Europa delle Regioni? No, grazie!


Voglio credere  alle parole di Renzi. “Non è finita la Sinistra, sono finiti questi dirigenti”. Bene, dai nuovi mi aspetto una svolta culturale, sopratutto in Vda. Malgrado i conclamati (ma poi nemmeno tanto…) studi marxisti, finora la Sinistra valdostana è stata genuflessa e prona verso un grumo di pensiero centrale nell’elaborazione unionista, quello cosiddetto “volkish”
Si tratta di questo. Ciò che importa nell’azione politica è l’identità collettiva etnico-razziale, non quella personale ed individuale: i governanti  difendono gli interessi del territorio, non quelli dei singoli cittadini dentro il territorio. Importano i diritti collettivi di gruppo rispetto ai diritti universali dell’individuo. “L’etnos” la vince sul “demos,” se mai avessi studiato greco…
La Germania è “forte e rispettata nei suoi diritti”, tuonavano i nazi. Peccato che i diritti dei cittadini tedeschi dentro la Germania fossero meno tutelati… Sono le teorie “volkisch” di Hitler sull’identità collettiva etnico-razziale, riprese e modificate nel dopoguerra dal prof. Miglio, noto secessionista anti-italiano e padre della Lega. E dal prof. Guy Heraud, padre del “federalismo integrale” di Borghezio e docente del Centre d’études federalistes, disgraziatamente per lungo tempo presente ad Aosta con i suoi nefasti corsi. La novità ? Al termine “razza” e al “sangue e suolo” gli etnisti, cuginetti culturali dei nazi, hanno sostituito “etnia e lingua”.
Logico dunque che all’interno di questa concezione non ci sia spazio per il più elementare principo liberale di democrazia rappresentativa, ossia il gioco maggioranza/opposizione. I “volkish” sono consociativi per definizione. Così quando si vagheggia di una futura candidatura comune alle prossime europee, una marmellata consociativa che tenga buona l’opposizione, spero che dai seguaci della Leopolda si levi una omerica pernacchia. Una candidatura “volkish” ? No grazie! Gradirei che si eliminasse la confusione tra  patriottismo e nazionalismo. Il primo consente una visione critica e riformista dei difetti della propria gente, della propria patria, delle proprie istituzioni politiche, della propria storia. Collega la nazionalità, la cittadinanza e l’appartenenza ad uno Stato ai diritti civili e sociali dei cittadini, alle loro libertà democratiche. Le libertà dei cittadini dentro la Vda, rispetto al Potere valdostano. Io sono un patriota. La Sinistra è patriottica. Il secondo è un’esaltazione acritica della propria razza e della propria storia, lega la cittadinanza ai diritti di “sangue, suolo”, come volevano i fascisti ed nazisti. E di lingua, come vogliono gli etnisti.
Lo stato federale europeo, secondo Heraud, risulterebbe dall’unione delle regioni Normandia, Borgogna, Savoia, Val d’Aosta (nazione francese), Baviera, Assia, Bassa Sassonia, Tirolo (nazione tedesca), Lombardia, Toscana, Sicilia (nazione italiana).
Renziani, non portateci in quest’ Europa. Portateci in Italia… (roberto mancini)

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9 commenti su “Europa delle Regioni? No, grazie!”

  1. giancarlo borluzzi Says:

    Articolo perfetto, purtroppo sprecato in questa regione di rimba.

    Un appunto al grande Bob: giustamente scrive dell’innalzamento del concetto di etnia e lingua a divinità da parte dei “cuginetti culturali dei nazi” dimoranti tra di noi.
    Però mai ho sentito il Bob medesimo criticare non il francese (che non va criticato, come neppure l’armeno o il mandarino), ma l’imposizione di uno studio del francese che toglie spazio temporale a una scelta diversa e più utile, perché le lingue si imparano per comunicare e non per costruirci sopra finzioni da parte dei “cuginetti culturali dei nazi”.
    Parlando a nuora affinchè suocera intenda, non si può difendere l’imposizione facendo riferimento a cosa in parte si parla al di là dei confini: sono valutazioni da lasciare al singolo nell’ambito delle libere scelte.

