Bella domanda!


Su Gazzetta matin un articolo sulla Madonna di Polsi (il 2 settembre è stata celebrata la Santa Messa nella Parrocchia di sant’Anselmo). Un riassunto cucito con questo e con quell’articolo presi da internet. Folclore e religione, ma nessun accenno al fatto che proprio nel Santuario di Polsi, in pieno Aspromonte nel Comune di san Luca, si tenga ogni anno la consueta riunione di ‘ndrangheta. Niente… neppure su chi ha regalato la statua veneratissima dalla Comunità calabrese, su quella famiglia Nirta di cui alcuni esponenti sono ora in carcere per traffico internazionale di cocaina. Sempre sullo stesso numero alcuni giovani stagisti esprimono il loro entusiasmo sull’esperienza fatta. Ma che razza di esperienza giornalistica avranno mai potuto fare, se il tenore delle informazioni è questo?

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17 commenti su “Bella domanda!”

  1. cinzia timpano Says:

    Signora Nuvolari, a me hanno insegnato a rispettare il requisito di continenza nel comunicare la notizia. Non è forse il giornalista un ‘tramite’ tra la fonte e il lettore? Le notizie che completano il testo non sono cucite da questo o quell’altro articolo presi da Internet come lei sostiene, ma sono tratti da un libricino realizzato sullo stesso Santuario dove ci sono riferimenti alla geografia, all’economia, alla cultura di quella zona dell’Aspromonte.
    Continenza vuol dire anche esporre la notizia genuina, senza ‘colorare’ di proprio pugno. Lei forse c’era a una delle ‘consuete riunioni di ‘ndrangheta alle quali accenna? Era presente? Io no. Voglio pensare, anzi sono convinta che i tanti fedeli che lunedì hanno partecipato alla messa celebrata da don Armellin nella chiesa di sant’Anselmo, lo hanno fatto come segno di devozione alla Madonna della Montagna, per pregare, non certo in nome di criminali, mafiosi, ‘ndranghetisti o chissà chi altro. E ancora: cosa c’entra una messa, con una condanna per traffico internazionale di cocaina? Questa per me non è continenza.
    Gli stagiaires hanno ‘vissuto’ e ‘praticato’ la cucina redazionale, seguiti da me e dagli altri colleghi. E certamente una cosa l’hanno imparata: che non tutto è solo nero o solo bianco. Anche le notizie hanno delle sfumature. E non per forza sono sempre nere. Una messa rimane una messa e non per forza dev’essere associata a una riunione di malavitosi. Signora Nuvolari, non tutto è nero!
    Cinzia Timpano

  2. patuasia Says:

    Lei, signora Timpano, conferma ciò che ho scritto e cioè che il suo pezzo, poca importanza ha dove ha preso le informazioni se su internet o meno, tratta di puro folclore social-religioso-geografico. Questo è senza dubbio il suo modo di intendere il giornalismo: informazione parziale a seconda dei gusti. Eggià perché a presentarla a tuttotondo lei avrebbe dovuto necessariamente scrivere di quella parte nera che non le garba, ma che esiste eccome! Tanto che la Madonna di Polsi ha assunto l’importanza che ha proprio per essere quella che è: la Madonna della ‘ndrangheta. E non si tratta di colorire niente di proprio pugno, si tratta di presentare la tavolozza con tutti i suoi colori. E non c’è bisogno di essere stati presenti alle riunioni criminali per sapere che ci sono state e che ci sono, così come non è necessario recarsi al Santuario per scrivere che esiste.

  3. Platone Says:

    Continenza? che vuol dire in qs contesto? boh… me lo spiega sig.ra Timpano?

  4. roberto mancini Says:

    Permettete?
    Il riferimento alla “continenza” in questo contesto mi sembra improprio e pretestuoso.
    Per continenza s’intende la forma dello scritto, in cui ” sono bandite le parole volgari, utilizzate solo per gettare discredito, le irrisioni e gli improperi fini a sè stessi”(fonte: Malavenda, Melzi d’Eril , Vigevani, “le regole dei giornalisti”; ediz il Mulino) .
    Qui invece mi sembra fossero mònchi alcuni contenuti importanti. Ossia il fatto, descritto dai massimi esperti italiani di sistemi criminali, che la madonna di Polsi sia storicamente un simbolo ed un’occasione di summit ndranghetisti :
    cito dal volume “Atlante delle mafie, Rubbettino, pag 217:
    “nel settembre 2010 a Polsi, una frazione del comune di san Luca, durante la tradizionale festa della madonna, il boss Domenico Oppedisano è stato nominato “capo della provincia”, cioè capo della ndrangheta.
    La cerimonia, svoltasi all’aperto sotto un’effigie della madonna è stata ripresa dalla forze dell’ordine. Per i calabresi devoti la festa della madonna di Polsi è la ricorrenza religiosa più importante dell’anno.
    Gli ndranghetisti non sono mai mancati all’appuntamento e da più di un secolo eleggono durante la festa il loro capo annuale. La prima notizia storia di un summit ndranghetista a Polsi risale addirittura al 1895.
    In più di un secolo la Chiesa non si è accorta di quanto avveniva?”
    Dunque la collega Timpano si trova in buona compagnia, nel girone degli ignari…
    Ecco, avessi avuto io la responsabilità di formare alcuni stagisti, avrei suggerito loro qualche volume serio per documentarsi, non qualche amenità sulla “realtà bianconera”.
    L’obbiettività giornalistica mica consiste nel posizionarsi tra carabinieri e Toto Riina ed attendere di vedere chi vince per capire con chi schierarsi:
    questo era don Abbondio, mica Montanelli.
    Ma il vero tema è quello della religiosità meridionale e della felice coesistenza, in tutto il Sud, tra mafiosi assassini e Santa Madre Chiesa.
    Lo svolgimento della chiesa valdostana? Ambiguo ed esitante.

