Scene da un matrimonio


“Emily e Filippo” è il titolo della prima mostra deliberata dalla nuova assessore alla Cultura, Emily Rini. Una genialata. A costo zero e di forte impatto mediatico, sfrutta i nuovi canali della comunicazione come fb. L’apertura al pubblico del suo album dei ricordi sarà un indubbio successo. Eloquenti immagini cantano l’inno alla privacy. Luogo preso d’assalto dai vituperati giornalisti. Luogo che origina chiacchiere e maldicenze, insomma luogo da proteggere. L’assessore gioca d’attacco, anticipa, sfonda la porta con un tiro inaspettato mettendo a segno il suo primo goal. A gratis! Eccola dunque vestita di bianco che bacia teneramente il suo Filippo, la sua adorata figlia. La vediamo sorridente nel ruolo di sposa  insieme ai parenti, agli amici, ai consiglieri regionali, agli assessori, al presidente…un’intera classe politica. Romanticismo esasperato come si conviene al conformismo dei matrimoni. Aspettiamo con crescente curiosità le prossime intime mostre. Sala parto? Prima comunione?… Domanda-che-sorge-spontanea: se l’avessero messa alle Finanze ci avrebbe aperto il portafoglio?

(Ma quanto orribili sono i due babacetti Thun  sulla torta nuziale?)

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33 commenti su “Scene da un matrimonio”

  1. roberto mancini Says:

    Splendido!
    E’ la nuova frontiera che il Berluska sfondò nel 1994 con il celeberrimo rotocalco “una storia italiana”.
    Consiste nell’invitare l”elettore babbeo a votarti non sulla base di un programma o di considerazioni politiche, ma sulla base della magnificenza del tuo privato, del tuo aspetto, della tua ricchezza, della tua avvenenza .
    La Rini sfrutta accortamente tutti questi ingredienti, che fanno impazzire l’ìitalianuzzo medio:
    In un dècor da Davide Mengacci, sposa-madre-moglie – esemplare, ma all’occorrenza pure gnocca.
    Da manuale di Publitalia.
    Nella società dell’immagine , una carta purtroppo vincente.
    A modo suo, con astuzia democristiana, conferma la deriva di mediocrità della nomenklatura rossonera, ma anche una particolarità valdostana:
    qui i metodi del Berluska non li ha usati Forza Italia, un vero museo degli orrori, ma l’Union valdotaine.
    Caveri e Rini, quanto a metodi di uso della propria immagine, sono berluskonismo puro.

  2. patuasia Says:

    Così scrive ai suoi 3819 amici, l’assessore Rini: “Ma che società siamo diventati?! Cosa c’è di male nel pubblicare, nei propri spazi privati, delle foto del proprio matrimonio??!! La privacy forse avrebbe dovuto rispettarla chi ha usato impropriamente la foto pubblicata sul mio profilo. Ma si sa l’importante è fare notizia, a qualunque prezzo…” Un capolavoro! Dice di voler difendere strenuamente la sua famiglia e poi condivide con qualche migliaio di persone le foto del suo matrimonio. Io che invece non l’ho mai detto, non ho mai pubblicato un’immagine dei miei cari (una di mio figlio in occasione del referendum-piro e con il suo consenso). Lei è personaggio pubblico importante io non sono nessuno che voglia dire qualcosa? Dice che l’importante è fare notizia, a qualunque prezzo, beh ha ragione: in questo caso lei è l’unica che ci guadagna in visibilità, a me che me ne frega? Anzi io sto al suo gioco, dovrebbe ringraziarmi. 😉 Invece se la prende con la società cattiva! Ah che birbona!

