Europa chi?


Siccome I know my chickens e presto si leveranno lamentazioni da profeta Geremia, alti lai localisti, montagnardi e rossoneri sulla “pauvre Vda”, per la prima volta lontana da Bruxelles, marònna che vergogna, marònna che affronto, marònna che attentato contro le autonomie, solo un memento: Luciano Caveri fu parlamentare a Bruxelles dal 21 gennaio 2002 al 17 luglio 2003. Ebbe la carica di presidente della Commissione Affari regionali, trasporti e turismo. Il 17 luglio 2003 dimissionò per partecipare alle regionali (mancavano ancora due anni alla scadenza del mandato europeo!), divenne assessore al Turismo sotto la presidenza Perrin e poi presidente della Giunta, il 4 luglio 2005.
Dunque allora piazza Deffeyes era più importante di palazzo Charlemagne.
Brisa per critichèr, eh? (roberto mancini)

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26 commenti su “Europa chi?”

  1. Pesce Says:

    Infatti fu un enorme errore politico che ha pagato Caveri, ma molto di più ha pagato la vda con quella infausta presidenza. Contestualizzando i tempi, oggi è ancora più importante di ieri essere in Europa, ma per essere credibili dobbiamo essere uniti su alcuni punti fondamentali che uniscono tutti i valdostani, trasporti, costi superiori della montagna, esiguo numero di abitanti, particolarismo valdostano ecc

  2. roberto mancini Says:

    Sig Pesce,

    credo che sulla ndrangheta di montagna, sulla corruzione alpina e sul voto di scambio montanaro non siamo per niente uniti.
    Nemmeno sui trasporti massonici, con autostrade al platino per soli Suv.
    Nemmeno sui Casinò con 800 addetti, quando la misura giusta sarebbe 400.
    Per fortuna siamo divisi….

  3. roberto mancini Says:

    Solo un quesito, per mero piacere di discussione:
    se il numero di abitanti è esiguo, perchè quello degli enti locali è ridondante?
    74 comuni per 126.000 abitanti?
    Mica vorranno vivere di sola politica, come tanti De Mita di montagna?
    Questo è il vero particolarismo valdostano.
    Mi scappa da ridere……

  4. Pesce Says:

    No il particolarismo è altro, non capisco il concetto espresso su malavita ecc, cosa significa divisi ? Chi è contro e chi a favore ? Chi è virtuoso e chi no ?

  5. roberto mancini Says:

    Divisi significa che ogni sistema politico vive di maggioranza che governa e opposizione che controlla.
    Se si pratica la commistione metodica tra maggioranza ed opposizione, si chiama trasformismo inciucista e consociativo, e lede il principio base della democrazia.
    Dunque “l’union sacrée” di tutte le forze politiche, locali e localiste, contro un preteso nemico esterno ( Lo Stato centralista! ) è solo una balla di propaganda per creare un sistema alla De Mita.
    E ‘ virtuoso, o più semplicemente più serio ed accorto, chi ritiene che il profondo Nord non sia immune da infiltrazioni mafiose.
    E chi crede che non sia sufficiente la pretesa dell’immunità etnica per tenerlo lontano dal territorio valdostano.
    Al contrario: il prevalere di una concezione della cittadinanza basata sul solo profilo etnico-linguistico, ha abbassato le difese contro il crimine organizzato.
    Poi ci sono le anime belle, detti anche negazionisti, quelli che in presenza di decine di incendi dolosi ( presto pubblicheremo gli elenchi….) in Vda si consolano:
    per loro si tratta di fuochi celtici, vecchi riti dei druidi.
    Fessi, sprovveduti, ignavi o complici?
    Faccia lei…

  6. roberto mancini Says:

    Sig Pesce;
    solo un ulteriore concetto, mi scuso per la prolissità:
    in questo caso “l’union sacrée” consociativa viene invocata non in termini difensivi, ma di accattonaggio offensivo:
    A Bruxelles distribuiscono soldi, dobbiamo essere vicino al signor Bonaventura ( quello che, ricco da far paura, regalava miliardi….).
    Ecco la divisione:
    molti di noi, et quorum ego, non ritengono che il problema della Vda sia quello di incrementare le entrate.
    No, il problema è avere uscite ed investimenti ponderati, il che non è successo negli ultimi 30 anni grazie ad una nomenklatura di peracottari spendaccioni, esaltati dal proprio micro-nazionalismo spaccone.

