Dove regnano le “aquile”.


Era una buona, anzi ottima idea, quella del Carnevale di Montagna. Gestita e organizzata malissimo, ma l’iniziativa poteva avere un futuro e arricchire la stagione dello sci. Nessun intelligente ripensamento, ma una sonora bocciatura. Manifestazione cancellata con la scusa della crisi. Che dire? Idioti! Ancora una volta chi ci governa si è dimostrato incapace di creare un vero progetto culturale e portarlo avanti con competenza. Non erano certo gli sbandieratori di Asti, la Fanfara dei Bersaglieri di Melzo, le Majorettes Folk di Padova, i figuranti dei festeggiamenti di San Giorgio e Giacomo…, gli invitati giusti per un Carnevale tipico delle aree montane perché, come ho già avuto modo di scrivere, “Il carnevale di montagna appartiene a specificità culturali differenti rispetto ad altri carnevali. Le maschere interpretano i luoghi che sono strettamente legati alla loro storia geopolitica. Un raduno di maschere provenienti dalle montagne di tutto il mondo sarebbe stato unico, straordinario, ma occorreva per realizzarlo un’organizzazione attenta alla filologia, scrupolosa nella selezione e soprattutto colta.”. Bellissime, uniche e coerenti con il tema sarebbero state le maschere lignee di Forno di Zoldo, di Sappada, per non parlare dei Mammuthones sardi, insomma a voler cercare di maschere di montagna ce ne sarebbero state molte e queste avrebbero dato un sapore autentico alla manifestazione. La stupidità e l’ignoranza hanno preferito dare spazio a una caciara senza identità. Intendiamoci i bersaglieri, gli sbandieratori e le majorettes vanno benissimo, ma in altri contesti. Con le tradizioni che i nostri vogliono salvaguardare nulla ci azzeccano, a pensarci bene neppure i nostri amministratori.

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2 commenti su “Dove regnano le “aquile”.”

  1. marburg Says:

    E pensare che qui i pagliacci di montagna non mancano!

  2. giancarlo borluzzi Says:

    “… il carnevale di montagna appartiene a specificità culturali…. le maschere interpretano i luoghi che sono strettamente legati alla loro storia geopolitica…” così scrive Patuasia.

    Troppa esaltazione della realtà, che a me risulta essere la seguente: sabato 1 marzo, ore 14.30 salgo verso il tunnel del GS Bernardo; quasi al termine dell’abitato di Saint Oyen, lungo la statale, c’è uno slargo sulla destra salendo.
    C’erano varie persone con le maschere tipiche che si divertivano a lanciare grosse palle di neve alle auto in salita.
    Hanno colpito l’auto svizzera davanti a me e anche la mia auto. Specificità culturale? La non cultura di imbecilli cui non so chi ha permesso di vestire le maschere tipiche.


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