Chi sono?


Chissà se i genitori degli adolescenti di oggi si fanno alcune domande sui loro figli. Dov’è? Con chi è? Cosa fa? Cosa pensa? A giudicare dal livello di educazione dei teenagers si direbbe di no. Mi va comunque di rispondere. Molti dei ragazzini stanno sotto casa mia, in quella mirabile piazza Narbonne che è il cenacolo di vari balordi. Dalla periferia emigrano in centro a cercare luoghi da insozzare per renderli più familiari e poi si sa l’immondizia del vicino è sempre più puzzolente e se non c’è è giusto crearla. Giovani creativi trasformano ciò che è già brutto in brutto e sporco. Poi lo eleggono a residenza. E urlano. Resi sordi dalla musica sparata negli orecchi. Inevitabile ascoltare ciò che dicono. Non ci sono frasi o pensieri articolati: le parole che confezionano un argomento complesso necessitano di un volume basso, ma semplici affermazioni. Piuttosto colorite. Spesso e volentieri le bestemmie si sovrappongono fra loro, creando intrecci meritevoli di qualche sano ceffone. Ma non si fa e, se si facesse scatterebbe immediata una denuncia. Lo sanno e ti provocano con tutta l’energia dei loro ormoni ribelli. Bevono birra. Lasciano le bottiglie incastrate sotto i cespugli di bosso. E pisciano contro il muro. Non quello di casa dove babbo e mamma neppure se lo immaginano un figlio così. Anzi neppure ci pensano di avere un figlio. Non ci sono genitori e non ci sono i vigili. Restano le bottiglie e le teste vuote.

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35 commenti su “Chi sono?”

  1. Andrea Says:

    Quattro calci in culo ben piazzati….

  2. Bisker One Says:

    Si chiama generazione perduta.
    Gli psicologi (il fallimento totale dell’umanità, a mio parere) hanno stabilito che non si possono più usare i metodi “di una volta” per educare i figli: insomma, niente violenza insensata, il cielo ce ne scampi, ma ogni tanto qualche ceffone o qualche calcio nel posteriore, che fanno male soltanto all’orgoglio, e porre severi paletti a quello che si può e soprattutto che NON si può fare. No, quei metodi sono barbari e vanno aboliti; tutto va risolto con un sorriso e una parola gentile.
    I legislatori hanno colto in pieno le strombettate degli psicologi e adesso non solo gli estranei, ma gli stessi genitori non possono permettersi di alzare le mani, e neppure la voce, coi figli, se no via di telefonate al Telefono Azzurro, che dietro un intento lodevole nasconde il più grosso danno alla società che si possa immaginare, e di denunce. Gli insegnanti non possono più insegnare, soprattutto non possono più appioppare votacci; la società stessa non può più svolgere il suo ruolo educativo. Così abbiamo bambini di sei anni che sfanculano senza il minimo problema gli adulti, e ragazzi cresciuti con la convinzione che tutto sia loro dovuto. Che valori impartiranno ai loro figli? Nessuno. Tempo due generazioni e il mondo sarà in mano alla barbarie più nera.

  3. la Says:

    non sono molto convinta,soprattutto del commento qui sopra. la generazione che adesso è diventata genitore è cresciuta anche a sberle però non è così migliore ed educata. I giovani hanno bisogno di urlare il loro disagio e lo fanno come possono.questo è un mezzo, non ne conoscono altri. infondo i loro genitori ( io sono madre di un ragazzo di 19 anni,quindi mi metto in discussione) sono dei cretini che non hanno e non hanno avuto le palle per difendere il loro territorio, la loro cultura e rimangono mezzi fascistelli rimbambiti.

