Una cagata pazzesca!


Mostra Concorso dell’artigianato valdostano di tradizione: nessun vincitore nella categoria vetro. Ammesso che il vetro faccia parte della tradizione valdostana, mi complimento per la prima volta con la Giuria per la stroncatura fatta all’unico partecipante: Franco Frachey. ” La commissione ha deciso di non assegnare il premio, perché il lavoro in vetro, per quanto rispondente al tema, non rappresenta il pregio artistico e il valore estetico tali da ottenere il premio”. La giuria è stata diplomatica, io, che invece non lo sono, dico che l’opera complessiva del famigerato artista-artigiano è nel suo complesso una cagata pazzesca! Ha invaso rotonde, piazze, strade con i suoi orribili vetri in virtù di chissà quale talento nascosto, perché di quello artistico non vi è traccia. Dice l’offeso: “Dopo 20 anni non posso accettare un verdetto simile… ” (La Vallée ) E perché? Non è mai troppo tardi per rinsavire e cambiare mestiere.

Aggiunge: ” Una doccia fredda che non mi aspettavo anche perché c’è stato tanto impegno…” Caro Frachey, nessuno le ha mai detto che l’impegno non basta, ma che è fondamentale il talento e che lei ne è privo? Probabilmente no, per questo la Giuria ha fatto non solo il suo lavoro, ma anche un’opera di bene: ha aperto la strada alla critica che in Valle non c’è mai stata. Ha scontentato qualcuno, cosa che abitualmente non si fa. Che altro dice l’ex miracolato? Leggete un po’: ” E se pensiamo che le opere che presentiamo alla Fiera difficilmente vengono vendute viste le dimensioni, un premio poteva portare un utile economico accettabile“. Dunque doveva vincere anche solo per le proporzioni dell’opera? Basta questa dichiarazione per chiarire la natura estetica del personaggio. Conclude con una frase amara che, secondo lui, dovrebbe dare la giusta lettura sul motivo che ha portato la giuria a non premiarlo: “ E’ la Valle d’Aosta, tutto qui.”. Cioè oggi non gode dell’appoggio politico di ieri? Perché di cagate pazzesche sue in giro ce ne sono parecchie.

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8 commenti su “Una cagata pazzesca!”

  1. libero Says:

    Sarebbe anche ora che tutti gli artisti sboroni venissero etichettati per quello che sono veramente! Perché la valle d’Aosta è stata menzognera su di loro, li ha trattati con i guanti quando avrebbe dovuto prenderli a calci nel sedere. Soldi spesi in cataloghi senza scopo, in spettacoli senza forma e solo per accontentare il narcisismo nella speranza che si trasformi in voto. Che Frachey vada a vendere le sue meraviglie altrove visto che qui non è più capito.

  2. Ugo Says:

    Ma questo Frachey non si vergogna delle dichiarazioni che ha rilasciato?
    Ma soprattutto: “visto che nessuno mi compra le opere, un premio mi avrebbe fatto comodo”… Con quale coraggio?

  3. exit-paul Says:

    Dicono che il Frachey, un autentico disastro, si sia fatto strada (da La Thuile a Pont-Saint-Martin) grazie alle sue importanti amicizie politiche, tutte vicinissime all’ U.V. e all’U.V.P.
    Strano veramente: in Valle d’Aosta non era successo mai!

  4. libero Says:

    Aspettiamo che qualcuno tornato in auge ce lo restituisca?

  5. GG Says:

    Cara Prof Patuasia, il vetro non fa parte della tradizione valdostana. Esistono alcune produzioni che, ai fini della promozione regionale sono state “equiparate” a quelle tradizionali dal punto di vista della promozione dell’attività: orafi, ceramisti, stagnini (rame) e vetrai. Queste produzioni sono state tutelate individuando dei paletti sulle lavorazioni ammissibili, sia come materiali che come modelli realizzati. Quando è stato ritenuto ammissibile il vetro, le limitazioni, concordate con l’IVAT, consentivano la sola realizzazione di vetrate legate, tipo S.Orso e Cattedrale, per intenderci, queste vetrate storiche erano state realizzate in vda, da maestranze “straniere” ma con manodopera locale.
    Ma una volta “messo il piede” dentro l’artigianato di tradizione, il “nostro simpatico FF” ha avuto buon gioco grazie nel far approvare dalla Giunta Regionale una deliberazione di rettifica grazie alla quale qualunque oggetto in vetro, realizzato con qualunque tecnica, era comunque ammissibile.
    Et voilà, da allora tutte le estati ci tocca vedere in Piazza Chanoux uno dei suoi “capolavori”.

  6. libero Says:

    Frachey usare la serigrafia che con le tecniche della tradizione del vetro ha poco da spartire. E’ banale, spsso brutta se non si è capaci di grande immaginazione e creatività. Che se ne faccia una ragione: le sue opere fanno schifo in valle e fuori ancora di più. Solo grazie a una forte protezione politica da chi oggi predica il cambiamento, ha potuto godere di un “successo” non certamente legato al talento artistico, ma a chissà quale altro.

  7. Mitsui Says:

    Io allargherei il pensiero a TUTTE le categorie della mostra concorso…

    Da 5 anni a questa parte vincono sempre gli stessi artisti, che sembrano partecipare a fasi alterne per non pestarsi i piedi tra di loro.

    La mostra ha bisogno di loro, ma non può certo premiarli tutti!!

    E il risultato è che così si disincentivano le nuove leve…

    I numeri parlano chiaro: nella categoria sculture quest’anno hanno partecipato solo in 40 aritisti contro i 60 dello scorso anno e gli 84 (!!!!) di due anni fa: in meno di due anni i partecipanti si sono più che dimezzati!!!

    Forse con una giuria esterna o con diverse tipologie di premi si potrebbe trovare il giusto compromesso che permetta di tutelare la
    dignità dei mostri sacri e che nel contempo dia i giusti riconoscimenti ai giovani.

  8. Bisker One Says:

    “E se pensiamo che le opere che presentiamo alla Fiera difficilmente vengono vendute viste le dimensioni” […]
    Ma va’: le opere che “difficilmente vengono vendute” di solito fanno schifo. Ho visto artisti validi produrre grosse opere e venderle senza problemi: dopo la fiera, il cliente viene con un camioncino e se la porta via. Ho visto altri artisti validi continuare a ripetere, di fronte alle insistenze di gente che voleva comprarla a tutti i costi, che quella tale opera di grosse dimensioni non è in vendita. E i mobili, allora? Frachey si faccia furbo, una volta tanto.


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