Lettera a René Tonelli


Signor Tonelli, lei scrive sulla sua rubrica Next su aostaglocal.it che è necessario “un abbattimento delle distanze tra istituzioni e società civile“. Poi, riguardo alla “Scuola di democrazia” (progetto rivolto ai giovani amministratori per educarli a un senso morale), nota la differenza fra la teoria e gli esempi pratici che la classe politica offre. Ma gli esempi che lei cita e che “svelano la debolezza di un sistema” non includono l’invito all’astensione che il suo partito, la Fédération autonomiste, propone in occasione del referendum, un atteggiamento che certo non abbatte le distanze tra le istituzioni e la società civile come lei auspica, ma le rinvigorisce, mantenendo ben alto lo steccato che divide l’eletto dal suo elettore. Lei prosegue nei suoi articoli con frasi a effetto come “il primo dei propositi per i prossimi mesi da parte di chi sarà incaricato a governare (sia a Roma come in Valle d’Aosta) è quello di educare il popolo a risvegliarsi prendendo coscienza di sé senza seguire soltanto il proprio interesse personale, ma ragionando con senso civico ed onestà morale. Ovviamente con l’impegno che siano gli stessi rappresentanti a dare il buon esempio”. Ancora: “Le masse si nutrono sempre più spesso di ideali labili o superficiali, crogiolandosi ingenuamente e talvolta volutamente in uno stato di “ignoranza” (inteso come mancata conoscenza), che le rende miopi di fronte alla necessità di compiere scelte importanti.”. Insomma lei auspica “una vera e propria rigenerazione politica e una vera ricostruzione morale e civile”. Dunque le chiedo: come potrà mai avvenire questo cambiamento, se si invita la gente a non partecipare a una scelta importante come la soluzione del problema dei rifiuti? Come può sperare in una cittadinanza attiva, se la si vuole ignorante? Non è per caso che anche lei è un virtuoso della parola, ma nei fatti sostiene la vecchia gerarchia politica? Se così non fosse solleciterebbe al voto, prenderebbe le distanze dai suoi colleghi di partito (come ha fatto il consigliere comunale Vincenzo Caminiti) e inviterebbe al NO. Lo farà, signor Tonelli? Avrà il coraggio della coerenza? “Sarà capace di essere parte di un vero progetto di cambiamento? Ai posteri l’ardua sentenza. In tempi neanche troppo lontani.”.

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8 commenti su “Lettera a René Tonelli”

  1. bruno courthoud Says:

    parole, parole, parole, ….

  2. libero Says:

    Non è il nipote di Lavoyer? Se tanto mi dà tanto… il marchio di famiglia è una garanzia sicura!

  3. Luc Says:

    Ahahah troppo ridicolo Tonelli!!!nipote del peggiore politico di tutti i tempi!!il più lercio in assoluto, ma con che coraggio parla??!!

  4. René Tonelli Says:

    Gentile sig.ra Nuvolari, sono una persona che pensa ciò che scrive, la retorica e la poetica la riservo ad altri ambiti e piaceri. Contestualmente mi adopero, per ciò che è nelle mie possibilità, affinché le parole seguano i fatti. Non ci conosciamo di persona, nel qual caso si renderebbe conto che non dico una sciocchezza.
    Rispetto le scelte e le dichiarazioni del consigliere comunale Caminiti che Lei cita, ma non condivido la contestualità di alcune recenti prese di posizione da parte di numerosi esponenti politici (non ultime le teoriche battaglie di “virtuosismo” per la riduzione del numero di consiglieri), che hanno il solo scopo di strizzare l’occhio ad una società civile scontenta e delusa.
    Ci sono storture e costumi che vanno sanati ed occorre pensare e progettare un nuovo futuro, anche alla luce di tutti i cambiamenti che sono avvenuti in questi anni. Fare parte di un movimento politico non esclude l’autocritica o l’adoperarsi affinché si riesca ad avere un futuro più adeguato. Aggiungo che la “rigenerazione politica e la ricostruzione morale e civile”, che Lei correttamente cita, non deve essere a senso unico bensì necessita anche di un cambiamento di mentalità dei cittadini, troppo spesso abituati a crogiolarsi ed alimentare un circolo vizioso con il sistema politico. Ma non può prescindere dalla politica (nell’accezione più nobile del termine) e spesso molte soluzioni di protesta sono state un “valido termometro” in grado di far emergere con forza un problema da sanare, ma “non ne rappresenteranno la cura”.
    Detto questo, senza ulteriori divagazioni, Lei ha anticipato il tema della prossima settimana. Su NEXT di lunedì prossimo risponderò alle Sue osservazioni.

  5. patuasia Says:

    Signor Tonelli, io non ho criticato il suo pensiero ho solo rilevato che fra le sue belle parole e i fatti e cioè la presa di posizione del suo partito nei confronti del referendum, c’è vistosa contraddizione. Dalla sua risposta mi sembra di aver capito che lei non abbia nessuna intenzione di contrastare l’astensione, una subdola tattica che esprime l’esatto contrario di tutto ciò che lei auspica. La politica, nell’accezione più nobile del termine, ha bisogno di partecipazione e non di astensione ne conviene?

  6. Luc Says:

    Signor Tonelli ci dica anche cortesemente cosa pensa del pessimo e triste operato del sig. Lavoyer e della sig.ra (si fa per dire!!) Carradore! Alle sue belle parole faccia seguire dei fatti prendendo le nette distanze da questi personaggi che hanno rovinato l’immagine della Valle d’Aosta altrimenti, mi creda, il silenzio è d’oro!

  7. sully Says:

    Tonelli illustra, meglio di un trattato, la differenza tra la teoria e la pratica (politica)

  8. marburg Says:

    Ho letto l’articolo del Tonelli relativo alla Fédération intitolato “Dal bruco alla farfalla”… ma allora abbiamo la conferma autorevole che la Féd è un verme!


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