25 Aprile 2014


Oggi è il 25 Aprile, data che ricorda la Liberazione dalla tirannide fascista. Pochi giorni fa un ex assessore unionista alla Cultura la ricordò associando quella tirannia a quella odierna messa in atto dallo Stato. Paragone assurdo. Lo Stato di oggi, seppur migliorabile, è nato democratico. La segreteria del PD VdA ha redatto un comunicato in cui disapprova la dichiarazione di Joel Farcoz. I loro alleati nella Renaissance ancora no e, credo, non lo faranno mai. Non lo farà di certo l’UVP che la pensa esattamente allo stesso modo. Così scrive Caveri ex unionista, dal sito del suo partito: “Se lo Stato diventasse sempre più un elefante nella cristalleria, penso che ci sarà da aspettarsi di tutto anche in Italia e noi dovremo far capire che ci siamo… Scozia e Catalogna non sono sulla Luna e una battaglia politica e giuridica, basata su una forte spinta ideale, non è un’assurdità.“. (Dimentica il Caveri che l’elefante ci ha nutrito fino a oggi e ancora lo farà, in parte, fino al 2017, se non sbaglio.). Non lo farà Alpe per evitare incazzature al suo interno che su questo tema vede più sensibili gli ex Renouveau, cioè ex unionisti, rispetto ai Verdi. Non lo faranno i grillo-talpa che considerano lo Stato amico solo nel caso ci fosse un Grillo a comandarlo. Dunque, culturalmente, una buona fetta di minoranza si trova sulla stessa lunghezza d’onda della maggioranza. Il punto è nodale. Sconfessa tutta la retorica che l’opposizione ha messo in atto. Come si può, infatti, cambiare un vecchio sistema, se culturalmente gli si è profondamente affini?

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10 commenti su “25 Aprile 2014”

  1. giancarlo borluzzi Says:

    Per amore di chiarezza: il 2017 è l’anno in cui scomparirà SOLO il privilegio assicuratoci dallo “Stato centralista” costituito da un importo indicizzato sostitutivo dell’Iva da importazione, regalatoci dal 1993 in quanto da allora chi sdoganava in Valle non ci lasciava più i nove decimi di tale versamento a causa della caduta delle barriere doganali.
    Dal 2010 il privilegio Iva scende proporzionalmente di anno in anno fino a sparire nel 2017 appunto.
    Ma tale privilegio, di 400 miliardi di lire nel 1993 e giunto a circa 330 milioni di euro nel punto di sua massima espressione, non tocca il riparto fiscale, anzi: fino al 2017 ci restano i 9/10 e dal 2017, dopo la cremazione totale del privilegio Iva preindicato, lo “Stato centralista” ci conforta innalzando il privilegio del riparto da 9/10 a 10/10. Questo è quanto previsto dall’allora ministro Calderoli.

    Quindi, quanto in parentesi dopo la citazione caveriana corsivata, è fortemente errato e non riconosce la situazione privilegiata riconosciuta a questa parte d’Italia.

    Bisogna avere le idee chiare in merito, non si tratta di cicoria; se ogni regione si trattenesse i 10/10 lo Stato non avrebbe un centesimo e dovrebbe battere i marciapiedi per ogni sua esigenza di cassa.

    Quello che a me infastidisce in Valle sono le bugie a gogò che l’infettano: non ci sono solo quelle legate al mio meritevolissimo refrain criticato solo da chi accetta di essere definito come quello che non è + non è interessato a costruirsi la cultura (sperabilmente utile) che vuole, ma esistono anche quelle relative ai privilegi finanziari: ultimamente, per necessità di fiscal compact, non ogni voce (riparto e Iva sostitutiva) è stata soddisfatta nella sua completezza (e l’ineffabile Baccega non ha voluto svelare i dettagli contabili, fornendo solo consuntivi utili a innescare le consuete lamentele sull’ “autonomia” sodomizzata), ma la situazione privilegiata esiste e dal 2017 sarà quella indicata, chiaro indice di residenti in Valle mantenuti dal Governo nazionale.

    Che tutti se l’appuntino in zona ombelicale.