  3. puccettone Says:

    sarebbero più interessanti le foto delle scappatelle, queste qui sono noiose e banali

  4. Anna Says:

    Per carità, libera di fare ciò che vuole, ma almeno non scandalizzarsi per la violazione della sua privacy. Non mi piace questo voler esibire la propria famiglia da mulino bianco. Questo voler esibire ad ogni costo, mi sa tanto di posticcio. Le auguro ogni bene, ma abbiamo visto in altre situazioni, cosa c’era poi sotto e come è finita. Per lo meno per scaramanzia Sig.ra Rini faccia un passo indietro e tenga le sue foto private per la sua famiglia così preziosa, non le condivida con chiccesia, non le baratti per qualche voto.
    E dire che in questo blog era giudicata persona con dei contenuti, ora pare solo immagine e niente più.

  5. patuasia Says:

    La Rini mi sta simpatica, l’ho sempre detto: una questione di pelle più che di contenuti. In questa occasione però mi ha fatto cascare le braccia. Certo non ha fatto nulla di male, ma ha fatto qualcosa di inappropriato per il ruolo che riveste. Da poco insignita nel ruolo di assessore alla cultura e mostra in pubblico il suo album di nozze? (Tutelare la famiglia postandola su fb a 3.819 amici è cosa ridicola che insulta la nostra intelligenza).Come scrive giustamente Mancini, ha sfruttato gli ingredienti che fanno bene all’italianuzzo medio: sposa-madre-moglie-esemplare, ma all’occorrenza pure gnocca, da manuale di Publitalia. Direi che sono abbastanza stufa del glamour alimentato dai politici in genere, mi piacerebbe una svolta anche qui in valle d’Aosta dove arriviamo sempre per ultimi, che veda maggior rigore nei comportamenti, più umiltà unita a una contrizione dei loro stipendi, e programmi seri da attuare. Rini, sii seria!


  6. E le foto su Fb di un certo Centoz non le avete viste?

  7. Il Pretoriano Says:

    Invece di pubblicare le foto del suo matrimonio ci dia più conto su Fb di come vengono spesi malamente i fondi del Suo dicastero….!Grazie.

  8. giancarlo borluzzi Says:

    Perchè stupirsi o criticare?
    Il comportamento specifico della Rini è imposto dalle caratteristiche e dal livello delle persone che la preferenziano in caso di elezioni, persone in gran parte annidate tra i “3819 amici” qui citati.

  9. roberto mancini Says:

    La parte più disgustosa sono i commenti estasiati degli amici devoti della signora Rini, che alla sagace manovra di immagine da Mulino Bianco non hanno resistito.
    Non hanno ingoiato solo l’esca e l’amo, ma pure il filo e la canna da pesca, i boccaloni.
    Non si sa mai se siano “clientes” interessati, bisognosi di qualche attenzione, o semplicemente fessi.
    Talvolta direi both…
    Particolare importante:
    nella sacrosanta celebrazione della sua esemplare famiglia , vengono giustamente ricordati i genitori della signora Rini.
    Rini padre fu consigliere regionale Dc per tre legislature, l’ultima della quali emigrò nella Union.
    Dal che si desume che il seggio in piazza Deffeyes possa essere titolo nobiliare di natura trasmissibile , come nel Medioevo.
    I Caveri, i Laniece, I Vierin, I Bondaz, i Rini….
    Dynasty…..

  10. patuasia Says:

    I commenti su fb sono il trenino della solidarietà a prescindere, senza neppure leggere il post. Conformismo da spot pubblicitario in salsa dolciastra appiccicosa. Difendono la privacy su fb? Ridicoli boccaloni. Peggio per loro, io me ne infischio.

  11. Rapsodo Says:

    Con tutto il rispetto per voi e con l’aria che tira tra le strade delle nostre città, mi sembrate matti a discutere per un argomento del genere.

  12. patuasia Says:

    Un attimo di svago, signor Rapsodo!

  13. giancarlo borluzzi Says:

    Vedi Rapsodo, l’argomento è importante, non per l’iniziativa della Rini in senso stretto (che io reputo pietosa), ma perché dimostra come il consenso elettorale in Valle si forma non sui temi importanti ma su fatti epidermici tipo foto familiari.