    Una considerazione che indica il livello della politica in Valle: le illuminate parole di Bob sono fumo negli occhi dell’intellighentia del PD locale, pregiudizialmente tesa ad offrire i lombi a ogni marca dei “cuginetti culturali dei nazi”, per cui egli spera in Renzi per non finire nell’Europa federale tracciata nel suo penultimo capoverso.
    Non rivolge appelli alla dirigenza piddina valdostana, ritenuta irrecuperabile nell’attuale configurazione, ma spera in auspicabili mutamenti promossi da Renzi.

    Colpisce questa sigla del post-post-post-post Pci che oggi si affida a un già PPI, poi margherito con il Diagono al polso (il cronografo di Bulgari secondo me più bello del Rolex Daytona).

  2. bruno courthoud Says:

    penso che Borluzzi abbia ragione. Il PD locale, renziano o no, troverà il modo, con contorsionismi verbali vari (siamo o no la patria dei “différents niveaux?) di adeguarsi o per lo meno di non ostacolare il “manifesto” di Caveri e quindi, in qualche modo, participerà all’ammucchiata. Non può permettersi un’ulteriore batosta elettorale. Inoltre ci sono poi le successive elezioni amministrative che sanciranno un’intesa con una delle due UV a livello locale che prefigureranno già le future alleanze per le regionali. Sempre in posizione subordinata, ovviamente (per i partiti nazionali non v’è altra scelta).

  3. Reginaquadri Says:

    Quando leggo i post di Mancini, colgo sempre un retrogusto völkish di stampo italico. L’attacco sfrenato (e ingiustificato) verso la presunta difesa (?) dell’identità etnico-razziale da parte di una grossa fetta delle forze politiche valdostane mi pare un tentativo patetico di contrapporre una coscienza nazionale altrettanto inesistente.
    I partiti valdostani, per quanto riguarda la valorizzazione dell’autonomia, a livello di tessuto sociale, fanno esattamente quello che Mancini desidera: un bel nulla (non raccontiamoci che a scuola 1 ora di patois possa produrre effetti collaterali o che le ore di francese tolgono spazio allo studio dell’inglese). Eh sì, direi che in Valle abbiamo esempi che sfiorano la più accanita propaganda nazista.
    A me piacerebbe trovare qualche iniziativa intelligente volta alla valorizzazione della lingua francese, che rimane indiscutibilmente la lingua madre della Valle d’Aosta, non solo qualche parola buttata qua e là su qualche manifesto. Poi, che la popolazione valdostana sia attualmente in maggioranza discendente da genti provenienti da altre zone della penisola non implica la dimenticanza o il disprezzo delle pecurialità (ormai minoritarie) della Valle.
    Forse è più il modo di vedere la realtà, da parte di Mancini, prettamente di stampo colonialista: irrispettoso della cultura e delle tradizioni dei luoghi in cui abita. Alla faccia della sinistra.

  4. giancarlo borluzzi Says:

    La mentalità di Reginadiquadri è quella che si respira tra gli ayatollah per i quali prima viene il Corano, poi la persona che si deve uniformare al Corano stesso.

    In Italia non c’è il Corano ma una Costituzione che agli articoli 2 e 3 difende la dignità dei cittadini e l’uguaglianza tra i medesimi, anteponendoli a “valorizzazioni”, demenziali in quanto imposte.
    Ciascuno deve essere libero di estrinsecare se stesso e le sue visioni o mondiali od occidentali o europee o italiane o legate a una regione diversa da quella in cui risiede e che può cambiare più volte nella vita.

    Reginadiquadri vaneggia supponendo l’esistenza di un sottinteso Corano valdostano che accantonerebbe la Costituzione e imporrebbe il matrimonio con imposte “valorizzazioni”: prima viene la persona e solo la sua libera scelta può farla aderire a una qualche valorizzazione.
    Tanti,come me, non sono caratterizzati da “dimenticanza o disprezzo delle peculiarità della Valle”, semplicemente se ne fregano di loro (oltretutto nel 2013 sono meno che lillipuziane) e le lasciano a chi vuole liberamente genuflettersi al loro cospetto.

    Reginadiquadri non capisce che le lingue si studiano per comunicare, non per far illudere qualcuno che la Valle sia un corpo estraneo in un contesto nazionale.
    Ho superato i cento Stati esteri visitati e non ho mai parlato francese: chi ha un dna privilegiante il trapassato locale studi il francese come oggi, ma chi ne ha uno diverso non deve trovarsi questa lingua tra le palle.

