Brivido freddo


Ho visto  e letto il dépliant dell’UVP e mi è venuto un brivido. So che è necessaria l’alleanza con questa “giovane” forza politica (ho messo le virgolette a giovane, perché il partito è una costola della vecchia UV), ma oggi più che mai so che all’interno della coalizione del cosidetto centrosinistra deve essere il PD-Sinistra unita la forza con maggior peso specifico. Cosa mi ha fatto rabbrividire? Quel sono valdostana/o sotto la fotografia di ogni testimonial. Questo orgoglio etnico francamente non mi piace. Come se essere valdostani fosse un merito e non una casualità e il non esserlo, quindi, un demerito. E non c’entra affatto con la cultura del territorio che io ho sempre difeso e valorizzato in quanto ricchezza peculiare di una data aerea geografica. E’ altra cosa, è una chiusura verso il mondo e un vanto della stessa. Provate a pensare a un’elezione regionale in Toscana o in Veneto o in Calabria e sotto alle immagini dei personaggi noti del territorio la frase: sono toscana/o, sono veneta/o, sono calabrese… che cosa ci comunicherebbe un’informazione simile? Apertura o chiusura? Ecco è questa chiusura che mi fa paura, perché la chiusura porta integralismo, intolleranza con tutto quello che ne consegue. Fa strano che un partito che si dice nuovo e che ha voglia di cambiare si faccia portatore di una simile miopia. Oppure sono io che do un valore erroneamente positivo al nuovo e al concetto di cambiamento. Non sempre il nuovo è buono e non sempre si cambia in meglio.

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59 commenti su “Brivido freddo”

  1. giancarlo borluzzi Says:

    Il problema non consiste nel fatto che qualcuno si autoattribuisca certe caratteristiche, anche se fanno ridere.

    Il dramma risiede nel tentare di accreditare nella zucca dei rimba che tutti posseggono le irreali caratteristiche proprie e nel fare pseudopolitica (tale perché basata su balle relative alla Valle).
    Tra tali balle pongo al primo posto non le frottole su etnie/francese/tedesco, bensì il demenziale sottinteso secondo cui uno dovrebbe riconoscersi in una regione, quella di residenza, anziché ritenersi cittadino italiano o della regione di nascita o del mondo o, come me, del mondo occidentale.

    Il PD: era dignitoso correre da solo, meglio perdere in piedi che vincere (fatto dubbio) portando acqua agli integralisti pallonari di UVP e Renouveau che sono ancora peggio dell’UV in quanto a scemenze sparate 24/24.

    L’antirollandinismo è giusto, ma l’antipallismo e l’anti integralismo medioevale è prioritario.

  2. Pierre_1 Says:

    non vedo niente di negativo ad essere orgogliosi di essere valdostani, l’attaccamento alla propria terra per me è positivo, il problema è se non si accettano gli altri o non si vuole capire che ormai, volenti o nolenti, siamo inseriti in un sistema globale.

  3. tagueule Says:

    QUASI OFF TOPIC (quasi perché di manipolazione si tratta)

    Se il buon giorno si vede dal mattino.

    Quello che segue è l’esordio di Corrado Ferrarese sul sito UVP: “Citando Dante, si potrebbe che giunti “a metà del cammino”, ci siamo ritrovati non in “una selva oscura” ma piuttosto in un sentiero lastricato di positive sensazioni.”
    Dimentica un verbo (dire), ma questo non è grave, sai, il copia e incolla.
    L’obbrobrio vero è che cita la Divina Commedia (l’inizio, sic, mica il nono canto dell’Inferno dove poteva fare un paragone con gli eretici o il tredicesimo che punisce gli scialacquatori) per dire una cosa opposta.
    Perché?
    Allora cita qualcun altro!
    Invece a me pare la tattica del “sembrare”. Di conseguenza, se vuoi sembrare erudito e non lo sei, devo pensare che cerchi di manipolare la mia opinione. E questo in politica non va bene.
    Quando faccio queste osservazioni so che corro il rischio di sembrare presuntuoso. Ma insisto nel dire che quelli che scelgono un ruolo pubblico e politico (anche se attivisti e comunicatori) devono essere all’altezza. Tutte le altezze.

    IN TOPIC

    Nello statuto (http://goo.gl/76PE4) UVP si definisce in tanti modi, ma pare essere: unionista e federalista con propensione indipendentista. Considera gli abitanti della Valle d’Aosta un popolo (termine che Teccani così definisce http://goo.gl/HX5ok). Pur introducendo nello statuto la parola Europa questa resta poi priva di significato perché, contro qualsiasi concetto espresso oggi in Europa (l’oggi di oggi vuol dire cambiamenti rapido anche di linguaggio), sostiene “l’inclusione e la tolleranza” concetti socio-politici già sconfitti dalla storia contemporanea. Conclusione UVP non sembra essere progressista in senso contemporaneo e europeo. UVP pare essere nata vecchia. Quindi conservatrice.

  4. patuasia Says:

    Citare l’inizio della Divina Commedia è come citare Paperino Paolino.


  5. Fare alleanze significa darsi obiettivi comuni non compromessi. Alcuni di questi obiettivi sono perseguibili e li abbiamo messi nero su bianco in un programma. Altri no. E’ abbastanza naturale che sia così. Su perplessità e diffidenze nei confronti di UVP e dei partiti di questa alleanza (compreso il mio) si può discutere a lungo e anche con ragioni fondate ma rimane il problema che il cambiamento va costruito concretamente. Rabbia, protesta, arroganza e ideologie varie sono nemiche del bene comune perché alla fine lasciano tutto come è. Se vinceremo queste elezioni non sarà facile governare sia perchè siamo in una situazione difficile sia per il fatto che UVP è appena nata e nemmeno loro sanno bene dove andare. Patuasia dice bene. La lista PDSinVda è il punto di equilibrio e la garanzia, se sufficientemente forte, che l’alleanza non venga egemonizzata da vecchie logiche o vecchi metodi. Se non altro perché la sinistra è in trasformazione ed è contenibile con le primarie e con le idee più di quanto non possano essere altri partiti. Qui almeno la porta è sempre aperta…

  6. libero Says:

    Sono anch’io d’accordo nel ritenere il PD l’ago della bilancia e per questo voterò PD, per non lasciare l’opposizione in mano agli ex unionisti che è un paradosso. Sul programma dell’UVP si leggono proposte che lasciano davvero brividi freddi, non tanto per la qualità delle stesse che è condivisibile, quanto per la domanda che nasce di getto: ma dov’erano caveri e Viérin quando si progettavano le grandi opere? E non era Caveri, presidente della Giunta, quello del cablò e della Porta della Valle d’Aosta e dell’aerostazione? Insomma questi sono unionisti ancora e mai cambieranno è quindi più che mai necessario dare forza al PD, spero che i compagni lo capiscano.

