Indennità di bilinguismo, no grazie!


Riceviamo dal signor Davide Mancini e volentieri pubblichiamo.

Se si vuole veramente parlare di innovazione e di riformismo bisogna incominciare a smetterla con questa patetica pantomima del francese, lingua che non parla nessuno e che lascia indifferenti tutti quanti. Io personalmente amo la lingua di Voltaire, ma cominciamo a dire che non vogliamo i soldi del bilinguismo, che ci tolgano questo patetico obolo che dovrebbe giustificare un’identità che, se mai è esistita, ora non c’è più. Le appartenenze linguistiche acquistate con il denaro hanno vita breve. Poichè tutti i partiti si dichiarano autonomisti, lancio un sereno dibattito sul tema: ma questa tanto decantata autonomia che ha portato fiumi di denaro e non di valori e di comportamenti virtuosi non è forse la responsabile di questa situazione così drammatica?

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14 commenti su “Indennità di bilinguismo, no grazie!”

  1. Egg Says:

    Bravo Davide!

  2. Bisker One Says:

    Questione non di poco conto: gli stipendi degli impiegati pubblici in Valle sono inferiori (CON il bilinguismo) a quelli delle altre regioni, dove il bilinguismo non si percepisce. Esempio: un qualunque C2 prende 1500 euro qui e 1600 già solo nel vicino Piemonte. Bene abolire il bilinguismo, dunque, ma lo stipendio dovrebbe venire adeguato di pari passo a quello della media nazionale. Altra questione non da poco: i prezzi dei beni al consumo da noi sono i secondi più alti d’Italia, subito dietro Venezia, e molto sopra perfino a Milano. Anche di questa sperequazione bisogna tener conto. Tutto questo il signor Mancini lo sa o sta dando aria ai denti a fini puramente propagandistici?

  3. pippo Says:

    Semi OT: mi hanno detto che i guardaparco del Parco Nazionale Gran Paradiso che operano nelle valli valdostane percepiscono uno stipendio più elevato di quelli che operano nelle valli piemontesi, eppure l’ente parco è lo stesso. C’entra forse qualcosa la famosa indennità di bilinguismo ?

    Considerato che il francese è meno lingua originaria della Valle d’Aosta di quanto non lo sia il veneto per i veneti, non si capisce perchè in una nazione di tante lingue e dialetti come la nostra, questa indennità debba spettare solo ai valdostani…

  4. Pat Says:

    Guardate che c’è movimento sull’idennità di bilinguismo, per adesso limitata al personale tecnico-sanitario a tempo determinato dell’USL (andate a vedere sul sito del Consiglio regionale il disegno di legge 215/XIII nella sezione Iter leggi e atti / Atti normativi / Disegni di legge).

    Mi spiego meglio, potranno essere assunti anche coloro che non superano l’esame (con priorità a chi invece lo supera).

    Poi concordo con Bisker One, l’indennità di bilinguismo per molti dipendenti pubblici assottiglia o recupera solamente la differenza con analoghi profili previsti a livello nazionale. Ma il problema è generale e rigurda tutti i lavoratori pubblici e privati, le differenze di tenore di vita fra diverse aree del paese sono enormi e solo raramente i contratti collettivi riescono a tenerne conto. Mi fermo qui sennò rischio di andare fuori tema.

  5. L'isola felice Says:

    ma i beni costano uguali anche per valdostani che non sono dipendenti regionali allora come la mettiamo signor Bisker One?

  6. giancarlo borluzzi Says:

    Est modus in rebus. Si comincia dalla testa per finire alla coda.
    Se c’è un edificio in rovina si inizia la rimessa in sesto agendo sulla parte strutturale per giungere al ripristino degli intonaci.

    La questione del francese in Valle è tutta da ristrutturare.
    Ma è come partire dagli intonaci intraprendere un cammino, finalizzato a instaurare modernità e libertà di scelta nei percorsi linguistici valdostani, iniziando dall’eliminazione di quell’inno all’insensatezza che è la cosiddetta “indennità di bilinguismo”, indennità per un qualcosa che dovrebbe essere paritetico ma di fatto esiste quanto i cammelli che mangiano fonduta nei ristoranti.

    Meglio di niente, se non altro serve a tenere viva la problematica e in tal senso lodo quanti hanno qui espresso un emotivo parere positivo in merito.

