Il mercoledì di sub-cultura


un esempio di arredo aostano.

Un esempio di arredo aostano.

Se c’è una cosa che non manca ad Aosta sono i cartelli. Ne abbiamo di tutti i gusti: da quelli stradali rigorosamente in due lingue e di svariati colori a quelli che dirigono verso questo ristorante e quell’albergo; poi ci sono quelli che offrono ai turisti indicazioni sbagliate e che verranno presto sostituiti o affiancati da quelli che ci auguriamo siano corretti. A breve altri ancora si aggiungeranno per raccontarci le sculture che decorano il capoluogo. Perlopiù opere di scarso valore artistico, se escludiamo quelle a firma di personalità come Arturo Stagliano (sant’Anselmo), Antonio Tortona (Vittorio Emanuele II), Albertoni (Laurent Cerise), Pietro Canonica (Soldato valdostano) e Stephen Cox (Tribute to Saint Anselm), che ci regaleranno un nuovo labirinto di targhe e targhette. Se il pubblico è innamorato della cartellonistica, il privato non manca di arricchire l’offerta con tabelle pubblicitarie che invadono le strade, i marciapiedi e i muri. L’Aosta Romana e medievale è diventata un bazar. Un caotico intruglio di scritte, colori, oggetti, immagini. E chi più ne ha, più ne metta.

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7 commenti su “Il mercoledì di sub-cultura”

  1. giancarlo borluzzi Says:

    Il cartello in foto è opera di simpatici pakistani di Islamabad. Spiace non si siano saputi calare nella tendenza estetica italiana.

    Cartelli presto sostituiti? Da vent’anni diconsi venti non esiste più l’hotel Ambassador, ma l’indicazione verso il medesimo campeggia in una decina di cartelli. Così per altre strutture alberghiere.
    Ma l’ineffabile Paron, per ottenere lo stipendio da assessore anziché quello di precario nella scuola, anzichè agire per far aggiornare i cartelli con le indicazioni alberghiere sostituisce validissimi cartelli di vie aostane con altri che dovrebbero ricordare la storia delle strade medesime (cosa che interessa meno del conoscere il numero di scarpe della media dei residenti nella stessa via).

  2. zazzak Says:

    recentemente sono stato a Gradara, meravigliosa rocca alto-medioevale, nota come cornice del celebrato amore tra Paolo e Francesca; i cartelloni e le insegne dovevano essere schivate data la loro sovrabbondanza. Lo stesso si può dire di Assisi, Gubbio ecc…credo che sia, nel suddetto caso, un difetto italico più che valdostano. Ricordo in Canada come presunti monumenti datati un secolo venissero valorizzati all’inverosimile; se dicessi ad un americano che nella mia città abbiamo inserito passerelle di ferro in una testimonianza storica di duemila anni, non ci crederebbe. Loro l’avrebbero inserita in una teca vetro, per preservarla dal respiro dei turisti. Siamo la nazione che sta facendo cadere a pezzi Pompei nell’oblio generale e che sta distruggendo le porte romane meglio conservate al mondo. Viva l’Italia, viva la Valle d’Aosta.

  3. Il Pretoriano Says:

    Certo che se paragoniamo questi cartelli colorati con le targhe nuove messe in opera recentemente lungo le vie di Aosta, che paiono ai più, lapidi da cimitero illeggibili, soprattutto quando si è messi di sbieco, che in più accecano la vista quando i riflessi del sole ci picchiano sopra (evidentemente il Grande grafico Arnaldo le ha progettate di notte dopo un bel giro in Porsche.!) preferisco quelle variopinte di Islamabad che ci stanno ” introducendo piano piano”….! nel mondo calabro/islamico…!

    Benvenuti ad Aosta Signori, città gemellata con Corleone e … baciamo le mani ai Don Bruno e Don Mauro …!

  4. guadonelguano Says:

    Concordo pienamente con zazzak: il problema è che abbiamo troppo: troppi monumenti, troppa storia, troppa cultura, e tutto è quotidianamente sotto i nostri occhi. La stragrande maggioranza di noi non ci fa quasi più caso alle bellezze, naturali e monumentali, di cui siamo circondati, e allora arrivano i cartelli, le pubblicità e le porcate di cattivo gusto di amministrazioni locali spente e insensibili. Il problema è italico, perchè è in Italia che è concentrata la percentuale più alta di storia artistica dell’Occidente.

  5. raz-les-bolles Says:

    Mah … concordo su tutto, le porcherie sui monumenti, l’insensibilità, ma questa storia che l’Italia ha la più alta percentuale di tesori artistici e storici dell’Occidente (qualcuno diceva “del mondo”) è un luogo comune che si auto alimenta…

  6. guadonelguano Says:

    Ma quale luogo comune! Roma, Firenze e Venezia bastano da sole per mezzo Continente!!! Scusa raz-les-bolles, non è per dar lezioni a un amico, ma vatti a rileggere un pochino la storia dell’Occidente negli ultimi duemila anni del pianeta…

  7. Fessogli Says:

    @guadonelguano

    Non ti scaldare, vedrai che raz-les-bolles replicherà dimostrando perché e un luogo comune.

    http://tinyurl.com/q9uefyh
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    http://tinyurl.com/q3xkh2c
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