Insulto, no grazie!


Riceviamo dal signor Fabio Protasoni e volentieri pubblichiamo.

Il livello degli insulti, delle offese e delle sceneggiate plateali che ammorbano la politica di questi ultimi tempi non ci indignano più. E’ triste ma ci stiamo abituando. Che siano le aule parlamentari o i consigli regionali e comunali oppure le piazze virtuali dei social network lasciate senza moderazione o dei talk-show televisivi è ormai è una consuetudine passare dal confronto alla demagogia e alla prevaricazione fino all’offesa senza soluzione di continuità. Vorrei fare due considerazioni sulle quali sarebbe, a mio parere, utile riflettere. La prima riguarda la strumentalità di chi alimenta tensioni e violenza. Dietro certi linguaggi e lo sdoganamento di stili e comportamenti che si vogliono far passare come giustificabili, c’è un bieco interesse elettorale. In troppi, non solo politici, pensano che questo sia un modo per intercettare e capitalizzare politicamente la rabbia della gente, le angosce e la paura per il futuro che derivano dalla crisi economica. E allora invece di proporre soluzioni e operare per realizzarle cercando alleanze e strumenti concreti si preferisce soffiare sul fuoco. Ma la violenza porta solo altra violenza e il discredito che genera sulle istituzioni e sulla democrazia ci toglie spazi e opportunità per uscire da questo tunnel. Seghiamo il ramo su cui tutti (e sottolineo tutti) siamo seduti e il risultato concreto è l’immobilismo e il rafforzamento di “altri” poteri ed “altri” interessi. La seconda considerazione è relativa ai “particolari” bersagli degli insulti: le donne. Dal ministro Kyenge alla Presidente Boldrini, dalle deputate del Partito Democratico fino alle donne che ancora, con la doppia fatica della famiglia e dell’impegno civile, credono nella militanza e nel volontariato politico assistiamo alle peggiori volgarità. Certo, come scrive Laura Puppato, quando si tratta di donne, l’insulto è più facile, c’è più storiografia e si sa già che è un attimo giocare al ribasso. L’insulto, anche quando non è pronunciato, è ammiccato, sottinteso, tradotto in una indifferenza significativa e giudicante. Quando si gioca, o si lascia giocare, al “tanto peggio, tanto meglio” si aizzano istinti primordiali, specie in chi è protetto (o si crede tale) dall’anonimato del web. Fare finta di niente significa legittimare un brodo culturale in cui l’equazione femmina = puttana è solo l’anticamera di una società di nuovo maschilista e violenta. Spetta a tutti, e in particolare ai media, ridire con forza che l’insulto… no. Non è tollerabile! Mai!

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16 commenti su “Insulto, no grazie!”


  1. siamo arrabbiati e frustrati, avvolte disperati… ci troviamo a lottare con la burocrazia insostenibile, inoltre molti appartenenti alla classe politica che hanno comportamenti illegali e criminali continuano a sfotterci incuranti delle norme che regolano la società civile…e vi stupite se ogni tanto scappa qualche insulto?!?

  2. una donna Says:

    Sono una donna. Perchè vi preoccupate tanto degli insulti alle donne (è una vita che succede e ormai siamo noi donne, esseri superiori, a non farci più caso) e chiudete gli occhi su tutto quello che sta succedendo intorno a noi, anche in Valle d’Aosta. Non una parola su questo blog sullo scandalo dei soldi ai gruppi consigliari. Di questo io mi indigno.

  3. ABarbaraBerlusconipiaceN'Koulou Says:

    La moderazione nei social network è un’illusione ingenua. Ed è profondamente sbagliato e pericoloso mettere insieme (che siano le…) aule parlamentari, consigli regionali e comunali, piazze virtuali dei social network, talk-show televisivi. Ognuno di questi spazi è un complesso meccanismo che ha origine diversa e funziona con regole, abitudini, attori e registi diversi. O si va in profondità, e ci si sporca le mani, oppure ciò che accomuna tutto è l’Italia, gli italiani, la nostra cultura e subcultura, i personaggi a cui abbiamo affidato la guida del nostro destino dall’83 ad oggi. Tutti compresi. Dai politici (comunisti, socialisti, democristiani, fascisti, forzisti, populisti, radicali, leghisti, uniionisti, movimentisti), ai responsabili dei mezzi di comunicazione di massa. Solo per la RAI: Moratti, Del Noce, Zaccaria, Manca, Masi, Mieli, Alberoni, Petruccioli, Cappon, Saccà, Cattaneo, Baldassarre, eccetera. Poi bisognerebbe passare ai nomi delle TV commerciali, poi ai giornali. Ripeto: per fornire visioni d’insieme, o sia ha il dono della sintesi oppure meglio lasciar perdere. Si scade nell’ovvio: la violenza è brutta, le donne sono prevaricate, il web è cattivo, l’insulto non è tollerabile.