  5. Mistinguet Says:

    “Il comune di Sedriano va sciolto per mafia.
    Il Prefetto invia la relazione al ministro.
    Il dossier della prefettura di Milano è stata inviato al Viminale il 10 luglio scorso. Dopo sei mesi d’indagine della commissione d’accesso vengono così segnalate criticità tali da dimostrare l’ingerenza della ‘ndrangheta” (fonte: Il Fatto Quotidiano del 5.9.13)

    Leggendo questa notizia – relativa al probabile primo caso di scioglimento per infiltrazioni mafiose di un Comune lombardo – mi sono chiesto quale autorità dello Stato agirebbe in Valle d’Aosta per istruire un dossier di questo genere nel caso in cui ci fossero sospetti di infiltrazioni mafiose o ‘ndranghettiste in Regione o in qualche Comune valdostano (Aosta, ad esempio)?
    Il Prefetto (facente funzioni) della Regione Valle d’Aosta?
    E in caso di inerzia da parte di quest’ultimo, chi agisce in vece sua?

  6. tagueule Says:

    Riprese dei Carabinieri sulla nomina del boss Oppedisano di cui parla Roberto Mancini. In bella mostra la statua della Madonna di Polsi, 2010. http://www.youtube.com/watch?v=rIhmPbmAH1g

  7. roberto mancini Says:

    Solo un contributo per i giovani stagisti di giornalismo:

    lo traggo dal libro di Isaia Sales “i preti ed i mafiosi”, ediz Dalai. Cito a pag 228-230: ”
    singolare è poi il proliferare dei santi patroni e il culto delle reliquie.
    Tra il 1630 e il 1750 nel regno di Napoli vengono eletti ben 410 nuovi santi patroni di 225 città….
    eleggendo un santo patrono una comunità cerca di mettersi sotto la protezione di una potenza sovrannaturale.
    L’Italia in questa speciale classifica risultava prima fra i paesi cattolici…la Controriforma radica nel Sud una religione dell’apparenza, della protezione e della mediazione….
    nella cultura cattolica l’intercessione è un dato che attinge alla profondità del sentimento…
    perciò la Chiesa ha sempre giustificato il sistema clientelare, aldilà delle intenzioni morali di chi lo praticava, e non ha contestato il sistema mafioso che ne era una versione patologica e violenta…
    un universo religioso ossessionato dal rito e indifferente ai contenuti… i mafiosi sono cattolici eccellenti sul piano della devozione formale…”

    Per Cinzia Timpano:
    l’argomento per cui la signora Nuvolari non possa conoscere Polsi e le riunioni di ndrangheta, in quanto non vi hai mai assistito di persona, è ridicolo e debolissimo.
    La Cina esiste anche se io non ci sono mai andato in ferie, la Seconda Guerra Mondiale si è svolta anche se io non la combattevo….
    Il giornalista può scrivere solo di argomenti che ha vissuto per esperienza diretta?
    Staremmo freschi.

  8. andre Says:

    Un giornalista che voleva dare la notizia in modo completo e senza pregiudizi, dopo aver delucidato i lettori con un po’ di storia e folklore, non avrebbe dovuto dimenticare di approfondire il legame tra questo culto e la n’drangheta. La domanda è semplice: perché mezza Italia ha sentito parlare del santuario sperduto di Polsi mentre ignora quello altrettanto imboscato di Machaby?

  9. patuasia Says:

    Ottima osservazione, signor andre.

