Con quali soldi?


C’è nell’aria il faraonico progetto delle Funivie delle Cime Bianche, 530 chilometri di piste, intorno al Monte Rosa. Le funivie collegheranno Alagna Valsesia, passando per Gressoney e Ayas fino a Zermatt, attraverso le piste e gli impianti di Valtournenche e Cervinia. Il progetto è finanziato dall’Europa, ma chi sarà il finanziatore degli impianti? La società Monterosaski spa e chi c’è dietro alla società? La Regione. Leggo su Ansa VdA: “L’attuale dissesto finanziario della Monterosaski spa impone importanti riflessioni che potrebbero potenzialmente tradursi in dolorose scelte strutturali, doverose, seppur impopolari all’interno della stessa”. Mi chiedo come si possa anche solo ipotizzare un nuovo complesso sciistico e di queste proporzioni, se l’esistente è in grave dissesto economico. Le dolorose scelte strutturali altro non sono che i licenziamenti del personale. Dunque la Società è in crisi e licenzia e poi investe (soldi nostri) su un progetto senza le garanzie di poterlo mantenere? Non sono le dimensioni che risolveranno i problemi, semmai renderanno giganti questi ultimi. Forse sarebbe il caso di pensare a un altro tipo di turismo che possa garantire un paesaggio intatto in tutte le stagioni. E che gli svizzeri imparino a fare il cappuccino!

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12 commenti su “Con quali soldi?”

  1. anna Says:

    Si prospetta lo stesso percorso già sperimentato dal Casinò.
    Prima di effettuare costi strutturali così importanti, non sarebbe opportuno fare uno studio approfondito sul rapporto costi/benefici? E come dice Patuasia, guardare soprattutto su dove andrà il turismo invernale del futuro. Forse sarebbe più utile percorrere strade non ancora percorse da altri, in sostanza anticipare i tempi. Se guardiamo sempre al passato e ci limitiamo a copiare quello che altri hanno già fatto da tempo, saremo sempre un passo indietro. Ormai soldi da buttare non ce ne sono più, ed è ora di far funzionare il cervello.

  2. poldino Says:

    Ottima riflessione quella di computare i costi ed i benefici prima di imbarcarci in un opera, soprattutto se pagata con soldi pubblici. Solo che in VDA ciò non avviene e, se avvenuto, sarei curioso di sapere in che occasione. Pensi un po’ cara Anna se avessero fatto la valutazione di cui parla lei per l’Aeroporto regionale e peggio ancora il trenino di Acquefredde, probabilmente nelle casse della Regione vi sarebbero un po’ di soldi da impiegare per qualcosa di costruttivo, che dia lavoro. Invece nulla di tutto questo, anzi le perdite per le opere sopraddette non sono terminate: pare che per l’Aeroporto – a detta dell’assessore competente – dovranno valutare se conviene interrompere il rapporto con la Soc. che lo gestisce oppure andare avanti a spendere altri soldi poiché qualche mente illuminata a fatto un demenziale contratto trentennale. Tali opere, sempre che non siano state realizzate male volutamente, appaiono proprio deliberate con pressapochismo come appare il domaine skiable del Monteresa di cui si parla nel post.

  3. soudaz Says:

    L’ha ribloggato su Il Blog di Tino Soudaz 2.0 ( un pochino)e ha commentato:
    Spero proprio che ci si metta a riflettere sui ricultati della situazione attuale!

  4. fausta baudin Says:

    Lo studio intanto è stato fatto, anche su costi/benefici, e i soliti progettisti hanno intascato qualche centinaia di migliaia di euro. Ovviamente il loro obiettivo era dimostrare che l’affare era conveniente e che i danni ambientali non c’erano o in minima misura. Totalmente inutile quindi.

  5. Puccettone Says:

    A- pochi grandi appalti, una o due imprese (le solite) e pochi professionisti (i soliti) che lavorano.
    B- piccoli appalti diffusi sul territorio, tante piccole imprese che lavorano, benefici distribuiti con equità.
    Se la strada che viene scelta è sempre la A, anche adesso che le risorse diminuiscono, è ovvio che le scelte non sono fatte per il benessere della popolazione, ma per il tornaconto di pochi.

    (“Ricordatevi che vi ho fatto un favore…” cit.)

