Vincere!


Mi piace la politica perché in molti Paesi ha sostituito la guerra. Il compito è quello di far funzionare in modo decente gli interessi molteplici e differenti che contraddistinguono gli individui. Con gli anni sono diventata pragmatica. Conservo gli ideali, come conservo il profumo e il sapore di quella minestra di patate e carote che mangiavo all’asilo e che non ho mai più assaporato. In una società come la nostra funziona solo ciò che vince. O meglio, chi detta legge e cioè i comportamenti, che sommati fra loro sono la cultura di un popolo, è chi riesce a mettere mano sulle leve del comando. Tutto il resto è folclore. Pertanto non mi associo più agli slogans, ai clan di appartenenza culturale: trappole contro l’intelligenza, per molti così rassicuranti! Detesto l’infantilismo soprattutto a sinistra che non solo cade in queste trappole, ma le costruisce. La libertà non ha famiglia. La libertà è sola. Con questa consapevolezza le etichette per me sono ormai fuori luogo. Possono servire per comprendere un passato, ma sono obsolete e inutili nel presente. Steccati che non aiutano a capire le numerose sfacettature che la realtà presenta. Meglio guardare ai risultati. Meglio vincere.

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9 commenti su “Vincere!”

  1. Simone Says:

    Chapeau…

  2. bruno courthoud Says:

    meglio conservare gli ideali!

  3. bruno courthoud Says:

    se il fine giustifica i mezzi ha ragione Rollandin!

  4. patuasia Says:

    Signor Bruno, essere pragmatici non significa essere dei delinquenti, più semplicemente vuol dire avere i piedi ben posati a terra. Dunque, se la terra si vuole zappare, e non è obbligatorio c’è chi preferisce volare e fa benissimo a parte che poi non si lamenti, occorre conoscere le caratteristiche del territorio in tutti i suoi anfratti e poi cercare di prendere in mano l’aratro. Altrimenti è folclore. Lei lo preferisce? Fa bene, ma allora guardi in alto le nuvole e non la polvere che calpesta, altrimenti è condannato.

  5. Mario Badino Says:

    Bisogna essere pragmatici, certo, ma se non si condivide in nulla la scelta tra gli (apparenti) antagonisti in gara non c’è speranza neppure nella vittoria. I partiti oggi in parlamento non mi rappresentano per ciò che fanno, non perché mi piace restare ancorato all’ideologia, al passato. Chi crede – almeno – nella necessità di svecchiamento e di riforma in quanto tali, può credere in Renzi, o almeno sperare. Secondo me – con le dovute differenze – gli ultimi governi hanno percorso tutti la stessa strada (che va nel senso sbagliato) dai Ciampi e gli Amato degli anni ’90, ai Prodi e ai Berlusconi, ai Monti, ai Letta e agli attuali: privatizzazioni, governo forte, meno pubblico-più privato… Se uno ci crede, bene, per me che non ci credo non c’è possibilità di vittoria. La società va avanti, non è detto che la strada sia giusta; io posso certamente sbagliare, ma in ogni caso non do il mio consenso. In ambito regionale le cose possono essere diverse, ma solo fino a un certo punto. Non è che perché conosci le persone automaticamente accetti un movimento o partito.

  6. bruno courthoud Says:

    Mi pare un discorso molto semplicistico ed anche inutile da approfondire. C’è chi conserva i propri ideali e non ritiene che i mezzi giustifichino sempre il fine e forse zappa ed ara più di tanti altri, calpestando terra, polvere e anche di peggio.

  7. exit-paul Says:

    Il fine non giustifica i mezzi.
    In politica, i mezzi e i fini sono la stessa cosa.

  8. ultron Says:

    Che è sta roba?
    Il manifesto del futurismo?
    Oppure di epoca successiva?

    Meglio una vacanza.

  9. patuasia Says:

    Non c’è nessuno che possa rappresentarmi: io sono unica e unica è la mia idea di vita. Non cerco quindi nessuno che lo faccia, la mia vita dipende unicamente da me, dalla mia creatività e dai miei valori. Il mio pragmatismo è questo, niente a che vedere con l’antico motto: il fine giustifica i mezzi. Scelgo quella parte che tra le altre e più di altre, rappresenta un passo avanti nel cammino di una società più equilibrata e serena, conscia che solo chi tiene in mano l’aratro potrà arare la terra. Che poi uno lo faccia nel suo orticello non è socialmente significativo.


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