  7. maurizio Says:

    Valle d’Aosta terra di frontiera gestita per anni ed anni con il concetto dei Salassi grandi oppositori ai conquistatori romani, combattenti a mani nude contro il Potere Accentratore di ROMA. Ecco come siamo cresciuti in questa terra tra la Svizzera e la Francia e …… naturalmente l’Italia. Questo Popolo di resistenti come altri popoli di frontiera, si sono fatti catturare da quella Noblesse clerico-borghese che ha forgiato le menti Autonomiste pur di conservare gli attributi e i privilegi dei padri-padroni della Valle. Certamente é cattivante per tutto il popolo questa autonomia rispetto alla grande Lupa che nulla fa per migliorare la vita dei paesani, se non sfruttare le risorse del luogo con grandi fabbriche che fanno ” evolvere ” il fondo valle. E tutti difendono questo lavoro che li ammazza ora dopo ora…… E di questo i Notabili nostrani se ne rendono conto e giocano con contributi a vanvera per accattivarsi la riconoscenza del ” popolino ” al quale vanno le briciole sia economiche, sia del sapere. Si difende una Autonomia credulona e dei comportamenti ancestrali dei nostri Avi si fanno quadri, mostre, fiere e leggi per restare al Potere. Ma gli scambi di frontiera con i nostri vicini si limitano a ben poca cosa: mentre Svizzera e Francia evolvono culturalmente, economicamente e politicamente, qui, l’isola, non cambia e l’intrallazzo del Palazzo fa si che é norma comune, accettata e storica (falsa) della Lingua dialettale, esistente in tutte le comunità, diventi un bene indissociabile per l’ascesa nella società valdostana: il “patois” o lo parli o non sei dei “nostri”.
    Certamente, dopo anni ed anni, i giovani cominciano, lentamente a cambiare (anche se i trasporti pubblici non favoriscono di certo il cambiamento) e una nuova “Noblesse Populaire” comincia a farsi strada. Evolve certo il pensiero autonomistico ma, ci obbliga a patteggiare persino i nomi dei partiti e movimenti.
    Ben venga un cambiamento nel ” Ragionamento Valdostano ” ma ben venga anche una critica aperta a questo Sistema Autonomistico. Aprirsi verso l’Europa e il Mondo deve essere il punto principale delle rivendicazioni della Sinistra per combattere questi stati di fatto che fanno si che il Razzismo mascherato e da sotto-cultura vegeta a partire da questi fatti storici che analizziamo ma che non vogliamo continuare a sopportare.
    Autonomia si, ma di pensiero e per Tutti e non in mano ad una piccola squadra di tardo nobili borghesi. Alleanze per far avanzare i diritti dei cittadini e Alleanze per realizzare le ” Utopie ” che questa classe dirigente e i signori dell’economia mondiale non vogliono vedere.

  8. Ettore Says:

    Un brivido freddo ha pervaso anche me, sin dai primi vagiti dell’UVP. Un senso di gelo che nasce dal cortocircuito generato da un uso sconsiderato dei termini, il che dimostra tutta l’inconsistenza del pensiero politico che vi è alla base di questo partito. Parole pesanti che, per come le applicano, i rappresentanti della nuova forza politica dimostrano di non conoscere, lasciando intendere chiaramente di non avere coscienza del loro portato storico e ideologico e, dunque, del loro significato profondo.

    I tre cardini lessicali su cui si fonda la “nuova” Union sono: identità, cultura e tradizione. Tre parole che, tanto più se pronunciate in una stessa frase, farebbero rabbrividire persino il più oltranzista proto-rollandiniano. Non sentivo usare la parola “identità” con tanta frequenza e disinvoltura da tempo immemore (e per fortuna). Parola che chiunque abbia un minimo di memoria storica sa bene a quali nefasti contenuti politico-sociali rimanda. Ma per avere memoria, prima occorre avere un minimo di conoscenza. E qui i nostri dimostrano di averne molto poca. Lo si capisce chiaramente anche per la frequenza con cui utilizzano la parola “cultura”. Parola ricorrente proprio sulla bocca delle persone più autenticamente incolte (è matematico, se si vuole calcolare il grado d’impreparazione culturale di una persona, è sufficiente contare quante volte inserisce la parola “cultura” nelle sue frasi).
    In fine, a completare l’ossimoro generale in cui i “progressisti” sono incappati, c’è la questione della “tradizione”. O, meglio, della “tradition”.
    Ma si sa, l’UVP nasce fondamentalmente da una lite interna al partito di maggioranza. Non importa quali contenuti si veicolano attraverso parole e slogan. Non importa se sono slogan e parole che sanno tanto di reazionario (come tutti gli slogan dei partiti indentitari). Adesso l’importante è smacchiare il giaguaro rossonero. Al popolo bue diciamo che siamo noi i progressisti, tanto se la bevono. Il resto non importa…

    Quel che è più triste è che se la siano bevuta i locali sedicenti partiti di sinistra. E per questo, temo, faranno la fine dei partiti di sinistra nazionale. E il giaguaro continuerà a imperare.