    Purtroppo ci sono personaggi tipo Bisker One, in altri casi lucido, che qui si è mostrato fuori di melone: senza entrare in merito ai livelli salariali, è certo che comunque non si razionalizzano denominando impropriamente un introito.
    Il termine “indennità di bilinguismo” è volto a inculcare ai babaciu l’esistenza di un bilinguismo e la rassegnata accettazione di una bugia che assicura pecunia.

    Qui si tifa per Guichardaz-Morelli: bene, si esprimano, anche su questo blog (sarebbe un nuovo modo di fare politica), dimostrando che la Cgil, in cui Guichardaz milita e che a suo tempo volle tale indennità per una stordita analogia con l’Alto Adige, non è per lui una camicia di forza ed evidenziando la Morelli che possiede il coraggio necessario per parlare chiaro contro la mercificazione di una lingua oggi scomparsa in Valle anche se il suo “superiore” Perrin l’ha ultimamente utilizzata per dimostrare che Alpe è dissociata dal reale.

  7. Bisker One Says:

    @L’isola felice
    Ovviamente. I prezzi al consumo sono gli stessi per tutti, e anche fuori di qui un operaio di un’azienda privata (specialmente i metalmeccanici) non arriva a fine mese. Il fatto è che, con la sperequazione sugli stipendi, nemmeno gli impiegati pubblici riescono più ad arrivarci. Il tuo nickname indica chiaro e tondo che difficilmente comprenderai il discorso; ma con quelli che da Carema in giù venivano definiti “privilegi” un valdostano medio riusciva a compensare stipendi bassi e prezzi alle stelle e vivere dignitosamente. Adesso ce li fanno saltare, i “privilegi”. Se ci tolgono anche questa farloccata del bilinguismo senza convertirla in qualcosa di più serio, voglio vedere qualunque impiegato pubblico riuscire ad affrontare qualcosa come il pane a 4 euro al chilo (media nazionale: 2,5). Tolgano il nome “bilinguismo” da quell’indennità, la accorpino alla parte principale dello stipendio, e adeguino il tutto alla media nazionale, così nessuno parlerà di “privilegi”; soprattutto, eliminino il francese usato come elemento discriminatorio e assumano chi merita, non chi sa quattro parole storpiate di una lingua che in Valle d’Aosta saranno rimasti in tre a parlare correntemente,

  8. L'isola felice Says:

    Il mio nick indica cosa???hahahahahahahahaha
    Il bilinguismo reale in valle non esiste, Lei dice che quei soldi dovrebbero essere convertiti in altro….e all’impiegato privato,guardi che anche un’impiegato nel settore commercio e affini non guadagna miliardi e lavora sicuramente di più e con più obblighi rispetto ad un’impiegato pubblico, cosa convertiamo! E’ il suo discorso che è settoriale e non stà in piedi. Ci hanno rotto i così detti con la storia del bilinguismo, è da anni che vi fregano con questa storia e ve ne siete accorti solo adesso? E cosa dire di Lei che afferma che un nick significa non comprendere il discorso? bla bla bla

  9. cesara pavone Says:

    Sono ormai anni che mi faccio ed anch’io vorrei fare,senza astio o antagonismo, a Morelli e Guichardaz. “perché, per restare in un ambito a me noto, i dipendenti dei bar/ristoranti/pizzerie alberghi di Courmayeur così come di tutte le ns località turistiche, che parlano davvero ogni giorno anche il francese e spesso l’inglese, non percepiscono alcuna indennità di bilinguismo, mentre i dipendenti pubblici che al massimo dicono Bonjour,, lo percepiscono?
    Aggiungo, sarebbe interessante fare un’indagine presso gli Enti pubblici (Municipi, Agenzia del territorio, Agenzia delle Entrate…) che hanno un centralino che chiede in quale lingua l’utente vuole esprimersi, per rilevare quanti utenti scelgono il francese!