  7. luporosso Says:

    secondo me la domanda da porsi dovrebbe essere : saremmo davvero utili in Europa fino a che non avremo risolto le nostre beghe interne ( non ditemi di cosa parlo perché la lista sarebbe veramente lunga ) .E il Parlamento Europeo ci sarebbe veramente d’aiuto oppure andrebbe ad accrescere la lista delle suddette beghe? Saluti.

  8. Pesce Says:

    Sono perfettamente d’accordo sul fatto che debbano esistere maggioranza e minoranza in un sistema maturo, ognuno con i propri ruoli. Lo stato non è un nemico è una controparte distante, siamo alla periferia dell’impero più di altri.
    Quando dico uniti significa che alcuni principi devono essere condivisi da tutti, per cui non entra in questa dinamica l’amministrare, abbiamo vissuto da italiani cosa vuol dire far finta di condividere principi e cercare, invece, di distruggere lo stato dall’interno per fargli cambiare campo. La radice etnica, l’opportunità linguistica e le tradizioni sono dei plusvalori che potrebbero essere condivisi da tutti gli abitanti della vda, anche perché rappresentano e testimoniano un passato vissuto in povertà con grande dignità e capacità nonostante le difficoltà oggettive, renderlo banale non è veritiero, ed è una forma di razzismo snob.
    Le infiltrazioni mafiose sono un enorme problema che si sposta dove ci sono dei soldi, alcuni studi economici stabiliscono che dal 2008 le capitalizzazioni in borsa sono avvenute grazie ai soldi veri, non plusvalenze, derivanti dal narcotraffico ecc.. . In vda il tessuto è più sano di altri territori, l’allarme è doveroso e meritevole il catastrofismo no.
    Per quanto riguarda complici o altro, adotto la frase di De Gregori ospite di Fazio, “nessuno è innocente”, c’è chi se ne è approfittato più di altri, ma nessuno ha lavorato veramente contro, imprenditori e forze sociali comprese. Tutti hanno cercato di ottenere una fetta della torta senza chiedersi se era giusto o produttivo, ma era il diritto di divisione.
    Il nuovo modello di sviluppo dovrebbe avere dei punti cardine da condividere, invece sento solo parlare di sostituire nomi con altri nomi che spesso e volentieri sono anche meno capaci. Quando in famiglia non c’è più affetto, l’interesse comune dovrebbe essere un collante sufficiente.
    A Bruxelles bisogna esserci per motivi di comunicazione nei due sensi, spiegare chi siamo e capire i problemi di uno sviluppo che spesso si accorge dopo di aver buttato via l’acqua sporca e il bambino insieme.
    In sintesi : per rimanere piccoli, e non possiamo crescere, dobbiamo essere migliori.

  9. giancarlo borluzzi Says:

    @ Pesce.
    ” La radice etnica, l’opportunità linguistica…” : hai scritto alle 11.28, dimostrando che già alla mattina alzi troppo il gomito.

  10. Pesce Says:

    Sig. Borluzzi
    Non raccolgo le provocazioni intelligenti, si figuri se raccolgo le Sue…
    Comunque alla nostra salute
    Cin cin

  11. giancarlo borluzzi Says:

    @ Pesce.

    Io sono nato in Friuli e da almeno 100 anni i miei antenati sono stati etnicamente friulani (ammesso il termine etnia abbia un senso).
    Lo stesso discorso vale per la maggioranza dei residenti in Valle che autoctoni non sono.
    E’ offensivo che un Pesce inventi l’opposto per soddisfare la propria estraneità al presente.

    Inoltre, in Valle non esistono opportunità linguistiche bensì l’esatto contrario visto che una lingua inesistente qui e di nessuna utilità nel mondo viene supposta a ogni residente rubando tempo per una cultura linguistica utile.
    In Friuli tutti parlano il dialetto locale, qui si lavano i cervelli dei bimbi con violenze tipo concorso Cerlogne sperando di supporre tale dialetto a chi non ha l’età per capire la baggianissima strumentalizzazione.

    Bisogna che la Signoria Sua esca dall’acqua e così forse capirà certe verità che solo un tasso alcolemico da 5 (limite per guidare: 0.5) impedisce di afferrare.

  12. Pesce Says:

    Sig Borluzzi
    Grazie per l’attenzione al mio stato di salute, non concordo con nulla di quello che riferisce rispetto a lingua e dialetto rispetto alla vda, evidentemente non conosce. Detto questo, un battibecco fra Lei e me non porta idee nuove, per cui chiudo.