  4. Bisker One Says:

    @la
    Sicuramente, però, quando eravamo bambini noi (sono della tua stessa generazione, sai) permettersi di sfanculare un adulto, anche da adolescenti, valeva un ceffone da quell’adulto e un altro da ciascuno dei genitori, sempre che non si trattasse delle stesse persone. A me è stato insegnato quand’ero bambino che se esistevano motivi di disagio ne dovevo parlare coi miei, non manifestarlo spaccando tutto, inzozzando i muri di scritte incomprensibili oppure estremamente volgari, urlando mezze frasi nel tentativo di sovrastare gli auricolari a palla, ecc.. Quanto al fatto che la nostra generazione sia composta da “cretini che non hanno e non hanno avuto le palle per difendere il loro territorio, la loro cultura e rimangono mezzi fascistelli rimbambiti”, permettimi di dissentire fortemente. Oh, certo, qualcuno nel mucchio lo è; la stragrande maggioranza, però, sono genitori che non hanno il coraggio di dire ba’ ai loro figli, per via della mannaia delle leggi assurde uscite negli ultimi tempi. Non ho figli, ma tocco con mano questa realtà, con tutte le coppie che conosco impossibilitate a impartire ai loro figli certi valori ormai passati di moda.

  5. patuasia Says:

    L’argomento è piuttosto complesso, in questa sede c’è lo spazio per delle valutazioni inevitabilmente molto generiche. Sono anch’io convinta che una certa psicologia abbia causato più danni che altro. Essendo stata un’insegnante ho conosciuto diversi psicologi e li ho visti al lavoro… Non sono neppure convinta che per molti ragazzi si tratti di disagio, ma semplice maleducazione. Strafottenza, egoismo, vuoto, assenza di senso di responsabilità. Non vedo disagio nei ragazzotti che giocano al pallone sotto casa mia fino alle due del mattino, urlando come fossero allo stadio. Si divertono. Stanno bene così e pure ai loro genitosi sta bene così. La società ha molte responsabilità, ma spesso viene presa in mezzo per evitare di assumere le proprie. Si parla tanto di famiglia, dell’importanza della famiglia eppure se c’è un’istituzione che fa acqua da tutte le parti è proprio questa. Non tutti i ragazzi sono così, molti si prestano al volontariato, alcuni alla politica, altri allo sport e allo studio, anche per loro la società è quello schifo che è sempre stata, ma reagiscono al disagio in modo creativo e proficuo per se stessi e per gli altri. Credo che dietro a loro ci sia una famiglia attenta e rispettosa ed è questo che fa la differenza.

  6. cittadinanza reattiva Says:

    Tutto vero l’una e l’altra posizione, ma alla radice cosa c’è ?
    I Nostri ragazzi forse non leggeranno i giornali, ma le notizie le colgono consciamente o inconsciamente.
    Negli ultimi dieci anni, il periodo di crescita di un ragazzo che oggi ne ha 16, cosa ha sentito di noi adulti?
    Tangentopoli, preti pedofili, cattivi perdonati e innocenti giustiziati,
    meriti solo comprati e successi solo dei “furbetti”.
    Noi gli abbiamo distrutto tutti i sogni NON opponendoci a questo stile anzi convivendoci quando non addirittura conformandoci.

    Adesso vogliamo prenderLi a sberle e a calci in culo…. no …le sberle e i calci dobbiamo darli a noi quarantenni e cinquantenni che abbiamo permesso questo sfascio, che abbiamo colluso per piccole o grandi convenienze voltandoci dall’altra parte al posto di indignarci e reagire.

    Questo è solo il frutto della semina che abbiamo permesso – cari concittadini – pensateci un attimo seriamente, già noi da ragazzi avevamo poco in cui credere a questi giovani abbiamo negato tutto lasciando al comando chi non se lo meritava.

    Siamo Noi adesso che dobbiamo ridare loro un futuro, dopo esserci presi a sberle e calci in culo tra noi – scusate la metafora un po’ aggressiva – siamo ancora noi i padri e le madri di questi giovani disillusi, abbiamo l’obbligo di recuperare una società almeno decente in cui impegnarsi, altrimenti il NOSTRO fallimento sarà veramente totale e solo lo sciocco potrà additare la loro unica responsabilità.

  7. Gelindo de Cogne Says:

    I genitori di questi poveri disgraziati sono peggio di loro, per cui meglio che non li educhino… Piuttosto mi concentrerei sull’assenza dello Stato, nella persona prima dei vigili e poi del Comune e della Regione che nulla fanno per i giovani. Iniziative zero, Idee meno di zero. Non vengono mai coinvolti in nulla, in nessuna attività sportiva, nessuna iniziativa culturale, niente di niente. Tutto dovrebbe ripartire dalla Cittadella dei giovani, con in primis la creazione di una radio e di un giornale autogestiti. Poi sotto con i concerti e le serate a tema. Poi avanti con la pittura e la fotografia e i motori. Corsi e concorsi. Creare situazioni per aggregare. Responsabilizzare. La gestione della Cittadella stessa in mano a giovani di meno di 20 anni. Dar loro un budget da gestire, per far loro capire che sono una risorsa importante per la società. Si dica: ecco 700 mila euro, gestiteli, votate i vostri rappresentanti e gestite ‘sti soldi per cose a cui tenete.

