Progresso conservatore


L’Union valdotaine vuole il referendum per risolvere la questione dei Comuni: fonderli o associarli? Perché chiede il referendum? Perché ha capito che non è con la politica dell’uomo solo al comando che potrà andare ancora avanti e vuole dare così un segno di cambiamento, aprendosi alla volontà popolare? No! Perché con il referendum è certa di vincere. Conosce bene i suoi polli e sa del campanilismo che irrora le vene dei suoi elettori. Secondo voi uno di Brusson potrà mai voler essere fuso con uno di Ayas, tanto per fare un esempio? Mai, e l’Union preferisce conservare i 74 Comuni anche quelli di proporzioni ridicole: il controllo sul territorio più capillare è meglio è. Con il referendum otterrebbe due piccioni con una fava: darebbe di sé un’immagine progressista, ormai richiesta anche dal suo alleato, e rafforzerebbe, conservandolo, il proprio potere con una smaccata vittoria.

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17 commenti su “Progresso conservatore”

  1. Pierre 1 Says:

    la vedo esattamente al contrario, Rollandin non ha il coraggio di fondere i Comuni e allora cosa fà? facciamo un bel referendum. Nelle votazioni conta il numero degli elettori (specialmente quelli di Aosta).
    A quelli di Aosta e dei grandi Comuni interessa ben poco della fusione dei piccoli Comuni e, con la falsa aspettativa di un risparmio economico, voterebbero per la fusione ed il gioco è fatto: la fusione c’è ma l’hanno voluta gli elettori in piena democrazia.

  2. lilli Says:

    e probabilmente una possibilità di valutare “gli umori e i malumori” così da poter mantenere gli equilibri- IMMAGINA… Brusson e GLI ALTRI .!!!! PURTROPPO SCELTE DI BUONSENSO NON FANNO PARTE DEGLI USI E DEI COSTUMI DI QUESTI POLITICI.- ovviamente purtroppo per noi..,!!

  3. patuasia Says:

    Può essere che abbia ragione lei, signor Pierre 1.

  4. roberto mancini Says:

    Perchè stupirsi?
    In Vda l’Union è alfa ed omega, maggioranza ed opposizione. partito e movimento, confindustria e sindacato.
    Nello stesso partito stanno il prefetto, rappresentante dello stato unitario, e gente come Grimod, secessionista anti-italiano da sempre.
    D’altra parte Maroni , noto secessionista, è stato ministro degli Interni.
    Siamo un ‘Italietta per questo.
    Lei pensi che i secessionisti anti-italiani hanno governato insieme ai post fascisti, che del termine “Patria” sempre si sono riempiti la bocca.
    Cialtroni. A destra come a sinistra.

  5. giancarlo borluzzi Says:

    Concordo con Mancini e sottolineo la cialtronata ideologica fresca fresca e intrinseca all’accordo Renzi- Berlusconi, tale perché capovolge la gerarchia dei problemi in campo.

    E’ importantissimo rivedere l’articolo 5 della Costituzione e il farlo richiederebbe tempi lunghi, analisi profonde e apporti corali.

    E’ importante (non importantissimo) superare il bicameralismo a specchio; non è detto che sia giusto copiare dalla Germania quando fa comodo: ieri sera, da Fazio, Rodotà ha evidenziato quello che penso pure io, cioè che eliminare, giustamente, il Senato attuale non comporti un Senato delle “realtà locali” specializzate in mutande dal colore a valenza ideologica: l’indirizzo verso cui ci si muove andrebbe pesato a fondo.

    Ha una sua importanza, inferiore alla questione Senato, a sua volta inferiore a quella della rivisitazione dell’articolo 5, una nuova legge elettorale, questione priva di implicazioni”sub luce aeternitatis” come certo è il modificare un articolo costituzionale.

    Invece che fanno i nostri due eroi?
    Agiscono impetuosamente per cambiare la legge elettorale e, solo perché conseguenza della medesima, eliminano il Senato elettivo perché non deve entrare nella stessa legge; per cassare il Senato, devono modificare il testo dell’articolo 5.
    Il tutto privilegiando il dibattito sulla legge elettorale, elevata a dominus rispetto all’impallinando Senato e all’articolo 5,con una irrazionale fretta in linea col fatto che Renzi soffre di eiaculazione politica precoce perché ritiene di “dover dare risposte” alla gente mentre in realtà col suo comportamento metodologicamente va ad autoequipararsi al Bossi che fu e al Grillo che è.

    Il tutto grazie a Berlusconi che “non vedeva altro”.

    Quanto detto equipara il livello nazionale a quello locale.