  4. exit paul Says:

    L’analisi del signor Protassoni è seria e deve essere motivo di riflessione, anche perché l’insulto non è più l’eccezione in un momento di incazzatura, ma è la regola nei rapporti politici e personali.
    Quanto ai soldi dei gruppi consigliari, che scandalizzerebbero più degli insulti, sono parzialmente d’accordo.
    Io farei attenzione a dare giudizi sommari, perché dentro il calderone di oltre trenta indagati ci sarà sicuramente chi si è messo dei soldi in tasca, rubando denaro pubblico (e andrebbe interdetto dal ricoprire cariche pubbliche a vita), e chi ha commesso irregolarità formali interpretando forse male una normativa che dicono essere carente e confusa, senza rubare neppure un centesimo (e andrebbe assolto).
    Dire che tutti hanno rubato, fare di ogni erba un fascio sarebbe una vera schifezza legale, civile e morale.

  5. cittadinanza reattiva Says:

    Io credo che mettere un bavaglio al Web, sia una vera sciocchezza, è uno “sfogatoio”. Una volta era il Bar, ti sentivano in dieci, oggi ti sentono/leggono in 1000 e forse ti senti meglio, scaricato! Bene, che male c’è? forse così si evitano “sciocchezze” peggiori… pensateci.
    Qui, in Italia e in VdA, il vero problema è la rappresentanza. Una classe politica di furbetti e ladri da tutte le parti questo fa male al cuore non le volgarità in web, tv, parlamento o consiglio che sia.
    In Valle è un dramma, non importa l’irregolarità per leggerezza o il peculato, è il venir meno del rispetto per la Cittadinanza, quel denaro è pubblico non privato. E poi credetemi, che di controlli su fondi pubblici me ne intendo, per una irregolarità /frode che si riesce a trovare e dimostrare CENTO l’hanno fatta franca….. questa è la vera tristezza miei cari.

    Sul tema delle donne, l’Italia è sempre stata una nazione maschilista pensate a questo esempio linguistico di uso comune:
    vuoi offendere una donna – sei una puttana –
    vuoi offendere un uomo – sei un figlio di puttana –
    si incide sempre sulla parte femminile, in fondo siamo un paese cattolico – è stata Eva la causa delle miserie umane…no?

  6. patuasia Says:

    Signora, una donna, lei dovrebbe anche capire, in quanto donna, che la sottoscritta ha il tempo che ha per fare questo “mestiere”. E se non sono sempre così tempestiva sulle notizie è perché devo anche fare la spesa, lavare, stirare, cucinare, pulire, come tutte le donne che non possono permettersi una colf. Si indigna? Provi a mettere un’offerta per il blog che all’oggi ammonta a 15 euro, di cui 5 dati da mio figlio! (soldi che mi vergogno a versare al canile). A volte, cari utenti, mi viene proprio voglia di mandarvi a cagare tutti quanti!

  7. ABarbaraBerlusconipiaceN'Koulou Says:

    A @una donna! Ma si nun trovi quello che vorresti, ma che ce vieni a fa? Mica un blog è ‘n servizio pubblico. Ma che sta dì… Ma de che te ‘ndigni! Ma falla finita! Leggite la Vallée, no?


  8. @ cittadinanza reattiva

    A me non risulta, che gli insulti femminili oggi siano tanto diversi da quelli maschili. Anzi le problematiche attuali nel mondo femminile vengono regolate esattamente come quelle del mondo maschile.
    Prego visionare i servizi sulle ragazze picchiatrici che stanno imperversando ovunque. Ho come l’impressione che la parità di genere sia atata raggiunta dal lato sbagliato.


  9. Grazie per le osservazioni. Non penso che si debba regolamentare il web (Dio ci scampi dalla censura preventiva) ma immaginare che quello che vi succede sia al di sopra del principio di responsabilità mi sembra una follia. Se uno è maleducato in parlamento o sul web rimane un maleducato. Se è violento o peggio deve esserci un senso del limite in chi amministra quello spazio e in chi legge quelle cose che giudichi e isoli quei comportamenti. Questo è il punto. Mi pare che si trovino tante giustificazioni ma sempre meno il coraggio di dire basta. Le mie considerazioni volevano evidenziare però anche le conseguenze generali di questo. Se le istituzioni si sfasciano e la società diventa intollerante o ulteriormente violenta è anche colpa nostra… che non sappiamo più dare un limite alle nostre opinioni, …che non abbiamo più dubbi, …che trattiamo tutte le questioni con il bianco e nero dell’ideologia e sempre meno con il confronto aperto e il dialogo.

