” Sembra una frase di propaganda fascista. Stevenin ha il diploma “honoris causa” in giornalismo: ergo non ha studiato.

  2. bruno Says:

    l’UV è figlia diretta del fascismo: fascismo locale invece che fascismo nazionale.

  3. sbuffovda Says:

    a Fontainemore, in occasione del 25 aprile, c’è chi parla del nonno che tutto era che partigiano, è gli stessi partigiani lo avevano condannato a morte, come un esempio … grosso …

  4. sbuffovda Says:

    lo dice la nipote grosso in senso di corporatura, pardon ma bisticcio con le nuove tecnologie

  5. my two cents Says:

    Bah, io l’avevo già scritto in un’altra discussione, sinceramente tutto questo voler far entrare personaggi storici nelle discussioni politiche di oggi mi sembra deformante. L’abate è morto nel 1941, qualcosa come 4 anni (e una guerra mondiale) PRIMA della fondazione dell’Uv e molto tempo prima dell’Union come la conosciamo oggi,
    Liberale? E come avrebbe potuto esserlo? Era un prete di campagna, aveva una certa formazione culturale, era cresciuto in una chiesa valdostana che da sempre si considerava guardiana di un tradizionalismo conservatore ostile alla modernità corruttrice. Ma vabbeh, se l’ha detto Stévenin, mi inchino!
    Posto ciò, non era neanche quel mostro reazionario che esce dalle righe della citazione del post: il suo pensiero negli anni maturò, come quello di (quasi) tutti noi. Senza per carità raggiungere chissà quali vette di progressismo, però arrivò su posizioni nitidamente antifasciste e anche antimonarchiche, forse è l’unico esponente del clero valdostano di cui ho letto qualcosa contro i Savoia. Non ho testi sottomano per fare citazioni, ma giuro che li avevo letti, ricordo per esempio il necrologio sul Messager di regime del 1942: il testo sacro della diocesi lo definisce un buon pastore che si è fatto traviare da idee stravaganti e moderne.

  6. giancarlo borluzzi Says:

    Quattro giudizi su quattro persone.

    Chanoux = la prima volta che ho letto Spirito di Vittoria sono rimasto di sasso per la demenzialità dei suoi contenuti. Poi ho sottoposto il testo a un illustre psichiatra che mi ha convinto essere fuori luogo criticare Chanoux in quanto mentalmente malato.

    Treves = è stato il maestro politico di Chanoux e quindi di lui è già detto tutto.

    Stevenin = qui è il dramma, persone dell’oggi che si rifanno ai due precedenti personaggi tentando di imporne il culto a tutti.
    Sono queste persone che vanno combattute, isolandole nell’opinione che Governo e Parlamento possono avere dei localisti valdostani al fine di agire proficuamente per adeguamenti statutari in linea con la Valle reale e il rispetto costituzionalmente garantito a tutti.
    Le finzioni alla base delle rendite di posizione dei localisti si nascondono lì : pregasi leggere le insensatezze sciorinate ieri dal rappresentante dell’UV in Senato.

    Mancini = bene sarebbe se non si limitasse a denunce, pur giuste tipo questa, che però sono ronzii di api in bugni vuoti.
    La battaglia va fatta a Roma, non subito, ma quando la modifica costituzionale richiederà quello che in gergo viene chiamato aggiornamento degli Statuti regionali, ma per i lanzichenecchi nostrani significherà ricalibrare lo Statuto a ieri l’altro.
    Non succederà subito, ma da subito ci si deve organizzare per presentare a Roma la Valle vera con le sue richieste rispettose della Costituzione.
    Ma Mancini in merito è assente, distratto da partigiani, banche, migranti, sindacati et similia…

  7. giancarlo borluzzi Says:

    Spiace sapere che una persona come Riccarand ha agito per annullare i Verdi nell’Alpe fagocitata dai Rinvecchiatori.
    Non si poteva pensare di preparare un frappè frullando assieme Riccarand e Morelli …

  8. François Stevenin Says:

    Prima di trinciare giudizi, ora per allora, sarebbe indispensabile conoscere il pensiero e l’opera globale dell’Abbé Trèves. E’ intelletualmente disonesto extrapolare alcune pagine dei suoi scritti senza pubblicare che l’Abbé Trèves fu promotore di cultura, di iniziative nel sociale e di ideali politici antifacsisti anti monarchici.
    Fu liberale ? Certo sì ! ….e anche progressista, in raffronto alla situazione di cento e più anni anni fa…La battaglia per la creazione di una cassa pensione per i lavoratori anziani e invalidi, la battaglia per il mondo agricolo e per i diritti delle donne, dimostrano quanto ho appena ricordato.

    Sarei lieto di veder pubblicato su Patuasia questo mio scritto di alcuni anni fa e l’articolo di Joseph Perrin apparso sul Corriere della Valle nel 2012., che possono meglio dare la possibilità di conoscere la sua opera!


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