  10. ya basta Says:

    Io non sono un giornalista quindi non conosco le dinamiche di questa professione. Credo però che quando si da un’informazione è bene darla tutta e non solo una parte. Non è colpa degli onesti e dei devoti se la ‘ndrangheta ha scelto il santuario di Polsi quale luogo d’incontro e la madonna di Polsi quale protrettrice, io sapevo che avevano l’Arcangelo Michele. Comunque è un’idea geniale quella di incontrarsi durante una manifestazione religiosa così importante, chi va a guardare? E’ ormai processualmente assodato il legame tra pseudo devozioni religiose ‘ndrangheta, quindi la frase: “Lei forse c’era a una delle ‘consuete riunioni di ‘ndrangheta alle quali accenna? Era presente?” se la poteva anche risparmiare quasi a mettere in dubbio anni di indagini, quasi a voler dare del visionari a onesti e bravi professionisti quali magistratiu e appartenenti alle forse dell’ordine. Io e la signora o signorina a quelle riunioni sicuramente non ci siamo mai stati ma “capo crimine” della ‘ndrangheta si. Il vescovo competente per Polsi aveva preso delle popsizioni ma è rimaso solo e il risultato è stato il suo trasferimento per motivi di opportunità. Non è negando che in una festa religiosa c’è il concetto di appropriazione di un territorio che si combatte la ‘ndrangheta, ma avendo il coraggio di urlare La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”, ma voi ne fate un covo di ladri». (matteo 21:13). La lotta militare è di competenza delle forze dell’ordine e della magistratura ma quella sociale e compito di tutti.

  11. libero Says:

    Mi sembra di capire che la giornalista della Gazzetta abbia fatto una bella figura di palta!

  12. tagueule Says:

    La grande giornalista entra di diritto nella folta schiera di quelli che si sono affacciati con arroganza in questo blog per uscirne con le orecchie basse.

  13. andre Says:

    Ben vengano le precisazioni dei giornalisti, anche se escono a orecchie basse. Avendone fatto parte, posso affermare che il mondo giornalistico valdostano (come dice sempre l’esagerato bolscevico Mancio) soffre di provincialismo e spesso si sente dire: devi dare la notizia nuda e cruda.
    Ora tutti sappiamo che la notizia nuda e cruda non può esistere, perché è impossibile non scorgere fra le pieghe di uno scritto il punto di vista dello scrittore.
    In qeusto caso non significava “colorare” la notizia di proprio pungo, ma semplicemente (come abbiamo ribadito finora) darla con completezza.
    Un esempio a caso: se io parlo del sindaco di Champdepraz, non posso omettere che la sua famiglia è:
    proprietaria di mezzo vallone
    proprietaria di diverse imprese edili
    concessionaria di diverse aziende idroelettriche
    azionista della Gazzetta Matin…
    Ops… forse sono uscito dal seminato, scusate!

  14. guadonelguano Says:

    Esiste un attributo, nel mondo del giornalismo (internazionale, nazionale, locale…) che può essere certamente considerato un’arma a doppio taglio: la ‘completezza della notizia’. Spesso la ‘completezza’ è usata per tratteggiare ulteriormente un individuo in un articolo di cronaca (parlando, ad esempio, di un pregiudicato, se ne possono ricordare i trascorsi giudiziari ‘a completezza’ della notizia sull’ultima rapina compiuta e via dicendo), oppure per meglio definire le qualità professionali e/o umane di una persona. (è il caso di personaggi che si sono distinti nella loro carriera con una serie di successi, promozioni, incarichi importanti ecc.). Non è una regola da rispettare obbligatoriamente, la completezza della notizia, ma certo vi sono situazioni in cui l’omissione si fa notare. E’ il caso della Madonna di Polsi: come non ricordare la natura equivoca di questa particolare icona, pur parlandone in un contesto non necessariamente ‘ndranghetistico? Tralasciando l’aspetto che la rende così diversa dalle altre Madonne, volontariamente o meno si finisce per concedere alla santa di Polsi una riabilitazione che non ha e, almeno per ora, non può avere.

  15. libero Says:

    Non è l’articolo per un giornale, ma il testo per un dépliant turistico!

  16. Guido Di Vita Says:

    Adesso è tutta colpa della Madonna. Quella statua è della seconda metà del ‘500 (fonte Corrado Alvaro), mentre il luogo è oggetto di devozione dal 1200. A quel Santuario salgono migliaia e migliaia di pellegrini: a leggere certi commenti tutti sono mafiosi solo per il fatto di esserci andati, me compreso. L’importanza del Santuario è ben precedente alla ‘ndrangheta. Anzi, e qui sta il gioco sottile, non è che il Santuario è diventato importante perché ci fanno il summit i capibastone, ma è la ‘ndrangheta che – conoscendo l’importanza del Santuario e soprattutto sapendo quanta gente partecipa a quella Festa in Aspromonte (cosa che dava la possibilità di riunirsi senza destare sospetti) – se l’è scelto come punto di incontro. Se poi Chiesa e ‘ndrangheta hanno convissuto sotto quelle mura, sono sempre e solo cose umane, da non confondere con quelle divine e con la devozione alla Madonna, che quando è nata manco sapeva dove stava Polsi, immaginiamoci poi se poteva sapeva l’uso che della sua immagine sarebbe stata fatta.

  17. patuasia Says:

    Signor Di Vita, l’appunto non era rivolto alla Vergine e nessuno ha detto che chi frequenta il santuario è un mafioso. L’appunto era rivolto alla giornalista che dando la notizia della messa celebrata nella parrocchia di sant’Anselmo ha parlato in lungo e in largo della Madonna di Polsi, omettendo una parte che la riguarda e che l’ha resa famosa ai più.


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