  2. roberto mancini Says:

    Solo per la mémoire:

    La miserabile puttanata dell’assessore Farcoz non viene dalla luna, ma dalla più profonda sub-cultura unionista, che con Salvadori ha allevato Bossi, Borghezio e i secessionisti veneti.
    La fiera degli anti-italiani.
    Ecco alcuni mirabili esempi del passato:

    Intervento di on Caveri, deputato al parlamento italiano, il 19 dicembre 1993, al congresso dell’Union:
    “ l’Europa dei popoli deve prendere in considerazione i valdostani, vogliamo un parlamentare europeo eletto in un collegio uninominale per la Vda…
    il pays d’Aoste, oggi regione autonoma, è un popolo senza Stato, sopratutto se l’Italia non sceglierà il federalismo. Parlare di Nazione valdostana (maiuscolo nel testo, ndr) non deve spaventare nessuno.
    Oggi una repubblica della VDA ha un senso se è inserita in un Italia federale, in un Eu federale. E’ chiaro che se l’Italia e l’Eu non seguiranno il cammino federale, ci saranno dei problemi. La Vda è viva e bisogna gridare forte che c’è una questione valdostana. Come nel 1945.”

  3. roberto mancini Says:

    Tanto per conservare la “mémoire”, un piccolo contributo ai contenuti politici dei “popoli minoritari”. Trovate differenza con Borghezio?
    Io no.

    Intervista di Guido Grimod, segretario dell’Union valdotaine, alla Stampa di Torino del lun 2 settembre 1991.
    Titolo:
    “si voti per l’indipendenza, l’Italia unita non esiste”.
    Concetti:
    “ quest’ Italia non esiste, è stata costruita con la forza e in modo artificiale.
    Non appena ci sarà il riconoscimento di Slovenia e Croazia, dovrà affrontare anche le nostre richieste di indipendenza e quelle di veneti, piemontesi friulani, tutte le etnie.
    Aspettiamo il momento per dichiarare l’indipendenza dei popoli, quindi anche la nostra, l’autodeterminazione è la cosa più ovvia.
    Ci vuole una nuova Yalta, bisogna ridisegnare i confini degli Stati, sono tutti fasulli.”

  4. roberto mancini Says:

    Domando aiuto:
    circa 6 mesi or sono La Tour, all’inizio della sua cinquecentesima giravolta politica, rilasciò all’Ansa una dichiarazione separatista degna di Borghezio.
    Sarebbe importante pubblicarla ora, perchè da domani La Tour sarà un’apoteosi di aggettivi quali “moderato”, “unitario”, “centrista”, “responsabile”.
    Un pensoso statista.

  5. zazzak Says:

    Beh, ma la bufala della “petite patrie” è stata coltivata per anni dai politici nostrani, questa è cosa nota. il domandone che forse tutti noi dovremmo porci è chi li ha sostenuti per quest’ultimo trentennio con i propri voti. Ora che la Valle d’Aosta è attaccata al capezzolo di mamma Italia, la quale da madre troppo generosa, per questioni contabili, si sta tramutando in matrigna severa (giustamente direi io, dato che produciamo in termini economici meno della Basilicata), le affermazioni del buon Farcoz come vanno lette? mettiamo le mani avanti in vista dell’imminente disastro? sì, perché di disastro si tratterà dato che gli spropositati emolumenti che la Valle ha ricevuto in questi anni si sono tramutati in investimenti pari a zero. Quindi gli autonomisti, anche se sarebbe meglio chiamarli assistenzialisti, sono pronti ad incolpare lo stato della loro politica deficitaria di questi ultimi anni per pararsi il culo. Non volendo illudere nessuno, ma vi ricordo che l’UVP, presumibilmente prossima protagonista della nuova maggioranza, in tal senso è assolutamente sulle posizioni di Farcoz, quindi non stupiamoci se la menata della piccola patria coninuerà a lungo. Speriamo solo che in cabina elettorale qualcuno si svegli…

  6. patuasia Says:

    Grazie per la puntualizzazione, signor Borluzzi. La mia superficialità non voleva eludere una parte del privilegio, semplicemente la dava per scontata, ma ha fatto bene lei a riprendermi: mai dare per scontato nulla, neppure quando si ha fretta e si vuole chiudere, dopo una giornata, un blog diventato eccessivamente impegnativo.