  13. giancarlo borluzzi Says:

    Consiglio di mangiare altri pesci: contengono fosforo.

  14. Reginaquadri Says:

    A prescindere che tutte le culture, più o meno rappresentative, meritano rispetto, ci sono ragioni fondatamente storiche per cui in Valle si studia il francese, c’è uno statuto che lo prevede. Si tratta di una motivazione non proprio irrilevante, un po’ come quegli emendamenti che durante il fascismo hanno voluto cancellare ogni traccia di francofonia in Valle. Trattasi di precise strategie politiche condivisibili o meno.
    Ma oggigiorno, non si preoccupino i cavalieri erranti dell’italianità: i localisti etnisti con la camicia a quadrettoni contro cui combattete quotidianamente e che ossessivamente intravedete dietro ogni angolo, intenti a fare lavaggi di cervelli ai più deboli, non sono riusciti nel loro intento: probabilmente perché a loro della francofonia interessa ben poco.
    Strano, perché questi localisti al potere avevano i mezzi per promuovere la propria cultura, invece paradossalmente nella società civile e negli alti rappresentanti anche di partiti che si dichiarano filo-autonomisti ci si imbatte in tanta indifferenza e tanto disprezzo per una cultura sul punto di morte.

  15. exit-paul Says:

    Buona e libera analisi quella di Pesce: a Bruxelles servirebbe sì un osservatore-deputato valdostano, che impari a conoscere l’Europa- Istituzione e le sue opportunità e che riporti quanto appreso all’ignorante classe politica di chez-nous!
    Cosa molto pratica e utile, ne converranno anche i nazionalisti/patrioti italiani Borluzzi e Mancini, che con l’etnia, la n’drangheta e con altre cose terribilmente serie e complicate, c’entra un belin di niente.

  16. roberto mancini Says:

    Sig Pesce;
    non voglio rincorrere Borluzzi, ma alcune affermazioni che lei esplicita non sono condivisibili.
    La radice etnica sarà un valore per chi lo vuole credere: per me si tratta di un pericoloso disvalore.
    Il concetto stesso di etnia mi fa orrore.
    Si tratta di concezioni opposte della cittadinanza.
    L’una collega l’appartenenza civica al luogo di nascita e alla lingua parlata ( che diventa un distintivo…), l’ altra ai comportamenti quotidiani ( il “plebiscito di tutti i giorni” di Renan) e al rispetto delle leggi dello stato.
    L’una si ispira al “sangue e suolo” di ipirazione “volkish”, l’altra a valori che prescindono da tutti gli elementi che configurano l’identità di un individuo ( famiglia d’origine, religione, sesso , etnia ecc..).
    Da questo punto di vista la laicità democratica, come dice Savater
    ( non a caso inviso ai separatisti catalani…) si nutre del principio “loi égal, foi libre”.
    Devo ricordare che gli statuti speciali sono la negazione di “loi ègal”?
    L’opportunità linguistica, per effetto dell’eterogenesi dei fini, si è risolta in un marchingegno per limitare l’accesso al mercato del lavoro, sopratutto se pubblico.
    Un trucco per impedire la libera circolazione di manodopera, erigendo un muro verso il resto del Paese.
    Controprova: l’uso del francese è limitatissimo, ma sopratutto circoscritto al settore privato ( turismo), dove non esiste indennità di bilinguismo ma invece il bisogno reale di praticarlo.
    Ora l’opportunità linguistica va aggiornata perchè il mondo è cambiato.
    Ripeto quanto ho già scritto in altre sedi: secondo me le lingue vanno apprese non per segnare il territorio, usando il francese come il piscio dei gatti, ma per comunicare, capire e lavorare nel mondo globalizzato.
    E allora inglese fin dalle elementari, a scelta delle famiglie, e poi Università valdostana di lingue orientali, con facoltà di arabo, cinese e russo.
    Fermo restando il diritto di tutelare , nella scuola pubblica, chi considera il francese un distintivo identitario.
    In questa maniera i nostri giovani potranno lavorare in tutto il mondo.
    Se invece continuiamo così, con l’ossessione identitaria francese/patois, al massimo possono lavare i piatti alla Gabella….