  10. paolo fedi Says:

    Non concordo con quanto espresso da Bruscia. Gli esempi di donne violente rappresentano solo uno scimmiottamento di atteggiamenti maschili. Anche l’ex consigliere Salvatore Agostino si è esibito pochi anni fa in un parallelo tra le violenze maschili e femminili dicendo in aula (su youtube il video andò fortissimo! Anche Patuasia lo riprese, lo si trova su http://patuasia.com/2011/11/29/secondo-lui/ ) che molte donne fanno stalking ai danni degli uomini. E’ sicuramente vero ma il tentativo di equa distribuzione di atteggiamenti violenti è ridicolo. Apprezzo al contrario molto l’approccio di Protasoni.
    Sull’inchiesta sui soldi ai gruppi consiliari credo che sia corretto e anche utile usare una sana prudenza. Non per voler difendere una categoria ma per evitare il qualunquismo e il “qualcuno ladro tutti ladri”. Penso che il tempo per commentare, sulla base di informazioni più certe, non mancherà, altrimenti si rischia solo di fare gossip (che non giova a nessuno)


  11. Gentile Fedi, nel mio precedente messaggio, ho volutamente trasceso nel posizionare la violenza femminile ad un livello di guardia. E’ assai probabile che, in realtà, si tratti, soprattutto, del risultato di una mancata educazione e dell’assoluta e progressiva ignoranza delle più elementari regole che tutelano il vivere comune.

    Ma quanto accaduto l’altro ieri a Vimodrone, dove delle adolescenti in branco – femminile – picchiano una coetanea colpevole di attirare i fidanzati delle altre, e quanto accaduto a Torino dove dieci giorni fa è accaduto più o meno lo stesso, lascia pensare che qui forse interviene anche un malinteso spirito femminista materno. Con tutto questo però devo ribadire che già l’anno scorso, diverse baby gang erano composte soltanto da ragazzine. Tuttavia alla base del fenomeno sembra esserci la resa, se non l’ assenza, dell’insegnamento familiare. Il quale, se fino a qualche tempo fa le figlie femmine era ancora in grado di governarle (i maschi da un pezzo non più), ora ha, evidentemente, perduto la presa anche su di loro.

    Tutto questo gentile Fedi, non so se lo ha notato, lo si può vedere nella spavalda arroganza, nella voluta volgarità, nell’ atroce turpiloquio fieramente esibiti in pubblico dalle ragazze, da molte ragazze perlomeno, anche qui ad Aosta. Lo si può notare anche nella sorprendente assenza di compassione – verso i vecchi, verso i deboli, verso i bambini, perfino verso gli animali – che sempre più sembra affiorare nei comportamenti delle giovani e giovanissime. Lei che è un politico non può non averci fatto caso…non sarebbe un buon politico.

  12. giancarlo borluzzi Says:

    @ Patuasia del 12 febbraio.

    Ritengo che gli utenti non debbano fare indecorosamente i portoghesi ma riconoscere a Patuasia il suo impegno con donazioni cadenzate nel tempo.
    Lo proposi personalmente ancora prima che si instaurasse la possibilità che ha visto solo versamenti scozzesi che irritano Patuasia, ma non del tutto a ragione.

    Patuasia offre una possibilità di dialogo per la quale impegna il suo tempo ed è giusto riceva gratificazioni che può utilizzare come vuole, anche iscrivendosi a SEL o abbonandosi a fogli di estrema sinistra.
    Non mi turberebbe pensare che i miei contributi servono a finanziare attraverso interposta persona istituti che detesto: le scelte personali di Patuasia vanno rispettate e non giudicate.

    Ma se viene detto che i soldi ricevuti vanno al canile… beh io non ci sto.
    I miei rapporti con i cani sono sempre stati di diffidenza e anche giustificata paura: avevo sei anni quando mia madre fu morsa da un cane mentre era in strada con me e le urla sue con il mio pianto impaurito non sono state cancellate dal mio ricordo.
    Anche mio padre e mia nonna sono stati morsicati.
    Io no, anche perchè anni fa ho ucciso un grosso cane trapassandogli il collo con la piccozza perché mi era saltato addosso in montagna mentre io non volevo fargli nulla (lo scrissi a La Stampa e il mio scritto fu pubblicato sul sito del PD da chi, con mentalità da perfetto imbecille, preferiva che io fossi morso).

    Patuasia, sai che in Aosta ci sono persone che hanno bisogno: anteporre i cani a costoro è per me inaccettabile.
    Sbaglio nell’accettare il finanziamento a SEL ma non ai cani del canile?
    Non so, ma ho un blocco per cui non verso nulla se so che va al canile.

    Per questo respingo l’invito di andare al cesso.

    Se, Patuasia, affermerai che nulla andrà al canile, sarò presente nei versamenti, spero imitato da tanti, da tutti gli utenti.

  13. patuasia Says:

    Signor Borluzzi, capisco le sue paure. Anch’io sono stata morsa da due cani, ma non per questo non li considero creature bisognose di cure. Agli umani ci pensano già in molti e poi io amo di più gli animali. 🙂 Grazie comunque.


  14. Vista la sgarbata terminologia, impunemente usata, da “gcb” nei confronti di coloro che lui considera suoi avversari politici, è stato più che normale per il Pd esprimere l’augurio dell’avverarsi dell’evento: avere un cane in più e un egoista in meno.

  15. giancarlo borluzzi Says:

    @ Giorgio Bruscia.

    Smack !

    Ti voglio bene.


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