Un nuovo esercito in marcia!


Si sta formando un nuovo esercito valdostano: quello degli insegnanti di patois. Più che di patois si tratta della neolingua voluta dal regime unionista con la complicità degli alpisti. Il patois-linguamadre non si costruisce a tavolino da una manciata di esperti pagatissimi, ma si apprende spontaneamente in famiglia. La neolingua è un’aberrazione sia linguistica sia politica sia economica. Si tratta di una centralizzazione delle differenze che fa a pugni con la difesa di quest’ultime tanto promulgata a parole. Si è creata una lingua artificiale che sostituirà nel tempo i vari e differenti patois e questo per sostenere la tesi della Valle d’Aosta-regione a minoranza linguistica. Un Popolo minoritario e senza Stato e quindi bisognoso degli aiuti economici dello Stato. Questo delirio viaggia a ritmi sostenuti, nessun intoppo, nessuna domanda. I “giornalisti” si limitano a darne notizia, i politici di opposizione o sono coinvolti direttamente nel progetto o tacciono per questioni di realpolitik. Gli intellettuali aspettano un incarichetto o un piccolo contributo, gli artisti la promessa di una mostra con catalogo. La massa non capisce il francese e per questo tipo di notizie si usa la lingua di Molière. E l’esercito si costruisce. Prima con una laurea nell’università casalinga (fuori il mondo è brutto e cattivo e può far venire delle strane idee) che ha come Presidente un politico e che politico! Poi con la specializzazione nei corsi istituiti dall’assessorato alla Cultura e Istruzione. Ci saranno insegnanti per le scuole inferiori, esperti per le superiori, animatori per la scuola d’infanzia e… ci sarà anche una nuova figura professionale: il mediatore culturale! Già perché noi “Popolo padrone in casa nostra”, avremo bisogno di un mediatore per farci capire negli uffici pubblici. Conoscete la storiella della vecchietta che parla solo patois?… Finalmente adesso avrà a disposizione una persona che potrà comprenderla e facilitarla nei bisogni. Ma, se la nonnina parla il patois di Ayas o di Cogne o di…. e il mediatore solo la neolingua? Si renderà necessario un nuovo interprete? L’anomalia che va bene a tutti e che ricorda in modo inquietante (quante cose allarmanti di questi tempi!) il celebre romanzo di Orwel, ha anche dei seri risvolti economici. Se dipendiamo irrimediabilmente dallo Stato, nonostante le valanghe di denaro che abbiamo avuto e che in parte continuamo ad avere, è perché le risorse, invece di essere impiegate nello sviluppo e quindi nell’autonomia economica che ci avrebbe almeno in parte tutelati dalla crisi generale, sono state utilizzate per creare dei vincoli elettorali. Ci troviamo oggi con un numero elevatissimo di impiegati da mantenere e, ciononostante, ecco comparire all’orizzonte un nuovo esercito che non produce ricchezza, ma offre servizi che hanno però un costo. Nuovi voti per l’assessore che studia da presidente e nuovi debiti e futuri, possibili licenziamenti. Ma tutti tacciono.

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11 commenti su “Un nuovo esercito in marcia!”

  1. bruno courthoud Says:

    Dove sono gli intellettuali, dove sono i linguisti? Almeno, nel periodo post-unitario e fascista, quando la lingua pura, la lingua madre, doveva essere solo l’italiano, qualche flebile voce si era fatta sentire. Ora neanche più quello. Siamo quasi peggio del fascismo, nel nostro piccolo. Dopo il francese, odieremo anche il patois.

  2. Elio Cheney Says:

    Me deplì ma ci-cou si pa d’accord avi te Patrizia. Me coumpreggno tcuette le patué de la Val e ma battrou totta la via pe que la diffe- ence restice mantigniia . Comme dijave Magui : pe tzaque quelteura que meurt pe pecciouda que fisse totta l’oumanitou l’at perdit caque tzousa.