  7. roberto mancini Says:

    Solo per la mémoire.
    Quanto detto dall’assessore Farcoz non è una scemenza isolata, ma riflette l’animo profondo di gran parte della Balena Rossonera.
    Da sempre, come dimostra il seguente episodio:

    La notte del 24 Aprile 1994, nei pressi della Cattedrale di Aosta, una pattug dei carabinieri intercettò Michel Martinet (attuale sindaco di Gressan) e Laurent Bionaz, entrambi membri dell’esecutivo UV.
    I due affiggevano manifesti inneggianti all’indipendenza della Vda e alla Liberazione dall’immonda Italia.
    In sintesi?
    “Merde à l’ Italie“, of course in patois e francese.
    Dopo una strenua resistenza ( durata circa 30 secondi…), i due eroici salassi fecero i nomi del complici, ovviamente dileguatisi “comme la foudre”.
    Si trattava di Fulvio Gastaldo, Fabio Tréves e di Laurent Viérin, “animateur” della Jeunesse, figlio dell’allora prefetto Dino Viérin.
    Dunque non un semplice ragazzino, ma un dirigente politico già insignito di una carica di portata regionale.
    Che fece l’Arma?
    SI rivelò saggia, ma sopratutto prudente, forse consapevole che si trattava del figlio del Prefetto della Repubblica.
    Dunque solo contravvenzione per “distribuzione abusiva di scritti”, e via andare.
    Ancora più prudente dell’ Arma, la stampa valdostana dell’epoca “bucò” compattamente la notizia.
    Ah. la mémoire, la mémoire….