  6. ing. Says:

    Forse se aspettaste che lo studio venga terminato e allora lo leggeste potreste parlare con cognizione, non scrivete su cose che non conoscete solo per dare aria ai polmoni e fare la solita polemica un tanto al kg.

  7. giancarlo borluzzi Says:

    Evidentemente questo “ing.” non ha capito cosa c’è scritto nell’analisi proposta da Patuasia e da me condivisa.

    Si parla di paesaggio intatto, altro dal piazzarci sopra degli impianti.

    La situazione finanziaria della Monterosaski, con dietro la regione e davanti o dietro o di lato o di sopra o di sotto l’Europa, è altro aspetto importante da considerare visto che il piatto piange; comunque non autorizza in alcun caso l’utilizzo commerciale di un territorio che va invece salvaguardato.

    In tale contesto, la lettura dello “studio” cui fa riferimento “ing.” è importante quanto la lettura dell’elenco telefonico di Melbourne.

  8. ing. Says:

    Caro Borluzzi, visto l’andamento mondiale del turismo in montagna e la creazione, in tutto il mondo di nuove stazioni e aggregazioni delle stesse per potere restare a galla, noi facciamo il contrario, teniamoci le mucche e facciamo che chiudere gli impianti del monterosa, cosi gli abitanti potranno ospitare quei quattro turisti, ovviamente tutti stranieri, perchè gli italiani non comminano, e farli passeggiare sulle nostre bellissime montagne.A Zermatt e a Chamoniz hanno fatto gli impianti, vada a vedere quanti, hanno le case e hanno la gente.
    Forse potremmo imparare da loro e non dai quelli come lei per cui la soluzione è ritornare a pascolare le mucche.

  9. bruno Says:

    Signor ing. La cosa importante è che le paghino la parcella. Zermatt e Chamonix? La Svizzera ha da lungo tempo impedito la creazione di nuovi “domaine skiable” perché la clientela non è più in crescita. Vogliamo strapparci quei quattro clienti? Partita persa fin dall’inizio. Mi stupisco di questi finanziamenti europei. Finanziano come il Fospi? Un po’ a tutti? altro ing.

  10. giancarlo borluzzi Says:

    Che pena questo “ing.” tutto teso a sfuggire il problema, forse proprio per la ragione addotta da bruno nella sua prima riga di replica.
    “Facciamo che chiudere gli impianti del monterosa”: così vaneggia tale “ing.”, sparando una muccata mai avanzata da nessuno. Conosco Zermatt e Chamonix come le mie tasche e sicuramente più di chi scrive Chamoniz e quindi dico che non esistono collegamenti tra vallate tipo quella cui punta l'”ing.”; queste località hanno più successo di ogni stazione valdostana per più ragioni estranee ai loro impianti sciistici.
    Le mucche, istruisco l’ “ing.” in questione, non salgono a pascolare al col di Nana, ma l’ambiente va salvaguardato vergine senza sodomizzazioni, oltretutto da parte di società in situazioni finanziarie qui evidenziate.

  11. patuasia Says:

    Aggiungo a quanto detto dal signor Borluzzi che condivido in toto, mettiamo anche di farlo questa mega impianto, ma poi dove le mettiamo a dormire le migliaia di turisti che secondo i calcoli dovrebbero arrivare? Visto che non ci sono alberghi? E le auto e i pullman dove li posteggiamo? E dove sono i servizi necessari per implementare un turismo di massa? E lo vogliamo poi un turismo di massa? E ci sono le risorse e le professionalità per implementarlo? E nel futuro il concetto di massa terrà? Volevamo un aeroporto commerciale a scapito di quello sportivo troppo limitato e cosa abbiamo ottenuto? Possibile che gli errori non insegnino mai nulla?

  12. silent noise Says:

    Si prospetta l’opportunità di antropizzare l’ultimo vallone vergine in valle d’Ayas, pur avendo sott’occhio la tristezza di paesaggi gravemente abbruttiti dai vari domaine skiable.

    Si prospetta la realizzazione di un complesso scarsamente fruibile considerando che il vallone delle Cime Bianche non si presta naturalmente allo sci, è infatti prevalentemente un terrazzamento pianeggiante con alcuni punti persino in salita. Quindi le soluzioni allo studio sono la realizzazione di un impianto senza pista di discesa, oppure in alternativa interventi di movimento terra imponenti.