  10. Bisker One Says:

    @L’isola felice
    Anche il tuo commento indica chiaramente che non hai capito il discorso.
    Settoriale? Ma certo. Ognuno si occupa del PROPRIO settore. Se i metalmeccanici e altri lavori privati non sono in grado di unirsi per rivendicare condizioni migliori, cosa ne possono gli impiegati pubblici, che sono una misera percentuale del totale dei lavoratori? Attenzione, questo non è un declinare ogni responsabilità: è solo un calcolo aritmetico semplicissimo. Onore al merito, comunque: nel privato NESSUNO si è inventato la boiata del “bilinguismo” usato solo per mascherare l’inadeguatezza degli stipendi: sono inadeguati e basta, qui come nel resto d’Italia. Io lavoro da decenni nel settore pubblico, e me ne sono accorto fin dal primo stipendio che ho percepito. Potere contrattuale di un impiegato qualunque: zero. Potere come elettore: mettere la croce su un simbolo diverso dai soliti, con l’illusione a) che quelli diversi dai soliti vadano in maggioranza e b) che abbandonino la boiata propagandistica del bilinguismo e riducano le sperequazioni ALMENO NEL SETTORE PUBBLICO, che è l’unico su cui possono agire. Nel settore privato sono i gran capoccia aziendali a stabilire le regole, e non solo se ne impippano (per usare un termine volgare ma molto efficace) di ciò che fa la politica, ma addirittura la condizionano. Se hai il potere di far cambiare rotta a loro, magari convincendo tutti i lavoratori a unirsi e a lottare tutti insieme, hai carta bianca; ma dubito che tu ce l’abbia.

  11. giancarlo borluzzi Says:

    La lettera di Davide Mancini evidenzia un tema chiaro.
    Chi esce dal seminato si dimostra inurbano, oltrechè, fino a prova contraria, incapace di affrontare l’argomento in una delle sue tante sfaccettature intrinseche.

  12. L'isola felice Says:

    L’ho capito bene il succo del Suo discorso Sig Bisker One: a Lei non importa del bilinguismo in se, importa solo dei soldi che quello le comporta come introito. Come d’altronde credo sia per l’autonomia. Per cui il Sig Mancini ha perfettamente ragione, il bilinguismo così com’è non ha senso di esistere e per quel che mi riguarda anche l’autonomia.

  13. giancarlo borluzzi Says:

    “Partageons le parcours du changement” + “Pour la Vallee d’Aoste” + tre parole ritrite in francese.
    Oltre alle facce dei due candidati, il geometra Guichardaz e il geometra Morelli.
    Questo il contenuto del maximanifesto che ho visto di fronte all’ospedale, maximanifesto che suppongo maxireplicato in regione e dal maxicosto.
    Diciamo che la speranza di Patuasia relativa alla Morelli è appunto stata una pura speranza senza concretizzazione alcuna.

    Questo maximanifesto dimostra quanto ho prima scritto: i problemi si affrontano dalla testa (eliminando le dissociazioni dal reale che questi maximanifesti evidenziano e varie imposizioni cavalcano) e non dalla coda (eliminazione di un’indennità da festival delle barzellette).

    Il maximanifesto dimostra che Guichardaz è sostanziale ostaggio dell’ideologia di Perrin e Morelli: altro che cambiamento, rincorsa al trapassato con finzioni che offendono i residenti, supposti non in grado di capire le finalità di Alpe cui il PD si è sottomesso.

    Dissi che non voterò alle politiche (o annullerò la scheda). Nel sottofondo del mio cervello c’era una possibilità su 43 miliardi di votare Guichardaz per colpire Marguerettaz.
    Visto il manifesto che Guichardaz ha dovuto accettare, anche l’originalità di votare un sindacalista del team Camusso/Landini è per me venuta meno.

  14. lavoratoreUSL Says:

    io sono un lavoratore dell’usl e percepisco l’indennità di bilinguismo, ma credo che sia solo uno spreco, perché non ho mai visto nessuno usare il francese.
    tutela dell’autonomia e spreco di soldi mi sembrano due cose diverse. tantopiù che se è vero che qui in valle il costo della vita è alto, è vero che non tutti percepiscono l’indennità (perché non tutti sono fortunatamente dipendenti pubblici). questo è un altro motivo che rende ingiusto questo privilegio nei confronti di chi non ne gode.
    anziché spendere soldi per pagare il bilinguismo (e favorire pochi per ottenere voti), si dovrebbero usare i soldi per rispondere ai bisogni veri di una regione con necessità effettivamente speciali.


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