    “Le parole sono importanti” diceva qualcuno neanche tanto tempo fa…

    Ettore

    p.s. A tutti i valdostani da sette generazioni, mi permetto di suggerire la lettura di un simpatico volumetto intitolato “L’invenzione della tradizione” di un certo Hobsbawn. Esiste anche la versione in francese, state tranquilli. Anche se, temo, non si trovi nelle librerie valdostane… do you know Amazon?

  9. roberto mancini Says:

    Concordo pienamente con l’analisi di Ettore, al suo Hobsbawn
    mi permetto di aggiungere Marco Aime, “eccessi di culture”.
    Come la Sinistra si sia bevuta per anni come progressisti dei localisti identitari è un mistero.
    Che si spiega solo con la prostituzione politico-intellettuale di un gruppo dirigente modesto ed opportunista….
    Cosa intendano per autonomia i “progressisti” lo disse chiaro
    Adolphe Clos, padre della “bataille des reines”, Lunedì 4 marzo 2002, nella sala delle conferenze del municipio di La Salle:
    “ questa sera sono ammesse due sole lingue, francese e patois.
    La nostra lingua, la nostra identità vanno difese dallo spirito sfruttatore degli italiani.
    Gli italiani distruggono il nostro territorio, utilizzano le nostre risorse, svuotano le nostre miniere. Dobbiamo reagire vigorosamente contro lo straniero.
    Abbiate coraggio di essere intransigenti. Puntate i piedi contro la porta, resistete agli oppressori della vostra identità”.
    E noi italioti fessi li abbiamo riempiti di soldi e di autonomia. Che cretini!

    Ps: chi ci risarcisce da 20 anni di “Antoine Gramsci”?

  10. giancarlo borluzzi Says:

    @ Protasoni.

    Dire che il PD sarebbe un punto di garanzia in un’alleanza con Alpe e UVP è surreale in quanto il PD in tale trio sarà la componente con meno voti e andrà a rimorchio delle altre due forze per gestire (se… )il potere in attesa di non si sa quale manna dal cielo che cambi le cose.

  11. gloria84 Says:

    Fra i testimonial del dépliant c’è una certa Sandra barberi, storica dell’arte, altra beneficiata come la Corti dal nostro ex assessore che ama circondarsi da fedelissimi. Cambiamento di stile dove?

  12. kontrotendenza Says:

    @pierre_1 il problema non è difendere le proprie tradizioni, è giustissimo farlo, il problema è la maniera in cui lo si fa. Se per difendere le proprie tradizioni bisogna prevaricare sugli altri e restringere il tutto ad un club ristretto, non si tratta più di difesa delle proprie tradizioni, ma si tratta di chiusura mentale.

  13. gloria84 Says:

    Si tratta di clan.

  14. giancarlo borluzzi Says:

    Bravo, kontrotendenza: hai centrato il problema. Aggiungerei che quanti vogliono difendere le proprie presunte tradizioni o il colore delle proprie mutande quando le mettono in lavatrice o l’insalata nel proprio orto, costoro devono poterlo fare, senza però fingere che esista un silenzio-assenso da parte di chi legittimamente rutta contro ogni localismo + legittimamente va in giro senza mutande + legittimamente detesta l’insalata.

    Sul “programma” dell’UVP a fine di pagina 7 un talebano tribalista vaneggia che si deve puntare a un sistema scolastico comprendente italiano e francese, più l’inglese definita lingua della comunicazione, più il tedesco definito lingua dei walser (demenzialità: sono stato oggi nelle 2 Gressoney + Issime e nessuno ha saputo intavolare discorsi in tedesco con me. Caveri ha introdotto nello statuto regionale la scemenza di un tedesco coì parlato e il PD servilmente nulla trova a ridire), più il patois.

    Premesso che uno è libero di rifiutare i dialetti (conosco piemontese e friulano ma non me ne importa niente) e avere per il patois lo stesso interesse riservato allo studio dei coleotteri, il vero problema è che la cultura linguistica è un fatto personale e, visto che in Valle il francese è stato cremato dalle libere scelte post scolastiche, non ci si può nascondere dietro un giullaresco plurilinguismo per imporre le spoglie mortali della lingua di Moliere alla pari con l’italiano solo per poi fingersi quello che non si è.

    A differenza del talebano tribalista preindicato che al massimo va a Parigi, io ho girato, giro e girerò il mondo e de visu so che nel mondo si parla solo inglese. E le lingue si studiano per comunicare, non per attribuirsi caratteristiche etniche di fantasia che dovrebbero spingere il talebano tribalista a farsi visitare da uno psicoterapeuta.

  15. Frank Burgay Says:

    Dire “Sono valdostano” in un periodo in cui dovremmo dire “Sono europeo” fa venire i brividi anche a me…
    Ad ogni modo è già tanto che non abbiano scritto: “Sono di Hone”, “Sono di Pontboset”…. Forse un minimo di apertura verso il mondo c’è… Piccola, ma c’è…

  16. madpack Says:

    @ borluzzi
    secondo me tu sottostimi il fenomeno, UVP temo prenderà un bel po’ di voti…

  17. ettore Says:

    @giancarlo borluzzi

    Ecco signor Borluzzi, non me ne voglia, ma quando leggo opinioni argomentate come le sue, mi viene l’irrefrenabile istinto di cantare Montagnes Valdôtaines a squarcia gola, la voglia improvvisa di aggiungere una zeta in fondo al mio cognome e, folgorato sulla via di Damasco, diventare un fervente attivista dell’UVP.

