Dieci a sette


Piero Floris, presidente di Alpe. Autonomo, senza tessere di precedenti partiti. L’uomo giusto per dare ad Alpe la sua più corretta identità: fino a ieri troppo autonomista, se non addirittura filo indipendentista. Così giusto da non avere rivali e ottenere l’unanimità del consenso. Alpe la si dava per spacciata ora, che si è creato il giusto equilibrio interno dopo anni di rodaggio che hanno limato molte punte, si presenta come l’unica forza senza riferimenti romani di centrosinistra. Non si potrà più dire che è un partito di transfughi unionisti (una mezza verità, ma la percezione che si avvertiva all’esterno era soprattutto questa). Affermazione che rimane veritiera per l’UVP che conserva tutte, magari appena annacquate, le caratteristiche del partito-madre. Cambia solo l’anagrafe del capo. Bene dunque questa boccata di autentica novità politica: un cambiamento non da poco che offre al Movimento interessanti prospettive. Se consideriamo il M5s valdostano orientato a sinistra, la somma nella minoranza di questa area politica è di dieci a sette. E’ sufficiente per contrastare il disegno politico dei Viérin di una grande Union?

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7 commenti su “Dieci a sette”

  1. giancarlo borluzzi Says:

    Questo post mi ha invogliato a gironzolare nel sito di Alpe.

    Sarebbe errato dire che non ho condiviso nulla.

    Mi spiego: non condivido le teorie della sinistra in economia, ma le reputo una possibile posizione di altri. Sono teorie che reputo facciano conseguire risultati diametralmente opposti a quelli auspicati, ma, pur a fatica e ritenendole erratissime, le giudico rispettabili e degne di essere combattute.

    Quanto invece ho letto nel sito di Alpe, relativamente alle posizioni ufficiali e ai commenti di qualcuno, non è da me ritenuto “non condivisibile”, bensì “fantasiosamente estraneo al buon senso comune”.
    Si sottintende abbiano valore oggettivo concetti che non stanno né in cielo né in terra.
    I riferimenti all’autonomia, in tale sito, sono lo specchio di visioni distorte che reputo comuni all’UV e a ogni scheggia da lei fuoriuscita; è risibile e sconcertante che qualcuno giudichi l’autonomia una divinità cui inchinarsi, visto che nelle menti illuminate al vertice ci sono invece le persone e a queste non vanno imposti dei “valori” dai contorni bizzarri solo perché da San Benedetto del Tronto si sono trasferite a Introd.

    Per questo non condivido il post di Patuasia laddove spezza lancette per un ipotetico nuovo corso alpista: è sempre la stessa pizza surreal-integralista.

  2. Gelindo de Cogne Says:

    Avanti col francese che non lo parla nessuno. Quando Morelli parla in francese in Consiglio mi sembra di assistere alla Messa in latino, una cosa anacronistica.

  3. exit paul Says:

    Borluzzi non vuole capire che l’autonomia non è necessariamente un fine, ma è un mezzo per decidere di fare delle cose buone o cattive, per governare bene o male.
    Il prof. Floris mi pare un autonomista non ideologico: l’autonomia serve, se non è un totem, ma uno strumento utile per fare scelte politiche e amministrative adeguate alle esigenze di una comunità e di tutti i suoi cittadini.
    Comunque, una bella ventata di aria fresca in ALPE, non c’è che dire!
    Ce n’era bisogno.

  4. roberto mancini Says:

    Mi sembra perfetta la definizione del sig Exit Paul: con Floris finalmente un autonomista non ideologico, che rifugge da ossessioni identitarie.
    Condivido pure in toto l’analisi di Patuasia.
    Ora il pericolo è rappresentato dall’UVP, la cui strategia è lampante ed evidente:
    sacrificare il vecchio capo branco e chiamare alla riunificazione etnico- linguistica tutto il “peuple valdotain”.
    Magari polemizzando con finte motivazioni di “sinistra” contro la Stella Alpina.
    Obbiettivo?
    Giungere all’ Union sacrée come sempre. Bisognerà solo inventare un nuovo nemico, che consenta di scaricare le tensioni all’esterno, evitando che i cittadini controllino l’operato della nomenklatura localista all’interno.
    Questa truffa, ormai consolidata, presenta molteplici vantaggi:
    Il principale, quello di individuare un unico capro espiatorio
    ( Rollandin), negare che egli sia frutto di una sub-cultura localista e di metodi largamente condivisi dall’UVP ( per soli 20 anni…).
    Il secondario, squalificare con la solita tiritera ideologica i partiti “stato-nazionali”, affermando di fatto l’irresponsabilità di chi ha governato in Valle per 50 anni.
    In pratica, un ritorno agli anni 70 di Salvadori, maestro ed ideologo di Bossi.
    Bel rinnovamento….

