Grido di dolore


Secondo quanto scrive il giornalista, Alessandro Camera, sulla Stampa in Valle d’Aosta ci sarebbero 55.000 nuclei familiari che vivono in condizioni di disagio! Spero che sia una svista considerato che il numero delle famiglie valdostane nel 2010 era di 60.590; nel caso non lo fosse sarebbe drammatico e contraddirrebbe quella percezione di benessere che aleggia dalle nostre parti. Infatti, ancora una volta ci si domanderebbe dove sono stati spesi i miliardi e miliardi che lo Stato ha stanziato da oltre trent’anni. Trasporti zero, scuola insufficiente, sanità a pezzi, industria in crisi, turismo selvaggio e adesso viene fuori che la maggior parte dei valdostani “tira avanti”? Ma la situazione critica permarrebbe anche se le famiglie bisognose fossero la metà o la metà della metà: con i soldi che abbiamo avuto è inammissibile che qualcuno si trovi a vivere in povertà! E con che faccia l’assessore non eletto, Albert Lanièce, dall’alto del suo stipendio d’oro, rinvigorito di altri 4.000 euro di diaria, ci dice che siamo “molto vicini alla linea rossa che ci separa dal baratro della chiusura completa degli aiuti alle famiglie in difficoltà“? “Stiamo lavorando sul bilancio per individuare dove i tagli possono fare meno male” ?(La Stampa). Noi invece vogliamo che i tagli, resi necessari da uno spreco immorale e odioso, gli arrechino vero dolore, che possano creargli quelle difficoltà a “sbarcare il lunario“, necessarie per comprendere le sfortune altrui e per riversare il suo odio verso lo Stato cattivo in modo autentico e motivato. Noi chiediamo all’assessore che tagli di due terzi il suo stipendio e rinunci alla diaria. Sarebbe il minimo. E non chiamatela demagogia, per favore!

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14 commenti su “Grido di dolore”

  1. libero Says:

    55.000 famiglie che tirano avanti? Ma è quasi tutta la popolazione valdostana! Possibile? Certo se Camera non si è sbagliato e voglio sperare di sì, siamo un paese da terzo mondo! Ma dove sono andati tutti i soldi avuti in trent’anni di vacche grasse?

  2. patuasia Says:

    Credo che sia doveroso ricordare che a partire dal 1983 la Valle ha goduto dei 9/10 delle imposte e dell’iva da importazione, un reddito creato non tanto dal lavoro esistente, ma dalle merci in transito: vero e proprio regalo statale (Sandro Pertini in un primo tempo era molto perplesso per la disparità di trattamento con le altre regioni, poi promulgò la legge). Ma quello che voglio dire è che siamo stati sommersi dai miliardi e miliardi: nel 1985 l’entrata a consuntivo è di 759 miliardi, nel 1992 di 1.442 miliardi con un incremento annuo del 15% e questo per le spese di 100.000 abitanti, quasi un quartiere di Torino! Dunque come può essere possibile che in Valle d’Aosta oggi ci sia anche solo una famiglia che viva in condizioni di povertà?

  3. Gelindo de Cogne Says:

    Tagliano i servizi e nello stesso tempo l’Ufficio del Turismo ha un avanzo di bilancio di 600 mila euro… ma i vari assessori si parlano tra di loro? Inoltre, ritorno su una riflessione che ho già fatto: 1 milione di euro per la Saison Culturelle non è un po’ troppo di questi tempi? Forse si potrebbe anche rinunciare a una serata a teatro o al cinema sapendo che i soldi risparmiati vanno alle famiglie in difficoltà. Ma siamo sempre lì: per alcuni la crisi c’è, per altri no.

  4. Gelindo de Cogne Says:

    Dov’è che vorrebbe andare questa gente??? In Austria?? Pensano che gli Austriaci siano scemi…

  5. Paul Says:

    Valdostani poveri? non credo proprio (cerchiamo di essere obiettivi).. in ogni caso l’autonomia degli ultimi decenni ha favorito pressoché tutta la popolazione ( buoni benzina, agevolazioni, i contributi, ecc…) tutti soldi “risparmiati” per decenni che hanno fatto si che i valdostani potessero accantonare parecchi soldi (pensate solo ad esempio al risparmio di una famiglia che non deve comprare i libri di scuola per i figli)
    oltretutto in tutti sti anni si è creato lavoro (seppur nel terziario e nel pubblico) e pure le attività private ne hanno beneficiato ( dove girano i soldi comunque gira tutta l’economia locale).
    Per non parlare poi delle località turistiche (certo negli ultimi anni hanno un po’ sofferto la crisi ma ad esempio non possiamo neanche lontanamente paragonarci alle vicine valli piemontesi e cuneesi)
    fino a pochi anni fa avevamo un tasso di disoccupazione bassissimo, tra i più bassi d’Europa.
    Insomma si è creato un benessere diffuso (pur non avendo creato, purtroppo, un’economia solida).
    che ci sia tanta povertà in valle è poco credibile, la situazione invece è decisamente peggiore tra i nostri vicini (ad esempio Canavesani) le quali famiglie non hanno a disposizione tutti questi risparmi per fronteggiare la crisi e il periodo nero che stiamo vivendo..

