Flop flop flop!


Non ho letto il Projet Ecole, ma da quello che emerge dai giornali mi pare di capire che si trattava di ampliare lo studio delle varie discipline, utilizzando la lingua francese e inglese. A sentire alcune insegnanti della scuola elementare, sembra che questo in parte già si faccia. Il francese viene impiegato per insegnare la storia, la geografia, la matematica ecc… chissà se è vero. Se così fosse la realizzazione di una scuola plurilingue si ridurrebbe al solo potenziamento della lingua inglese che tutti desiderano. Allora perché la Scuola ha detto no? I tempi erano troppo stretti? Probabilmente è così. Vero anche che una sperimentazione non dovrebbe partire dal desiderio di un paio di mamme con figlioletti in età scolare, ma da un disegno politico chiaro e finalizzato a un bacino di utenza più ampio di un paio di classi in via sperimentale.

Come mai questo piano non è mai stato preso in considerazione prima, quando i fondi c’erano? E perché la scuola, nonostante l’indennità del bilinguismo, è sempre stata pigra verso qualsiasi novità riguardo al francese?(Mi riferisco soprattutto alla scuola media). Forse perché l’indennità doveva essere un premio dato in seguito a un servizio e non un regalo istituzionale elargito a tutti indiscriminatamente? Ha perfettamente ragione la signora Jeannette Bondaz quando afferma “che dopo quarant’anni di un sistema scolastico bilingue all’avanguardia non si può mettere in ballo il problema della metodologia”. (Gazzetta matin). La verità è che la nostra scuola non è mai stata all’avanguardia! Quanti soldi sono stati spesi per la formazione degli insegnanti in Francia? Con questi risultati, possiamo dire che anche in questo caso i soldi sono stati buttati. Il fallimento del Projet Ecole riflette il fallimento di un sistema culturale e politico più ampio. Un sistema basato non sui contenuti, sui progetti, sullo sviluppo inteso anche come sfida, ma unicamente sul consenso e sulla sua salvaguardia.

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7 commenti su “Flop flop flop!”

  1. Andrea Says:

    Perché gli insegnanti notoriamente sono sempre e comunque contrari a qualunque riforma, e non hanno tutta questa voglia di impegnarsi e di lavorare. Perché l’ assessore non è un vero leader in grado di capitanare i suoi. Perchè la Regione è un pachiderma di burocrazia fine a se stesso.

  2. GG Says:

    Ho due figlie alle elementari, una delle due fa matematica “sempre” in francese, l’altra solo saltuariamente.I libri di storia e geografia sono entrambi in italiano, come le lezioni.

  3. GG Says:

    @Andrea
    La tua risposta è generalizzante e poco motivata da esempi. Gli insegnanti in Valle sono centinaia, tutti inerti e pigri? Posso farti molti esempi contrari. L’Assessore quale? Negli ultimi 2 anni ne abbiamo avuti 3 differenti. Ed infine la burocrazia non la fanno i burocrati, la fanno le leggi (ed i dirigenti che le applicano). E in materia di scuola abbiamo potestà primaria, quindi le leggi le fa il Consiglio Valle, i dirigenti li nomina la Giunta regionale. Inoltre viviamo in democrazia ed il Consiglio Valle lo eleggiamo noi valdostani. Caro Andrea, quanto ti senti responsabile per l’attuale livello della burocrazia regionale?

  4. Nelson Says:

    Attenzione: siamo così sicuri che sia una necessità insegnare matematica, geografia, storia, etc. in inglese e francese? dove si prendono le ore per fare questo? Perché è chiaro che se voglio insegnare le stagioni anche in francese ed inglese ci vorrà maggior tempo. Inoltre imparare nozioni e ragionamenti in una lingua diversa risulta più difficoltoso (a scapito dell’apprendimento delle materie).
    E poi l’italiano come lo impareranno i bambini? Non serve?
    Qualcuno ha pensato inoltre ai bambini che hanno difficoltà nell’apprendimento? Se già arrancano attualmente, cosa faranno con le materie veicolate in 3 lingue?
    Qualcuno ci ha pensato?