  18. giancarlo borluzzi Says:

    @ madpack.
    Leggi bene il mio post delle 15.20: scrivo che il PD prenderà meno voti di Alpe e UVP…

  19. Giorgio Says:

    Io credo che l’estremismo sia rappresentato dalle persone, che come voi, non riescono ad accettare i motivi del fortissimo attaccamento che abbiamo, noi valdostani, alla nostra terra.
    Ho avuto dei compagni di classe musulmani (algerini e marocchini) che quando mi sentivano parlare in patois stretto al telefono o con altri amici erano quasi stupefatti, mi chiedevano di insegnar loro qualche parola, perchè gli piaceva un sacco e li rendeva un po’ più partecipi.
    Se fin da piccolissimo hai sentito parlare in patois o in francese, hai visto foto dei tuoi avi che stavano tra le montagne, con le bestie oppure in campagna e hai sentito i tuoi nonni parlare dell’autonomia e della storia della resistenza valdostana(quella civile ovviamente). come fai a non sentirti un valdostano? Se quando torni dal mare ti commuovi arrivando a Quincinetto vedendo le tue montagne, se quando entri in un bar e senti parlare franco provenzale ti senti a casa……..
    Non sarà mica una colpa??!!
    Ho diversi amici che hanno figli piccoli, che mi dicono di volerli iscrivere ai corsi di patois, perchè gli piacerebbe sapere di un loro figlio patoisant….. c’è forse qualcosa di male?
    Che fastidio vi arreca il fatto che ci siano delle abitudini, degli usi, delle tradizioni prettamente legate alla Valle d’Aosta? non credo che vi abbiano mai negato un lavoro, oppure un caffe al bar, perchè non vi chiamate “Marguerettaz” o “Clos”….?!
    Il fatto di dire “io sono valdostano” crea dei problemi a qualcuno? un piemontese alla luce di queste parole dovrebbe forse sentirsi sminuito?
    Di sicuro anche un sardo o un toscano si sente fiero delle sue origini.
    E tornando al discorso della figura politica, se egli si sente profondamente valdostano, è forse un problema? Di sicuro il giorno che dovrà sapersi comportare, e saper essere anonimo lo farà, di certo nessuno andrà mai a Roma a voler dimostrare la superiorità valdostana, visto che non esiste.
    Siete stati tra i primi, coraggiosi, ad attaccare pubblicamente le infiltrazioni mafiose in Valle d’Aosta, e poi vi fate spaventare da una parola in patois?
    le puntate sulla N’drangheta sono davvero interessanti e al tempo stesso terribili, ma queste vostre polemiche sull’autonomia e sul profondo attaccamento al territorio valdostano sono davvero polemiche sterili e sintomo di stress psicologico, forse dovute alla mancanza di una sentita origine…non vogliatemene….

  20. madpack Says:

    @borluzzi
    vero, chiedo scusa, evidentemente mi sono intortato….

  21. giancarlo borluzzi Says:

    @ Ettore.

    Mi piacerebbe leggere le ragioni del dissenso dal mio pensiero, troppo comodo dire di non condividerlo senza saperne spiegare il perché.

    In Friuli ci sono residenti assolutamente più omogenei tra loro rispetto a quelli della Valle d’Aosta + il dialetto locale è “a orecchio” parlato da un numero proporzionalmente quintuplo rispetto al patois in Valle + quanti parlano tedesco in Friuli sono proporzionalmente dieci volte di più rispetto a quanti in Valle parlano francese + il Friuli è assai meno dipendente dai privilegi/trasferimenti statali rispetto alla Valle d’Aosta. Ciononostante non esiste, in Friuli, il goffo micronazionalismo recitato da un pugno di italiani residenti in Valle d’Aosta.

    Inoltre: ogni persona ha una sua specificità. Chi cambia regione di residenza non diventa ospite di nessuno e non deve identificarsi in altro rispetto a ciò che sente.
    Montagne valdostane: l’inizio è illuminante, c’è un Allah, Allah, Allah che sottolinea perfettamente la mentalità degli integralisti che pretendono di rappresentare tutti.

  22. kontrotendenza Says:

    Io sostengo che si possano proteggere le proprie tradizioni, ma non mettendo in testa ideali ai propri elettori che sono tutt’altro che veritieri.
    @giorgio sono estremismi vivi e vegeti. Non stiamo parlando di Aosta, ma ci sono ancora dei luoghi dove se parli italiano ti guardano male e a malapena ti salutano! Non è il fatto di dire “sono valdostano”, è il fatto di dire “sono valdostano, non sono italiano e tu sei straniero”. Tutto questo è chiusura mentale che arrecherà molti danni alla Valle d’Aosta

  23. giancarlo borluzzi Says:

    Aggiungo, collegandomi al “che fastidio vi arreca il fatto … ” di Giorgio.

    La finzione di una Valle diversa dal reale va condannata anche (oltre al fatto che non è bello sentire bugie a gogò e all’immissione non autorizzata di tutti nel circolo delle frottole) quale premessa affinché lo Stato conceda poteri primari usati in maniera inaccettabile. Prendiamo (come esempio tra i tantissimi) il potere di stabilire la legge elettorale e quello sulla toponomastica dei Comuni. L’UV ha usato a proprio uso e consumo queste due leggi, accoppando le minoranze vere, quelle politiche, e progettando Courmayeur Mont Blanc per le palle francofone e non far capire agli stranieri se siamo in Italia o in Francia.

  24. patuasia Says:

    Signor Giorgio, dalla semplice constatazione che lei faccia la differenza fra valdostani doc e importati (quel noi valdostani ne esclude per forza una parte) la dice lunga sul suo modo di pensare, perché vede anche io sono una VALDOSTANA, ma la penso diversamente da lei. Deve accettare l’idea che una parte dei valdostani si sente un’etnia particolare da difendere e un’altra no. Vuole prendere coscienza di questo dato di fatto senza dover necessariamente dividere la popolazione in due parti distanti fra loro? Chi è dunque l’estremista? Vede io sono stata la prima ad aver pubblicato una Civilisation valdotaine per bambini e un libro sulle leggende valdostane sempre per gli alunni e ho organizzato una grande Festa della mucca che aveva delle ambizioni e che poi è scaduta nella solita banalità della sagra, questo per dirle che né io né nessun altro è prevenuto nei confronti della cultura e delle tradizioni della Valle d’Aosta perché queste sono, se non le dispiace, anche nostre in qualità di valdostani pure noi. La differenza sostanziale sta nel non tradurre in politica questo affetto verso la terra che ci ha visto nascere. Nel non fare differenze fra noi e voi in qualità di esseri umani e pensanti, nel NON sentirci un Popolo senza Stato, perché uno Stato ce lo abbiamo, fa schifo, ma c’è. Quindi quel farsi portatori di un’apparteneza regionale non è prerogativa vostra, noi semplicemente la viviamo con maggior serenità e apertura e sicuramente non siamo estremisti del territorio, anzi è proprio questo estremismo, che porta in sé germi che possono diventare pericolosi, che noi non accettiamo. All’orgoglio etnico che crea divisioni noi preferiamo l’orgoglio più ampio e che abbraccia il pensiero e la qualità tutta del genere umano.

