Discontinuità ambigua


Un articolo del giornalista Roberto Mancini.

L ‘argomento comporta la valutazione politica di persone che mi furono care, dunque cercherò di essere lieve.
Se i renziani valdostani presenteranno al Comune di Aosta come candidato sindaco Giuliana Ferrero, oltre che di un errore politico si tratterà di una delusione e di una truffa verso l’elettorato del PD.
Niente di personale, il profilo privato della probabile candidata di Centoz è quello di una persona garbata e gentile che legge persino libri: una dote inimmaginabile per un amministratore locale contemporaneo.
Il problema è il profilo pubblico e politico della Ferrero, che più di ogni altro, per tradizione familiare e personale, rappresenta la continuità della “ditta”: la corrente bersaniana di formazione e provenienza Pci e post Pci che Renzi considera un peccato originale.
Il renzismo, oltre ad un’ alluvione di annunci e a una gestione magistrale (ma troppo spregiudicata..) della comunicazione, ci ha fornito volti nuovi: Madonna Boschi, la Moretti quando non è dall’estetista, lo scipito Orlando, la Bonafè con i dentini aguzzi da faina, la Picierno che dovrebbe ispirarsi alla muta di Portici.
Facce nuove insomma, talvolta veramente portatrici di uno stile nuovo. Sulla novità dei loro contenuti, vedremo…
Giuliana Ferrero non è una novità, ma la quintessenza della continuità del post Pci.
Appartiene a un clan familista di inaffondabili (i Monami-Ferrero- Ferraris) che aveva già mansioni direttive nella Sinistra all’epoca di Stalin. E che ha rappresentato, nello sciagurato periodo della Gauche valdotaine, la linea politica di peggior gregariato culturale alle forze localiste.
Gente che confonde alleanza politica con matrimonio, convergenza amministrativa con sindrome di Stoccolma.
Sono alleati a un partito musulmano per costruire una strada? Subito si convertono all’Islam. Amministrano un Comune con dei mormoni? Subito diventano poligami. Devono costruire un acquedotto in una città indù? Subito corrono a venerare la Trimurti.

Degli Zelig che, forse per carenza di personalità e di solida convinzione individuale, assumono le sembianze politico-culturali dei loro alleati del momento. Se preferite, degli ascari volontari.
Consigliera comunale per due legislature quasi intere, assessora ai servizi sociali dal 2006 al 2010, si è ritirata dalla vita politica nel 2014, senza attendere la fine della legislatura e invocando rispettabilissime ragioni personali.
Questa è un’altra ragione per cui un eventuale ritorno alla vita pubblica (dopo nemmeno un anno?) non sarebbe rispettabile. Una riedizione, con leggera variante, della scorrettissima Barbara Spinelli?
Insomma ha galleggiato senza lode e senza infamia, mai una dichiarazione vivace, mai un sussulto, sempre il tranquillo conformismo di chi è ben conscio di operare da “enfant gaté”, in una struttura protetta: alla fine, contando calzini e senza aver mai sparato un colpo, giungerai ad essere generale per anzianità. Un Laurent Viérin della Sinistra. Se Centoz verrà a venderci questa candidatura come una novità di rinnovamento, sarà un’offesa all’intelligenza dell’elettorato. (roberto mancini)

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3 commenti su “Discontinuità ambigua”

  1. roberto mancini Says:

    Antonella Barillà?
    Mah….

  2. bruno Says:

    In ogni caso dovrà essere un sindaco acefalo, solo rappresentativo, che non sia in grado o non voglia o non possa mettere il naso nelle faccende Comune-Regione, che saranno gestite a prescindere da altri centri di potere. Un sindaco di facciata, insomma, che magari si occupi di immigrati e di problemi sociali, argomenti molto di moda e molto sinistra chic, possibilmente donna, anche questo molto sinistra chic. In caso contrario l’accordo non potrà funzionare a lungo. Sono disposto a mettere la mano sul fuoco.

  3. roberto mancini Says:

    Bruno,
    sei un saggio.


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