  8. gloria84 Says:

    Colpa mia se uno piscia contro al muro? Colpa mia se urlano e si ubracano? Se nel cervello non hanno nulla? No, grazie, ho molte responsabilità ma non questa. facciamoli lavorare in lavori utili per la società sai come cambiano.

  9. patuasia Says:

    Quelli della mia generazione non avevano niente. Da bambini un cortile e da grandi la Storia. I cortili ci sono ancora oggi, almeno qui ad Aosta e la Storia esiste da quando esiste l’essere umano.
    Come ha ricordato qualcuno, se si sgarrava erano ceffoni, dentro e fuori casa. Con questo non li giustifico, ma sono convinta che è molto peggio un comportamento arrendevole che uno autoritario. Con l’autorità ci si confronta e ci si misura, con l’arrendevolezza ciò è impossibile. La famiglia si è arresa così le istituzioni. La prima delega alle seconde e queste non sono all’altezza. Se un genitore manca al suo compito di educatore è difficile che poi lo ammetta davanti a un insegnante che dovrebbe occuparsi di un altro tipo di educazione. In questa assenza di ruoli chiari un giovane si perde. La famiglia dicono che sia il nucleo dove si fonda lo Stato, se il nucleo è marcio cosa può nascere da esso? Non c’è Cittadella che tenga.

  10. Gelindo de Cogne Says:

    I giovani di ieri sono quegli adulti che ora come ora stanno mandando a ramengo l’Italia… Per cui dubito che i ceffoni e i calci di ieri si siano tradotti oggi in qualcosa di positivo. Forse i giovani dell’altro ieri hanno combinato qualcosa di buono negli anni 60 e 70 del ‘900… quelli che ora hanno 70-80 anni. Ma i 50-60enni di oggi lasciano il tempo che trovano.

  11. Cristina Says:

    @patuasia, sui cortili di Aosta dissento, non ci sono e se ci sono i regolamenti condominiali vietano di giocare a palla o con il skate ecc, la verità è che nessuno vuole sotto casa ragazzi, giovani o bimbi che schiamazzano siano essi educati o peggio ancora sporchi e maleducati. Ricordo che quando ero bambina (40anni fa..) la vecchina di turno ci buttava l’acqua a secchi dalla finestra quando giocavamo a volano in cortile e le assicuro che non eravamo affatto maleducati..Riguardo alla cittadella, visto che esiste e costa anche parecchio alla collettività, sarebbe interessante e giusto che funzionasse e bene, e che l’amministrazione comunale vigilasse in questo senso. Chiedete ai ragazzi che stazionano in piazza Narbonne la sera come mai non vanno alla cittadella, vi risponderanno oltre al fatto che non sono “graditi” che comunque la cittadella la sera è chiusa (!) mentre è aperta al mattino (anche nel periodo scolastico!) e al pomeriggio. Quando si dice “al servizio del cittadino”!

  12. tagueule Says:

    @Bisker One
    Gli psicologi (il fallimento totale dell’umanità, a mio parere)

    Scusi, ma di quali psicologi parla? Faccia i nomi dei libri che ha letto sull’argomento. Altrimenti sembra che lei attribuisca ad altri (gli psicologi) un suo pensiero molto banale per emergere con una critica banale. Deduco che gli psicologi devono averle fatto molto male per definirli “il fallimento totale dell’umanità”. Quale disturbo le hanno diagnosticato? “Si chiama generazione perduta”: chi la chiamerebbe così? Raffaele Morelli su Canale5? Un libro di Federico Moccia? Il sessuologo Marco Rossi su MTV? Il suo commento tratta un delicato e complesso tema con la superficialità e la vuotezza pari ai comportamenti di quei poveracci mentecatti che frequentano piazza Narbonne. Nei modi che lei suggerisce non si risolve niente. Anzi ritengo il suo pensiero concausa di quei comportamenti.