  5. giancarlo borluzzi Says:

    @ Nelson.

    Quanto scrivi è ovvio. Ma qui si vuol fingere la regione come diversa…

    La logica imporrebbe la conoscenza dell’inglese alla pari con l’italiano senza perdere tempo in veicolamenti di cui ben caratterizzi le controindicazioni.
    Il francese uno lo capisce orecchiandolo, è senza senso studiare le sue regole grammaticali per fingersi poi bilingui a Roma.
    Luca Mercanti, nel suo editoriale sulla Gazzetta di ieri, ben si è espresso in merito.

    Più in generale, il cretinismo valdostano emerge quando persone senza vera arte e parte sciorinano la presunzione di poter discettare su quali lingue si devono insegnare ad altri.
    La scuola pensi a italiano, matematica etc. e inglese, poi è la famiglia a dover introdurre la prole nel mondo, non certo gli insegnanti caratterizzati dall’ansioso tic della ricerca del posto fisso pagato con le tasse di tutti, non dal conoscere l’unica lingua mondiale, come la carnevalata della squolla trillinghue ha dimostrato.

  6. Andrea Says:

    Eccesso di sintesi mi ha portato a generalizzare. Il fallimento del progetto e’ un fallimento di sistema. Sono sconfortato. Credo che abbiamo ampiamente superato la soglia. Ormai non è’ un più un problema della politica, del dirigente, del consiglio, e’ un problema di sistema. Tutti gli attori di volta in volta coinvolti in un progetto, non riescono ad avere un fine comune, un obiettivo condiviso ed il risultato è sempre più frequentemente lo stesso: il nulla. Non riusciamo a fare un ospedale, non riusciamo a gestire un aeroporto, non riusciamo a far funzionare un treno e via dicendo. Personalmente mi sento assolutamente è totalmente impotente. Ho letto che in Trentino hanno 345 classi plurilingue frutto, pare, di sinergie e volontà di famiglie, insegnanti e assessorato. Evidentemente sanno fare squadra. Noi ci perdiamo in mille polemiche. Chi contesta il senso, chi contesta il metodo, chi contesta la tempistica, insomma una comunità di protagonismi e di signor no.

  7. Piera Says:

    Vi invito a leggere la sperimentazione trilingue di Trento partito quet’anno ( a regime per 5 anni ). Nessuna strana alchimia tranne molta professionalità e chiarezza nella stesura del “Piano”. Progetto che parte dal “nido” ( non scherzo!) alle scuole superiori con programmi in itinere condivisi da tutte le scuole del territorio. Il progetto prevede ovviamente anche la formazione degli insegnanti ( per 5 anni!). Le lingue straniere (tedesco e inglese) entrano gradualmente nel curricolo degli allievi. Per la scuola dell’infanzia il piano prevede in tutte le scuole almeno 4 ore settimanali di esposizione linguistica di ciascun bambino in almeno una lingua tra tedesco e inglese. Per la scuola elementare nella maggior parte dei piani di studio l’insegnamento di lingue prevede in 1^ e 2^ elementare 2 ore di inglese o di tedesco. Dalla 3^ elementare 2 ore di tedesco e 2 ore di inglese. Il piano prevede in tutte le classi 1^ e 2^ l’aggiunta di 3 ore settimanali in CLIL (insegnamento veicolare) in inglese o in tedesco. Dalla 3^ elementare sono invece previste almeno 5 ore in CLIL in inglese o in tedesco. L’italiano rimane comunque la lingua veicolare per eccellenza in tutti gli organi di scuola. Nulla a che vedere con la proposta valdostana ( école en langues vda)che prevede fin dalla prima elementare 12 ore d’inglese, 13 di francese e solo 5 d’italiano!!!! I numeri parlano e si commentano da soli. La scuola attuale valdostana rimane comunque l’unica scuola bilingue in Italia ( e forse anche altrove) in un contesto sociale che bilingue non lo è affatto. Questo è il primo punto su cui iniziare una seria discussione pedagogica e didattica.


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