  25. libero Says:

    L’appartenenza estremistica a un territorio è una strategia politica bella e buona. Si gioca in difesa, si punta al pericolo di un nuovo colonialismo per arroccare il popolino su posizioni di trincea: gli uni contro gli altri. In questo caso i valdostani con la z contro quelli privi della stessa. Di questa ultima categoria sono accetti solo i servitori, i parassiti. Anch’io sono un valdostano, ma non per questo mi sento parte di un’etnia, un’etnia che fino ad oggi è prosperata in virtù dei soldi dello Stato centrale così odiato. Giorgio si sente minacciato, ma da chi? dagli altri valdostani che lui non considera tali? Prova tolleranza nei confronti degli stranieri che vogliono imparare il patois, ma nessuna nei confronti di chi è nato in Valle d’Aosta, ma la pensa politicamente in modo diverso. E poi osa parlare di estremismo? Occhio questi sono pericolosi quanto i leghisti di Bossi. Simpatica la battuta di Borluzzi su Allah Allah Allah, in effetti chiarisce tutto!

  26. tagueule Says:

    @Roberto Mancini

    Beh Antoine Gramsci è forte, ma in Italia è folkloristico. Pensa che in una città ho visto via Wolfango Amedeo Mozart. E via Federico Chopin esiste a Milano, Pisa, Reggio Emilia, Bologna, Paderno Dugnano…..

  27. tagueule Says:

    Credo che, per carità umana, Patuasia abbia risposto a Giorgio. Per il resto non se l’è cagato nessuno. Effettivamente lascia senza parole. E fa pure sorridere.

  28. giancarlo borluzzi Says:

    @kontrotendenza.

    “Sono valdostano, non sono italiano e tu sei straniero”: a proposito di chi vaneggia così, vale il dantesco “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. Sono il supporto elettorale degli integralisti di UV/UVP/Renouveau e sottolineano lo zero assoluto di queste 3 formazioni.

    Il mio richiamo al Parlamento per rimettere in quadro la Valle si basa proprio sul fatto che una società abitata da tali figuri non potrà mai correggersi dal suo interno.

  29. GG Says:

    @Giorgio
    Sono nato in Valle d’Aosta, ho un cognome locale che esiste in VdA da almeno 800 anni (+o- da quando esistono i cognomi), amo la terra in cui vivo, profondamente, il mio umore migliora quando passo il cartello sull’Autostrada fra Carema e PSMartin. La mia mamma non è valdostana, non ho mai imparato il patois in famiglia e lo uso poco perché preferisco spiegarmi bene, nella lingua in cui io e il mio interlucutore possiamo capirci meglio. Me la cavo coi palet, ho anche giocato a fiolet, ma penso che la battaglia dei galli sia una barbarie e quella delle Reines sia noiosissima. La domanda è: sono uno di “voi” o uno degli “altri”?
    Oppure è ora di capire che non abbiamo bisogno di dividerci in categorie, che per essere amministrati bene l’onestà e le capacità valgono e il “cognome” non conta un tubo, che i valdostani sono quelli che amano la Valle d’Aosta, non quelli che ce lo raccontano.

  30. janko Says:

    l’incipit di montagnes valdotaines è “halte la” e non “allah”. Precisazione superflua perché è chiaro che opporsi in modo integralista ad altri integralismi non fa che aumentare le distanze e, soprattutto, frammentare le comunità (piccole o grandi che siano). Personalmente cerco di evitare pensieri che si basano sull’opposizione a qualcun altro. Ergo sono contento che esistano le tradizioni. Tutte le tradizioni. E’ in atto un processo di contaminazione che a mio avviso non può che essere una ricchezza. Quindi ben vengano i valdostani (con e senza Z finale nel cognome) che partecipano a corsi di lingua e cultura araba, gli albanesi che giocano a fiolet o rebatta, ecc. ecc. Utilizzare peculiarità tradizionali con la finalità (più o meno nascosta) di escludere l’altro, a mio avviso, non è mai positivo. Le giovani generazioni stanno già andando oltre e siccome chi fa politica dovrebbe avere lo sguardo rivolto al domani, auspico che ogni forma di atteggiamento identitario non prevalga. Valdostanità, civiltà occidentale, comunitarismo sono parole che appartengono ad un mondo che volenti o nolenti sta scomparendo. I flussi migratori passati e quelli in atto stanno modificando profondamente ogni civiltà. pertanto ritengo che la buona politica più si smarca da concetti identitari e maggiormente persegue il bene comune. Il problema della casa e del lavoro e i temi ambientali riguardano tutti (non è questione di zeta in fondo al cognome, radici cristiane, islamismo, ecc.). Una civiltà che opera per limitare i conflitti sociali e le distanze fra i cittadini deve forzatamente mirare alla valorizzazione delle differenze. Pensare di “essere meglio di” perché si è valdostani più o meno DOC, italiani, padani, occidentali, cristiani, islamisti, ecc. ecc. non è un buon modo per affrontare le sfide odierne che riguardano tutti indistintamente.

  31. marburg Says:

    Vero: l’incipit di montagnes valdotaines è “halte la” e non “allah”. Ma questo non solo è meno divertente, ma indica proprio la volontà di escludere chi non è “montagnard”. “Altolà” non è proprio un segnale di apertura e fiducia nel prossimo.

