L’archiviazione dell’operazione “Lenzuolo”


Proseguono gli articoli prestati da Nuovasocietà.it di Roberto Mancini.

L’ipotesi accusatoria nei confronti dei 16 indagati (13 ad Aosta, 3 in Calabria) così recitava: «…….perché ritenute responsabili di aver creato in Valle d’Aosta un’associazione per delinquere di stampo mafioso con le caratteristiche gerarchiche tipiche dell’organizzazione criminale calabrese».
L’indagine veniva svolta dal pm Francesco Mollace, della DDA di Reggio Calabria.
La competenza della procura calabrese derivava dalla convinzione che la struttura criminale, per le sue caratteristiche di “locale di servizio” fosse una promanazione delle cosche operanti in Calabria. Il Gip di Reggio Calabria tuttavia si dichiarava non competente, trasferendo il procedimento Penale alla Procura della Repubblica di Torino , presso la DDA (Direzione Distrettuale Antimafia).
Un filone di indagine proveniva inoltre da un episodio valdostano. In seguito all’omicidio di Gaetano Neri, avvenuto a Pont Saint Martin il 13 giugno 1991, suo cognato Salvatore Caruso, affiliato alla cosca Asciutto-Neri-Grimaldi di Taurianova, decise di collaborare con la Giustizia deponendo al processo Taurus in corte d’Assise di Palmi.
Neri venne assassinato a Pont da Salvatore “Sasà” Belfiore, secondogenito di Domenico.

I Belfiore di Gioiosa Ionica vivevano presso Chivasso, in una cascina a San Benedetto Po: Domenico, il decano della famiglia, in seguito alla confessione del pentito catanese Francesco Miano venne condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Bruno Caccia, procuratore di Torino e già procuratore di Aosta.
Caruso, trasferitosi in Valle nel 1982, il 23 novembre 1993 spiegò alla Procura di Aosta che anche qui erano presenti ed operanti esponenti della ’ndrangheta; in quest’occasione indicò quale capo-bastone Francesco Raso (membro del direttivo del PSI), sostenendo che questi era subentrato a Santo Oliverio.
Il Gip del Tribunale di Torino disponeva però l’archiviazione dell’indagine , non ritenendo provato il reato-fine dell’associazione.
Sul piano processuale, si pose innanzitutto un problema di competenza territoriale, in quanto l’indagine venne iniziata alla fine del 2000 dalla Procura di Reggio Calabria (RC).
Il pm di questa città riteneva che il “locale” di Aosta costituisse una propaggine delle cosche operanti in RC, ma il Gip di RC ne rigettava l’istanza, ritenendo invece che “l’associazione oggetto di indagini fosse strutturalmente radicata in VDA e dunque un’autonoma ed originale cosca operante in quel territorio”.
Risolto dunque in favore di Torino il conflitto di competenza con la procura di RC, nel merito delle accuse il pm torinese, Andrea Padalino, ha ritenuto che «gli elementi acquisiti non consentono di ipotizzare la sussistenza di un quadro probatorio sufficiente a condurre ad un’affermazione di responsabilità a carico degli indagati».
La sua conseguente richiesta di archiviazione rivolta al Gip Gambardella è stata all’origine del decreto di archiviazione del procedimento nei confronti di tutti gli indagati. La parte più interessante del decreto è contenuta nell’ultimo capoverso, nel quale si sostiene che alle accuse manca il requisito contenuto nel comma III dell’art. 416 bis, ossia il vincolo associativo di associazione mafiosa.

Annunci
Explore posts in the same categories: 'ndrangheta, Calabria, Criminalità, Magistratura, Processi

Tag: , ,

You can comment below, or link to this permanent URL from your own site.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: