Servizio? Ferroviario?


Riporto da facebook una parte dell’articolo sulla faccenda della ferrovia Aosta – Torino, firmato Ing. Matteo Jarre.

Nel 2010 l’amministrazione e la programmazione di tutti i servizi ferroviari passa dal controllo statale a quello regionale. Per le regioni a Statuto Speciale (tra cui la Valle d’Aosta) è necessario però un provvedimento ad hoc. Il decreto 194/2010 viene quindi approvato e subordina il passaggio di mano nell’amministrazione della ferrovia “alla definizione di almeno tre Accordi di Programma, con i quali devono essere definite: (1) le risorse[…] necessarie per la gestione del servizio; (2) gli interventi da attivare, incluso il rinnovo del parco rotabile; (3) gli interventi infrastrutturali necessari per riqualificare la rete ferroviaria.” (fonte: http://www.regione.vda.it). Dallo stesso sito veniamo a sapere che la Regione ha elaborato “una propria proposta per il primo degli accordi di programma, ma ad oggi essi sono ancora in fase di negoziazione”.

In quattro anni niente più di una proposta su tre punti che devono essere approvati: diciamo che i lavori non sono proprio a buon punto.
C’è anche un secondo documento che è importante avere presente, il cosiddetto “Decreto Salva Roma” approvato dal governo il 6 marzo del 2014. L’articolo 17 del decreto, “Disposizioni in materia di trasporto ferroviario nelle regioni a statuto speciale”, è quello che ci interessa, e il comma 1 è sicuramente il più interessante. Veniamo infatti informati che “per favorire il completamento del passaggio delle competenze relative al trasporto pubblico locale ferroviario tra lo Stato e la Regione Valle d’Aosta, lo Stato concorre con il pagamento diretto a Trenitalia dell’importo di 13,4 milioni di euro, nell’anno 2014”. Non è molto chiaro a cosa dovrebbero servire questi soldi, se non ad un generico “favorire il completamento” che sembra una formula burocratese per sostituire la parola “ungere”; lo Stato, insomma, paga Trenitalia al posto della Regione nella speranza che i due si diano una mossa a definire il passaggio di competenze. Come abbiamo visto, però, i 13,4 milioni di euro non bastano a pagare il debito a Trenitalia, che decide infatti di ridurre i treni forte del secondo comma del già citato articolo 17: “Qualora l’intesa tra lo Stato e la Regione Valle d’Aosta non sia raggiunta entro il 30 giugno 2014, e comunque il trasferimento delle funzioni non sia completato entro il 31 luglio 2014, […] il gestore del servizio ferroviario provvede alla riduzione del servizio, garantendo l’effettuazione dei servizi minimi essenziali”. Dunque Trenitalia aveva il diritto di ridurre il servizio poiché né il pagamento per i servizi né il trasferimento delle funzioni sono stati garantiti dalla Regione Valle d’Aosta.A questo punto la domanda è lecita: che accordi sono stati raggiunti dall’Assessore Marguerettaz, il
Presidente Rollandin e il Ministro Lupi? Su quali basi Trenitalia non ha attivato la riduzione delle corse che sembrava, fino a ieri, inevitabile?
Ci sono molte cose che vorremmo sapere: questi soldi per pagare il debito con Trenitalia ci sono o non ci sono? La Regione sta utilizzando la minaccia di riduzione dei treni per ottenere condizioni più favorevoli per il trasferimento di competenze? Oppure, come suggeriva due giorni fa lo stesso Assessore Marguerettaz, la Regione Piemonte dovrà farsi carico di una parte del debito? O ancora sarà lo Stato, come già è avvenuto in
marzo, a dover pagare un debito contratto dalla Regione a causa di una sua inefficienza? Vorremmo insomma capire quali sono gli interessi politici ed economici che si stanno muovendo intorno alla linea ferroviaria Torino – Aosta e quali giochi di potere si stanno facendo, ancora una volta, sulla pelle dei cittadini.

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One Comment su “Servizio? Ferroviario?”

  1. bruno Says:

    Grazie all’ing. Jarre per aver evidenziato in termini chiari e comprensibili anche a chi è ormai stanco, molto stanco, l’assurdo e suicida gioco di potere tra Roma e Aosta sulla pelle dei cittadini, oltre all’inefficienza e inefficacia dei nostri amministratori preposti ad affrontare il problema. Aggiungo che le norme di attuazione degli statuti speciali, di cui nessuno parla, e proprie, se non sbaglio, solo di queste regioni, sono ormai una insopportabile palla al piede che le regioni ordinarie non hanno. Fare parte delle relative commissioni è invece una lauta prebenda riservata a politici e funzionari “fuori corso”.


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