  13. Bisker One Says:

    @tagueule
    Una volta non c’erano gli psicologi, salvo 4 gatti spelacchiati che avevano più problemi loro di quanti ne diagnosticassero agli altri. Lo psicologo medio divide l’umanità in una decina di categorie basate su tomi scritti da altri psicologi, senza minimamente tener conto che ogni essere umano è unico e costituisce una categoria individuale. Classico esempio, il famoso test che facevano per la naja. Domanda: ti piaccioni i fiori? Risposta: sì. Domanda (un po’ più avanti): vorresti fare il fioraio? Risposta: no. Ergo, sei automaticamente pazzo; e poi lunghi spiegoni con lo psicologo, che si ostina a non capire che magari sì, ti piacciono i fiori, ma non te ne può fregare meno di mettere su un negozio di fiori. Il tema è complesso e delicato, sì, ma tu non venirmi ad accusare di attribuire “un pensiero molto banale” a gente che della mente umana non ha capito una fava ma pensa di conoscerne ogni minimo segreto, e spera solo che i tuoi figli non abbiano MAI motivo di finire sotto le sgrinfie di uno psicologo.

  14. bruno courthoud Says:

    Il dr. Di Salvo Salvatore, allora medico psicoterapeuta Junghiano presso la clinica privata di S. Maurizio Canavese e successivamente libero professionista, un giorno mi disse: “Adesso devo andare perché sono insegnante ad un corso di medici psicologi che vogliono intraprendere la professione con i pazienti. Sanno tutto di psicologia, ma non hanno capito niente di psicologia”. In linea di priincipio mi sembra di essere abbastanza d’accordo con Bisker One, ma è un argomento molto, troppo delicato. Tra non molto avremo, con l’Università, psicologi à gogo. Una cosa mi sento di dire. Si può leggere tutto Freud e tutto Jung e pernsare di capire qualcosa di psicologia. E’ un gravissimo errore.

  15. Renato Dattola Says:

    Anni addietro, grazie ad alcune mie conoscenze romane, proposi all’allora assessore alla cultura un progetto per i giovani delle scuole valdostane. Io e un produttore cinematografico, titolare di una scuola di cinema all’interno di Cinecittà (NUCT), durante due incontri in ufficio a Palazzo e uno a pranzo, presentammo un prospetto per la realizzazione di una succursale della NUCT ad Aosta, alla Cittadella dei giovani. Si sarebbe trattato di corsi dedicati a Produzione, Regia, Recitazione, Sceneggiatura, Direzione della fotografia, tecnica del suono e Montaggio. A disposizione ci sarebbero stati professionisti del calibro di Tullio Morganti, Sergio Castellitto, Michele Placido e tanti altri. Alla fine dell’anno i migliori studenti di ogni corso avrebbero partecipato a uno stage a Cinecittà, nell’ambito di qualche produzione. Il costo dell’operazione sarebbe stato molto ridotto in quanto tutto ciò che si chiedeva era l’ospitalità ai docenti nei giorni di lezione, mentre tutto il materiale sarebbe stato fornito dalla NUCT e dai suoi partner, primo fra tutti la Sony. La risposta fu picche! La mia sensazione, peraltro molto netta e identica a quella del Responsabile della Promozione, Sviluppo e Marketing della scuola Giuseppe Di Palma, fu questa: “L’idea non è nostra, quindi NIENTE DA FARE!”. Risultato, una possibile alternativa per i giovani sfuggita.

  16. patuasia Says:

    L’ex assessore ha preferito dare i soldi a Mogol e alla sua scuola per sfornare niente. Nessun talento. Nessun lavoro. Nessuna promozione. Neppure l’uscita televisiva promessa. Il problema è che l’assessore dovrebbe dare le indicazioni guida e poi lasciare ai professionisti la gestione del programma culturale per il raggiungimento degli obietti prefissati. Ma così facendo non avrebbe più nelle sue mani il destino di chi di cultura cerca di campare e di conseguenza non potrebbe richiedere i voti in cambio del favore dato. Infatti la cultura è solo merce di scambio come qualsiasi altra cosa.