  5. giancarlo borluzzi Says:

    “Autonomista non ideologico”: ma andate sul sito di Alpe e leggete quanto il novello driver di Alpe ha scritto il 28 agosto 2013 (non ho trovato nulla di suo più recente) !

    Autodeterminazione (in linea con Laurent, Caveri e UV) + comunità caratterizzata da istanze di autogoverno che affondano nella storia locale (si prendono gli avi della minoranza autoctona integralista e si elevano a padroni di casa, proprio come fanno Laurent, Caveri e UV) : bel rinnovamento, bobmancini!

    Non conosco il curriculum studiarolo del driver preindicato, ma in economia è certo portatore di teorie bizzarre: auspica il riconoscimento di una competenza impositiva per la Regione da parte dello Stato affinché da novelle tasse si tragga la linfa affinché la Valle possa spendere di più.
    Queste affermazioni, in una Regione che per Statuto riceve, al momento e anche in futuro, i 10/10 di riparto fiscale e ora circa ulteriori 2/10 per l’iva da importazione il cui privilegio scadrà nel 2017, si qualificano degne del festival dell’umorismo in Bordighera.
    Sconcertante, che dico, sconcertantissimo visto che si parla di autonomia e per conseguirla si penalizza l’autonomia di spesa individuale per favorire la possibilità di scialacquo pubblico-ideologico!

    Non una parola da parte del driver sulla prima autonomia, quella culturale.

    E questo sarebbe un “bel rinnovamento” ?

  6. Gelindo de Cogne Says:

    @Borluzzi

    L’autonomismo da qualche parte deve pur poggiarsi. Se esiste una tradizione di autogoverno perché negarlo? Secondo me l’assurdo sta nel fatto di voler poggiare l’autonomismo sulla lingua (francese) che nessuno usa nella vita quotidiana (il 99%). A San Marino si parla italiano, però è una repubblica indipendente, non è che si sono inventati di dover parlare il sammarinese. La Scozia vuole l’indipendenza, però non penso che smetteranno di parlare inglese…

  7. giancarlo borluzzi Says:

    “L’autonomismo da qualche parte deve pur poggiarsi”, dice Gelindo.

    Giustissimo in senso stretto: la Valle d’Aosta ha dimensioni (questione fisica) e problematiche causate dal territorio montano (altra questione fisica) che richiedono sovente decisioni rapide e tecniche che devono essere prese da persone del posto che posseggono il know how per risolverle. Questo è l’ “appoggio” per norme che sanciscano la legittimità di decisioni che non vanno demandate a Torino e men che mai a Roma.

    Allo stesso modo, va riconosciuta, poniamo, la specificità della Sardegna caratterizzata dal mare che la circonda. Ogni regione ha una sua specificità ma solo in Valle c’è una gabbia di dissociati dal reale che vuole collegare alle fanfaluche etnolinguistiche le motivazioni di un’autonomia che ha esclusive ragioni montane. Ma queste ultime non sono oggetto di interesse neppure da parte di tanti sindaci “etnolinguistici” che manco conoscono le vette visibili dal proprio ufficio comunale…

    In tale contesto, qual è la bella pensata di Alpe per adeguare ai tempi il proprio look? Un congresso finalizzato a ridefinire le ragioni dell’autonomia; ma mica analizzano il problema secondo l’incontestabile ottica laica e tecnica da me indicata, ma restano incollati a ritriti rituali dialettici finalizzati al deificare le bugie e la presunzione del poterle fingere condivise da tutti, anche se sono peculio di pochi e gli altri tacciono per acefala indifferenza al tema.

    Ci vuole una laicità di approccio necessaria per rispettare la specificità dei residenti, al 99% dei quali non tangono per nulla le proiezioni nell’empireo fideistico di un trapassato valdostano il cui culto deve essere un optional, non una supposta per tutti, credenti o meno al medesimo.

    Un commento ai commenti plaudenti alle risultanze del congresso alpista: chi cammina per le pagine web di Alpe e dell’UVP non nota differenze di sorta: sono siti interscambiabili, ci sono gli stessi concetti, gli stessi bugiardi sottintesi e la stessa finzione che le devianze mentali di qualcuno siano patrimonio di tutti.
    E’ il trionfo del medioevo localista che permane.


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