  6. Reginaquadri Says:

    Per fortuna la decisione non sarà lasciata ai soli sindaci, ma siccome la questione è molto rilevante, viene data voce a tutta la popolazione. Si spera che sarà data una giusta informazione anche a chi non vive e quindi conosce poco la realtà dei piccoli e piccolissimi paesi valdostani, dove essere amministratore comunale significa, come giustamente qualcuno ha detto, fare volontariato e adoperarsi direttamente verso i problemi quotidiani della gente. Sarebbe importante far capire che gli sprechi di denaro pubblico non derivano dalla gestione di comuni “di proporzioni ridicole”,dove si cerca, a fatica, di mantenere in efficienza le infrastrutture presenti (che servono anche a chi abita altrove) e di dare un minimo di servizio alla comunità, che, pur minuscola che sia, merita considerazione tanto quanto quella delle metropoli, o di paesini più grandi come Aosta.
    Con l’accorpamento dei comuni, quelli che ne risentirebbero in modo negativo saranno indubbiamente quelli più piccoli e periferici dove già si fatica maggiormente a vivere. Questa logica accentratrice, con la scusa dei tagli economici, porterà definitvamente alla morte di quella che è la realtà valdostana: i piccoli comuni di montagna.

  7. my two cents Says:

    @reginaquadri
    Non so che intenda per “sprechi di denaro pubblico” (e mi sembra azzardato escludere a priori che nei piccoli comuni non ce ne siano), ma se pensiamo, nel 2014, di mantenere in piedi in paesini di 150 abitanti o meno amministrazioni comunali dotate di anagrafe – ufficio tecnico – ufficio tributi – protocollo – ecc, secondo me siamo fuori dal mondo. Con un po’ di informatizzazione e di aiuto dalle nuove tecnologie, un ufficio di dimensioni ragionevoli può svolgere queste mansioni per tre – quattro amministrazioni comunali attuali. Si dovevano fare già parecchi anni fa i consorzi di servizi e le razionalizzazioni delle burocrazie comunali, ma qui a qualcuno conveniva cavalcare i campanilismi…

  8. Il Pretoriano Says:

    Lo spreco di denaro pubblico è mantenere in vita in Valle d’Aosta 74 Comuni, 74 Consigli Comunali, 74 giunte comunali, 74 segretari comunali,74 uffici tecnici, 74 piani regolatori, ecc…

    E’ questa l’autonomia da perorare a Roma per farsi dare i soldi? O trattasi invece del modo migliore di agire per controllare un territorio “aspro” ma amico, traendo da esso i consensi necessari elargendo prebende a destra e manca così da poter stare comodamente al potere per oltre 50 anni..!

    Io non ci sto, io non ci sto, io non ci sto…più! Non ce lo possiamo più permettere se solo vogliamo un po’ di bene ai nostri giovani, ai nostri figli.

  9. Il Pretoriano Says:

    E se gli facessimo una proposta che ….non possono rifiutare..!

  10. giancarlo borluzzi Says:

    @ my two cents

    Si riducono gli sprechi di denaro pubblico riducendo le spese specifiche e quindi anche quelle legate ai comuni.
    Le spese riguardano personale, uffici e attrezzature: manca la volontà di ridurle proprio perché si dovrebbe contrarre il numero dei dipendenti, cosa doverosa perché tanti svolgono compiti inutili, ma si temono reazioni elettorali verso chi razionalizza il settore.

    Si può accorpare offrendo le stesse prestazioni (escludendo quelle sicuramente inutili).
    I posti di lavoro vanno previsti solo se necessari per amministrare e non si devono considerare le necessità di stipendio di qualcuno e di conseguenza pagarlo inventando compiti che nel privato, attento alle spese, certamente non sarebbero contemplati.

    Come sempre il cittadino finanzia la demagogia dei politici.
    Tutte le tasse utilizzate per finanziare la macchina pubblica sono denari tolti agli investimenti che producono beni e occupazione costruttiva.

  11. roberto mancini Says:

    Quoto i sigg Two cents e Pretoriano,
    L’ideologia del “fiero montanaro” si è nutrita per decenni del più becero campanilismo:
    con questa mentalità ottocentesca ( e furbesca…), anche accorpare due comuni diventa impossibile.
    Ridicole rivalità tribali e provinciali sono state pomposamente nobilitate come “differenze storiche”.
    Lo specifico dello specifico dello specifico…
    L’Union usa dello strumento referendario ( e dei partiti nazionali…) come della catena del cesso: la tira solo al bisogno.

  12. roberto mancini Says:

    Oggi conferma.
    L’Union è contraria ad ogni accorpamento dei comuni ( la tradition, la tradition…) e si affida al referendum:
    ils ont le joues telles que les fesses!!