  17. patuasia Says:

    Che la Cittadella non funzioni per quello che dovrebbe è noto a tutti (tra poco più di un anno ci saranno le elezioni quindi chi è scontento della sua gestione può segnalarlo con il voto e non solo con il malumore). Sul giustificare sempre e comunque i ragazzi, non mi vede d’accordo, signora Cristina. Quel “poverini” sottointeso non li aiuta certo a crescere.

  18. la Says:

    mi scuso leggo ora i vostri commenti……….

  19. francesco Says:

    Ma se non c’è niente da fare ad Aosta è ovvio che i ragazzi si riuniscono in gruppo nelle grandi piazze per stare in compagnia cosa vi aspettate??che restino a casa a rincoglionirsi ai videogiochi così non sapranno mai che genere di mondo c’è la fuori?? Eh Beh si è un mondo schifoso dove c’è gente come voi che appena vede un gruppo di adolescenti subito a giudicare e dire “questi si drogano”.Ma riflettete una volta ogni tanto nella vostra vita prima di parlare?!al posto di dire “si meriterebbero qualche ceffone”al posto di parlare e dire cose a caso scendete e dategli questi “ceffoni”!!!Poi si c’è gente che sporca ma cosa vi preferite??che veramente vadano a drogarsi e vederli per strada con in mano una siringa??vedendo quello che c’è scritto qui si può dedurre che non avete una minima idea di cosa c’è fuori dalla valle d’Aosta siete mai stati a Torino(si spera di si) dove lo schifo o l’imbrattaggio c’è in ogni angolo non potete pretendere che questi ragazzi non escano di casa per “non sporcare”!ma che vi passa per la testa??

  20. Luca Says:

    la mente superiore e intrisa di educazione che ha perso tutto questo tempo potrebbe benissimo rileggere quello che ha scritto e farsi due domande.
    Io ora ho vent’anni, è da quando sono quattordicenne che ogni tanto tra un giro in via e un CAZZO (si, ammetto che ogni tanto le parolacce scappano, un po’ a tutti, anche a qualcuno delle case e degli uffici della piazza Narbonne magari) andavo alla standa, prendevo una birretta e me la sorseggiavo allegramente con quattro o cinque amici (ho sempre buttato la bottiglia, giuro) e capita anche oggi, a vent’anni di ripetere la cosa, il fatto che ci siano un sacco di ragazzi più piccoli di me in giro mi fa molto piacere (se lei magari ha dei figli preferisce che stiano a rincoglionirsi davanti al computer o dietro un libro, cosicché una volta usciti di casa non sappiano neanche attraversare le strisce pedonali) perché resto a contatto con la città e con chi la abita, spesso trovo li ancora gente che quando io avevo quattordici o quindici anni loro ne avevano venti o venticinque e ci si mette a parlare quasi alla pari per la prima volta, perché signore si cresce, la piazza è fatta per starci dentro, non per fotografarla dal balcone di casa e sputtanare il mondo e le nuove generazioni che a dispetto di altre hanno ancora la voglia di stare insieme e divertirsi. E vero, anche a me da un fastidio tremendo vedere la piazza in certe condizioni, soprattutto perché non ci vuole niente a buttare la lattina di birra o il pacco di patatine nella spazzatura (per quanto riguarda le pisciate sarebbe magari opportuno fare qualche bagno pubblico quà e là…anzi, meglio di no visto come sono gli altri) e bisogna rispettare anche la gente come lei, verso la quale sinceramente provo un infinita tristezza, per la sua maleducazione esagerata e molto peggiore rispetto a quella del quattordicenne che lascia la birra per terra e per il suo modo di vivere le cose (il fatto che lei abbia fotografato un gruppo di ragazzi per poi menarla su questo certo patuasia è abbastanza sconcertante) lei si renda conto che sta insultando l’operato di decine di genitori, sta sminuendo tutte le persone che per mancanza di possibilità sono costrette a vivere nella periferia della città, perdoni i comuni mortali che non si possono permettere l’appartamento in centro, per favore! Ma il fatto è che noi (poveri ventenni coglioni, non siamo come la gente che sputa frustrazioni represse su patuasia, noi per fortuna sappiamo che ci sono trentenni/quarantenni/cinquantenni/sessantenni ecc che hanno cose da insegnare a noi giovani, ovvio non tutti lo capiamo e non tutti subito, mentre a voi viene molto più facile puntare il dito contro il povero coglione che piscia sul muro e contro tutti quelli che gli assomigliano (anche solo per questioni anagrafiche).
    insomma, ora ho da fare (mi vedo con degli amici appunto in piazza Narbonne) in sostanza il succo del discorso è che al posto di fare questa puttanata (che tra l’altro non so neanche quanto sia “legale”) lei poteva benissimo scendere in questa benedetta piazza e provare a parlarci con questi ragazzini (i quattordicenni non sembra ma sono molto meno testardi e molto più aperti di molti più avanti con l’età, e lo dice la mia relativamente poca e relativamente tanta esperienza personale) per lo più questo comportamento indubbiamente scorretto nei confronti di questi ragazzi non ha fatto altro che far fomentare in loro la loro naturale voglia di “vaffanculo spacco tutto” creando un spacco ancora più grande tra vecchie e nuove generazioni…siccome io sono ancora un ragazzino e sento quasi di potermelo permette, di dover farlo, al posto di perdere tutto sto tempo poteva pensare ad altre soluzioni, oppure mettersi un dito in culo, buona serata 🙂