    Mancini volkish di stampo italico? L’Italia è uno Stato che esiste e con la sua Costituzione detta dei principi di libertà cui la Valle d’Aosta, semplice parte di questo Stato e con uno Statuto regionale anacronistico che nel 2013 fa a pugni con articoli della Costituzione, deve uniformarsi senza tentare di far uscire dal water “valorizzazioni” da supporre con integralismo talebanico in ogni deretano: per questo ritengo insensato sostenere che Mancini rifiuta il volkish valdostano solo per favorire un presunto volkish italico.

  5. wolf Says:

    Pienamente d’accordo! Il confine tra autonomia e separatismo è troppo labile per non venire colmato dalla convinzione di meritare privilegi .

  6. giancarlo borluzzi Says:


    Povero Roberto Mancini: scrivi divinamente di politica, ma … gli italiani sono quelli di questo link… perché scaldarsi l’urina?

  7. roberto mancini Says:

    Reginadiquadri:
    se dopo 50 anni lei attende ancora “un’iniziativa intelligente per valorizzare il francese” ( parole sue), allora consegna una patente con pochi punti ai suoi strenui difensori.
    Per il principio dell’eterogenesi dei fini il francese non è più una lingua, ma una barriera protezionista al mercato del lavoro e un espediente degno di De Mita per gonfiare la spesa pubblica , ossia aumentare surrettiziamente gli stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione.
    Che, in percentuale, sono più numerosi che nella regione Sicilia…
    Abolire la finzione dell’indennità di bilinguismo consentirebbe un risparmio di circa 1 miliardo all’anno, di che elettrificare la ferrovia per uscire dal Granducato autistico.
    Ma collegamenti reali non interessano nessuno: noi siamo un Carrefour, ma chiuso.
    Se lei mi attribuisce spirito volkish, non mi sono spiegato bene: la supervalutazione romantica ed interessata delle cosiddette “tradizioni popolari”; anche se italianissime, la ritengo puro ciarpame.
    Le “traditions” italiane da ritenere ed ammirare sono pochissime.
    Forse quella più diffusa, il furto e l’imbroglio, andrebbero ammirate?
    Posso ammirare un Paese che ha 300.000 maghi iscritti all’albo e che attende il miracolo di San Gennaro? Pure trattasi di pure manifestazioni volkish.
    Detto questo, le nazioni non sono alberghi ad ore, da cui si entra ed esce dopo aver consumato (ehm…).
    Non voglio certo contrapporre “spirito nazionale” a “spirito localista”.
    Anche perchè in proposito ha ragione lei, in Italietta la coscienza nazionale non esiste.
    Frutto avvelenato della grandezza della nostra storia: le città- stato del Rinascimento e il campanilismo anti-statuale cattolico hanno determinato l’incurabile localismo italico.
    Di cui è figlio quello valdostano, non a caso tenacemente ideato da pensatori clericali ed anti-liberali.
    Per l’italianuzzo medio, la patria al massimo è la sua provincia.Più la mamma, la sorella e gli amici del bar sport.
    Attribuirmi volontà colonialiste è una boutade polemica, di inutile violenza: noi italianuzzi non siano in grado di colonizzare nemmeno Segrate.
    E’ Segrate che ha colonizzato noi.
    Ma lei come può fraintendere così profondamente?
    Non prenda per nazionalismo un amore disperato per la propria amata. Un tempo bella (mah? Ne dubito…), ora disgustosa.
    Però, a differenza dei cialtroni localisti che si inventano le padanie, non considero dignitoso cambiare fidanzata perchè la propria ha la lebbra:
    “right or wrong, my country”.

  8. roberto mancini Says:

  9. roberto mancini Says:

    Reginadiquadri:
    mi scuso per la prolissità, ho linkato Michele Serra, che ovviamente spiega mooolto meglio di me.
    Credo che il tema sia pertinente.
    Sul colonialismo:
    per 20 anni la Sinistra valdostana, quella che piace a lei, si è digerita pure ” Antoine” Gramsci nella toponomastica.
    Gente fiera, combattenti indomiti.


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