  32. giancarlo borluzzi Says:

    Vorrei conoscere una sola persona che non interpreta come Allah l’incipit.

  33. janko Says:

    chiaro. Infatti volevo solamente sottolineare che associare la parola Allah all’integralismo non mi trova d’accordo e non mi diverte affatto. ribadisco pertanto che opporsi a pensieri integralisti con l’integralismo non mi rallegra. cantare una canzone tradizionale in un coro piuttosto che ad una sagra, frequentare una moschea, frequentare una parrocchia, partecipare ad una manifestazione può essere fatto con diversi intenti…

  34. roberto mancini Says:

    Tanto per conservare la “mémoire”, un piccolo contributo ai contenuti politici dei “popoli minoritari”. Trovate differenza con Borghezio?
    Io no.

    Intervista di Guido Grimod, segretario dell’Union valdotaine, alla Stampa di Torino del lun 2 settembre 1991.
    Titolo:
    “si voti per l’indipendenza, l’Italia unita non esiste”.
    Concetti:
    “ quest’ Italia non esiste, è stata costruita con la forza e in modo artificiale.
    Non appena ci sarà il riconoscimento di Slovenia e Croazia, dovrà affrontare anche le nostre richieste di indipendenza e quelle di veneti, piemontesi friulani, tutte le etnie.
    Aspettiamo il momento per dichiarare l’indipendenza dei popoli, quindi anche la nostra, l’autodeterminazione è la cosa più ovvia.
    Ci vuole una nuova Yalta, bisogna ridisegnare i confini degli Stati, sono tutti fasulli.”

  35. Elio Says:

    Secondo una mia indagine sul territorio , abbastanza parziale l’UVP otterrà gli stessi seggi di Alpe e PD insieme. L’Uvp ha fatto la più grande azione di marketing del dopoguerra in VDA : é riuscita a convincere tantissime persone a poche settimane dalla nascita di essere la soluzione dei problemi della nostra regione. Sono andato ad un paio di comizi a febbraio e adesso e ho visto un grande entusiasmo , ingiustificato, ma reale.

  36. libero Says:

    La gente ha sempre bisogno di un Messia, che tocchi il cuore e la pancia ahimé, ragionare con la propria testa è difficile e poi non tutti ce l’hanno una testa.

  37. Schopenhauer Says:

    @libero ha ragione. la gente ha bisogno di un messia, sì, ma non troppo diverso dal proprio modo di essere e di pensare…. sentirsi unionisti “onesti” e “democratici” (come si presentano gli UVP, dimenticando gli anni di governo Caveri e di assessorato Viérin) va bene e fa bene al cuore e alla coscienza, invece cambiare troppo, affiancandosi ad ex-comunisti o ex-verdi o ex unionisti mescolati con i primi due “ex” (ALPE) suscita ancora diffidenza e senso di estraneità…

  38. kontrotendenza Says:

    @borluzzi è un buon consiglio, ma purtroppo certe cose non si possono “guardare e passare”. Nel mio piccolo cerco sempre di farlo, ma certe volte (soprattutto con certe persone) mi sembra impossibile. Un esempio può essere la questione di “Rien à fêter”, come si può lasciar passare un simile obrobrio?

  39. gazzolasergio Says:

    Ma allora la coerenza pretende che accanto alla purezza indicata in quel SONO CANDIDATO VALDOSTANA/O, va aggiunto che anche i loro elettori devono essere valdostani, ma valdostani puri!
    Quindi, diciamolo in giro, l’UVP vuole solo il voto dei puri, e puri da parecchie generazioni ed allora tutti coloro che hanno il sangue in qualche modo inquinato da una qualsiasi percentuale veneta, piemontese, calabrese, sarda, savoiarda o altro sono invitati a votare altre liste.

  40. giancarlo borluzzi Says:

    Quelli dell’UVP si identificano nel demenziale concetto di E. Chanoux secondo cui in Valle ci sono due razze, quella degli autoctoni e quella dei non autoctoni, con gli appartenenti alla prima superiori per intelligenza a quelli rientranti nella seconda. Col che si dimostra di essere pronti per essere trasferiti nelle aree tribali sul confine tra Pakistan e Afghanistan.

  41. Elio Says:

    Fra due giorni ci sarà il sessantanovesimo anniversario della tortura con conseguente atroce morte di Emile Chanoux. Almeno per qualche giorno qualcuno che ammira coloro che lo massacrarono abbia il buon gusto di tacere. Parlare di popoli come faceva Chanoux non è razzismo ; tanti popoli diversi insieme diventano la razza umana.

  42. giancarlo borluzzi Says:

    @ Elio.

    L’ultima tua frase è errata perché nel così chiamato “Spirito di vittoria” Chanoux dice una cosa diversa, e cioè che in Valle ci sono due razze, quella autoctona e quella non tale, con la prima fregiabile del titolo di razza superiore rispetto alla seconda.

    Leggere per credere.

    Quindi fa parte delle “balle della Valle” lo scrivere che “tanti popoli diversi insieme diventano la razza umana”; chi sa contare fino a 5 capisce che il tuo è un ingenuo tentativo di portare il discorso fuori strada.

  43. roberto mancini Says:

    il 18 aprile è ricorso l’ anniversario della morte in combattimento di Emile Lexert, comandante della 183 brigata Garibaldi.
    Garibaldi, non frustapot.
    La Resistenza non la regaliamo più ai localisti.


  44. @ Mancini..ma lascia stare Garibaldi, informati te ed il Borluzzi sulla VERA storia dei garibaldini, leggiti qualche libro di Lorenzo del Boca e non i libri di storia scritti dal regime nazionale!!


