Ferramenta!


Riceviamo dal signor Giovanni Quaccia e volentieri pubblichiamo.

Ora che le” passerelline” laterali e la “passerellona” centrale sono state posate sotto le arcate della Porta Praetoria, il danno irreversibile al monumento è compiuto ed è visibile da tutti, residenti e turisti! Non bastava aver coperto la parte superiore del monumento con dei mastodontici cornicioni di cemento armato, sia sul lato ovest che su quello est, tanto che non si riusciva a scattare una foto senza riprendere anche tali oscenità architettoniche: adesso l’amministrazione regionale ha sferrato il colpo di grazia ad una delle più importanti vestigia romane della città di Aosta, è un vero pugno negli occhi di chi guarda! Invece di ammirare la maestosità della Porta Praetoria dal basso, come appariva duemila anni fa, ora essa risulta soffocata da ferraglia moderna. Bisognava abbassare il piano stradale al livello romano, come, per esempio, si è provveduto con l’antico ponte sul torrente Buthier: il sottoscritto tempo fa aveva suggerito tale soluzione al competente Assessorato regionale, ma purtroppo inutilmente. Non era assolutamente necessario dover passare con mezzi meccanici sotto la Porta Praetoria, in quanto il transito poteva avvenire per Via Vevey, ad est, e attraverso Piazza Plouves ad ovest. Inoltre, in occasione della Fiera di S. Orso, era comunque possibile allestire un piano di calpestio provvisorio, da smantellare al termine della manifestazione. Io mi auguro che si riesca, con le proteste della popolazione, a far togliere le orrende strutture che deturpano quel gioiello lasciatoci dai fondatori della città. Complimenti alla signora Nuvolari per aver esibito il manifesto contro il disastro fatto dalla Regione Valle d’Aosta.

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10 commenti su “Ferramenta!”

  1. bruno courthoud Says:

    Ciao Giovanni. Senza offesa per nessuno, mi viene in mente una frase evangelica: “Non dare le perle ai porci”.

  2. giancarlo borluzzi Says:

    Caro Giovanni, un bravo per il tuo intervento e l’augurio che tu non venga rimbrottato per il medesimo da un tuo ben noto parente d’acquisto .

  3. Il Pretoriano Says:

    A questo punto non ci resta che attendere il pollice verso dell’Imperatore Cesare Augusto Arduino a cui chiediamo di intervenire a sancire la fine della questione, emanando l’ editto definitivo ” Smontaten passerellum su portae pretorium”. Forza Presidente, uno scatto di orgoglio, un alzata di mano in segno di scusa per l’orrore perpetrato dai suoi sodali. Ma la colpa di tutto ciò va recapitata ai saggi dell’architettura valdostana con la A maiuscola.!. a quegli architetti che nell’ultimo decennio si sono riempiti le tasche ed i conti correnti con la compiacenza di politici orbi..! Vero architetti silenti! Nessuna presa di posizione da parte dell’intellighenzia architettonica (io peraltro di vera architettura in giro per la Valle ne vedo pochina…!) ma di ciò, di certo i dottori vetrinari si chiamano fuori…!


  4. Visto che di questi tempi il riutilizzo va di moda, propongo di rimontare le passerelle sul buthier affiancandole al nuovo ponte… avremo così raggiunto i raggi di curvatura necessari agli autobus… 🙂

  5. pippo Says:

    come al solito la soluzione più semplice, logica e forse meno costosa non è stata adottata 😦

  6. Plucio Says:

    Non sono polemico ma curioso ed è per questo che mi sarebbe sembrato doveroso un concorso di idee prima di un qualsiasi intervento “tecnico”

    Il signor Quaccia ha scritto “Bisognava abbassare il piano stradale al livello romano, come, per esempio, si è provveduto con l’antico ponte sul torrente Buthier: il sottoscritto tempo fa aveva suggerito tale soluzione al competente Assessorato regionale, ma purtroppo inutilmente. ”
    Non sono polemico ma curioso la proposta è interessante ma vorrei conoscerla meglio perchè mi sembra che ci siano ostacoli :
    per abbassare il piano stradale della via fino al piano “romano” (se ricordo bene -4m ?) ci vorrebbe un piano inclinato che forse potrebbe essere realizzato andando verso Piazza Chanoux (via Porta Pretoria), ma difficilmente si potrebbe realizzare andando verso S. Orso (via S. Anselmo.