    A Roma si discute di nuovo Senato: il senatore dell’UV e il deputato, suo portaborse per definizione, incalzano il cuore solitario Boschi per il principio dell’intesa, che il Governo non concederà a meno che proceda sotto ipnosi: è un passaggio cruciale da cui può dipendere il futuro della Regione.

    La Rini è dell’UV e ne sposa gli spasmi romani (fa pure le gite fuoriporta alle riunioni dei paesi sedicenti francofoni!), ma dei suoi 3819 “amici” quanti non dico condividono, ma sono semplicemente a conoscenza e capiscono gli spasmi che ho indicato?
    Solo se c’è convergenza su tali spasmi si può condividere la Rini, non perchè abbacinati da foto che andrebbero bene soltanto sul settimanale di Signorini.

  14. patuasia Says:

    E’ curioso che gli unici ad aver compreso il significato vero e quindi politico, della pubblicazione dell’album “Emily e Filippo” siano due persone politicamente distanti (non sempre però) come il signor Mancini e il signor Borluzzi. Persino i tardo-adolescenti-brillantitwittatori non hanno capito un cazzo di come si costruisce e si mantiene il consenso. In questo caso l’album è stato il battesimo epidermico-familiare come dice Borluzzi, per l’avvio di un nuovo percorso amministrativo.

  15. Rapsodo Says:

    Mi permetto di aggiungere che navigando in rete ho letto solo nel suo blog una discussione su questo fatto “mediatico” e allora la domanda sorge spontanea: non è che il suo blog dia visibilità indiretta ad un fatto che forse sarebbe rimasto li buono buono su facebook?
    Buon lavoro e buone cose
    Il Rapsodo

  16. giancarlo borluzzi Says:

    @ Rapsodo.

    In Valle la cultura politica è vicina allo zero.
    Mi riferisco anche al fatto che le persone non si pongono il problema del come qualcuno costruisca le proprie preferenze elettorali.

    E’ vero che, senza questo post di Patuasia, l’exploit della Rini “rimaneva buono buono su facebook”, per usare la tua terminologia, ma l’importante era proprio far uscire allo scoperto la metodologia epidermica della cattura del consenso da parte di costei.
    Questo nella speranza che qualcuno apra gli occhi. Purtroppo Rapsodo non pare poter essere del gruppo.

  17. patuasia Says:

    Signor Raspodo, per me ha già risposto il signor Borluzzi. Pienamente cosciente di aver fatto da eco alla signora Rini: su FB l’ho apertamente detto, ma speravo che portare alla luce e conseguente discussione questa metodologia-cattura-consenso, che spero tramonti al più presto, ma noi arriviamo sempre per ultimi, fosse necessario per diventarne consapevoli. Ho peccato nella valutazione dell’uditorio, sempre troppo alta. Buone cose anche a lei.

  18. roberto mancini Says:

    Cari tutti;
    se una società democratica non si pone il problema dei metodi con cui si crea il consenso degli elettori, è destinata a rimanere democratica e libera per poco tempo.
    Il fatto che la gente possa votare non vuol dire che non sia esposta a condizionamenti.
    Anzi, è il contrario. Il diritto al voto ha fatto nascere l’arte dell’inganno, della “manipolazione democratica”.
    Quali sono gli “sporchi trucchi” per influenzare l’elettorato? Come funzionano?
    Di quali ingredienti si servono?
    La nascita della Tv invasiva e dei nuovi media ha influenzato e modificato questi “sporchi trucchi”?
    La storia d’Italia dal 1970 al 1990 circa è stata un’apoteosi di questi metodi, studiati e preparati dagli stati maggiori e dai Servizi e detti ” guerre a bassa intensità”.
    E’ sconfortante verificare come in Vda nessuno si ponga questi quesiti.
    Vuol dire che siamo pronti ad un altro Berluskoni, ma anche a Wanna Marchi e al sangue sciolto di san Gennaro.
    L’aspetto più grave mi sembra invece la spocchiosa sufficienza, rancorosa e liquidatoria, con cui alcuni giovani colleghi giornalisti trattano Patuasia, colpevole di sollevare queste riflessioni.
    Se chi ha cervello ( e in Vda questa merce non abbonda…) soggiace a queste pulsioni, siamo rovinati.
    Provincia.