  45. @ borluzzi
    Ho letto e di razza superiore neanche l’ombra e poi, per capire il pensiero di Chanoux bisognerebbe prima di tutto contestualizzarlo, saper leggere e soprattutto non esser un disadattato pieno di complessi.
    Di conferenze su questi temi ne hanno fatte e questi gran criticoni non li ho mai visti a confrontarsi con i veri storici o giornalisti d’inchieste…come dire.. qui sul blog mi faccio grande ma se trovo uno bello informato è meglio se mi nascondo..

    Curioso vedere come sinistra e destra estrema si alleano… e si son alleate…la morte di Chanoux insegna…

  46. roberto mancini Says:

    Sberluzzi;
    guardi che i libri di Del Boca ( quello vero, non la controfigura che viene in Valle ospite dei separatisti per ingraziarsi Cota…) lo ho letti tutti.
    Poi l’ ho pure “gustato” come presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti.
    Direi che mi basta.

    Ps:
    tutte le nascite degli stati unitari o federali, derivano da violenze, tradimenti, compromessi e porcherie. Ma anche da grandi ideali ed eroismi.
    L’Italia garibaldina non fa eccezione.
    Lei conosce nascite statuali o regionali avvenute tra solo profumo di ambrosia, sbuffi di incenso e fanfare trionfali?
    Il Salassiland fatato come Elisa di Rivombrosa?
    E allora, posto che nessuno di noi è un ottuso nazionalista non mi secchi con i libelli di Del Boca per diventare addetto stampa di Cota:
    “wright or wrong, my country”.
    Per chi mi ha preso? Per chi si è venduto “Antoine” Gramsci pur di fare l’assessore?


  47. Angelo Del Boca fu il primo studioso italiano a denunciare le atrocità compiute dalle truppe italiane in Libia e in Etiopia anche ricorrendo a bombardamenti aerei su centri abitati e talora persino all’impiego di armi chimiche come iprite, fosgene e arsina oppure alla creazione di campi di concentramento o ricorrendo alle deportazioni.

    Ricostruisce sulla base di documentazione d’archivio le violenze delle quali furono vittima gli italiani nel corso delle guerre coloniali. Angelo del Boca manifesta come egli abbia inteso ricostruire piuttosto “le nostre responsabilità rispetto a popolazioni che gli italiani avevano aggredito” evidenziando in primo luogo i crimini italiani”.

    Ps:
    Del Boca ribadisce il proprio sostegno alla parte etiopica e la propria stima per l’imperatore Hailé Selassié….Come dire che tutte le aggressioni, gli accaniti attacchi eseguiti con ferocia, crudeltà, efferatezza e spietatezza nei confronti del popolo autoctono valdostano, da parte di quello italiano, sono da condannare e da esecrare come del resto bisogna dichiarare colpevole i governi italiani che moralmente hanno massacrato Rollandin esattamente come accaduto per l’imperatore Hailé Selassié.

  48. François Stevenin Says:

    Caveri, Andrione, Viglino, Salvadori, De Vita ecc. non erano e non sono autoctoni, ma sono tra i fautori del pensiero valdostano AUTONOMISTA E FEDERALISTA. Con le posizioni di sinistra che emergono in Pautasia, la vittoria della coalizione P.D.- Alpe – U.V.P
    difficilmentre potrà vincere le elezioni e governare.
    Ligor

  49. giancarlo borluzzi Says:

    @ lorenzo sberluzzi.

    Scrivendo che su “Spirito di vittoria” manca l’accenno alla razza superiore dimostri di non comprendere il francese.

  50. patuasia Says:

    Signor Stevenin, le mie sono posizioni e basta. Non credo che la mia influenza sia così determinante da condizionare il risultato delle elezioni.

  51. giancarlo borluzzi Says:

    Domanda a Francesco Stevenin.

    Sul quotidiano La Stampa un lettore scrisse che all’anagrafe Stevenin e Louvin sono registrati come Francesco e Roberto, non con la versione francese del nome usata, mi pare, sempre da Stevenin e sovente da Louvin. Nessuno dei due negò il fatto evidenziato dal lettore.

    Inoltre: i miei genitori hanno stabilito di chiamarmi Giancarlo.
    Mi piace viaggiare e adoro paesi ove si parla solo inglese. Cambierei il mio nome in John Charles visto che ritengo la lingua un mero strumento di comunicazione, non di identità, e visto ancora che l’inglese è l’unica lingua planetaria di comunicazione?
    Risposta:non prendo neppure in considerazione l’ipotesi perché lo riterrei uno sgarbo verso i miei genitori che per me hanno scelto tale nome.

    Domanda a Stevenin: come si sente chi antepone il proprio sfizio francofilo alla scelta dei genitori?

  52. roberto mancini Says:

    Francois Stevenin ?
    Quello come Grimod, per cui la Campania comincia a Montjovet?
    Parlo con tutti, non con Stevenin.
    A tutto c’è un limite.

  53. François Stevenin Says:

    Qui di seguito rendo pubblico due estratti del libro che ho scritto per ricordare Bruno Salvadori.
    Borluzzi dovrebbe sapere che le leggi fasciste impedivano la scelta di un nome che non fosse italianissimo. Solo nel dopoguerra fu possibile fare scelte diverse. Alla fine degli anni 50 molti amici mi chiamavano Steve, Stive e altri François e François a me va benissimo, come mi va bene se mi chiamano Francesco, Cesco o Cisco. L’etimologia è la stessa ed è germanica : frank e ois ovvero uomo libero e forte.
    Anch’io viaggio moltissimo sono stato in Australia e molte volte in America; sono stato in 15 Stati Africani e in alcuni del Medio Oriente; in Europa non sono mai visitato la Lettonia, l’Estonia,
    la Littuania, la Bulgaria e la Svezia, gli altri Stati li ho tutti visitati e assicuro Borluzzi che la lingua francese mi è sempre stata di grande utiltà insieme a quel poco di inglese che parlo e che leggo. Il plurilinguismo è fondamentale. Che chance abbiamo noi valdostani di poterci esprimere in 2 lingue italiano e francese oltre ai vari patois e ciò sin dalla tenera età e certamente ben venga l’inglese e se possibile anche altre lingue.

