Il ritratto di…


Primo duello fra l’ex giovane assessore alla Cultura e Istruzione, Laurent Viérin e l’attuale giovane assessore alla Cultura e Istruzione, Joel Farcoz. Il contendere sono i contributi regionali alle compagnie di teatro valdostane che passano da 220 mila euro a 72 mila. Un taglio netto e sicuramente per molti dolorosissimo. A dire il vero una ripensata a questo tipo di contributi andava fatta, ma non solo di tipo economico. Finora qualsiasi compagnia sia di attori professionisti sia di amatori ha avuto il suo obolo: in alcuni casi cospicuo in altri comunque generoso, indipendentemente dalla qualità delle rappresentazioni prodotte. Vero è che queste sono sempre state valutate da una apposita commissione, ma è altrettanto vero che in Valle non si scontenta mai nessuno. Chi più chi meno ha avuto sempre il suo tornaconto. La cultura va finanziata, perché è tramite la cultura che una collettività cresce e si evolve, ma non basta leggere un brano, sporcare una tela, racimolare frasi e storie, logorare apparecchi fotografici, infierire su pezzi di legno, tiranneggiare una tastiera per produrre cultura. Bisogna saperlo fare. Bisogna anche sottoporsi al vaglio di una critica attenta, al confronto con il resto del mondo… attitudini che non trovano spazio in questa Valle dove basta poco per conquistare un paginone sui giornali, un catalogo prestigioso, luoghi importanti, recensioni sempre benefiche e buoni compensi. Insomma in Valle più dei giornalisti e degli avvocati si contano gli artisti! Qui si è sempre preferito il servilismo al merito, perché il potere, quello che sta a palazzo Déffeyes, ha solo unicamente uno scopo: quello di promuovere se stesso, non certo la cultura di cui si serve per creare consenso. Una prova? Guardiamoci allo specchio e la troviamo.

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7 commenti su “Il ritratto di…”

  1. giancarlo borluzzi Says:

    A me viene in mente un altro commento: Laurent stanziava cifre elevate per fingere di ancorare la Valle multi-italiana all’agire di chi nega il mondo ma sposa il pianerottolo del proprio condominio.
    Il sostituto di Laurent stanzia meno, un po’ per esigenze di bilancio e forse un po’ perché meno cultore del micronazionalismo (quest’ultima ipotesi è tutta da dimostrare).

    Ma la sinistra snob, più aostana che valdostana, tifa per il contenitore anti Farcoz: dentro c’è il PD con un coccolatissimo già cigiellino, ci sono i Verdi anche se viaggiano in incognito, c’è la Morelli che parla francese al 150esimo dell’Unità d’Italia (pensare a un francese che parla italiano alla festa nazionale di Francia….); ma soprattutto dentro ci sono i Vierin e per questo il post, che appena accenna inizialmente agli esborsi diversi dei due integralisti, indica correttamente il nulla propositivo di alcune compagnie, ma prescinde bellamente dal fatto che, questa sinistra snob, tifa per il contenitore coi Vierin anche se non vorrebbe ci fosse tale famiglia dentro.

    Stranezze valdostane.

    Più in tema: una commissione proveniente da altre parti d’Italia dovrebbe vagliare lo spessore di artisti e compagnie per poi disciplinare i contributi.
    Ipotesi irrealizzabile perché questi ultimi sono proporzionali al ritorno propagandistico per la cosiddetta piccola patria (tale per 500 persone, le altre tacciono o per paura o per ipotonicità cerebrale o perché devono fingere un consenso a chi ha fatto loro “favori ” grazie ai privilegi romani),.

  2. libero Says:

    Una bella sforbiciata è la benvenuta, ma non alla cultura in sè, ma a quella che si spaccia come tale. Farebbe bene anche a molti “artisti” locali che si spacciano tali solo perché hanno visto una loro foto sulla Vallée. Troppe nullità pagate e coccolate solo per compiacere il narcisismo e la voglia di potere di Viérin. La cultura con questo lecchismo non c’entra niente!


  3. Uno dei problemi di maggiore importanza per un amministratore locale consiste nel conciliare la lotta contro il fanatismo, la superstizione religiosa, il tribalismo etnico o confessionale, l’intolleranza e la sopraffazione, l’ingiustizia giuridica e sociale, con la decisione riguardante il problema se la cultura di sinistra piddina o quella della sinistra snob, debba essere coccolata piuttosto che accettare o far passare la così detta cultura.. dell’altra sponda politica. 🙂

    Cioè, meglio tifare per il contenitore coi Vierin o per quell’altro che è solo indirizzato ai tagli per selezionare solo gli agganci politici sodali? Il potere, quello che indifferentemente sta a palazzo Déffeyes (Uv), ha solo unicamente uno scopo: quello di promuovere se stesso, non certo la cultura di cui si serve per creare consenso.

    L’idealismo politico, inteso nel suo senso migliore, non è di molto aiuto per i politici nostrani alle prese con i soliti problemi delle poltrone, piuttosto che con le questioni pratiche. Anche il principio tanto in voga, di agire per la gente e a stretto contatto con la gente non è fonte di risposte immediate e chiare. Allora che fare? Perchè non criticare super partes in maniera mirata e più mordace qualche media, qualche servile scribacchino al servizio del potere, piuttosto che attaccare indiscriminatamente altre categorie sociali?

  4. giancarlo borluzzi Says:

    Se ho correttamente capito, il mio amico Bruscia sostiene che l’UV stanzia poco al fine di poter favorire i soli suoi sodali, laddove i Vierin avrebbero aperto a dismisura i cordoni della borsa per favorire ogni indirizzo culturale.
    Di Laurent conosco alla perfezione la tecnica cavalcata quale assessore, quella di un suo comunicato “dissociatissimo dalla realtà valdostana” quasi quotidiano e riportato regolarmente sull’Ansa regionale, in merito una supina TASS post litteram.

    Non ho però approfondito la direzione dei contributi da lui autorizzati.

    Mi sembra però un “Cicero pro domo sua” il tentativo di salvare in una certa misura l’operato di Laurent in quanto boss del movimento che telecomanda il PD bruscico.
    Laurent è l’incarnazione del fanatismo micronazionalista, dubito sia stato un assessore dalle mani bucate verso ogni indirizzo artistico/culturale come il suo sottotraccia difensore d’ufficio Bruscia vorrebbe suggerire.

  5. catone Says:

    @libero, con quali criteri si decide (e chi decide) che cosa è cultura e cosa no? chi è lecchino e chi artista? ah saperlo….

  6. patuasia Says:

    Signor catone, la cultura è promozione di qualità del pensiero. La cultura è qualità del fare. La cultura è ciò che crea armonia. La cultura è confronto e dialettica. La cultura pone domande e crea dubbi. La cultura è ciò che lenisce l’anima ed è ciò che la tormenta. La cultura è felice ornamento. La cultura rende un popolo migliore. Da questo appena abbozzato elenco si può dedurre chi è artista e chi no, chi è servo e chi no. (Mi scuso con il signor libero per aver risposto in vece sua).

  7. Federica Buccione Says:

    Quando muore la cultura muore il popolo stesso, e la cultura non si promuove in base ai ‘numeri che fa’, così come tristemente il già dimesso vecchio assessore ha purtroppo affermato in mia presenza per giustificare spese maggiori in un settore piuttosto che in un altro, quando invece il tutto si basava solo su numeri e sul suo gusto personale, che conosciamo tutti dove si è sempre diretto. A parte le grandi mostre, utili a far bella figura, le altre sono SEMPRE una proposizione ‘a giro’ degli stessi artisti, la cui esperienza fuori valle è pressochè uguale a zero ( tranne rarissimi casi, come la Margaroli, Pernettaz, ad esempio). Non c’è quasi mai spazio per nuovi progetti e nuove esposizioni, di ‘media levatura’, per così dire…E’ chiaro che dopo un po’ anche i valdostani perdano interesse verso il settore dell’arte contemporanea. Vedono sempre e solo le stesse cose! Per provocare un cambiamento in un settore ritenuto importante ci va coraggio e professionalità.


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