  17. Pesce Says:

    Sig. Mancini,
    Intanto la ringrazio per non darmi suggerimenti sulla mia condotta enogastronomica :-), il fatto che non condivide alcune mie affermazioni significa, forse, che altri elementi sono condivisibili e quindi non ci dividono.
    Volerò più basso di Lei, l’etnia di per se non è un valore assoluto, diventa importante rivalutare ciò che è stato visto come un difetto. L’appartenenza si fonde con la cittadinanza che come base deve avere delle pietre miliari. In Vda non si è mai rischiato di schiacciare minoranze etniche esterne, anzi l’etnia locale è evidentemente a rischio, e per chi sa far di conto nei prossimi anni sarà minoranza, per cui, non perdere cultura e tradizioni è un plusvalore per il territorio tutto.
    La lingua e il dialetto esprimono delle esperienze di vita che tradotte si svuotano del significato originale, se Lei mi propone di integrare l’inglese come lingua che da opportunità di lavoro sono perfettamente d’accordo, ma non una al posto dell’altra, bensì una in più, la Svizzera insegna.
    Su un’università specializzata, (problematiche alpine?) sono nuovamente d’accordo.

  18. Il Pretoriano Says:

    A queste ore il tasso alcolemico mi sa che sale….!

    Ma che cosa state più a disquisire su lingue, etnie e radici varie quando tutti vorremmo un Europa egualitaria, con un’unica banca, un’unica politica economica e monetaria ed una lingua unica che dovrebbe essere già insegnata nelle scuole europee che si chiama ESPERANTO.
    Qui oramai la differenza negli Stati Uniti d’Europa (ancora lontani da venire) la gioca solo il valore dell’Euro che nessuno vuole armonizzare per ovvii motivi d’opportunità, con una classe politica europea fatta da statisti che sappiano guardare al massimo sviluppo dell’Europa con politiche serie di lotta alla globalizzazione, di politiche serie per la ricerca ad esempio con sinergie tra le varie università europee, politiche che la classe precedente ha sfavorito per puro egoismo proprio.

    Ma quale rappresentante de chez nous a Bruxelles volete mandare che qui da noi in Regione non siamo neanche in grado di esprimere una maggioranza qualificata che ci porti fuori da questo stallo che pagheremo tutti a caro prezzo.
    Qui la vera politica è un optional fatta da lestofanti che dietro una francofonia di qua ed una radice di là si sono arricchiti e riempiti la bocca (o meglio la pancia) alla faccia di questi quattro valdotains (compreso il sottoscritto) che hanno creduto ai programmi che i partiti localisti ci hanno servito in ogni tornata elettorale, pura fuffa in salsa rossonera.
    Mi piacerebbe poter confrontare i patrimoni di oggi di questi politici di lungo corso con quanto possedevano al loro primo mandato
    Ma purtroppo qualcuno non ha mai voluto metterci il naso.

  19. giancarlo borluzzi Says:

    Non so se sia più surreale quanto Pesce dice sull’etnia oppure sulle lingue.

    Scrive che “non si è mai rischiato di schiacciare minoranze etniche esterne”.
    1- quando gli autoctoni parlano di etnie offendono i non autoctoni perché immaginano che i localisti siano i padroni di casa e gli altri dovrebbero accettare di essere annullati nel calderone autoctono, grazie anche la finzione secondo cui esistono solo i localisti.
    2 – quell’ “esterne” è esilarante: un italiano è a casa sua dappertutto, non è esterno in Valle anche se appena arrivato a Introd da Linosa.
    3- è inferiore allo 0,5% il numero di autoctoni che pensano alle etnie quanto Pesce.
    4- le etnie non esistono.
    5 – si finge che il mondo sia o bianco o nero, ma c’è pure quello bianconero: un autoctono che sposa una molisana doc. Poiché mussolinianamente Pesce penserà che il numero è potenza, ritiene la partner molisana inesistente e riconducibile all’etnia locale.
    6-si sottintendono misure coercitive per mantenere l’inesistente etnia locale.Incommentabile.

    Scrive: “la lingua e il dialetto esprimono esperienze di vita”.
    Informo che la vita vale se la si riempie di esperienze, nelle quali anche si comunica, non a gesti come nella valle di Baliem se uno ci va una volta nella vita, bensì utilizzando una lingua nota a chi si rapporta con noi.
    Cioè la lingua è un mero strumento di comunicazione, non è né un’esperienza né tanto meno la vita.
    Considerando comunque il fatto che i pesci sono muti, è corretto che Pesce sottolinei il suo amore per una lingua che in regione non viene parlata.

