Una mente divisa


L’uscita infelice del signor Attilio Fassin che propone una soluzione più degna di un Australopithecus afarensis che di un uomo del 2000 d.C. e cioè quella di prendere a fucilate le ghiandaie accusate di distruggere i raccolti di mele, cadaveri in cambio di cassette di frutta, nasconde in sé una verità più complessa. Verità che si riassume in una parola: schizofrenia. Il Popolo senza cervello, cerca disperatamente di crearsi un’immagine unitaria, ma lo sforzo puntualmente fallisce proprio perché privo di quella idea comune e condivisa del proprio sé. Il territorio valdostano è diviso in feudi-assessorati sotto la protezione-controllo di un monarca assoluto; ognuno lavora per portare a casa più privilegi e voti possibili che possano soddisfare le proprie esigenze che sono anche quelle del monarca: l’unità viene interpretata solo in questo modo. Le inevitabili incoerenze che si vengono a creare sono ascrivibili a questo grave disturbo della personalità collettiva. Una mente divisa. E’ infatti possibile permettere la costruzione di centraline dentro o ai confini di un’area protetta? E’ ammissibile che una Regione che vuole darsi un’anima ecologica voglia a tutti i costi costruire un pirogassificatore? E’ logico che un popolo che vanta una storia secolare possa dismettere un patrimonio storico come quello di Cogne? Gli esempi sono molti per ultimo si aggiunge quello di una cooperativa, la Cofruits di Saint-Pierre, che da un lato pubblicizza la salute delle sue mele e dall’altro le macchia di sangue. Pensiero confuso quello valdostano. Una perdita progressiva di identità che sfocia sia nella catatonia sia nel delirio di persecuzione. Sintomi da schizofrenia che si presentano puntualmente nelle dichiarazioni dei nostri politici e dei nostri amministratori. Il mutismo che ne segue è l’ulteriore prova.

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8 commenti su “Una mente divisa”

  1. marburg Says:

    Effettivamente lo scambio mele contro cadaveri è un po’ primitivo…


  2. Ma è lo stesso Attilio Fassin ex sindacalista del SAVT oppure è un omonimo?

  3. Alberto Grange Says:

    Credo che ci sia gente che non accende il cervello prima di parlare….

  4. frank Says:

    Tra l’altro, come ha detto qualcuno prima di me, le stesse mele che si regalerebbero ai cacciatori potrebbero essere date alle ghiandaie… regalo per regalo…

  5. maicol Says:

    come i rifiuti: eliminare i problemi alla radice. occhio non vede cuore non duole.

  6. cesara pavone Says:

    Condivido il comunicato del WWF ” sparare non ha alcun presupposto scientifico”.
    http://edizioni.lastampa.it/aosta/articolo/lstp/16601/
    Mi stupisce inoltre l’affermazione che ho letto secondo cui i coltivatori si sarebbero lamentati che le reti protettive sono costose e la Regione non contribuisce. Vorrei ricordare che la Regione e l’Unione Europea sussidiano ampiamente allevatori e coltivatori, tanto che sarebbe interessante conoscere il numero di coltivatori/allevatori che “starebbero in piedi” senza qs sussidi.
    Per tornare al comunicato del WWF ecco qui due link a due studi sulle ghiandaie:
    http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=17619
    http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=13053

  7. dante Says:

    si, ma allora il problema non è solo Fassin, ma è un problema di scelte politiche. la VDA è dal 2009 che ha piani di contenimento in periodo di nidificazione e a quanto pare non danno risultati. forse a qualcuno fa comodo utilizzare metodi inefficaci per attingere agli indennizzi? Isabellon invece di parlare di spendin\’ review farebbe bene a non sperperare i soldi dei valdostani in scelte inutili, clientelari che accontentano solo pochi

  8. carlo Says:

    Evidentemente Fassin non ha mai provato ad avere l’intero raccolto di mele distrutto dalle ghiandaie; le ghiandaie beccano le mele ancora acerbe ; ne prelevano un piccolo boccone e le lasciano a marcire sull’albero; prima ancora che le mele (o altra frutta: cachi, albicocche etc) siano mature e quindi si possano raccogliere, l’inera produzione dell’albero viene distrutta.
    Io non gli sparo ma capisco chi lo fa.


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