  21. patuasia Says:

    Che lei, signor Luca, non si sia “rincoglionito” davanti a un libro lo si evince da come scrive.

  22. Bisker One Says:

    Si evince dal “muro di testo” presentato qui sopra che il “signor” Luca, ritenendosi in dovere di giustificare con un fiume di parole l’operato di questi quattordicenni “bruciati”, sia stato uno di essi. Tutti siamo stati giovani; io lo sono stato in un’epoca in cui non esistevano cellulari né videogiochi come quelli moderni, i computer erano roba pionieristica come il Commodore 64, la TV aveva sì e no sette canali e si usciva molto di più di adesso. Si andava a farsi la birretta con gli amici, certo. Si andava a fare un po’ di casino, ovvio. Se si travalicavano i limiti, a casa però aspettavano punizioni esemplari. Al momento attuale, se un adulto scende in piazza a rimproverare questi quattordicenni piantacasino che sarebbero “molto meno testardi e molto più aperti di molti più avanti con l’età”, come minimo si becca un vaffa. E la loro voglia di spaccare tutto non è assolutamente sintomo di disagio sociale: è sintomo di un permissivismo spinto fino alle estreme conseguenze, tanto che il “signor” Luca si permette di consigliare in tono molto volgare a una persona appartenente a quei “molti più avanti con l’età” di infilarsi un dito nel posteriore. Un’uscita del genere anche a vent’anni a me sarebbe valsa un ceffone da parte di mio padre: il “signor” Luca lo tenga ben presente.

  23. zazzak Says:

    No Luca, davanti ad un libro non ci si rincoglionisce. Per esempio, tu avresti potuto apprendere un miglior utilizzo della punteggiatura. Concordo sul fatto che sia meglio vivere la città piuttosto che stazionare davanti alla tv o ai videogames, ma ciò non esime i giovani dall’essere educati. Vivere la città non vuol dire sfanculare il primo che passa ed un libro ogni tanto non vi farebbe poi tanto male, giusto per usare il turpiloquio con maggiore eleganza.

  24. Ugo Says:

    Luca dice che Patuasia mette in discussione l’operato educativo dei genitori… Beh visto l’invito da gentiluomo di mettersi due dita nel culo ad una signora, credo sia il minimo

  25. unastoriaincredibile Says:

    Io sono uno dei ragazzi della foto, 1 non potete giudicare senza sapere, perché li ci stanno i drogati come ci stanno bravi ragazzi che non fanno nulla di male, 2 la storia delle birre e che pisciamo contro i muri è completamente inventata, e se qualcuno l’ha fatto non siamo certo noi, 3 non prendetevela con i nostri genitori che non centrano assolutamente niente, siete voi quelli ridicoli che a 50 anni fate gli articoli sui siti, al posto di venire a parlare direttamente con noi, 4 non potete fare foto hai minorenni e pubblicarle, perché io posso denunciarvi, e magari lo farò..quindi piantatela con sta storia che è a dir poco ridicola, se avete qualcosa da dire, venite a dirlo a noi, che se diamo fastidio in qualche modo, noi possiamo venirvi in contro volentieri, quindi basta fare i ridicoli e basta dire cose inventate. e che anche se fossero vere non riguardano noi.