  19. Anna Says:

    Anche l’operazione FIRMA PER TSIPRAS è stata una bella operazione d’immagine a cui io non ho creduto nemmeno un po’, ma molti hanno abboccato. Rileggetevi GRAZIE PRESIDENTE.
    Chi ha colto in pieno il personaggio Rini è Borluzzi, sia allora che adesso. Per me è una gran furbastra.

  20. libero Says:

    Anche per me è una gran furbastra, ha capito in pieno la lezione del berluska e la usa per se stessa. Moglie e madre prima che presidente e adesso assessora, mette avanti la famiglia perché sa bene che è un soggetto che piace a tutti e fa audience. Le piace anche fare la vittime di un sistema corrotto, lei buona e innocente contro un mondo cattivo e che non capisce. Anche patuasia l’aveva giustamente identificata nel personaggio di Heidi. Adesso si lamenta della violazione della privacy dopo che ha inviato a quasi quattromila amici le immagini sue e della sua famiglia, ma la cosa peggiore è che molti ci sono cascati. lei sa che la maggioranza non legge e non capisce, ma capisce le ragioni del cuore, insegue le emozioni. mi stupiscono alcuni personaggi che speravo più intelligenti. concordo con quello che dice anna e credo che patuasia l’abbia a sua volta usata per aiutare la lista a raggiungere le tremila firme.

  21. luciano Says:

    Per una giornalista scrivere “A gratis!” è peggio che “postare” sul proprio facebook una foto del matrimonio, come ha fatto la Rini. E smettetela di guardarvi l’ombelico, c’è un mondo oltre Pont Saint Martin (per non dire dei trafori…).

  22. roberto mancini Says:

    LIbero;

    perfetto!! Lei mi restituisce fiducia nell’umanità.

  23. libero Says:

    Pure lei, Mancini!

  24. patuasia Says:

    Signor Luciano quel “A gratis”, era voluto! (Oh, my God!). Che ci sia un mondo dopo Pont-Saint-Martin (non dimentichi i trattini!) lo so dall’età di due anni quando per la prima volta presi il treno da sola. Guardare l’ombelico-valle è una precisa scelta del blog, se non se ne fosse ancora accorto.

  25. Emily Says:

    Per chiarezza, le foto erano già presenti da anni sulla mia pagina. Da sempre ho condiviso momenti pubblici e privati della mia vita, non vedo in questo niente di male, anzi. Ho riaggiornato la pagina è ricaricato le foto. Tutto qui.
    Un saluto a tutti

  26. patuasia Says:

    Signora Rini non la metta sul banale: “c’è chi ci piace e a chi non ci piace.” In questo caso sul: “non c’è niente di male”. La riflessione è altra (leggetemi, non mi ripeto) e, dal momento che lei è un personaggio pubblico, mi sembrava interessante affrontarla. L’ho fatto ora perché l’album l’ho visto ora. Pochi giorni dopo la sua nomina ad assessore. Sembra impossibile discuterne con oggettività. Peccato. Mi fa comunque piacere che lei sulla questione della privacy su fb sia tornata sui suoi passi (sul social si era lamentata per quella che considerava una dolorosa violazione) e mi dia ragione: “da sempre ho condiviso momenti pubblici e privati della mia vita”, sembra dunque anche a lei molto difficile difendere la propria vita privata divulgando a migliaia di amici il proprio vissuto. 🙂
    Un caro saluto anche da parte mia.