    Penso che Pesce comprenderebbe meglio le verità a lui segnalate dopo una salutare variazione enogastronomica sulla sua tavola: più piatti di pesce e meno bicchieri di vino.

  20. Tiziana Says:

    Grazie…voi siete tutti molto avanti nelle conoscenze nei concetti e nelle relative analisi. Io nelle mie semplicità posso solo rimarcare che : da persona a cui è stato imposto lo studio de “la langue française comparée à la langue italienne” dalla scuola materna fino alla fine delle superiori; e da insegnante (che per poter esercitare ha dovuto sostenere ancora ulteriori esami in francese) che il francese lo ha poi applicato sul campo… ; ora che i miei figli frequentano la scuola elementare; considerato che siamo nell'” Era Globale”; bene come non mi sembrava già corretto prima non mi sembra corretto soprattutto ora che 5/6 ore di una lingua cosiddetta “parificata” ( che parificata non è perchè 1° non pensiamo respiriamo e mangiamo francese 2°il francese non viene trasmesso da insegnanti “madre lingua” 3° solo pochissimi eserciteranno la lingua 4° molti altri da questa lingua verranno penalizzati e pochi avvantaggiati 5° e a me il francese piace molto; a mio avviso è la lingua inglese (utile/parlata in tutto il mondo/con sbocchi lavorativi in tutto il Globo) che adesso dovrebbe essere insegnata “al pari” dell’italiano con insegnanti adeguatamente preparati. A livello extra-scolastico sono in corso da alcuni anni per le scuole elem. lezioni di “patois”; poi le istituzioni scolastiche non hanno soldi per pagare insegnanti di inglese per tutte le classi e si attivano per attivare corsi extra-scolastici di inglese con pagamenti agevolati; ma ci rendiamo conto che invece di andare verso il progresso, in avanti… invece stiamo tornando indietro…Cosa dobbiamo fare per salvare la nostra etnia?… ritornare al tempo dei Celti? Ma cos’è la etnia se andiamo verso la globalizzazione e quindi tutte le etnie si mischieranno fra loro.(e anche l’apprendimento della lingua araba non è per niente da sottovalutare, anzi…)

  21. roberto mancini Says:

    Grazie signora Tiziana,
    concordo con lei.
    Ma qui prevale l’ossessione identitaria, non il dovere di pilotare la società valdostana verso il futuro.
    Come nei trasporti: scrivono “carrefour”, poi realizzano il muro di Carema…

  22. Pesce Says:

    Sig. Pretoriano
    L’Europa oggi ha una guida unica, e non mi sembra unita, ma rimane l’unico referente che abbiamo, fare sinergie con altre realtà simili alle nostre ci può dare quella visibilità e capacità di comunicare che da soli non saremo mai in grado di raggiungere. L’inglese è l’esperanto che Lei desidera, e continuo ad affermare che dobbiamo aggiungerlo alla nostra dotazione non spogliandoci di quello che abbiamo.
    Sulla qualità media dei politici non credo ci sia differenza tra localisti, europeisti o nazionalisti, ma è pur vero che non possiamo accusare tutti, sarebbe solo populismo. Se qualcuno ha tradito il mandato era sbagliata la missione o era sbagliata la persona ? A mio modesto avviso è adesso che con meno risorse disponibili emergeranno idee e la giusta umiltà per ripartire

  23. Reginaquadri Says:

    L’ossessione identitaria è propria solo a quelli come Mancini e Borluzzi; per i micro-nazionalisti al governo sono altri gli aspetti che contano, questo è solo inutile folklore.
    Tra parentesi a me risulta che alle elementari, medie e superiori già si studi l’inglese, forse il nodo della questione è a monte: il problema dell’insegnamento della lingua inglese (e non solo) nella scuola italiana. Stranamente, a parità di livello scolastico, i nord europei parlano meglio l’inglese degli italiani. Forse non sono le ore di francese a rubare spazio..

