Diritti o interessi?


Astenersi è ammissibile, nessuno è costretto a recarsi alle urne, ma nella vita collettiva di una democrazia farlo è un dovere, affinché non sia solo una ristretta cerchia di politici a decidere delle sorti di tutti. L’astensione la pratica chi, all’interno di un dibattito, di una proposta, di una decisione, non ha maturato una scelta. Si astiene chi non ha compreso. Chi non si è informato e, più in generale, chi non nutre interesse per la faccenda. Nel delicato referendum propositivo sul pirogassificatore, c’è il rischio che vinca chi non ha capito un tubo. Chi non si è messo a conoscenza. Chi se ne frega dell’argomento. Al non raggiungimento del quorum preferirei vincesse il NO. Non condivido le argomentazioni di chi sostiene che il trattamento a caldo sia la migliore soluzione possibile, ma si tratta di una proposta che si basa su un determinato punto di vista e, nel caso vincesse, che ha saputo rendersi più credibile e affidabile. Proporre l’astensione è da furbetti criminali. Questi hanno promosso il referendum propositivo, ma con un quorun altissimo e poi, al momento dei fatti, ecco che invitano a boicottarlo. Non è la prima volta, anzi si può dire che sempre è stato così. Allora in che democrazia viviamo? Oppure, questa democrazia che altro è se non un regime che maschera la sua natura corrotta? Come può essere possibile che la Regione non  si sia costituita in giudizio per difendere la propria Commissione? Nessuna posizione nei confronti dell’associazione Anida che ha presentato un nuovo ricorso per chiedere l’inammissibilità del referendum. Referendum che è espressione della nostra autonomia! Forse perché il sistema di potere unionista al diritto dei valdostani di esprimersi su un argomento che riguarda il loro territorio, preferisce gli interessi d’impresa?

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6 commenti su “Diritti o interessi?”

  1. bruno courthoud Says:

    Diciamo le cose fino in fondo: la legge sul referendum, congegnata con il raggiungimento di un quorum prestabilito, è in effetti una legge FALSAMENTE democratica. Essa permette di mettere in atto, da parte della partitocrazia e da parte della maggioranza di turno, trucchetti ed astuzie, comprensive dell’invito all’astensione (che dovrebbe essere sempre e solo individuale), che consentono di vanificare qualsiasi referendum. E così assistiamo agli indegni spettacoli che precedono questo come gli altri referendum, dove addirittura l’elettorato che ha a cuore il No, senza se e senza ma, invita invece all’astensione. Aboliamo il quorum, così come ogni paese civile fa, e queste miserie scomparirebbero e ogni referendum avrebbe il suo legittimo risultato. Oppure aboliamo l’istituto del referendum, istituto FALSAMENTE democratico. Ma lasciamo finalmente da parte l’ipocrisia, tipica della “politica” FALSAMENTE democratica!

  2. matteo Says:

    pienamente in accordo, tanto vale cambiare lo statuto ed eliminare il referendum propositivo se quando si riesce ad ottenerlo si invita all’astensione

  3. libero Says:

    Sono convinti del pirogassificatore eppure non invitano a votare no ma all’astensione. Conoscono i loro conigli.

  4. Bisker One Says:

    Il grosso problema, in Valle d’Aosta come in tutta Italia, è che non hanno nessun bisogno di invitare all’astensione. L’elettore italiano medio quando sente la parola “referendum” ha una crisi allergica. Questo perché sono stati indetti troppi referendum “ad muzzum” in Italia, e anche perché non uno di quelli seri è stato poi rispettato: vedasi il referendum sulla privatizzazione dell’acqua, bellamente ignorato da chi abbiamo al governo, che va avanti sulla sua strada fregandosene della volontà della gente. A chi si occupa di legiferare sui referendum basta inserire un quorum nella formulazione della legge e il gioco è fatto. Se da qualche parte nella Costituzione fosse scritto che anche un solo voto in un referendum è da considerarsi valido, allora sì che sarebbero nei guai; ma questa postilla nella Costituzione mi pare latiti, e quindi i referendum, per come vanno le cose, sono solo uno spreco di soldi e risorse senza la minima utilità.
    N. B.: io andrò a votare a questo referendum, nutrendo ancora una volta l’illusione che davvero stavolta il mio giudizio pecchi di eccesso di pessimismo.
    (Pessimisti è come gli ottimisti-a-prescindere chiamano i realisti.)

  5. tagueule Says:

    bruno courthoud sintetizza e centra il problema rischiando quasi di chiudere il confronto su questo post 😉
    Infatti: o si critica l’istituto referendario nei suoi principi e regole oppure: se la legge prevede un quorum e non vieta l’invito all’astensione, allora ciò risulta lecito e il dibattito diventa capzioso e fa male al referendum. Io voterò SI.


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