    L’innalzamento delle temperature comporta l’innalzamento della quota naturale della neve, la tendenza evidenziata in molteplici studi è quella che nevicherà sempre meno a quote contenute. Questo stesso “slogan” è anche utilizzato dalle stesse società di gestione dei domaine skiable per promuovere i finanziamenti delle attività di innevamento programmato. Questo dovrebbe suggerire all’intelligenza strategica di promozione del turismo invernale di muoversi in altri ambiti: ciaspolate, passeggiate, sci alpinismo piuttosto che la realizzazione di nuovi insostenibili ecomostri.

    Le analisi costi/benefici sono insulsi attacchi all’intelligenza dei cittadini e poco più! Chi lo redige tende a far tornare i conti come imposto dai promotori dell’iniziativa. Basta guardare ad esempio l’ultimo grande riversamento di soldi pubblici nel cesso da parte della regione per mano della Monterosa S.pa. stessa: impianto Salati-Indren: 30 milioni di euro con finanziamento PUBBLICO al 100%, che registra 40.000 passaggi (e non primi ingressi) ogni 365 giorni. Non si ripagherà mai, è un flop totale: i numeri parlano chiaro! Altro esempio lampante è la funicolare di Frachey sempre realizzata dalla regione per mano della Monterosa S.p.a.: 12 milioni di denaro PUBBLICO finanziato al 100%, che realizza su 365 giorni mediamente 60.000 passaggi: una spesa inutile, senza mezzi termini.

    Le società di gestione di impianti a fune in valle d’Aosta sono perpetuamente gravemente in perdita, costantemente ricapitalizzate, “regionalizzate”. I costi di gestione, manutenzione ordinaria e straordinaria, nuove infrastrutture anche connesse, sono milioni di euro che ogni anno vengono inghiottiti da un sistema non razionalizzato in base alle reali ben più limitate capacità valdostane. I posti letto, le attrattive, l’adattamento storico alla ricezione turistica sono indicizzazioni basilari ma qui assolutamente mai prese in considerazione o peggio addirittura strumentalizzate, come nelle analisi di cui sopra, per sperperare soldi pubblici.

    Sarebbe doveroso un piano generale di marketing regionale che non si può al momento pensare di strutturare fruttuosamente in meno di 10 anni ben mirato per tentare di consolidare lo stato attuale, altroché pensare a creare nuovi mostri inutili.
    Bisogna assolutamente pensare (e subito!!!!!) a forme alternative di turismo.

    Si pensa di realizzare nuove strutture quando non si riesce minimamente a gestire l’ordinarietà festiva attuale, che si traduce in esperienza negativa per i turisti: mai stati esempio a Champoluc, per rimanere ad Ayas, sotto le feste di natale? Code interminabili in ogni attività, niente parcheggi, tutto sporco: invivibile, la qualità della vita precipita. Il turismo invernale sulle alpi è necessariamente in declino rispetto al alcuni decenni passati quando le alternative (altre mete turistiche per le feste: mete esotiche, città in neuropa e nel mondo meno raggiungibili – i voli aerei oggi costano niente …) erano molto limitate. Con queste nostre reali possibilità è necessario imparare umilmente a gestire bene l’esistente razionalizzando questi grandi parchi gioco cui si ripone un impegno insensato.

    I domaine skiable in valle d’Aosta sono stati inculcati nell’immaginario collettivo come la grande e sola opportunità turistica invernale: non è così. SVEGLIATEVI! Che sono assolutamente necessari gli impianti ve lo racconta e fa crede attraverso affascinanti piani di sviluppo chi prosciuga anonimamente i conti reginali (manager “ing.” vari e subalterni).
    Questi sono carrozzoni intollerabili sotto ogni profilo, turistico ed ambientale. Certo purtroppo sono anche l’opportunità di stampo mafioso per i manager, dipendenti o meno (certi dipendenti guadagnano tranquillamente cifre a 5 zeri quindi somme ben superiori a quelle degli amministratori però senza alcuna vergogna pubblica), e per le grandi ditte che partecipano agli appalti. Tutto qui. Se ci fossero state attente analisi da parte della Procura per capire come vengono gestiti i soldi PUBBLICI all’interno di queste società partecipate non saremmo in queste acque….


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