  24. roberto mancini Says:

    Signora Reginadiquadri,

    due precisazioni:
    nelle scuole valdostane l’inglese non si studia abbastanza. Se lei sostiene che viene insegnato quanto il francese, lei mente per ragioni ideologiche.
    Nell’ipotesi che la scuola potesse insegnare due lingue straniere scelte dalle famiglie all’inizio delle elementari, credo che l’accoppiata inglese -spagnolo ( o russo) totalizzerebbe il 90% dei suffragi.
    Perchè?
    Perchè il bacino d’utenza conta molto.
    Secondo: l’aspetto più grave del fascismo non fu il tentativo di cancellare la francofonia, ma quello di eliminare la democrazia e ogni tipo di dissidenza politica.
    Su questo aspetto la memorialistica localista glissa sempre, forse per nascondere il fatto che l’Union valdotaine iniziò la sua esistenza nell’Ottobre 1945, a guerra prudentemente conclusa.
    Resistenza tardiva eh?
    Insistere sull’altro aspetto, quello della lotta clandestina ed anti-totalitaria, comporterebbe riconoscere i meriti e l’eroismo dei comunisti, socialisti e qualche anarchico valdostano, ossia di gente ben lontana e diversa da Chanoux.
    La scemenza di cancellare le tracce linguistiche però non è appannaggio del solo fascismo, l’ ho vista applicata anche in democrazia:
    per 20 anni, grazie al sindaco Grimod ( quello per cui la Campania inizia a Montjovet…), via Antonio Gramsci è divenuta via “Antoine” Gramsci.
    Il tutto nel silenzio vigliacco e complice dei dirigenti della Sinistra.
    Grazie all’assessore Paron, quest’anno “Antoine” è tornato “Antonio”.

  25. Reginaquadri Says:

    Primo: non ho scritto che l’inglese s’insegna nello stesso numero di ore del francese, ho detto che si studia male rispetto ad altre realtà europee. Non solo in Valle ma (parlo per esperienza) mi vengono in mente i vicini piemontesi che pur non avendo queste famigerate ore “imposte” di francese hanno lo stesso livello (piuttosto mediocre) di conoscenza dell’inglese dei valdostani. Per questo ritengo che ci possa essere un problema strutturale a livello scolastico in Italia.

    Secondo: a parte che prima dell’Union esistevano dei movimenti di resistenza partigiana a matrice francofona che hanno portato avanti la lotta antifascista al pari delle bande di diverso orientamento politico, non mi pare proprio che l’Union si stia adoperando per la promozione della cultura valdostana; oltretutto sembrerebbe che gli elettori di questo partito siano trasversali a tutte quelle che Mancini definisce le diverse “etnie” presenti in Valle e soprattutto poco interessati o del tutto indiffernti agli aspetti linguistici (anch’io trovo ridicola la parola etnia, visto l’immenso patrimonio genetico di qualsiasi individuo, sarebbe più opportuno, eventualmente, parlare di culture con sfumature diverse).
    Non credo che le gesta di Grimod siano un denominatore comune della classe politica valdostana, quella che cita Mancini è un’azione alquanto semplicistica, degna di certi goffi leghisti. L’amore per una cultura in via di estinzione non passa attraverso il nome di una via.

  26. Il Pretoriano Says:

    @ Pesce
    L’Europa ha una guida unica….purtroppo tutta a sinistra cosa che non va assolutamente bene perché come nelle auto consuma le gomme tutte da una parte…!
    Qui da noi abbiamo investito tante risorse per par penetrare capillarmente nella società civile una lingua, il francese, che non ci ha portato e porterà da nessuna parte se non all’Arbre de Noel, a Paris, per quei soli “fanatici” che i politici unionisti hanno “ubriacato” con la fete des immigrées, ecc..(poi tra qualche anno scopriranno gli addetti ai controlli che sono stati sottratti fiumi di denaro dalle casse regionali per chissà quali strategie oltr’alpe!
    In Francia si sono ben guardati ad investire risorse per l’apprendimento della lingua italiana, chissà perché?
    La verità è che la politica, da sempre, premia i mediocri, yesman delle Segreterie politiche e la Valle non è mai sfuggita a questa triste realtà. Mi indichi i nominativi di 5 politici con la P maiuscola che Lei annovera tra gli statisti di stato.
    Certa gente non ha neanche il buon gusto di starsene fuori dall’agone politico, anzi si getta a capofitto senza competenze nelle questioni che dovrebbero farci fare il così detto salto per portarci al pari di altre realtà a noi simili.
    Non può un Sindaco arrivare dopo un mandato a fare il Consigliere Regionale, così come un Consigliere Regionale/Assessore non può d’emblé andare a fare il Senatore della Repubblica per Dio…!

    A mio avviso è solo un problema di stile, di dignità delle persone, ma ahimé la cultura è tutta un’altra cosa e qui da noi non si è mai fermata nei palazzi che contano.


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