Abbasso l’autonomia!


Io credo che la sperimentazione della scuola multilingue sia solo un pretesto politico per confermare la bufala della minoranza linguistica. Poi c’è anche il desiderio di qualche genitore che vede il proprio figlio già proiettato nelle varie cabine di regia che governano il mondo, ma questi deliri di onnipotenza sono solo il corollario di un disegno più concreto. L’autonomia è a rischio estinzione e l’unico appiglio è proprio quello che ci presenta come una minoranza culturale. Sappiamo bene che così non è, che il francese è lingua detestata e pochissimo parlata, che la Festa più vissuta dall’intera comunità non ci azzecca un piffero con la tradizione dei celti, ma preferisce i sapori del Mediterraneo. Dunque dobbiamo inventarci una prova che contraddica la realtà, almeno a livello ufficiale, Questa prova è la scuola.

Diversa, unica, territoriale… peccato però che per dare l’avvio all’alibi occorra l’intervento dello Stato: autonomi, ma non indipendenti. Se fossimo una collettività matura che avesse usurfruito al meglio dell’opportunità dataci dall’autonomia, se avessimo sviluppato livelli amministrativi-etico-culturali di eccellenza, potrei anche essere d’accordo, ma non è così. L’autonomia è stata gestita per consentire alla mafia locale di prendere possesso di ogni cosa, persone comprese. Una mafia che non ha aspettato l’immigrazione calabrese per nascere (l’ha usata in un primo tempo per fini elettorali e adesso è costretta a scendere a patti con vari esponenti della ‘ndrangheta), bensì i ricchi contributi dello Stato. Non si tratta di criminalità organizzata come normalmente la si intende, ma di politica criminale così astuta e protetta da usare con tranquillità tutti gli espedienti che la democrazia mette al suo servizio. La Valle d’Aosta è un esempio, un faro per coloro che intendono la politica come un mezzo per far quattrini in fretta, per poter godere dei piaceri e dei privilegi che il potere sa offrire. Per poter spradoneggiare come nuovi feudatari su un territorio che viene inteso come una proprietà di clan. Allontanarsi dallo Stato (ma non economicamente) vuol dire solo questo: farsi i cazzi propri senza estranei che possano rompere gli zebedei. Occorre dare aria alle stanze, altrimenti si rischia di morire per asfissia.

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11 commenti su “Abbasso l’autonomia!”

  1. bruno Says:

    lo diceva già la S.ra Viglino, partigiana e fondatrice dell’UV: “Non era questa l’autonomia a cui pensavamo.

  2. Schiscèta Says:

    Uno dei cavalli di battaglia della retorica dell’unionista-medio è sicuramente il ”ah, se Chanoux ci vedesse..”, ma si dimenticano spesso che l’autonomia è stata scelta e voluta da quell’eretico di Chabod, che lottò per l’autonomia affinché la Vallée non diventasse francese. Fece male? Io non credo, la nostra particolarità CULTURALE sarebbe quasi sicuramente andata persa in una Francia come quella di De Gaulle. La responsabilità di questa autonomia ”di facciata” è, giustamente come sottolinea Lei signora Patuasia, da attribuire ad una politica miope che si è nascosta dietro ad un mantra che ormai ha perso di valore. Siamo ”unici”. Degli ”unici incapaci” nel gestire le nostre risorse.

    A livello scolastico il fatto che i nostri studenti si addentrino nel francese già da piccoli è per me una fonte di ricchezza che però si è rivelata, negli anni, un’arma a doppio taglio. Da un lato si trascurano le altre lingue (italiano e inglese importanti ugualmente) negando così agli studenti la possibilità di essere futuri ”cittadini del mondo”. Dall’altro il francese scolastico si riduce proprio a questo: alla scuola. Poche le materie fatte in francese, poca la civilisation valdotaine (orrore!). Impariamo la grammatica e una volta finita la scuola mettiamo il francese in un cassetto e arrivederci e grazie.
    Qualche decennio fa gli studenti protestarono in Regione perché l’attestato della lingua francese ottenuto alla maturità non veniva riconosciuto dalle Istituzioni locali per i concorsi regionali. Oggi il problema è ancora più grave, se pensiamo che uno studente valdostano per attestare la propria conoscenza di lingua francese (sia in Valle che fuori) deve pagare di tasca propria un esame privato per ottenere certificazioni riconosciute a livello europeo.

    Quindi siamo bilingui all’acqua di rose? Invece di creare una forza culturale nella scuola che già abbiamo, si pensa di creare un’ulteriore ”élite” di studenti veri bilingui duri e puri valdostani? Applichiamo alla cultura la stessa politica che si applica alle strade dissestate: invece che riasfaltare il manto stradale, preferiamo tacconare col bitume.