  8. Geronimo Says:

    Pur non condividendo molto di quanto dice Borluzzi Storie e percorsi diversi) , devo riconoscere che ha riportato le bocce sul terreno.
    Perchè, al di la della caduta di stile e della pisciata (chiedo scusa) fuori dal vaso dell’ex Assessore all’Istruzione, è incredibile che la Valle d’Aosta se la prenda con lo Stato italiano che sborsa alla Valle d’Aosta una incredibile quantità di quattrini, in nome di non si sa quale diritto.
    Parlare di privilegio mi sembra il minimo. Ed è vero che i 9/10 o forse di più con gli annessi e coonnessi, sono un regalo alla Regione, sulla base di accordi e norme che altre Regioni si sognano.
    Proviamo a riassumere:
    – per ragioni di equilibrio politico e di interessi internazionali, dopo la seconda guerra mondiale si dovette ridisegnare la mappa degli Stati e dei loro confini.
    In Italia le realtà di confine sono state oggetto di contenzioso tra le Parti, i vincitori della guerra, da risolvere in qualche modo.
    – Non solo e non tanto la Valle d’Aosta, ma il Sud Tirolo (che come dice la parola stessa, era una parte del Tirolo, di lingua e storia austriaca; l’Istria e la Dalmazia, Trieste e la Croazia, con le pretese dell’ex Juogoslavia; le spinte all’autodeterminazione della Sicilia, Salvatore Giuliano, Portella delle Ginestre e, in qualche modo, la mafia degli italo americani, ben supportati, che gettavano una testa di ponte (allora ben reale) nel mediterraneo e tra Europa e Asia.
    – In questa situazione per la Valle d’Aosta (ma non solo), per fronteggiare le spinte secessioniste, si optò per un regime “speciale” da regione autonoma, con prospettive futuribili di zona franca.
    – Ovviamente, per evitare che tale soluzione fosse poi riproposta da tutte le altre realtà similari, la zona franca non divenne mai realtà, riducendosi ad alcuni ridotti (ma sostanziosi) privilegi, I bollini per i generi contingentati e i buoni di benzina.
    Ma soprattutto, nella logica di questa scelta di non far pagare le tasse che lo Stato imponeva su alcuni generi di prima necessità, si afermava il “diritto” della Regione a tenersi ed eventualmente ridistribuire quanto non più dovuto.
    – La coerenza di questo con i 9/10 (delle tasse riscosse in loco) è evidente. E fino a qui, al di là della sperequazione con le altre Regioni “normali” ci sarebbe anche potuto stare.
    – Ma qui ci si è messo il buon Dio, la geografia e la geo politica. Perchè, come si insegnerebbe a scuola, la Valle d’Aosta confina a nord con la Svizzera, a ovesta con la Francia e a sud est con l’Italia. E ancora prima della ibera circolazione, le merci già circolavano e gli Stati, per contrastare il libero mercato, imponevano tasse sulle merci importate, la famosa Iva da importazione.
    – Per far passare le merci bisognava costruire vie adeguate e la Valle d’Aosta non si fece trovare impreparata e, dopo i tunnel del Monte Bianco e del Gran San Bernardo, realizzò la stupefacente e carissima (ancora oggi) autostrada, per invogliare migliaia di Tir, carichi di merci, a passare per l’amena vallata.
    – I TIR ovviamente traspostavano merci e su quelle, passato il confine, gravava la tassa dell’Iva da importazione. Dove venivano sdoganate le merci? In Valle d’Aosta, ovviamente. Quanto rimaneva alla valle d’Aosta di questa tassa riscossa sul suo territorio? i 9/10, ca va sans dire.
    – Questo solo per tentare di spiegare le ragioni dele scelte a suo tempo fatte, in materia di ambiente, territorio e soldi.
    – Ma il diavolo ci mette sempre lo zampino e quell’Europa, di cui tra un pò dovremo andare a rinnovare il Parlamento, si rese conto che le tasse sulle merci tra uno Stato e l’altro dell’Unione erano una contraddizione e con un suo trattato ne sancì la libera circolazione (come per le persone e le ideee, ma questa è un’altra storia).
    – Panico tra i beneficiari del goloso guadagno, che svaniva insieme all’abolizione dell’IVA da importazione, e … colpo di scena (e qui non so neppure io come sia successo) la Valle d’Aosta ottiene comunque dalllo Stato (quello vituperato dal nostro (?) Assessore una compensazione “per mancato introito dell’IVA non più riscuotibile sulle merci”. Un risultato eccezionale.
    – In tempi di vacche magre, o magari di maggiore rigore verso i “privilegi” (e so che questa parola farà ribrezzo ai veri autonomisti duri e puri) è venuto il tempo della “restitution”, come direbbe il giovane Vierin.
    Sono questi i soldi che alla Regione verranno a mancare nei prossimi anni.

    La ricostruzione degli eventi è imprecisa ma sfido chiunque a dire che non è vera.
    Anche per questo il lamento del giovane Farcoz sulle impposizioni dello Stato italiano stonano, non solo il 25 aprile.
    Per questo “chapeau” a quel rompipalle di Borluzzi.

  9. giancarlo borluzzi Says:

    Per ulteriore chiarezza: anno 2010, privilegi dallo Stato alla Valle = 9 decimi + 330 milioni dall’Iva preindicata (che lo Stato tirava fuori di tasca sua, visto che dal 1993 tale introito spariva tanto per la Valle quanto per lo Stato), cioè oltre i 12 decimi tutto sommato.

    Cioè su 100 euro di tasse comunque prodotte in Valle, tutti i 100 euro erano lasciati a questa parte d’Italia e in più lo “Stato centralista” aggiungeva un’ulteriore regalo di 20 euro.

    Dal 2017 alla Valle 100 euro ogni 100 euro di tasse qui prodotte, caso unico al mondo.

    In base a questa verità, come può tale Farcoz prendere per scemi i residenti in questa regione?

    I riferimenti a Catalogna e Scozia sono espressione di una mente affetta da delirio propagandistico; oltretutto, tale Farcoz è stato scelto per l’assessorato alla Cultura da chi svolge i compiti prefettizi in Valle…….

  10. Pesce Says:

    Sig Geronimo
    Non aggiungo o tolgo nulla alla sua analisi, ma il fatto che i tunnel si siano fatti in vda è un fatto geografico che, penso, sia da indicare fra le conquiste dell’uomo, e il fare l’autoporto fu un’intuizione imprenditoriale azzeccata.


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