    E i palazzi vicini che si affacciano sulle due vie cosa diventano e come si fruiscono?

    Mi piacerebbe saperne di più’. Grazie

    Pierlucio Pellissier

  7. Donato Arcaro Says:

    Segnalo che i “mastodontici cornicioni in cemento” servono a preservare la puddinga, materiale col quale è stata realizzata la Porta, dall’erosione delle acque meteoriche. Si notano, certo, ma consentono all’opera di essere fruibile anche dalle prossime generazioni. E’ un intervento riconoscibile e reversibile. Gli interventi nell’archeologia urbana sono complessi e devono ottemperare finalità diverse e spesso concorrenti. Penso che i tecnici della Sovrintedenza abbiano le competenze necessarie per scegliere soluzioni idonee. Ho visto inoltre in loro una passione e un amore per queste opere almeno pari a quelle degli altri cittadini.

  8. marburg Says:

    Segnalo che dei tecnici con le necessarie competenze avrebbero potuto trovare una modalità di intervento diversa dai “mastodontici cornicioni in cemento”. Amore e della passione per che cosa?, verrebbe da chiedersi.

  9. pippo Says:

    La storia del cemento usato per differenziare la parte rifatta da quella originale è ben nota e si distingue dal restauro tipo integrativo usato ad esempio nel periodo fra le due guerre per il castello di fenis dove addirittura hanno aggiunto una torretta sulle mura più esterne, e non si distingue la parte originale da quella rifatta nel xx sec. Il cemento armato però oltre ad essere un pugno in un occhio presenta anche l’inconveniente se a vista di divenire con il tempo brutto e sporco, oltre che sede di muschi, causa le piogge che ne dilavano la superficie esterna sino a sgretolarlo (se lo strato copriferro non è sufficiente) ed alla fuoriuscita delle armature che poi arrugginiscono (distacco di pezzi, ecc.). Veniva usato molto nell’edilizia economica e moderna degli anni 70 ma adesso non più. Sarebbe bastato impiegare materiali diversi da quelli originali ma con caratteristiche estetiche tali da confondersi con essi se visti da lontano e distinguibili solo da distanza ravvicinata e da occhio attento, dando così un buon effetto scenografico ma senza perdere la forma della parte più autentica del monumento, Per il piano strada più basso, senza dover fare rampe, si poteva semplicemente creare due gradonate di entrata ed uscita, eventualemnete con servoscala per disabili, in pietra e non in metallo in modo che fossero permanenti ma senza creare contrasto, oppure una rampa più stretta dell’arcata principale in modo da lasciare ai lati i marciapiedi per l’accesso ai negozi, con relativo parapetto. Insomma di idee se ne sarebbero trovate più di quante non ne possa pensare io adesso in 5 minuti, magari con un concorso fra gli studenti degli istituti tecnici o delle università. Ovviamente IMHO

  10. Giovanni Quaccia Says:

    Al signor Pierlucio Pellissier: mi sembra che il piano della pavimentazione romana sotto la Porta Praetoria sia a circa – 2,5 metri sotto quello attuale; penso che l’abbassamento al predetto livello potrebbe essere ottenuto con un piano inclinato e con scale di accesso e/o ascensore, oppure con una gradinata su entrambi i lati (est e ovest), ma il passaggio veicolare tra le vie S. Anselmo e Porta Praetoria diventerebbe impossibile. Troverei interessante, inoltre, se, fatti i necessari rilievi e fotografie, i muri medioevali delle cantine e la fornace per la calce rinvenuti sotto la Porta Praetoria fossero eliminati per dare maggiore risalto al monumento romano, la cui importanza prevale certamente rispetto agli altri reperti archeologici.
    Sarebbe ipotizzabile inerbire la zona portata alla luce, come – appunto – è stato fatto sotto l’antico Ponte di Pietra, nell’omonimo quartiere.
    Circa i cordoli di cemento realizzati a copertura e protezione delle arcate, non era più semplice ricoprirle con lastre di rame, invisibili dal basso?


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