  26. patuasia Says:

    Signor unastoriaincredibile, se i bravi ragazzi urlano e schiamazzano danno fastidio anche se non si drogano. Le bottiglie di birra vuote sul prato o nascoste dentro ai cespugli di bosso provano che non è una palla quello che scrivo. Così come l’odore di piscio che c’è dentro al mio cortile. Magari non è stato lei o qualcuno dei suoi amici, ma sicuramente qualche pisello giovane si è liberato della birra in eccesso sotto casa mia. E lo fa puntualmente. Un consiglio: dedichi più tempo alla lettura, magari imparerà a scrivere che le verrà d’aiuto in futuro.

  27. Ugo Says:

    Tralasciando i vari “hai minorenni”, “in contro” e “centrano”, viste le mie competenze colgo l’occasione per chiarire che questa foto non può essere oggetto di denuncia in quanto si tratta di un’immagine che ha come oggetto il luogo pubblico (in questo caso si vuole sottolineare il degrado in cui versa Piazza Narbonne) nella quale si possono incidentalmente riconoscere alcune persone. A conferma di quanto affermo basta leggere la didascalia: “Piazza Narbonne, ovvero il casino di sempre” oltre che il testo dell’articolo.
    Per fare un esempio: le foto delle manifestazioni degli studenti liceali (anche minorenni) non presentano le loro facce oscurate per il semplice fatto che l’oggetto della foto è l’evento.

    Saluti

  28. Platone Says:

    @unastoriaincredibile, se imparassi a scrivere, forse ne faresti una giusta…

  29. Anonimo Says:

    Sono pienamente d’accordo con l’articolo e con le rimostranze fatte nei confronti del degrado e della sporcizia che versano in piazza Narbonne. Su una cosa però sono in disappunto, in grande disappunto, essendo io un ragazzo che frequenta quasi quotidianamente piazza Narbonne. Prima di tutto a mio avviso la fotografia non ha nulla a che vedere con l’articolo. Infatti nell’articolo e nei commenti soprastanti si menzionano odore di piscio, bottiglie di birre vuote e schiamazzi. Nella foto si vedono invece un gruppo di ragazzi che probabilmente si stanno divertendo in una sera d’estate e che non è assolutamente detto che di lì a poco avrebbero sporcato. La piazza è di tutti e siccome ci si lamenta tanto della poca “vivacità” della nostra città io trovo che un po’ di ragazzi non guastino per nulla. In secondo luogo la cosa che mi ha più sconcertato è la sua terribile presunzione nei confronti di una generazione che, glielo posso assicurare, è ben più di una pisciata o di una birra lasciata lì. Fare di tutta un’erba un fascio è estremamente sbagliato e lo è sempre stato. E poi parliamoci chiaro, sono davvero questi ragazzi che rovinano questa piazza? Io credo di aver visto anche molti adulti che pisciavano o extracomunitari (senza offesa ma devo essere sincero) che gettavano bottiglie di birra. Eppure se qualcuno punta il dito contro di loro subito si viene accusati di razzismo e di essere degli insensibili, mentre invece prendersela con i ragazzi viene accettato e condiviso siccome generazione bruciata. Che poi, come evidenziato dai commenti, sembra che la colpa sia dei genitori. Dei genitori? Ho 17 anni e vi posso assicurare che i genitori influiscono fino ai 13 anni. Dopo si è autonomi. Ma insomma ragionate un secondo, pensate che un genitore ti dica ” vai e lascia la birra in piazza Narbonne” oppure “urla quando sei in piazza se no non ti sentono i tuoi amici”? Non ci prendiamo in giro, i genitori influiscono sul comportamento di un giovane circa il 10%. Nulla insomma. Non fate sempre la figura dei vecchi che se la prendono con i giovani, sempre e solo i giovani. In fondo tutti sono stati giovani, e vi assicuro che anche adesso volano i ceffoni. Peace and love.

  30. Ugo Says:

    Anonimo, nella foto si vede anche una macchina che non dovrebbe essere lì visti i divieti (è zona a traffico limitato: cosa ci sta a fare una macchina con targa straniera?).

