Caos calmo


Elio Riccarand ha dato le dimissioni dall’esecutivo dell’Alpe e dalla direzione dell’omonimo giornale. Patuasia lo ha intervistato.

Quali sono le ragioni di queste dimissioni? Le dimissioni giungono dopo mesi di discussione negli organismi interni di Alpe per tentare di correggere errori di impostazione e di conduzione del Movimento. La recente Assemblea degli aderenti del 1° dicembre ha invece evidenziato ancora una volta l’arroccamento di un gruppo di persone privo, a mio avviso, di lungimiranza politica.

Le difficoltà della componente verde all’interno di Alpe sono emerse da subito, perché proprio adesso questa presa di posizione? E’ vero che le difficoltà all’interno di Alpe sono emerse subito. Appena dopo l’Assemblea Costituente, ma molti di noi credevano nel progetto del Galletto e si sono comunque impegnati per superare tali difficoltà. Si è verificato che chi era più tiepido nei confronti del progetto del Galletto si è poi affrettato a prendere in mano i posti più importanti, mentre chi era più convinto del valore del progetto non ha rivendicato posti di potere interno. C’è stata troppa generosità, e forse anche ingenuità,e qualcuno ne ha approfittato per perseguire disegni personali e di gruppo non coerenti con il progetto iniziale.

Ritiene opportuno creare con le sue e le altre tre dimissioni, una divisione anche nell’opposizione? Proprio ora che si profilano delle unità di prospettiva Alpe + Pd +….? Uno dei punti su cui ho insistito di più nell’ultimo anno ha riguardato lo scarso impegno per ricostruire il Tavolo dell’Alleanza Autonomista Progressista. Si agisce solo ora, in extremis, senza aver lavorato in modo adeguato a costruire una solida alleanza. Spero che ci sia comunque una coalizione delle forze valdostane di centrosinistra alle elezioni politiche, ma si poteva/si doveva fare meglio e di più. Tante le occasioni malamente sprecate nell’ultimo anno.

Lei dice che la politica va affrontata con più coraggio, ma in che modo questo dovrebbe esprimersi? “Fare una Buona Politica guardando all’interesse generale e non usare la politica per interessi personali”. Questa è la domanda forte che viene da gran parte della società civile. Non si può fare crescere un buon Collettivo (Partito) se si usa il Partito come trampolino di lancio per la visibilità personale ed il successo elettorale. Sembra semplice e banale e dovrebbe avere un consenso unanime, invece in Alpe ho sentito fare negli ultimi mesi discorsi che vanno in tutt’altra direzione.

Quali secondo lei le prospettive future? Non c’è speranza politica se continuiamo a seguire i soliti meccanismi. Ci vuole più protagonismo dal basso, più strumenti di democrazia diretta (come il bel esempio del referendum propositivo). La Valle d’Aosta avrebbe la possibilità di essere un esempio di democrazia e partecipazione, ma ci vorrebbe un Gallo veramente in grado di cantare liberamente e di incoraggiare ognuno ad essere protagonista della vita politica. Ci arriveremo, ma ci vuole ancora molto tempo.

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8 commenti su “Caos calmo”

  1. pierre Says:

    “Ci arriveremo, ma ci vuole ancora molto tempo.”

    Liberarsi di alcuni vecchi politici pluririclati può essere un primo passo.

  2. Silvano Says:

    Riccarand fà la morale? Ma per favore! Da quanti anni è che fa politica? Ha mai fatto altro? Con le dimissioni ALPE ci ha guadagnato, la gente è stufa di personaggi come lui! Ora spazio ai giovani

  3. libero Says:

    E’ vero che Riccarand è un vecchio uomo politico, ma non mi sembra voglia candidarsi e le cose che dice non sono così senili, anzi e poi non basta essere giovani anagraficamente per essere credibili.

  4. Aldo Says:

    Per favore, Riccarand! Da che pulpito… Da 3.000 anni continui a riciclarti in tutti i partiti e movimenti. Adesso goditi un po’ di meritato riposo e non rompere i marroni.

  5. bruno courthoud Says:

    Come per le “strane” dimissioni di L. Viérin, sarebbe interessante conoscere quali sono le vere motivazioni che hanno provocato queste improvvise defezioni alla vigilia delle elezioni regionali. Nell’un caso e nell’altro, le motivazioni “ufficiali” NON convincono nessuno. Ripetono cose sapute e risapute. Rinuncio a cercar di capire la politica.

  6. roberto mancini Says:

    pensare che il rinnovamento sia un dato meramente anagrafico è da ingenui.
    Riccarand è stato il papà del referendun propositivo, quello perso, dunque il più sinceramente federalista di tutta la storia valdostana.
    Laurent Vierin è di età giovanile, ma vecchissimo nei comportamenti politici.
    Un po’ di acume, please.

  7. giancarlo borluzzi Says:

    Bravo Roberto, di Aosta e non di Manchester.

    Giorgio Napolitano potrebbe anagraficamente essere il nonno di Andrea Paron, ma se analizziamo le motivazioni relative al loro far politica vediamo che Paron è il nonno e Napolitano il nipote.

    Esternai temporibus illis a Riccarand i miei dubbi sul referendum vinto, dubbi legati alla possibilità di non fare buchi nell’acqua e mi rispose saggiamente che bisognava provarci.
    I fatti gli hanno dato ragione.

    Solo chi è politicamente psicoastenico può ritenere che i valori politici siano certificati dall’anagrafe e non dai contenuti dell’agire, non analizzati da chi è psicoastenico in quanto impresa soggettivamente troppo difficile e faticosa.

  8. bruno courthoud Says:

    Nula da dire sull’età anagrafica. Con poche eccezioni i giovani sembrano ragionare da vecchi e, in diversi casi, viceversa.
    Come da sempre, rischia di essere solo un cambio generazionale e basta.
    Tuttavia come non capire che:
    1) Per quanto riguarda Alpe.
    E’ già nata come un coacervo di forze diverse, provenienti da luoghi e esperienze lontanissime tra loro, per soli scopi elettoralistici e per riciclare alcuni politici di lungo corso. Pensare ad un loro amalgama voleva dire credere nei miracoli e le parole di Riccarand, dopo svariati anni, ce lo confermano. Cinque anni persi e buttati via.
    2) Per quanto concerne l’AAP: un semplice cartello elettorale, andato a monte il giorno dopo il risultato delle elezioni. Ognuno per la sua strada. Di nuovo cinque anni buttati via.
    E adesso? Un altro cartello elettorale, dopo aver sprecato cinque anni solo nel coltivare il proprio orticello? E questa sarebbe politica? Non saper vedere e prevedere oltre la punta del proprio naso?


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