  3. anna Says:

    Mi pare di aver capito che insegneranno anche le materie tecnico scientifiche in francese e inglese. Dove li prenderanno gli insegnanti di matematica, fisica o altre materie scientifiche? Dovranno essere forzatamente insegnanti di madre lingua inglese o francese, perché altrimenti andrà a discapito della preparazione dei ragazzi. Mi permetto di dubitare della capacita degli insegnanti di materie non umanistiche, di trasferire le loro conoscenze in modo efficace in lingua francese?

  4. Sosisse Says:

    Questa è la “Vallée”

  5. Donato Arcaro Says:

    Vedo il rischio concreto di una scuola privilegiata, con stanziamenti importanti, mentre il resto della scuola pubblica ha sempre meno risorse per svolgere adeguatamente il proprio indispensabile compito.

  6. FlaBi Says:

    C’era una volta, in un paese lontano lontano o forse no, una scuola pubblica e gratuita che prevedeva per tutti gli studenti, a partire dall’età di tre anni, un percorso formativo in tre lingue: l’italiano, il francese e l’inglese. Un lettore fu colto da invidia per questo paese, e pensò che quegli studenti fossero dei privilegiati. Tre lingue … che avventura, dal punto di vista concettuale… sappiamo che avvicinare una lingua è avvicinare una cultura… Certo, pensò il lettore, non tutto sarà facile, non tutto sarà perfetto, ma che fortuna questi! Allora partì per esplorare il paese lontano lontano o forse no. Che cosa ti trova? Diatribe forsennate sull’imposizione di una lingua o di un’altra, resistenze fortissime, scetticismo e ostilità anche da parte dei docenti. Nel mio angolino penso che, al di là delle polemiche politiche, spesso giustificate, la Valle d’Aosta una fortuna così non dovrebbe lasciarsela scappare. Che le energie andrebbero utilizzate per garantire il miglior livello possibile di un percorso formativo plurilingue e cioè aperto al mondo.

  7. patuasia Says:

    Signora FlaBi, nessuno credo è contrario a una scuola trilingue, anzi, ma che sia per tutti e che non discrimini l’italiano. Questa operazione è un’operazione squisitamente politica. Attualmente l’inglese è insegnato solo per poche ore si tratta di fare un piccolo sforzo e aumentarle, ma questo nella scuola pubblica e voilà il multilinguismo! La scuola privata ha diritto di esistere, ma con soldi privati.


  8. Per la Signora Patuasia é sufficiente un piccolo sforzo, cambiare poco… certo, come no? I nostri figli sapranno l’inglese bene come ora sanno il francese…meraviglia!! ma per piacere!! siamo seri e apriamo gli occhi!

  9. Paul Says:

    Se fossi padre iscriverei subito i miei figli ad una scuola trilingue con francese ed inglese come lingue predominanti.
    L’italiano sarà sempre meno importante, l’Italia (e la Valle d’Aosta) saranno territori che offriranno sempre meno opportunità ai giovani e alle prossime generazioni….
    meglio che i nostri figli sappiano bene l’inglese e il francese in modo da poter espatriare senza problemi, magari già per frequentare le scuole superiori o l’università…
    Qualcuno dirà… ok per l’inglese ma il francese?
    Il francese è ad esempio una lingua nazionale di uno degli stati più ricchi al mondo (la Svizzera), sicuramente è più produttivo frequentare l’università a Losanna o a Ginevra piuttosto che a Torino o Milano ( nei primi due casi dopo l’università le probabilità di trovare un lavoro adeguato agli studi sono abbastanza elevate, negli ultimi due casi invece è già tanto se si trova un lavoro).
    Oltre ciò il francese è comunque la seconda lingua studiata in diversi paesi europei, più che l’Italiano sicuramente.
    Qui in Italia (ma anche in Valle) non c’è futuro per le nuove generazioni a parte forse nel settore turistico che dovrà orientarsi comunque sempre più verso gli stati stranieri (e quindi è sempre meglio saper bene le lingue)….

  10. patuasia Says:

    Signor Paul, smettiamo di studiare l’italiano che intanto è lingua parlata da pochi, allora smettiamo anche con i corsi di patois, e il francese? E’ parlato ancora meno dell’italiano… a Ginevra è sufficiente sapere l’inglese e poi è meglio andare a Harward, che ce ne frega della nostra cultura, noi siamo pratici e quindi andiamo al sodo vero? Perché allora non propone lo studio obbligatorio del cinese, sa con l’aria che tira la Cina sarà la prima forza economica mondiale e loro alla loro lingua ci tengono.


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