Un cervello piccolo piccolo


Soffriamo della sindrome del nano: amiamo tutto ciò che è gigantesco. L’aeroporto sportivo non andava bene ne progettiamo uno commerciale (con l’esito che sappiamo). L’ospedale non è abbastanza grande lo vogliamo raddoppiare. L’università che attualmente ospita poco più di un migliaio di iscritti la vogliamo per un indotto che è dieci volte superiore. Le funivie devono diventare sempre più grandi, sempre più internazionali… il traino economico dell’intera regione rimane quello dell’edilizia, alla faccia del turismo sostenibile e culturale che dovrebbe sostituirlo. Dietro l’angolo si intravvedono sbancamenti, parcheggi, sconvolgimento della vivibilità e del paesaggio. Il modello dello sviluppo economico è quello che ristagna dagli anni sessanta. In cinquant’anni non si è affacciata nessun’altra prospettiva. In compenso non valorizziamo le cose grandi che abbiamo. Volete vedere che il cromlech verrà sepolto nelle cantine del nuovo ospedale? Che delle miniere di Cogne non se ne farà nulla? Che le stele rimarranno inumate nel loro sargofago immenso e costoso per altri lunghi anni? Abbiamo manie di grandezza, ma il cervello è piccolo piccolo… infatti consideriamo la cultura come un semplice coadiuvante dello sci.

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One Comment su “Un cervello piccolo piccolo”

  1. uesto è un esempio Says:

    Ieri, mi è capitato tra le mani il giornale LA SENTINELLA DEL CANAVESE e ad attiarare la mia attenzione è stato un articolo che parlava di crescita del turismo in questo territorio del 15%. Il giornalista spiegava che si era sviluppata una sinergia tra operatori turistici, amministratori e territorio, al fine di creare un terreno favorevole alla crescita del turismo e con la creazione di un indotto che facesse crescere l’economia del territorio. Ad esempio, in collaborazione con le attività turistico ricettive vengono organizzatiì dei tours culturali, storici, enogastromici, paesaggistici con visite guidate ai siti di maggior ineresse. Ad esempio ai turisti che vogliono percorrere il loro territorio in bicicletta, vengono incontro organizzando il trasporto del bagaglio e creando una rete di artigiani che possa riparare le biciclette in caso di necessità. Questo è un piccolo esempio che dimostra che senza un dispendio di denaro pubblico, si possono creare nuove opportunità di lavoro e di crescita dell’economia del territorio.
    Noi invece pensiamo in grande, ma non costruiamo nulla. Noi pensiamo che i turisti debbano venire da noi perchè abbiamo le montagne più alte, perchè abbiamo paesaggi mozzafiato, e per tutto quanto di bello abbiamo, ma se non creiamo le condizioni perchè tutto questo patrimonio venga usufruito con facilità e semplicità abbiamo già perso. SIAMO PRESUNTUOSI, una maggiore umiltà ci aiuterebbe a capire cosa cercano, cosa vogliono i turisti e quali condizioni possiamo creare. E’ il nostro approccio che e’ sbagliato.
    Come dice lei nel post precedente, ci siamo specializzati solo nella questua.


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