La ‘ndrangheta canta in quel di Aosta (1°parte)


Di cosca in cosca. Dopo i Nirta di San Luca, dopo i Facchineri di Cittanova, ora i Pesce di Rosarno.
Avverà il prossimo 16 Aprile a Torino l’udienza preliminare del processo a carico di Claudio , Ferdinando e Vincenzo Taccone, domiciliati dal 2004 in St Marcel, fraz Prarayer dal 2004. 
I Taccone, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero collegati alla cosca Pesce di Rosarno. Reati ipotizzati: tentato omicidio, tentata estorsione, rapina, lesioni, danneggiamento con incendio, il tutto con aggravante del metodo mafioso. 
Le indagini dei carabinieri di Aosta e della DDA di Torino presero il via dall’incendio doloso di tre auto al quartiere Dora, avvenuto 
l
unedì 4 giugno 2011. Nel cortile interno di via Buthier 10 le fiamme si sprigionarono da una Seat parcheggiata nel cortile, raggiungendo i piani alti del condominio.
Il pericolo fu notevole poiché le case non posseggono allacciamento centralizzato alla rete di metano e molti balconi sono forniti di bombole di gas esterne. Il giorno del rogo una cronista di un settimanale locale, recatasi a fotografare le auto incendiate, viene minacciata da alcuni giovani del quartiere.


Prossimamente Claudio Taccone e i suoi tre figli, Ferdinando, Vincenzo e Alex, compariranno anche presso il tribunale di Aosta imputati di lesioni personali e minacce nei confronti di una coppia di loro vicini di casa di St Marcel, ma questo filone di inchiesta non attiene alle indagini della DDa di Torino.
Nel corso delle perquisizioni in casa degli imputati è stato rinvenuto materiale “culturale”, costituito da Dvd e testi manoscritti di canzoni, che ben rende l’idea dell’humus “ideale” in cui possono essere legittimati comportamenti devianti di ammirazione per i mafiosi. Naturalmente si tratta di materiale in libera vendita in tutta la Calabria, e il cui possesso non configura alcun reato. (continua…) roberto mancini.

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7 commenti su “La ‘ndrangheta canta in quel di Aosta (1°parte)”

  1. bruno courthoud Says:

    Che ci piaccia o no è la valle d’Aosta del futuro. Non mi ero mai interessato, se non superficialmente, di mafia e problemi relativi. Fino a una decina di anni fa quando ricevetti due telefonate, la seconda preregistrata, di chiare intimidazioni mafiose per me, i miei figli e mia moglie. Pensai subito a qualche calabrese. Erano invece calabresi di chez-nous, amministratori del comune di Rhemes-Saint-Georges. Appena intuitolo, il maresciallo di Villeneuve mi ha subito redarguito come se il colpevole fossi stato io, e se ne lavò le mani passando il tutto ad Aosta. Complimenti invece ai Carabinieri di Aosta che si sono mossi con solerzia e competenza. Il provvedimento di archiviazione getta ombre pesanti sull’amministrazione di detto comune, una macchia credo indelebile. Se qualche superiore di Carabinieri e procura intende sentirmi sono sempre disponibile. Secondo me bisogna cominciare anche e soprattutto da quelle che sono considerate piccole cose. Intanto anche i valdostani stanno imparando, anche se sono solo dei principianti. Da parte del comune, in ogni caso, omertà assoluta, peggio che in Calabria. I calabresi locali sono però più prolifici e agguerriti, i valdostani, a parte qualche big, sono dei badola di paese, dove è meglio che rimangano. Inoltre non figliano più. Rassegnamoci. Un ex-valdostano.

  2. ya basta Says:

    Scusa Bruno, perchè non li vari a trovare adesso i Carabinieri? Da quanto si può vedere hanno una sensibilità diversa o quanto meno hanno dimostrato di non avere le pelli di salame sugli occhi.

  3. roberto mancini Says:

    Bruno,
    mi sembra una buona idea. Cambiano le montagne, possono cambiare pure le situazioni….

  4. bruno courthoud Says:

    E’ quello che sto pensando di fare. Grazie.

  5. Luigi Martin Says:

    Caro Bruno, leggo soltanto ora quanto hai scritto sul comportamenti usati nei confronti tuoi e della tua famiglia da parte di certi amministratori (innominati) di Rhemes-Saint-Georges. Sono sorpreso, stupito e anche addolorato, tanto più che per molti anni sono stato amministratore in quel Comune ed anche Sindaco dal 1975 al 1985. Mai e poi mai né io né chi era con me in Consiglio o in Giunta o negli uffici, in quei periodi, ha usato i sistemi che descrivi verso i cittadini. Caro Bruno, scusa un appunto: per le origini, per quanto hanno fatto le nostre famiglie nel passato, siamo e rimaniamo valdostani e sendzorzen senza ex e senza ma. Con viva cordialità. Luigi Martin.

  6. bruno courthoud Says:

    grazie, Gigi, ma credo non sia più possibile. La poesia è passata. Il fatto che a te non sia mai arrivata nessuna notizia, la dice lunga sull’omertà. Quanto sopra è solo un breve riassunto. E nessuno mai ha sentito il bisogno di chiedere scuse o fornire spiegazioni. Il silenzio è sempre stato totale. E dire che ho fatto ricerche interessanti e non ancora conosciute sulla nostra valle, ma rimarranno nei cassetti, non gliene frega niente a nessuno. Ognuno viva nel suo brodo. Mi son già liberato di quei quattro incolti che mio padre mi ha lasciato (lo stesso ha fatto mia sorella), Se non fosse per mia moglie mi libererei anche della casa paterna. I miei figli non ci vogliono tornare e vogliono andare all’estero. Mio figlio Matteo è in Australia fino a luglio (secondo semestre del terzo anno alla Bocconi): è dotatissimo. Emile finisce quest’anno il liceo e pensa anche lui ad andarsene. Ed ho anche in ballo una querela per diffamazione. Valle ingrata, comunità ingrata. Mi scusino i lettori per lo sfogo.

  7. Luigi MARTIN Says:

    Caro Bruno. Hai tutta la mia solidarietà per quel che può contare, con alcune amichevoli considerazioni. Tira fuori dal cassetto e pubblica le ricerche sulla valle di Rhemes: dimostrerai, una volta ancora la tua intelligenza e la tua cultura. Tua moglie ha ragione: la casa paterna non si vende; che direbbero tuo nonno José de Sandre e tuo papà Fulvio (che ho conosciuto ed apprezzato)?Complimenti per i tuoi figli “buon sangue non mente”. Resisti! Passo e chiudo, sempre con cordialità e stima.


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