  6. patuasia Says:

    Anch’io credo che ci sia stata una svista da parte del giornalista o una mala interpretazione. In ogni caso non condivido il suo ottimismo, signor Paul, circa la situazione valdostana dove sicuramente delle sacche di povertà di sono. Si sono creati posti di lavoro? Infatti oggi ci succhiano buona parte delle finanze invece di essere disponibili per finanziare attività redditizie. Contributi per la casa? bene, peccato che abbiano drogato il mercato immobiliare. Buoni di benzina? Contentino stile impero, libri gratis? Il minimo che potessero fare per l’istruzione, veda alla voce scuole che cadono a pezzi e senza palestre, aule informatiche ecc ecc . Un benessere nato dal clientelismo e dall’essere parassiti statali, certo che i canavesani se la passano meno bene di noi: loro le tasse allo Stato le hanno sempre pagate. Insomma, io mi vergogno di come sono stati investiti i soldi finora, avrei desiderato una gestione eccellente, unica arma efficace per salvaguardare l’autonomia.

  7. gentelibera Says:

    Ma insomma, sul macroerrore giornalistico (che può ovviamente succedere) non vi possono essere dubbi!!! In valle vivono poco più di 120 mila persone, molte delle quali con almeno due o tre case e Suv nel garage!!! Comunque per la cronaca,le famiglie disagiate in valle sono 2.900 su un totale di 58.586 famiglie.

  8. Gelindo de Cogne Says:

    Sono solo 2.900… che crepino pure!

    @ Paul. Il passato è stato florido? Benissimo, ma quello che conta è il presente che forse, dico forse, perchè pare non vi sia unanimità di pensiero al riguardo, è caratterizzato dalla peggior crisi economica che si sia mai vista dalla fine della Seconda guerra mondiale.

  9. gentelibera Says:

    Gelindo, non hai capito il senso del mio post, a me interessava solo dare una notizia esatta perchè le informazioni devono essere corrette. 2.900 famiglie sono tantissime, e a mio modo di vedere le cose anche una è troppa.

  10. patuasia Says:

    Grazie signor gentelibera, se non ci fossero gli utenti di Patuasia… e comunque 2.900 famiglie sono un’enormità!

  11. Gelindo de Cogne Says:

    Giusto dare informazioni corrette. Grazie gentelibera.

  12. uprising Says:

    Da cosa deriva il malessere di queste famiglie,è la domanda che mi pongo, indipendentemente dai dati e allora osservo la mia vita e di altri ragazzi come me e vi dico. A 30 anni non ho il Suv(e in famiglia abbiamo una macchina sola), non posso comprarmi una casa di proprietà a causa del costo delle case(ll’affitto non è basso per contro), pago una retta di Nido molto più elevata rispetto agli amici canavesani. Se voglio andare alla Saison o mangiare una pizza lo devo ponderare molto bene. In tutto questo ci metto anche che negli anni ho cercato di investire sul mio futuro studiando e laurendomi. Non voglio essere compiaciuto,non mi ritengo un “povero”, la mia non è altro una storia come tante ce n’è in Valle e fuori. La fatica c’è e mi ritengo fortunato per i vari contentini dati ( bon de chauffage…). Fa solo molta rabbia vedere quanta fatica fanno i nostri politici a dover pensare di cambiare il loro Status per il benessere della comunità .Ancora di mi arrabbio nell’osservare come negli anni noi valdostani abbiamo lasciato amministrare,male, i nostri soldi con la convinzione che nessuno ci avrebbe mai toccato la famosa autonomia.

  13. gloria Says:

    Si fa un gran parlare del futuro del giornalismo con internet, bene mi sembra che Patuasia abbia dato un piccolo esempio di come stanno le cose: il giornalismo ufficiale fornisce un’informazione scorretta: 55.000 famiglie in stato di disagio in Valle d’Aosta che non viene neppure retificata dal direttore e la notizia giusta arriva da un utente del blog. Mi sa che i professionisti troveranno sempre più duro e che solo i migliori (almeno si spera) potranno competere con l’oceano di informazioni che arrivano dal web.

  14. gentelibera Says:

    Gloria quello che dici è vero ma c’è un particolare: anche l’utente in questione è un giornalista!!!


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