Chi ci salverà?


Il sindaco di Aosta, Bruno Giordano, in Consiglio comunale risponde così a una interpellanza di Alpe riguardo all’intervento di “valorizzazione” della Porta Pretoria: “L’estetica è un enigma”. Forse voleva dire, come il principe Myskin disse nell’Idiota di Dostoevskij: “La bellezza è un enigma”, c’è una discreta differenza. Ma in questo caso non si tratta né dell’una né dell’altra, si tratta di rispetto verso la Storia e verso i cittadini. L’intervento avvilisce il monumento imprigionandolo in una serie di banali ringhiere d’acciao; svilisce il contesto medioevale con un buco inutilizzabile, se non per raccogliere cartacce e lattine; oltraggia il vissuto dei cittadini e condiziona il loro presente con un passaggio che non permette nessun tipo di socialità. “Tuttavia – aggiunge sempre il sindaco – i tecnici e gli studiosi anche di fuori Valle apprezzano e lavori fin qui condotti”. (Chi sono?) Il nostro parere non conta nulla! Ho raccolto più di trecento firme contro lo scempio istituzionale e ho ascoltato numerose lamentele al riguardo, sono certa che la maggioranza dei valdostani non apprezzano l’opera, ma questo Bruno Giordano fa finta di non saperlo.

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8 commenti su “Chi ci salverà?”

  1. uomo ragno Says:

    Che ci sia una cultura in materia nella mente del sindaco Bruno Giordano/Milanesio è un pò dura immaginarlo ma visto che si è espresso a questo punto è un dovere rispondere a costui. Aosta, ma la Valle in generale è uno scrigno di storia che ha pochi paragoni in Italia e nel mondo. Se ci si fosse accorti prima sarebbe stato meglio e tanti arredi sarebbero ancora tra noi ma la storia non ammette deroghe per cui quello che è perso difficilmente torna indietro (ricordo di lavori eseguiti non proprio ad arte nel chiostro di S.Orso nella mia fanciulezza) altro si poteva salvare ma la guerra ha avuto il suo contributo non solo in vite umane (a St.Pierre il mobilio è sparito per mano di un uomo nero e non era certo un repubblichino). Quello che però ci è rimasto intatto nei secoli non va certo deturpato o meglio deriso da fantomatici esperti o ingegneri e se succede è giusto ribellarsi all’ignoranza. Vede sig. Sindaco a LEI e ai suoi superiori manca la cultura quella con la C maiuscola (quella del denaro non vi manca) per cui le consiglio un giro nelle capitali europee che hanno meno della sua città ma lo valorizzano in altra maniera e la lettura di un libro ai più sconosciuto “Sette secoli di storia valdostana” pubblicato negli anni ’70 (’78 se non erro) per mano di un Passerin d’Entrèves (ultimi discendenti della famiglia Challant se non lo sapesse) che sicuramente (se letto con gli occhi della storia della città) avrà il potere di illuminarla/VI su cosa era ed è stata Aosta nei secoli.

  2. Donato Arcaro Says:

    Continuo a non trovare questo intervento così orribile. Vedere la Porta in tutta la sua elevazione ne restituisce le proporzioni e ne valorizza la monumentalità. Quando poi si potranno osservare le testimonianze romane e medievali emerse dagli scavi, avremo altri tasselli per conoscere la storia della nostra città.
    Donato Arcaro

  3. roberto mancini Says:

    Il sindaco Giordano invece non è un enigma. E’ politicamente tutto chiaro e rettilineo.

  4. Il Pretoriano Says:

    I tecnici venuti da fuori Valle ” sti barbari” e gli studiosi che hanno eccepito sto scempio chi sono?

    Faite les noms et le cognoms s’il vous plait e metteteci un cartello sotto la Porta Sig. Sovrintendente!

  5. libero Says:

    Sui nomi sono sempre molto generici, mai una volta che si dica chi e perché. Omertà su tutto.

  6. catone (cato censor) Says:

    sig. Uomo ragno: la sua citazione del libro della buonanima di Carlo Passerin d’Entreves è fuori luogo: una raccolta di imprecisioni, per essere gentili… Si aggiorni sugli studi recenti (ma anche su quelli un po’ più vecchiotti, ma fatti con criterio). Dai numerosi scavi archeologici (non solo di Aosta ma in tutta la regione, e non solo relativi al periodo romano, ma su edifici paleocristiani, medievali, ecc. fino all’archeologia proto-industriale ) i cui risultati sono in parte divulgati sul Bollettino della Soprintendenza ai beni culturali, all’opera gigantesca di Bruno Orlandoni sull’architettura colta (religiosa e civile), dal Medioevo al Sette/Ottocento, agli studi di Claudine Remacle sull’architettura rurale, … per non citare che le “punte” di eccellenza della ricerca sulla storia e sull’architettura in Valle.

  7. uomo ragno Says:

    Vede sig. Catone il libro di Carlo Passerin lei lo cita come una raccolta di imprecisioni ma a me non risulta visto che costui ha attinto dagli archivi degli Challant che in parte sono all’archivio di stato di Torino e in parte sono ancora (almeno che la Regione non gli abbia comprati) di loro proprietà. Ho letto molte recensioni/libri del sig. Orlandoni ma sono un semplice (mi scusi forse semplice no) lavoro di ricerca in archivio e di trasposizione di dati con particolari sulla costruzione (metri tipo di merlatura dimensione delle cistrene donjon e quant’altro). Per carità tutto utile per chi cerca la storia fatta di date luoghi ma ben diversa è la storia fatta di personaggi (il cardinale Antoine di Challant ad esempio) e di avvenimenti (il matrimonio di Bonne di Challant a Fénis) come il passaggio di Calvino in città (se è leggenda spieghi come mai le campane delle chiese suonano ancora oggi in ricordo dell’evento). Per quanto concerne il lavoro di Claudine Remacle è un ottimo lavoro per quel che riguarda l’archittetura valdostana ma lo considero altra cosa rispetto la storia passata. Se poi qualcuno avesse il tempo e la voglia rimangono ancora in mani private documenti che hanno un valore inestimabile (un privato ha portato hanni fa un documento ai canonici del Gran S.Bernardo per la traduzione) che sarebbe bello avere a disposizione se non altro per completamento come la rimanenza della stele presente al castello di St.Pierre.

  8. bambi Says:

    a me le passerelle piacciono!!!!!!


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