Bella domanda!


“I partiti nazionali sono destinati a sparire dalla VDA? Si ha l’impressione di sì.” Questa è proprio una bella domanda postata da un caro utente di Patuasia. Un partito è già sparito e si tratta dei Verdi oggi nell’agglomerato di Alpe, composto in buona parte da ex unionisti. Tra un po’ spariranno anche lì, almeno i loro elettori che, con buone probabilità confluiranno verso L’altra Valle d’Aosta più rappresentativa delle loro idee. Qual’è stato l’errore di Riccarand? Quello di raggruppare all’interno del nuovo partito, oltre ai fuoriusciti unionisti di Vdavive, anche quelli di Renouveau. Gli attuali consiglieri Morelli, Chatrian e Certan legati affettuosamente a Carlo Perrin. Politici che arrivano dalla “campagna”. Un divario culturale da non sottovalutare. Riccarand e gli altri fondatori cittadini, speravano di aprirsi al territorio e in effetti così è stato: Alpe ha portato a casa cinque consiglieri, ma tre unionisti di ferro (oggi in quota a Viérin). Per questa “apertura” il prezzo più alto l’hanno pagato i Verdi che in Consiglio regionale non hanno più voce. Ne valeva la pena? Sembra che Alpe sia stato, per i perriniani, il mezzo di trasporto per arrivare in Consiglio, da soli non ce l’avrebbero mai fatta e neppure tra le fila dell’Union. Immagino che l’attuale segretario abbia trovato assai difficile convincerli a non andare alla Costituente, occasione splendida per un aggancio ufficiale e ideologico all’UVP senza il quale risulta compromessa la scusa per andarsene. Immagino che i tre rosichino assai.

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2 commenti su “Bella domanda!”

  1. Reginaquadri Says:

    Scusi Patuasia- la mia domanda centra in parte con il suo post- ma lei cha ha girato mezzo mondo, non trova un po’ eccessivo definire Aosta una realtà urbana? Aosta, anche rispetto ai micro-comuni, rimane comunque un paesotto allargato.
    Le teorie sul divario culturale tra città e campagna potevano avere fondamento negli anni 60 / 70 (anche se in una realtà come quella valdostana erano inesistenti) ma, nel 2015, affermare che un abitante di Aosta possa sviluppare una “cultura urbana” che un cittadino di Saint-Christophe non può comprendere, sembra irrealistico. Forse la cultura, in un mondo dove tutti hanno accesso ad internet, va soprattutto misurata soprattutto in funzione delle letture scelte, non dal paesino più o meno grande in cui si abita. Io comunque il suo blog lo leggo spesso e volentieri.

  2. patuasia Says:

    Ha ragione, signora Reginadiquadri, Aosta è un paesotto, ma il resto della Valle è un paesotto ancora più paesotto. Sembra irrealistica la teoria della città e della campagna eppure qui c’è ancora. Rimane una visibile differenza seppur ridotta grazie alle nuove tecnologie che però non hanno intaccato i riti tribali che ancora ci sono, veda alla voce Festa dei coscritti con ubriacature al seguito. Le consiglio il libro del bravo fotografo Stefano Torrione, uno dei suoi migliori reportage: Nos-atre e si renderà conto che quello che dico, purtroppo, non è irrealistico.


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