  3. lacrunadellago Says:

    I corsi di patois sono un nonsenso: una neolingua che non esiste vorrebbe essere insegnata a scuola. Poi, a casa, il bambino che fa? Se i genitori parlano la versione locale di patois, con loro parlerà quella. Se i genitori parlano italiano o una lingua straniera, parlerà quella lingua. Lo scopo dei corsi dunque quale sarebbe? Evitare, dopo quella del francese, anche l’estinzione del patois? Ma questa è ormai segnata e sarà determinata, fra qualche decennio, dai flussi migratori e dal progressivo affermarsi di coppie che non trasmetteranno più il patois alla prole, perché tra di loro parleranno italiano o una lingua straniera. Anziché occuparsi di salvare ciò che alla lunga non potrà essere salvato (e la fine che ha fatto il francese in Valle d’Aosta dovrebbe essere un monito), il primo obiettivo di uno Stato dovrebbe essere quello di fare in modo che i giovani raggiungano la padronanza della propria lingua madre, indispensabile per esprimere e comprendere concetti complessi e per garantire un solido sviluppo alla nazione. In Italia, dunque, che ci si concentri sull’italiano: oggi, il 71% della popolazione italiana si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà (v. http://goo.gl/Vjmg7). La conoscenza di altre lingue è ovviamente indispensabile, soprattutto come strumento di scambio culturale. Ma solo la lingua madre conosciuta bene può garantire la necessaria ricchezza espressiva.

  4. giancarlo borluzzi Says:

    @ per i fanatici del francese sparito e del patois imbastardito.

    Un attimo fa sono stati mostrati in tv spezzoni della conferenza stampa in cui Draghi esponeva la decisione della Banca Centrale Europea di acquistare Bond senza limiti quale misura a difesa dell’euro.

    La Gran Bretagna non fa parte dell’area euro e quindi neppure della BCE.

    Ma Mario Draghi ha parlato in inglese.

    Mediti chi ha a cuore la cultura linguistica e non lascia il cervello in balia dell’UV.

  5. patuasia Says:

    Sono un’amante delle differenze e nel mio piccolo ho cercato di salvaguardare le tradizioni pur con uno sguardo alla contemporaneità, l’ho fatto con autentica passione, ma ho capito che questa legittima salvaguardia è uno strumento per salvaguardare qualcos’altro. La neolingua che con il patois non ci azzecca non fosse che è nata a tavolino, ne è una prova lampante. Sono per il naturale destino delle cose, lingue comprese, se hanno da morire che muoiano in pace senza accanimenti terapeutici che fanno solo soffrire.

  6. Enrico Says:

    Il patois non si insegna. Si tramanda. FINE.

  7. Puciu Says:

    neolingua? ma sono andati qualche volta in giro per la Valle?

    persino a Berlino si sono accorti di quante varietà di patois esistono

    http://www2.hu-berlin.de/vivaldi/index.php?id=m4371&lang=it

  8. Luca Tillier Pontey Arpitania Says:

    Mas una baga arrevo pas a comprendre. T’âs envèya de comprendre tot cen qu’il passe et savêr les solucions de tot…. t’âs comprês les chouèx que sont étâs fêts a livél règionâl? En ècrivens un’articllo du genro semblle que te cognés pas franc bien tot. Viu que ton “blog” lo trôvo bien utilo, te conselyo de t’enformar de ples sur cen que t’ècris. Salut.

  9. patuasia Says:

    Signor Luca Tillier, invece di darmi utili consigli perché non motivare meglio i miei limiti, per me sarebbe più facile colmarli e lei avrebbe una maggiore credibilità.

  10. davidetala Says:

    Trovo tutto ciò ridicolo. Così non si fa altro che regredire culturalmente. A scuola ai bambini bisogna insegnare l’italiano. Al dialetto ci pensano i genitori o i nonni, cosa che fa parte di un ciclo di trasmissione culturale del tutto naturale. Investire soldi su questioni di una tale irrilevanza e inutilità è uno spreco, si guardi piuttosto a tutti i disoccupati in Valle e a tutte le famiglie che non arrivano alla fine del mese e che si vedono privati di molti sostegni!

  11. Rasputino Says:

    La neolingua secondo me nasconde altro.
    Per ottenere l’accesso ai posti pubblici e, se non erro, all’indennità di bilinguismo occorre superare l’esame di francese. Questo viene utilizzato come espediente per riservare ai valdostani una corsia preferenziale.

    Gli attuali flussi migratori vedono da qualche anno l’arrivo in Valle di persone che conoscono il francese meglio dei valdostani (non ci vuole poi molto a giudicare da quanto e come viene parlato) quindi questa corsia preferenziale viene meno.

    La neolingua a me sembrerebbe l’introduzione di un elemento aggiuntivo per rendere più difficile il confronto con l’esterno e l’apporto di professionalità in Valle che forse potrebbero aprirci culturalmente.

    I più maligni e pessimisti ipotizzano che le ristrettezze economiche che il “Governo centralista” ci impone vedranno una riduzione delle agevolazioni e l’indennità di bilinguismo potrebbe essere tra queste. Quindi la si sta trasformando in una “indennità di trilinguismo” ottenibile da meno persone e gestibile più facilmente dai soliti noti.


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