Bella domanda2


“I partiti nazionali sono destinati a sparire dalla VDA? Si ha l’impressione di sì. Dove sono? Siamo circondati da unionisti di varie sfumature, li troviamo in ben tre partiti: UV, UVP, Alpe. Stella alpina è serva del primo. Una parte di Alpe è serva del secondo. Un monopartito con correnti diverse al suo interno dettate da interessi economici e ambizioni che corrispondono ai due clan rossoneri. In Alpe, la presenza di una cultura urbana crea forti contraddizioni. Se gli ex Verdi trovano affinità con gli ex di VdAvive con gli ex di Renouveau le cose si complicano. Questi ultimi sono e restano unionisti. Però progressisti. L’errore di Floris, ma non solo suo, è stato quello di non capire che il bersaglio non era Rollandin, ma l’Union valdotaine. Per indebolire i leader andava indebolito il partito. Cosa che già era avvenuta al suo interno con Louvin prima, Perrin dopo e per ultimo Viérin. Mantenere la divisione doveva essere la costante di ogni azione politica da parte di Alpe e del PD. Con le parti unioniste che riprendono il dialogo non solo Milanesio e Rollandin devono diventare centenari per sperare in un cambiamento, ma a questi vanno aggiunti i due Viérin, quelli che lo hanno messo all’angolo. E, se Rollandin è prossimo alla “pensione” (tre mandati), il giovane Viérin quando rientrerà nella casa madre avrà tre lustri davanti. L’unica speranza a questo punto potrà arrivare da Roma con la riforma del Titolo V.

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10 commenti su “Bella domanda2”

  1. Il Pretoriano Says:

    Qui mi sa che bisogna chiamare a raccolta tutti i “valdostani di adozione” e creare un partito alternativo. Non abbiamo più scelta e non dobbiamo più perdere tempo dietro sti lestofanti politici locali….! Forza bergamaschi, veneti, calabresi, pugliesi, lombardi, toscani, marchigiani, umbri, e….. immigrati regolarizzati mettiamoli nella riserva sti leoni affamati di potere e portiamoli alla fame così capiranno come si sta de l’autre coté….!

  2. Vanni Says:

    Ma la politica non è una scacchiera, per fortuna, e la situazione è più complicata di come la esponi. Ad esempio, vorrà dire qualcosa che Alpe non sia andata a Cogne se, come scrivi, la parte cittadina al suo interno, è in netta minoranza? E cosa significa se il PD, forza politica nazionale, ha assunto la posizione che conosciamo (vedi il pezzo di Mancini)? Il fatto poi che l’autonomismo sia diventato centrale nel dibattito politico di tutte le forze politiche non è un disvalore. Il problema è piuttosto – ne sono convinto – come lo si intenda e come lo si vive.

  3. giancarlo borluzzi Says:

    Il cosiddetto autonomismo valdostano è un disvalore. Se questa regione fosse amministrata “laicamente” da un team internazionale nominato da Fed o Bce tutto andrebbe meglio.

    “Valdostani di adozione” è un termine del pisello, come valdostano, popolo, comunità. Sono termini ricoperti di cambronnismo in quanto utilizzati dal locale micronazionalismo da operetta.

  4. Graziano Says:

    Ma l’articolo quinto è quello famoso che dura da decenni che chi ha i soldi in mano ha vinto?

  5. roberto mancini Says:

    caro Vanni, dissento:

    è diventato centrale il modo localista di parlare dell’autonomia.
    I partiti nazionali, sopratutto la Sinistra, per mera dabbenaggine e conformismo hanno accettato di incentrare la loro azione solo sul tema dell’identità.
    Io semplicemente mi rifiuto, su quel concetto non voglio incentrare la mia azione politica.‬
    ‪Secondo: l’identità è dinamica, dunque chi la marmorizza ha lo scopo di inventarsi ” miti fondanti” di qualche tipo.‬
    Tipo il “fiero montanaro”.‬
    Poi lo vediamo all”opera tutti i martedì, il montanaro del mito, a far la fila dei leccaculi di Rollandin ( o di Caveri: insomma del presidente in carica…) con lo stesso talento dei calabresi della piana.‬
    ‪Quando hai tempo , sulle identità immaginarie leggi Remotti Dovrebbe essere il testo base per gli attivisti della Sinistra, che invece da 50 anni , col ciglio umido, leggono le poesie ( brutte…) di Cerlogne…
    ‪Terzo: chi crea identità forti, basate unicamente sulla lingua, vuole solo erigere muri verso gli altri.‬
    ‪Il muro di Carema, la cittadella assediata, l’esterno che ci assedia, il centralismo che è sempre alle porte.‬
    ‪Così si creano comunità ottuse e paranoidi, che scaricano sempre all’esterno l’esame delle loro difficoltà interne.‬
    Comodissimo, per chi ruba stipendi in piazza Deffeyes,‬
    In questa maniera il dibattito non è mai sul come si è amministrato in VDA.
    I cittadini non devono chiedere rendiconti ai loro assessori, ma vigliare contro Roma. Esattamente il pensiero leghista!!
    Il pensiero critico e il controllo democratico valgono solo verso l’esterno.
    ‪Quarto: la lingua non è affatto l’elemento più importante della cittadinanza, ma quello più secondario.
    ‬‪Il buon cittadino non lo riconosco dal dialetto che parla, ma dal fatto che paga le tasse, non ruba e non picchia la moglie.
    Parli la lingua che vuole, non me ne puà fregare di meno.‬
    Da 50 anni la Sinistra rincorre i localisti sulle loro estenuanti masturbazioni linguistiche.
    Quinto: mai sentito parlare dell'”eterogenesi dei fini”?
    Tu dici che vuoi sparare al cervo nella radura, ma in realtà colpisci la moglie, che era il tuo vero obbiettivo…‬
    L’esame di francese non serve a tutelare la lingua o a arricchire il bagaglio culturale, ma solo a creare sbarramento per la manodopera da fuori, a tenere fuori dal territorio gli “stranieri”.‬
    E a comprare legalmente il voto degli addetti della pubblica amministrazione con 200 euro mensili, espediente degno di De Mita e della regione Calabria.
    Poiché i partiti nazionali, sopratutto quelli di Sinistra, di questi concetti non si sono occupati, sono quasi spariti.
    Ma poi, scusa, vuoi che di cose simili se ne occupasse la Destra?Forza Italia di Cleto Benin?
    ‪.

  6. patuasia Says:

    Le ricordo, signor Il Pretoriano, che l’Union valdotaine è il partiro di riferimento della maggioranza dei calabresi e ha numerosi simpatizzandi nei nuovi arrivi marocchini. Non credo che possano c’entrare le origini di appartenenza, ma la cultura.

  7. poudzo! Says:

    Patuasia. Una pugnalata al cuore….ma oramai è cosi. L union si sta piano piano svendendo come L italia verso L europa. Interessi, soldi,molti soldi,anche da noi 4 gatti che decidono il futuro di tutta una comunità! evidentemente funziona cosi! perchè il mondo,anche li, non sono piu di 4\5 famiglie potentissime a decidere TUTTO. TUTTO significa non alcune cose,ma TUTTO!

  8. Il Pretoriano Says:

    Patuasia
    Gentile Signora, Le ricordo che qui in Valle d’Aosta non è mai esistita nessuna cultura,se non quella dell’opportunismo creata non dagli immigrati ma dai localisti indigeni che hanno a loro volta creato una cultura dello scambio che è sotto gli occhi di tutti, soprattutto dei valdostani di adozione. E allora, se non si vuole cambiare questo status, si è complici.

  9. giancarlo borluzzi Says:

    La (pseudo)cultura dell’opportunismo è il supporto elettorale per l’invenzione di pagliacciate micronazionaliste fondate sulle “idee” di Chanoux, metodologicamente un Isis ante litteram con il suo integralismo becero.

  10. patuasia Says:

    Signor Il Pretoriano, non condivido la sua lettura della società in valdostani e vadostani di adozione, perché in questo modo convalida le teorie unioniste del popolo de inque. Io credo nella cultura e nella sensibilità degli individui.


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