    Bruno Salvadori non era figlio di genitori valdostani. Il suo amore profondo per la storia della Valle d’Aosta, per la sua cultura, per la lingua francese, per le tradizioni, per l’ambiente, lo portarono a sceglierla come patria.
    Nel territorio dove si è accolti, dove si vive e si lavora, è normale integrarsi. Sentirsi valdostano vuol dire condividere le ragioni che hanno dato origine allo Statuto Speciale della Valle d’Aosta e pertanto al progetto autonomista e federalista.
    Da questa idea è nota la sua affermazione: “essere valdostani non è una questione di razza”.

    Perche’ sono progressista ?

    Nel 1970 la D.C. valdostana si spacca, nascono i D.P. (Democratici Popolari, nuovo soggetto politico regionale ed autonomista di cui si ipotizza l’esportazione in tutta Italia) e gli equilibri politico-amministrativi mutano completamente. L’U.V. ha lavorato non poco affinché il mutamento si producesse, ma ora non ne gode i frutti. Per questo, anche se inizialmente la sostiene, non accoglie con eccessivi entusiasmi la Giunta guidata dai D.P. e formata con le sinistre; Severino Caveri propone che l’U.V. torni direttamente in posizione di prestigio grazie ad un’alleanza con la D.C. e con i D.P. stessi.
    Nell’U.V. non tutti sono d’accordo e nasce una fronda di contestatori, sconcertati ancor più di fronte alle candidature imposte da Caveri per le elezioni politiche: uno dei due candidati era un ex D.C. che aveva guidato, nel passato, una Giunta regionale fortemente ostile all’U.V.
    Sull’organo di informazione dei dissidenti “progressisti”, Bruno Salvadori spiegò la decisione di presentare candidature alternative a quelle dell’U.V., benchè ugualmente fortemente unioniste, proposte con l’appoggio dei D.P. e delle sinistre. La frattura non riguardava i principi, saldi e chiari, ma le scelte politiche del vertice dell’U.V.; questa uscì sconfitta dalle elezioni che premiarono, invece, i dissidenti. Da lì alla nascita dell’U.V.P. (Union Valdotaine Progressiste), il passo fu breve.

    Se qualcuno fosse interessato al libro su Bruno Salvadori, posso fornirlo gratuitamente

  54. giancarlo borluzzi Says:

    Francesco Stevenin mi risulta nato un anno e mezzo dopo la fine del fascismo, per cui la sua giustificazione appare un’invenzione: non ha rispettato comunque la volontà dei genitori.

    In Valle i residenti si esprimono anche in francese solo nella fantasia di Francesco Stevenin e di quelli come lui.

    Lituania, non Littuania.

    Sono stato negli stati europei da lui non visitati più in tanti altri dei vari continenti e non ho mai usato il francese perché non serve a niente.

    Mi piacerebbe sapere dove Francesco Stevenin ha utilizzato il francese in USA e Australia: secondo me è un’altra invenzione.

    I 15 Stati già colonie francesi non sono mete turistiche, ci va chi ama le pose francofile e accetta miserie + guerre + malattie per il suo fanatismo linguistico di fondo (fondato sulle finzioni).

    Ma il problema vero non è quanto il francese è parlato, bensì il fatto che ciascuno deve essere libero di costruirsi la cultura linguistica che vuole, spazzaturando il francese se lo ritiene inutile, senza dover perdere tempo con lingue non gradite solo affinché quelli come Francesco Stevenin si illudano di vivere in una realtà opposta a quella sotto gli occhi di tutti.
    Solo in questa regione una lingua imposta talebanicamente in ogni scuola è poi stata cremata dalle abitudini dei residenti, a conferma che quanto non è sentito non sopravvive alle imposizioni.

  55. François Stevenin Says:

    Je suis né le 1er juin 1944 et M. Borluzzi il a encore commis une bévue….

  56. giancarlo borluzzi Says:

    Il fascismo è terminato il 25 luglio 1943.

    Ero certo al 100% che Francesco fosse nato nel 1944 (data ammessa come corretta); pensavo verso fine anno, ma il fatto che fosse il primo giugno non cambia la bontà sostanziale della mia supposizione: circa un anno dopo la fine del fascismo.

    Il simpatico Francesco dovrebbe dire (perché tanti come me non lo sanno) se il primo giugno 1944 si potevano dare ai figli nomi non italiani.

    In caso di risposta positiva, il nome Francesco era una libera scelta genitoriale che lui dovrebbe rispettare.

    In caso di risposta negativa, la colpa non era del fascismo già defunto, bensì della lentezza “democratica” nel sostituire con altre le norme del ventennio.

    Dimostrazione che il Nostro non ha saputo focalizzare la colpa, sciorinando lui e solo lui una “bévue”.


  57. @ Jeancharles Borluzzi

    Dai… prenditela anche con Muhammad Ali (nato Cassius Marcellus Clay Jr) che non ha rispettato la volontà dei genitori…

    “essere valdostani non è una questione di razza”..
    Gran bel pensiero, vale anche il contrario dove cognomi valdostani si sono ben appropriati di usanze tipiche in altre latitudini…

  58. Pat Says:

    Tanto per chiarire metto il link alla legge che ha consentito di imporre nomi stranieri ai cittadini italiani:

    http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1966-10-31;935

    Anno di grazia 1966.

  59. giancarlo borluzzi Says:

    Grazie Pat.

    Hai dimostrato che tale balzana legge del 9 luglio 1939 è vissuta in tutto per oltre 27 anni, ma attenzione: per 4 anni sotto il fascismo e per 23 anni sotto il sistema politico di democratici e resistenti a tutto tondo.

    Quindi l’italianissimo Francesco Stevenin doveva rivolgere i suoi strali ai democratici e resistenti e non ai fascisti, visto che lui è nato nei periodo caratterizzato dai 23 anni e non da quello dei 4 anni diconsi quattro.

    Ulteriore dimostrazione della bévue del Nostro.


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