La piccola bottega degli orrori


Viene definito un nuovo spazio espositivo, in realtà è un bazar di carabattole appese su grate di ferro. Sto parlando della cappella di san Grato eretta nel XV secolo e ferita a morte nel XXI. Naturalmente la trasfigurazione da luogo sacro a piccola bottega degli orrori fa parte della solita Restitution. Infatti, secondo l’ufficialità espressa sia dai politici sia dai giornalisti, si tratta invece di un’opera di riqualificazione e abbellimento di un “tassello del vasto patrimonio monumentale” (ANSA). Bastava il restauro di ciò che era. Bastava la Madonna col Bambino della facciata, uno dei pochi affreschi votivi di inizio Cinquecento in Valle d’Aosta, per ridare alla cappella la sua importanza. Bastava la Pietà del XVI secolo posta nell’abside per far rinascire la sua bellezza. NO! Ci volevano gli artisti valdostani con le loro croste! Per farli felici e contenti non è sufficiente la saletta del Comune posta sotto i portici, ci vuole anche la cappella di san Grato! (Mi chiedo come mai quelli che hanno gridato allo scandalo per la Madonna dei gelati, non facciano lo stesso per quella delle griglie.). A suo tempo un orrendo pseudo altare aveva in parte nascosto e svilito l’affresco interno, oggi la nuova sensibilità estetica si esprime con ingordigia di forme. Quadri-quadretti-cornici-cornicette starnazzano volgarità cromatiche là dove il silenzio della sacra contemplazione era un obbligo riconosciuto. Questo vociare gradasso avrebbe la presunzione di destare interesse culturale quando invece esprime solo la puerile necessità di sentirsi padroni di un luogo. Il che non è necessariamente didiscevole se questo bisogno promuove la socialità fine a se stessa, meno se il luogo in questione è di importanza artistica e quindi aperto alla fruizione di tutti. Fruizione che deve essere sana e non inquinata dai narcisimi di chiunque. Confesso che tredici anni fa anch’io peccai e profanai il luogo con una mostricciattola spiritosa: “La mucca internet”; anch’io usai le famigerate grate, ma fu peccato veniale in quanto l’insulto durò tre giorni. In questo caso mi sembra di capire che il Comune abbia dato in comodato d’uso la cappella, ribattezzata così in Saletta san Grato: un peccato difficile da smacchiare.

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9 commenti su “La piccola bottega degli orrori”

  1. lotogagus Says:

    Trovo davvero vana la polemica, diversamente da altre su questo blog. Si accostano argomenti lontani, facendone un’accozzaglia. E uno spazio del Cinquecento, per essere vivo, deve essere reso spazio del Duemila: il rischio, altrimenti, è di essere dimenticato come molti altri. Il tentativo di esporre le proprie croste è legittimo (tanto quello vostro quanto quello di altri): sarà il tempo a decretare che cosa merita di essere ricordato. Quando una delle croste di oggi troverà spazio nei musei di domani, sarà un merito della (modesta) cappella di aver ospitato l’arte del futuro. Senza arroganza da parte di nessuno che sia stato ospitato dal luogo, ma come tassello di un’opportunità più complessa.

  2. moflet Says:

    Sì , Mucca internet ha in parte ragione . Ma come dar visibilità alle opere (non tutte croste !) degli artisti valdostani privati della frequentatissima saletta espositiva della Torre dei Signori e relegati nella solitaria saletta comunale sotto i portici ?

  3. federica buccione Says:

    Il problema non è lo spazio dato all’arte ma come lo si utilizza e cosa ci si mette dentro. Sempre grandi articoli, mi piacerebbe conoscerla :-)….

  4. giancarlo borluzzi Says:

    1.999.908 : prepariamo la bottiglia e battiamo le mani a Patuasia !!!!

  5. patuasia Says:

    Signor moflet, che numerose persone dedichino il loro tempo libero alla pittura è meritorio che le stesse si definiscano degli artisti no. Poi sono d’accordo nel concedere uno spazio espositivo a una associazione che conta numerosi iscritti (che fanno gola al politico di turno) e svolge un importante ruolo di socializzazione, ma quando lo spazio ha già una sua connotazione artistica e storica non mi sembra quello giusto. Lei dice che siete relegati nella saletta comunale sotto i portici, ma non è la saletta, peraltro in pieno centro, che vi esilia, semmai la qualità delle vostre creazioni. Infatti quando l’associazione organizza conferenze sull’arte (ottima iniziativa) mi sembra che la Biblioteca sia sempre zeppa di persone.

  6. la Says:

    brava.ottimo articolo .
    penso che questi artisti Valdostani dovrebbero essere meno arroganti ed avere il coraggio di esporre fuori dalla Valle d’Aosta.
    oppure chiamarsi più semplicemente artigiani.

  7. patuasia Says:

    Signor lotogagus, questa non è una polemica, ma un punto di vista. Ho sempre scritto di arte e di cultura così come di arredo urbano e di politica, il mio blog non è una rivista specializzata, ma un insieme di riflessioni, critiche, satira… che toccano i punti che io ritengo interessanti da commentare. L’accozzaglia come la definisce lei, è voluta. Uno spazio del ‘500 se è ricco di suo non ha bisogno di noi per essere vivo. Noi siamo solo e unicamente al suo servizio per valorizzarlo e consegnarlo alle generazioni future. Nel caso della saletta di san Grato, posta lungo una via pedonale centrale e quindi molto frequentata, è sufficiente una buona e suggestiva illuminazione per conferirle il fascino di uno scrigno. Neanche tanto tra le righe noto in lei la presunzione tipica della chiusura di Aosta: come può infatti dire che sarà il tempo a decretare cosa merita di essere ricordato riferendosi ai quadretti amatoriali piuttosto bruttarelli che lei considera l’arte del futuro? Come può solo pensare che qualcuna di quelle croste (le sue, è ovvio) potrà essere ospitata in un museo? E come può ritenere lo spazio in questione una semplice opportunità per dare sfogo ai suoi sogni di grandezza? Non le sembra di esagerare? Certo, è bello e giusto che il passato sia vissuto anche nel presente, ma occorre selezionare il meglio della contemporaneità, non accettare qualsiasi cosa.

  8. patuasia Says:

    Grazie, signor Borluzzi.

  9. maicol Says:

    l’arredo urbano … per carità non tocchiamo un altro tasto dolente …


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