Bandiera bianca


Passare accanto alle macerie della ex caserma Testafochi è un colpo al cuore. Quei mattoni, quella calce erano impastati della storia della nostra città. Città di alpi e di alpini. L’architetto che ha messo al mondo il progetto millefoglie della futura università e che ha ridisegnato il tessuto urbano, non possiede la nostra memoria storica e giustamente se ne fotte. Ma gli amministratori no, non dovevano fottersene. Invece cancellano. La città se ne va via con le ruspe, sparisce con le gru e l’identità collettiva segue la via del cemento. E non è una nuova classe dirigente aggressiva e affamata e smemorata che genera lo squallore contemporaneo; sono i vecchi, quelli che la memoria ce l’hanno e che dovrebbero preservare per le generazioni future. Ma la loro città non è figlia della storia, piuttosto è figlia della cabina elettorale. Totale disamore. Squisito interesse. Questi mediocri impiegati di una democrazia rabberciata che vuoi che se ne facciano della memoria di una città? Eppure senza, un luogo si svuota di contenuto diventa terra di scontenti. Come lo sono i nostri giovani.

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7 commenti su “Bandiera bianca”

  1. emilio Says:

    con i dovuti distinguo anche l’ISIS distrugge i propri monumenti a colpi di ruspa e martello e quindi la propria storia e memoria…………. effettivamente in VdA gli architetti non sono mai stati granché……..

  2. Andrea Says:

    Vabbè … Non è che si può sempre conservare tutto e comunque. Non si può neppure non vivere il presente per mantenere il passato. Vivo in una frazione il cui centro storico è formato da ruderi che non si possono modificare. Nessuno investe in una ristrutturazione costosa e non funzionale. Non si può spianare una piazzola per fare un posteggio, non si può ampliare la vecchia finestra. Insomma bisognerebbe sperare che chi ha costruito queste poche case miste stalle decenni e decenni fa, sia stato così lungimirante da immaginarle utilizzabili anche per i giorni nostri. Voglio dire che non tutto ciò che è passato sia necessariamente buono. Anche una volta si costruivano brutti edifici. Non tutto ha valore artistico. Possiamo anche noi avere la presunzione di costruire qualcosa di nuovo, attuale è bello.

  3. Il Pretoriano Says:

    @Emilio
    Lei ha perfettamente ragione. In Valle d’Aosta gli Architetrti sono scarsi in quanto figli della politica, o meglio dei politici che ne hanno foraggiati alcuni (pochi) e i restanti non hanno toccato boccio, non hanno potuto esprimersi.
    Questi architetti, con la ” a ” minuscola, sono quelli che nel tempo non sono stati capaci di “opporsi” al sistema politico che ha progettato la nostra Valle, la nostra Aosta, senza avere un briciolo di competenza. Un esempio: la zona sportiva progettata e realizzata vicino all’umidità della Dora e un cimitero (ora pure spiazzo per la spazzatura) Poveri i nostri morti….!;Altro esempio alle porte di Aosta le colline della spazzatura tra odori nauseabondi e il “biglietto da visita di Aosta Capitale del Turismo…! Dementi, pazzoidi, ignoranti per dirla alla Sgarbi.
    La pianificazione territoriale è una disciplina che in Valle non sanno neanche di cosa trattasi eppure esiste da oltre 40 anni….!
    Vanno chiamati in causa i Presidenti dell’Ordine che nel tempo hanno rappresentato la categoria nelle varie Commissioni di valutazione che la classe politica ha messo in piedi per avere l’appoggio alle proprie scellerate scelte. Ma haimé quei Presidenti che si sono riempiti di incarichi negli anni (ed oggi tutti conoscono i loro nomi), non si sono voluti esporre o non potevano opporsi, pena la perdita degli incarichi milionari, dicendo e battendosi che certe cose non erano da farsi.! Solo semplici Opportunisti.

  4. patuasia Says:

    Signor Andrea, io proporrei la demolizione dei numerosi condomini nati dagli anni ’50: brutti, caotici, fragili, ecc ecc. Le caserme invece erano robuste e con un buon restauro e anche qualche demolizione, avrebbero mantenuto sia quel legame con il passato sia con il presente e le sue necessità. Il nuovo progetto è orrendo, difficile da mantenere, fuori scala e con prospettive assolutamente buie. Così è meglio?

  5. patuasia Says:

    Per non parlare di ex Sovrintendenti ai Beni culturali ora riciclati con lauti incarichi…

  6. Andrea Says:

    Indubbiamente certa architettura del secolo scorso e da demolire. Altrettanto indubbiamente il rendering dell’ università pare una vera schifezza, al punto da pensare che un secolo fa riuscivano a fare belle persino le caserme. Però niente pregiudizi, niente nostalgie per cui era meglio prima e alla fine non si può cambiare niente. Mi pare conservino alcune stanze o piccole strutture a testimonianza del passato. Può darsi non sia abbastanza, ma demolire i muri con su scritto limite invalicabile per me è una liberazione. Un fatto mi pare drammatico e sono pronto a firmare una petizione: nel rendering di un area così vasta non c’è verde, forse un albero o due. Un luogo di studio senza spazi verdi e un nonsenso. Probabilmente ho visto male, perché non me ne faccio una ragione.

  7. Elio Says:

    Sono stato per un periodo del mio servizio militare alla caserma Testafochi e ho visto bene come è l’interno. Qualche anno dopo girando l’Europa negli ostelli della gioventù mi venne l’idea che la caserma di piazza della Repubblica avrebbe potuto diventare un ostello con pochissima spesa : le due ali verso via monte Vodice e via monte Solarolo una per maschi e una per femmine , la palazzina di fronte alla piazza per il servizi al ricevimento degli ospiti e l’enorme piazzale per concerti . Era solo un sogno perché allora era inimmaginabile che lo stato avrebbe alienato l’immobile.


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