  27. luciano Says:

    Gentile-Patuasia-oh-my-God!- se-ha-preso-il-treno-a-2-anni-.e-misurava-meno-di-un-metro-ha-viaggiato-a gratis?
    Della-precisa-scelta-del-blog-mi-sono-accorto-. Eccome! Ma-sempre-ombelico-resta…

  28. libero Says:

    Luciano oh my god! Altro da dire? O solo cazzate? Se ti dà fastidio l’ombelico cazzo ci fai qui? sei uno di quelli che si lamenta di una cosa, ma sempre e solo quella vuole. Sei entrato nell’ombelico alle 14.40 e ci sei ritornato alle 18.02, poco più di tre ore, allora ravanare nell’ombelico ti piace!

  29. patuasia Says:

    Signor libero, non mi tratti male il signor luciano che, con le sue visite, mantiene alto il numero dei passaggi. Una piccola considerazione: se chiedessi agli utenti di firmarsi con nome e cognome quando prendono di mira non i contenuti di ciò che scrivo, ma la mia persona, così per il puro piacere di sputare, credo che la saliva si asciugherebbe loro in gola. Perderei in quantità, ma recupererei in qualità, che dite, lo faccio?

  30. Schiscèta Says:

    De gustibus non est disputandum…

    Vorrei spezzare una lancia alla signora Rini, che ha pubblicato le sue foto su un profilo con impostazioni private in cui è lei stessa ad accettare le amicizie e dunque a ”scremare” le persone che possono vedere o meno le foto del suo matrimonio e tutti i suoi interventi. Che poi abbia voluto mostrare aspetti della sua vita privata a più di 3000 persone (sic!), scelte sue.

    Io però vorrei che venisse paragonata allora a TUTTI i politici valdostani che, con un profilo Facebook, Twitter o di qualsivoglia social network ci mostrano la loro vita privata, privatissima. Lo scopo? Forse, ma dico forse, si cerca di costruire un personaggio pubblico che comunque è così onesto-bravo-intelligente-dibuoncuore che mostra a tutti gli aspetti più personali della sua vita privata, per avvicinarsi al cittadino medio probo e onesto che lo (dovrebbe) votare. Correggetemi se sbaglio, ma non è mica l’unica…

  31. bruno courthoud Says:

    A me viene in mente la barba di Donzel.

  32. Anna Says:

    Lei crede veramente che quei 3000 li conosca tutti personalmente e che ogni volta che qualcuno gli chiede l’amicizia faccia una scrematura. Forse se gliela chiede Riina, magari……. Non sia così ingenuo caro Schisceta. Dove vive lei, su Marte?
    Ha ragione a dire che tanti politici ci marciano su questo aspetto, e quindi, a maggior ragione, lei che aspirava a presentarsi in modo diverso non doveva scivolare sulla classica buccia di banana.

  33. patuasia Says:

    Ha ragione signor/a Schisèta, non solo la Rini gioca con il privato per farsi propaganda. Lo fanno un po’ tutti. Ma quello che mi ha colpito in lei è la pubblicazione non solo di un’immagine del quotidiano prossimo, ma le numerose fotografie del suo album di matrimonio avvenuto diversi anni fa e subito dopo la sua nomina ad assessore alla Cultura. Coincidenza? Ci credo poco. Il mio post ironizzava sulla “prima” mostra inaugurata dal nuovo assessore: ironia non colta. La Rini l’ha messa sul vittimismo di chi con amarezza e dolore vede violato il suo privato. Ha cercato la solidarietà facendo la lagna e toccando i sentimentalismi più comuni. Roba da feuilleton di serie C. Sempre di moda per il facile accesso. Ecco l’ipocrisia è proprio una roba che detesto: ti fai propaganda e falla! Ma non mettere in mezzo il dolore, la società malata e l’assenza di rispetto… please!


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