  13. patuasia Says:

    Allora avevo visto giusto! E comunque anche la tesi che vede l’Union contraria all’accorpamento (la tradition), ma spera in un referendum che esprima il contrario, mantendendo così intatta l’immagine di partito etnico, sta perfettamente in piedi.

  14. Il Pretoriano Says:

    Andiamo a Paris all’arbre de noel pour…… maintenir nos racines, nos traditions, l’identité valdotaine, ecc. e poi abbiamo riempito la Valle di extracomunitari, di zingari, chiamati a far fronte alla mancanza di mano d’opera nell’agricoltura, nell’allevamento, nell’edilizia e nel sociale (badanti)

    Perchè invece non favoriamo il rientro dei valdostani all’ étranger per occupare questi posti?

    Forse è meglio la festa di Parigi per nascondere qualcosa (fondi?) e giustificare così la presenza di mano d’opera straniera che prossimamente sarà integrata qui da noi e “indottrinata” per le prossime elezioni regionali.

    Un forte dubbio mi pervade.

  15. bruno courthoud Says:

    @ il pretoriano: ho quantità di conoscenti valdostani e compaesani in Francia, tra cui molti cugini, per cui mi sento quasi più francese che italiano. Ho anche corrispondenze per semplici motivi di … ricerche genealogiche. Le assicuro al 100% che NESSUNO di essi ha la minima intenzione di rientrare in Valle d’Aosta, per nessun motivo e neppure incentivato. Ad es. cosa verrebbero a fare qui i figli di mio cugino, proprietari di un grande albergo a Courchevel? Courchevel, bacino sciistico a due passi da noi, ha 10, dico 10, albeghi a 5 stelle costruiti e gestiti senza l’aiuto di mamma Regione, cosa verrebbero a fare qui i figli di un altro mio cugino, di cui uno ha fatto parte della nazionale francese di discesa libera e l’altro dello staff tecnico della stessa nazionale? A guidare il camioncino che porta in giro gli allievi iscritti all’Asiva o a fare il maestro di sci? Mi riderebbero in faccia. Ed ancora il figlio di un altro mio cugino, ora deceduto, ingegnere di fama europea, il quale dirige una grossa società a Parigi? Eppure abbiamo la stessa nonna, abbandonata all’Ospizio e cresciuta a Sarral. Da quando è morta la nonna praticamente i loro legami con la VDA si sono interrotti, definitivamente, e, da quel che vedo, senza nessun rimpianto da parte loro. Se fossero rimasti qua che cosa avrebbero fatto? Il cantoniere, l’operaio alla Cogne, la guardia forestale, il dipendente regionale o comunale, et similia.
    Io ho trascorso un anno e studiato in Francia, avevo una decina d’anni. Vi ho poi trascorso diverse estati dagli zii. Fosse stato per me saremmo ancora là e non sarei tornato qui, se avessi poi saputo di dover marcire come dipendente della Regione Valle d’Aosta. Ma ero praticamente sempre stato via, pensavo fosse una cosa seria, allora, ahimé!
    Valle d’Aosta: pensa a te, non agli immigrati!

  16. Il Pretoriano Says:

    @b.Courtoud
    Purtroppo in Valle si pensa da tempo agli immigrati..! E sempre più con interesse politico..!! Si faccia un giro per la Veull e vada a vedere gli Uffici regionali sorti, qua e là, per l’integrazione degli immigrati, per le pratiche dei sussidi e per la loro salvaguardia.

    Ma quali immigrati, quelli che spacciano, che chiedono elemosine agli angoli della Place Chanoux (tant’è che il nostro Sindaco ha fatto la nota ordinanza), quelli che delinqueno per sopravvivere e quelli che si “arruolano” nelle mafie varie.

    Ma non pensi che “les enfants de la Patrie” se la passino meglio di noi perché a guardar bene i dati forniteci recentemente la grande France non se la passa poi meglio di noi.

    I suoi cugini hanno un vantaggio nel caso dovesse andar male:
    li potrebbe ospitare a casa sua in attesa di trovare loro un lavoro qui da noi, tanto il francese lo conoscono bene…!

  17. bruno courthoud Says:

    mi scusino i lettori: non volevo assolutamente tirare in ballo gli immigrati in valle: vengano pure, finché c’è posto e lavoro. Le vallate laterali sono abbandonate, un po’ di terra da ricoltivare c’è ancora, se si accontentano. Negli alpeggi anche. Volevo dire “non agli emigrati” dalla Valle d’Aosta. Pensavo si capisse dal contesto. Per quanto concerne il resto, ognuno ha il proprio vissuto storico che in qualche modo, forse irrazionalmente, lo condiziona.


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