    In secondo luogo condivido il fatto, che la città debba essere vitale, ma, come in un certo senso scrivi, la vivacità non si deve tradurre in casino, ed è proprio questo il punto.
    Non mi sembra che nessuno stia sostenendo l’idea che la Piazza debba essere deserta, anzi ben venga che sia popolata da ragazzi, ma da loro ci si aspetta educazione, rispetto per la città ecc…
    Probabilmente tu sei un ragazzo educato che non urla, non piscia nelle aiuole, non scrive sui muri ecc…, difatti nessuno se la sta prendendo con te. Purtroppo molti tuoi coetanei non hanno questa stessa sensibilità, pertanto credo che un “richiamo all’ordine” gli faccia solo bene!

    Per concludere: vitalità non significa ignoranza e brutalità, aspetti sui quali i genitori hanno una buona dose di responsabilità. Perché un genitore non dirà “vai e lascia la birra in Piazza Narbonne”, ma se è per questo non si assicura che suo figlio si comporti da persona civile (e il risultato è sotto gli occhi di tutti!)

  31. patuasia Says:

    Signor anonimo, essendo lei uno che frequenta quasi quotidianamente piazza Narbonne dovrebbe sapere che dopo le 11 di sera gli schiamazzi sono un reato. Prima si sopporta eggià… la piazza è di tutti compresi i maleducati, ma dopo una certa ora la pazienza vacilla, anche perché messa a dura prova durante la giornata. Che poi i giovani siano valdostani o no, poco importa. Che fra loro ci siano adulti, poco importa. Ciò che emerge è il mancato rispetto delle regole del buon vivere. Lei come molti, confonde la vivacità con il chiasso, cerchi sul dizionario il significato delle due parole e vedrà che è diverso. Sull’influenza dei genitori sull’educazione dei figli che ovviamente non si interrompe a 13 anni, è chiaro che lei, da quello che scrive, non sa nulla, eppure gli esperti di educazione e di psicologia dicono che sia fondamentale. Non voglio fare la vecchia che se la prende con i giovani, se legge il blog (ne dubito) si accorgerà che alla categoria giovani si aggiungono altre voci che con l’anagrafe non c’entrano, tantomeno con una generazione: ho un figlio universitario e conosco i suoi amici, ragazzi meravigliosi! Non posso quindi non amare i giovani, non tutti è chiaro. Magari quelli che prendono in mano un libro o uno strumento musicale o vanno al cinema o a teatro, che sanno quindi discutere sui fatti e sugli avvenimenti… e, per fortuna, ci sono eccome. Non tutti trascorrono il loro tempo a cazzeggiare in piazza Narbonne, deliziando con i loro gorgheggi amplificati il vicinato.

  32. Anonimo Says:

    Mi sembra allora più che opportuno parlare con questi ragazzi! Perchè è inutile che stiamo qui a discutere sul da farsi. Le assicuro che una sana chiacchierata, senza i pregiudizi che sta dimostrando, sarebbe la cosa migliore. Parli loro e spieghi loro che la quiete pubblica viene violata e che schoamazzi notturni sono punibili dalla legge. E le assicuro che spesso uscire di casa, senza fare cazzate si intende, spesso formi molto di più che andare a teatro tutte le sere o leggere centinaia di libri. Bisogna che ci sia un connubio di queste due cose. Albert Einstein è stato bocciato di matematica prima di diventare quello che fu, dia tempo al tempo e non giudichi una generazione da quello che vede dalla finestra di casa sua, esca e osservi che c’è altro da sapere sui giovani. Peace and love.

  33. patuasia Says:

    Di uscire a mezzanotte per chiedere quello che il buon senso e la buona educazione dovrebbero suggerire mi sembra vano e a quell’ora non ho voglia di parlare, ma di dormire. Poi come le ho già detto, non ce l’ho contro una generazione, che senso avrebbe? Ce l’ho contro i maleducati. Visto che è sempre in zona le chiedo di parlare in vece mia, grazie.

  34. tagueule Says:

    La Stampa
    Scherzo con un compressore grave uno studente di 17 anni Ha subìto danni ai genitali e la perforazione dell’intestino

    Non so perché, ma questo episodio mi ha fatto venire in mente il livello intellettuale dei commenti dei giovani frequentatori di piazza Narbonne.

  35. patuasia Says:

    Un livello drammatico, purtroppo.


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