E la strage continua…


Ne vale la pena qundo lo sci è in calo?

Ne vale la pena quando lo sci è in calo?

Nuova strage di alberi per ampliamento pista di sci al Col du Joux

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7 commenti su “E la strage continua…”


  1. Se si continua cosi li non ci saranno più alberi .

  2. Donato Arcaro - guida naturalistica Says:

    Vorrei ricordare che in Valle d’Aosta, nell’ultimo secolo, le superfici boscate sono RADDOPPIATE. L’abbandono delle colture ha portato ad una ripresa naturale dei boschi.
    Possiamo discutere sull’opportunità di ampliare le piste di sci, ma le foreste valdostane non sono a rischio di deforestazione.

  3. patuasia Says:

    Le sue parole sono un conforto, signor Arcaro, ma l’attenzione qui si pone sul senso dell’abbattimento degli alberi per allargare le piste da sci, quando lo sci non è uno sport in crescita, non quello da discesa. Il taglio incide sul paesaggio…

  4. Paolo Ciambi Says:

    Le foreste sono in aumento in tutta Europa, non c’è dubbio, così come è evidente il danno al paesaggio provocato dal taglio di alberi concentrato in un’area. A Col de Joux si spenderanno oltre 600.000 euro senza che vi sia stato prima uno studio sulla sostenibilità economica e ambientale dell’investimento. Piste più ampie richiederanno un maggior innevamento artificiale e dunque maggiori costi, anche perché gli impianti sono tutti sotto i 2.000 metri e dunque soggetti al continuo aumento delle temperature, che sulle Alpi è molto più accentuato che altrove. In proposito, non è stato realizzato alcuno studio nivologico sull’area. Riporto dall’ultimo rapporto 2014 dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change): “L’innevamento artificiale ha dei limiti fisici ed economici, soprattutto nelle stazioni sciistiche di piccole dimensioni e di bassa quota (Sauter et al, 2010;. Steiger e Mayer, 2008; Steiger, 2010; Steiger, 2011), e aumenta il consumo di acqua ed energia”.

    E tutto per una piccola stazione sciistica che ufficialmente supera di poco gli 8.000 (ottomila) utenti a stagione, con un turismo invernale in generale calo (vedi http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/05/spending-review-in-rosso-anche-le-funivie-pubbliche-in-crisi-il-turismo-invernale/1111750/).

    Molto interessanti anche queste considerazioni, che risalgono ormai a otto anni fa: “[…] Eventuale mantenimento degli impianti di innevamento programmato, ma soltanto ove questo sia sostenibile economicamente e consenta con investimenti ragionevolmente contenuti di attenuare/risolvere le principali crisi di innevamento. Questa situazione potrebbe realizzarsi soltanto oltre i 1800÷2000 m circa, mentre a quote inferiori l’aumento delle temperature potrebbe spesso compromettere la funzionalità degli impianti anche in pieno inverno. Si tenga tuttavia presente che tale soluzione comporta elevati dispendi energetici con ulteriore incremento delle emissioni climalteranti, pertanto la sua espansione deve essere attentamente valutata anche in termini di esternalità negative. Ove non sostenibile/conveniente il mantenimento degli impianti di innevamento programmato, è necessaria una progressiva conversione delle attività turistiche in vista di nuove condizioni climatiche, slegandosi per quanto possibile dalla «monocultura» dello sci di pista, privilegiando il più possibile approcci di fruizione dell’ambiente invernale non necessariamente innevato in modo ottimale, ma pur sempre ricco di fascino” (Cambiamenti climatici in Valle d’Aosta, Società Meteorologica Subalpina – 2006).

  5. Donato Arcaro - guida naturalistica Says:

    Condivido il documentato intervento di Paolo Ciambi. Aggiungerei che già oggi molte stazioni invernali sono in passivo. Riscontro altresì che c’è una costante diminuzione del numero di praticanti lo sci di pista mentre, fortunatamente, si stanno sviluppando altre attività, come le escursioni in racchette da neve, che permettono una fruizione più rispettosa dell’ambiente alpino e che non richiede pesanti e costosi interventi sul territorio.

  6. patuasia Says:

    Grazie signor Ciambi, lei è prezioso.


  7. Sta cambiando il turismo che cerca sempre più ambiente e natura e meno montagna costruita, non a caso in altre valli le presenze turistiche soprattutto di italiani, sono in aumento. Quando in VdA se ne accorgeranno, se vorranno accorgersene, sarà troppo tardi, resteranno quattro mucche in mezzo al cemento e funivie dismesse ed arrugginite 😦


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